Il bacio della morte

di Marco Travaglio

Giuliano Ferrara è stato avvistato l’altroieri a pranzo con Gianfranco Fini che, scrivono i giornali, “l’apprezza molto” e si fa consigliare da lui. Già l’idea di farsi consigliare da un impiegato del suo peggior nemico non pare particolarmente brillante. Se poi si tratta di Ferrara, la trovata è doppiamente suicida. Stiamo parlando del maggior collezionista di fiaschi della storia moderna: la sua scia è lastricata di cadaveri politici, anche se lui passa sempre per “molto intelligente”. Solo per motivi anagrafici non potè augurare buon viaggio ai passeggeri del Titanic, ma fu come se l’avesse fatto. Ci permettiamo pertanto di consigliare il presidente della Camera di tenersi a debita distanza, per evitare le schegge in caso di esplosione.

Ogni volta che Ferrara esplode, il che accade a intervalli regolari sempre più ravvicinati, lui rimane illeso, ma tutt’intorno ogni forma di vita nel raggio di decine di chilometri si estingue per sempre. In gioventù Giuliano sposò la causa del comunismo: si sa com’è finita. Lui intanto si era già riaccasato nel Psi al fianco di Craxi. In breve tempo il più antico partito italiano fu accompagnato al cimitero, mentre Craxi, saggiamente consigliato di gridare al complotto anziché arrendersi e patteggiare, riparò in Tunisia inseguito dalle guardie. Nel frattempo il Platinette Barbuto era planato su Forza Italia. Berlusconi, ancora inesperto, lo nominò portavoce e ministro per i Rapporti col Parlamento. Mai, a memoria d’uomo, un governo ebbe peggiori rapporti col Parlamento, tant’è che il Cavaliere, in un attimo di sconforto, sbottò: “Mi servirebbe un portasilenzi”. Durò 7 mesi (non Ferrara: il governo). “Lascio la politica per sempre, non fa per me”, annunciò Ferrara. E fondò il Foglio, a spese di Veronica e dei contribuenti: un miracolo editoriale da 10 mila copie scarse, noto soprattutto per un “elogio di Previti” e per la strenua difesa del giudice Squillante (“un uomo probo”): il primo finì in galera, il secondo invece pure. Nel ‘97 Ferrara andò a dirigere Panorama, ma dovette presto lasciarlo, prima che l’abbandonasse anche l’ultimo lettore. Tornò alla politica, candidato del Polo al Mugello contro Di Pietro. Un’ecatombe biblica: 16%, minimo storico mai toccato dal centrodestra. Il Molto Intelligente lasciò un’altra volta la politica e tornò al Foglio, dove sponsorizzò appassionatamente D’Alema e la Bicamerale, giusto in tempo per veder naufragare l’uno e l’altra.

Berlusconi rinunciò ai suoi preziosi consigli, infatti stravinse le elezioni del 2001. Fu allora che il Platinette si gettò a corpo morto sulla scena internazionale per sostenere Bush e Blair impegnati nella mitica “guerra al terrorismo”, cioè all’Irak, con la scusa delle “armi di distrazione di massa”: il Foglio pubblicò diversi articoli con le prove della loro esistenza, ovviamente fasulle. Gli osservatori Onu, sul posto, non ne trovavano traccia alcuna, ma lui le vedeva a occhio nudo della sua terrazza romana. Quando gli americani entrarono a Baghdad a bordo di Ferrara, lui azzardò: “In Irak si vince facile”. Infatti. Due anni fa sposò la causa di Sarkozy e quest’ultimo non sapeva cosa stava per capitargli: l’ha scoperto dopo la recente disfatta elettorale.

Frattanto Ferrara, rientrato sul suolo patrio, patrocinava la candidatura di D’Alema al Quirinale (per la gioia di Napolitano) e di Rutelli al Campidoglio (per la gioia di Alemanno), lasciava Otto e mezzo (raddoppiandone gli ascolti), lanciava nel firmamento politico Michela Vittoria Brambilla (con gli esiti a tutti noti), sosteneva Veltroni nell’inciucio col Cavaliere (segnando la prematura fine politica di Veltroni), puntava tutto su Sarah Palin contro Obama (no comment), fondava la Lista No Aborto (raccogliendo più uova in faccia che voti). L’ultimo bacio della morte è stato per Ratzinger: infatti la Chiesa vive la peggior crisi in duemila anni e il Vaticano organizza tornei di rosari per strappare almeno un attacco del Foglio. Ora Ferrara ci riprova con Fini. Presidente, sia gentile, lasci perdere: ci serve vivo, nei prossimi anni.

da Il Fatto Quotidiano dell’11 aprile 2010

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