Piccola Posta di Adriano Sofri

Vorrei partecipare del bilancio sulle elezioni in Lazio, nelle quali vi è stata così a cuore la sconfitta di Emma Bonino, di cui a me sarebbe piaciuta la vittoria. Vorrei dire prima che sono diventate molte le posizioni dei radicali dalle quali dissento, serbando intatto il mio affetto per loro e la solidarietà con tanta parte dei loro pensieri. Pur legando di fatto ormai da anni la propria attività al Partito democratico, sono costantemente tentati, e spesso compiaciuti, di mettere pressoché sullo stesso piano partitocratico destra e sinistra, che a me sembra un errore enorme, quando la destra inclina all’usurpazione della democrazia. Nel capitolo ultimo delle regionali, ho trovato inspiegabili certe presentazioni autonome, e in alcuni casi farsesche. In Toscana –dove, come spiega bene Enrico Rossi, non si tratta di “conservare” un potere inveterato, ma di riguadagnarsi il consenso delle persone, ciò che è avvenuto in modo confortante, e basti il raffronto con l’Emilia – c’è stata prima un’investitura di Oliviero Toscani, il quale voleva chiedere il sostegno della destra per abbattere il regime rosso, poi una lista di ottime persone che non è stata nemmeno di disturbo, se non per la contraddizione stridente con la lista laziale, e con l’apprezzamento reciproco fra Bonino e Rossi. Vicissitudini locali a parte, le liste radicali, dove sono riuscite a presentarsi, hanno preso, se non sbaglio, la percentuale più irrisoria della loro antica storia, più vicina allo zero che all’uno.

L’obiezione al mancato rispetto delle regole sulla presentazione e sull’informazione era fondata, ma non basta a ignorare l’incongruenza dell’intenzione iniziale e l’infelicità del risultato, tanto più ora di fronte al successo del movimento Cinque Stelle, che si è compiuto per canali suoi e nella rimozione ufficiale. La ristrettezza crescente di militanti e votanti (e soldi, certo) è andata di pari passo con una moltiplicazione di associazioni in quella che si chiama la galassia radicale, meritorie tutte per il loro impegno, per quello che riesco a capire, ma anche incubatrici di una specie di feudalesimo organizzativo oggi federato, domani chissà. Alcune convinzioni si sono tramutate in veri tic: per esempio che Berlusconi e D’Alema siano culo e camicia. Che D’Alema scommetta a volte spericolatamente sulla manovra politica è un fatto, ma che sia la maligna ruota di scorta di Berlusconi è una consolante sciocchezza. Mettiamo che D’Alema abbia puntato molto – troppo, secondo ragionevoli pensieri – sull’alleanza con l’Udc, per esempio: la cosa si concilia difficilmente con il suo supposto berlusconismo, in cambio di un’auto blu del Copasir. In Puglia, dove il disegno di D’Alema (e di Bersani, che se ne lasciò coinvolgere, non so se per convinzione o per una malintesa responsabilità) era stato davvero maldestro, tuttavia il limpido successo di Vendola deve qualcosa alla dissociazione dell’Udc dal Pdl, che era il punto di D’Alema. Una campagna elettorale segnata dall’accordo con il centrosinistra in Lazio, e da un forte apprezzamento dell’apertura di Bersani, e accompagnata quotidianamente dalla denuncia della cospirazione fra D’Alema e Berlusconi non è sembrata particolarmente congrua. Così come la constatazione che l’ospitalità prodiga concessa da Ballarò a Renata Polverini abbia avuto una parte essenziale nella sua promozione pubblica, non può essere vista come un piano lungimirante, salvo contraddire l’accoglienza altrettanto prodiga che convegni e radio radicale avevano a loro volta accordato alla segretaria dell’Ugl. I cedimenti ai retroscena contraddicono qualità essenziali di Pannella e dei radicali, e si è ascoltato con una certa stupefazione il credito accordato al fanatismo paranoide e al malcostume del collezionista di intercettazioni Genchi. In generale, che la disattenzione o la chiusura o l’aperta ostilità del Pd – dei Pd – abbiano ostacolato un rapporto franco ed efficace, non può essere semplicemente registrato dai radicali o evocato a giustificazione delle occasioni mancate o tradite. La politica serve appunto a rendere possibili le cose, ad aprire porte che si chiudono o si socchiudono. In quest’ultimo caso, la lista del Lazio era una prova enorme, in proporzione inversa al puntiglio con cui ci si credeva in dovere di sottolineare che si trattava della lista Bonino-Pannella cui avevano aderito tutti gli altri: se non altro, per evitare l’effetto mosca cocchiera. Bene, siamo tornati al Lazio. Emma Bonino non ha detto di essere stata “lasciata sola”, se devo credere alle mie orecchie: ha detto, com’è certo, che una parte del Pd, dirigenti e militanti, ha partecipato con entusiasmo alla sua campagna, un’altra parte meno – o niente. Era abbastanza prevedibile che succedesse così. Io penso che esponenti seri come Rosy Bindi o Dario Franceschini avrebbero fatto bene a risparmiarsi pubbliche prese di distanze dalla candidatura di Emma, che non potevano che indebolire lo sforzo nella campagna elettorale. Che però c’è stato, a Roma ha visto l’impegno senza calcoli di convenienza di Nicola Zingaretti, e quello netto di Bersani. Allora, com’è andata? Male, abbiamo perso, e, malgrado un suggestivo articolo interpretativo di Guido Ceronetti, avremmo tanto voluto vincere. Abbiamo perso nelle province, non perché si tratti di vandee sanfediste o di periferie burine, ma perché la presa della candidata e quella dei partiti che la sostenevano era comunque molto più debole, e difficile da rimontare in una campagna così scorciata. Del resto, basta rileggersi i reportage di Marianna Rizzini in partibus fidelium per misurare la difficoltà della situazione del Lazio interno, anche a non voler considerare le renitenze eventuali di Fioroni o chi altri. Però la vostra campagna –dico a voi del Foglio, la maggioranza, diciamo- mirava a Roma. Mirava a Roma la campagna dei vescovi e del Vaticano. Alla Roma del Papa, delle due sponde del Tevere eccetera. Allo scandalo di intronizzare nel cuore della cristianità –la cattolica, almeno- una scatenata ateista e abortista. A Roma Emma Bonino ha preso molti più voti. Lo scandalo eccitato attorno al mondo cattolico non sarebbe bastato a farla perdere, credo. Non sono in grado di valutare quanto alla fin dei conti sia costata alla Polverini l’assenza della lista Pdl a Roma: non tanto, direi, da accertare che avrebbe prevalso. (Lo dico confermando l’opinione che ebbi allora: che bisognasse auspicare che quella lista fosse presente). Vogliate prenderne atto. E vogliate anche considerare un altro argomento a proposito delle dichiarazioni di Cota e Zaia all’indomani dell’elezione. Non intendo la divergenza fra voi – la maggioranza del Foglio – e me sulla Ru 486, quella è nota. Come dovrebbe essere scontata la differenza fra consentire a chi lo voglia di ricorrere a un farmaco autorizzato e obbligare tutti a non ricorrervi. Intendo il modo di violare la legge per una causa superiore. Sono convinto che per una causa superiore la legge possa e a volte debba essere violata: ma a condizione di essere pronti a pagarne il prezzo. Cota e Zaia hanno annunciato di voler violare la legge, e Fisichella ha applaudito al loro mezzo fatto compiuto – agli atti concreti. Ma né agli uni né all’altro costa niente: al contrario. Arrivare a conquistare un potere rilevante come la presidenza della regione e servirsene subito, al riparo da qualunque conseguenza, per proclamare l’abuso della legge, questo non mi piace, chiunque lo faccia, e non solo i presidenti della Lega, e non so come piaccia a voi. Salvo che il fine giustifichi i mezzi.

Il Foglio

Tag: ,

Una Risposta to “Piccola Posta di Adriano Sofri”

  1. paola Says:

    Condivido il commento del direttore di radio radicale:Sofri é sempre un ottimo antidoto contro le Serracchiani in auge.

Rispondi a paola Annulla risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: