Piccola Posta di Adriano Sofri

La sera di Pasqua Brina Brillo e io avevamo voglia di serenità, e ci siamo messi a guardare su Sky cinema un film di Disney sui fenicotteri rosa. A volte, sul torrido lago salato dove nascono in Tanzania, il sale lasciato dall’evaporazione si cristallizza sulle zampe dei piccoli fenicotteri, appesantendo i loro passi, fino a che devono soccombere ai predatori o inciampare definitivamente, restando ad agonizzare in una pozza d’acqua e di sale. Quando i piccoli sono molto piccoli e le uova non si sono schiuse tutte arrivano i neri marabù e i grandi rapaci, seminano il panico nel mucchio e fanno strage di piccoli e di uova. Durante la migrazione dei piccoli, che non possono ancora volare, guidati dagli adulti, verso un lago più fresco, le iene assaltano la fila, la dividono e infieriscono. Molti piccoli scampati ai predatori sono rimasti però indietro e non riusciranno più a unirsi al gruppo. Che arriva finalmente al lago verde, impara a nutrirsi dal becco capace finalmente di filtrare le alghe dal fango, e può librarsi nel rosso volo magnifico. Alcune migliaia di piccoli, riassume la suadente voce conduttrice, hanno dovuto soccombere, ma quasi un milione di fenicotteri è arrivato alla meta e la vita si rinnova. Così è, ma quello che rimane in mente è il cammino zoppo del piccolo dalle gambe sottilissime ingessate dal sale alla zuava, che cade da una zampa all’altra e inciampa cadendo sempre più rovinosamente sul becco, fino a non riuscire più a sollevarsi. Un film terribile. La didascalia finale spiegava che quel paradiso rosso di due milioni di fenicotteri è minacciato dallo sviluppo e dall’inquinamento: chi si accorgerà, chiedeva, di un mondo ormai senza fenicotteri rosa? Infatti. Intanto, Brillo Brina e io siamo andati a letto angosciati per quel piccolo fenicottero bianco di sale, che non aveva fatto in tempo a diventare rosa: uno per tutti. Era una storia di Pasqua.

Il Foglio

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