Piccola Posta di Adriano Sofri

Caro Giuliano, lasciami tornare sulla questione lessicale. La mia protesta contro etichette come pro-vita o antiabortista, che implicano avversari pro-morte e abortisti, non è una trovata recente, e anche qui ne ho scritto da anni. Ma questo non importa, mi importa di più la sostanza. Io sono stato, quanto e probabilmente molto più di te, uno stronzo nei miei personali comportamenti rispetto all’aborto. Ne sono pentito e pieno di rimpianti. Naturalmente questo è più facile oggi, quando sono venute meno le tentazioni. Però si tratta di ripensamenti pentimenti e rimpianti piuttosto antichi, ormai. Detto questo, non accetto di dirmi abortista, e mi offendo se me lo sento dire.

Sono contro l’aborto, penso che tutto ciò che aiuta a sventarlo sia auspicabile e lodevole, con l’unico limite di non coartare la libertà personale delle donne. I consultori e qualunque altra attività che affrontino la questione, guardandosi dall’approfittare della paura, della vergogna o dell’indigenza in cui le donne possano trovarsi, sono benvenuti. Se si pretende di chiamare “abortista” chiunque sia strenuamente contrario alla penalizzazione e alla clandestinizzazione dell’aborto, e all’invadenza e alla gogna contro le donne che vi ricorrono, si toglie ogni senso che non sia ipocrisia o realismo od opportunismo all’accettazione della 194: e ipocrisia opportunismo e, peggio che tutto, realismo, dovrebbero spiacere sommamente alla vostra assolutezza. Chiamerei propriamente abortista solo chi apprezzasse l’aborto in odio all’umanità e alla vita in genere, e come strumento di limitazione delle nascite in particolare: punto del quale abbiamo discusso tante volte. Fuori di questo, dire “abortista” a chi non vuole affatto pensarsi e dirsi tale è solo un espediente polemico o un insulto. Per venire a un caso più piccante dei nostri, Emma Bonino, che conosco bene, non è “abortista”, secondo me e, che più conta, secondo lei. Ti scrissi qui e ripeto che scommetterei che la sua responsabilità del Lazio possa valere concretamente a ridurre gli aborti e le circostanze che vi inducono. E non intendo tanto la contraccezione – che pure è decisiva – ma anche il sostegno praticato più che proclamato alle donne e alle famiglie. Molte cose mi hanno colpito di questa mancata e deformata – per caso e pour cause – campagna elettorale. Una soprattutto: la farsa grottesca del nucleare. Doveva bastare quella a deciderne. Un governo che ha esaltato e decretato la dilapidazione del nucleare e ha nascosto la mano che aveva scritto i nomi dei luoghi in cui impiantare le centrali, ha poi fatto dire ai suoi candidati in tutte le regioni che lì non ce ne sarebbe stato bisogno, finché l’ha detto lo stesso capo del governo nella regione in cui si trovava a passare. Una buffonata che non occorre commentare: la cito qui solo per osservare che risorse per cose buone, per giunta sottratte a cose cattive – come la spesa colossale per una produzione di energia così remota, così insignificante per quantità, e dalla qualità così micidiale per la sicurezza e le scorie – ci sono. Non pretendo di convincerti, e così tu: ma dovresti riconoscere che io (ed Emma Bonino) non apparteniamo a un partito della morte, e non siamo “abortisti”.

Il Foglio

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Una Risposta to “Piccola Posta di Adriano Sofri”

  1. LUCIANA Says:

    Buonasera, volevo lasciare un messaggio al signor Adriano Sofri:
    Gentile signor Sofri,
    innanzitutto mi presento, mi chiamo Luciana e abito a Milano. Ho letto il suo articolo su Repubblica di oggi, quando verso la fine scrive:”le carceri sono fitte come non mai, anche se è improbabile che vi si trovi Gesù” ho pensato:”No, non è così!”, ma non perchè lo dico o penso io, ma per gli articoli che ho letto e per le testimonianze che ultimamente sento, in particolare dal carcere di Padova. Mi permetto di inviarle, il link dove può trovare alcuni di questi fatti a cui mi riferisco:
    http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2010/4/2/PASQUA-Lettera-dei-carcerati-di-Padova-un-abbraccio-ci-libera-dall-oscurita/76778/
    eventualmente posso spedirle le lettere.
    Cari saluti, Luciana

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