Staino: «Silvio lo voglio vivo, ai giardini»

«Io non voglio Silvio morto»: Sergio Staino si dice «meravigliato» dalle polemiche scatenate dalla sua vignetta sul disastro aereo polacco(«A chi tanto e chi niente»): «Ognuno ci vede dietro quello che vuole. Spero che Berlusconi viva 120 anni»

«Ma chi l’ha detto che voglio Berlusconi morto?». Il vignettista Sergio Staino è sinceramente meravigliato dalle polemiche sollevate da un dialogo tra il suo più celebre personaggio, Bobo, e la figlia Ilaria, disegnato su l’Unità all’indomani del disastro aereo polacco.

Apriti cielo. Il Giornale ha titolato: «Vogliono Berlusconi morto».
È falso al cento per cento. Mi dispiace. Siccome Vittorio Feltri mi conosce bene, lo sa che non sono una persona che fa le vignette a cuor leggero. Se mi fosse capitato di fare una satira inutilmente offensiva di un sentimento collettivo come quello polacco, i miei familiari per primi si sarebbero scandalizzati e io non l’avrei mai pubblicata. Non ho bisogno di ricorrere a mezzucci per avere visibilità. Mi dispiace che Feltri mi usi in modo sfacciato e strumentale per attaccare l’opposizione.

Ci spieghi la sua vignetta.
Ci sono un Bobo e un’Ilaria con atteggiamento sofferente. E l’unico aggettivo con cui ci si rivolgono alla disgrazia polacca è il “troppo”, a sottolinearne l’anormalità. Non siamo di fronte a un qualunque incidente aereo in cui ha perso la vita il presidente X o lo statista Y. Qui c’è un elemento di eccessività nel numero dei morti.
Quello che le rimproverano, però, non è aver scritto «a chi troppo», ma aver aggiunto «a chi niente».
Ma chi l’ha detto che quel niente si riferisca a Berlusconi? Se Feltri mi conosce sa che io probabilmente più che Berlusconi forse avevo in mente la nostra sinistra. In realtà con quella frase pongo un problema più filosofico, più generale, di ricambio generazionale. La situazione di un potere che conserva permanentemente le proprie poltrone senza aprire le porte al nuovo, si ripete infatti in tante istituzioni italiane. E allora la domanda è: possibile che si debba sperare, cosa sbagliata e che rifiutiamo, in un incidente aereo eccessivo come quello polacco per avere un rinnovamento sociale?

Nessun riferimento a Berlusconi, dunque?
Tutti hanno pensato a lui. Ma io non l’ho detto. La satira apre una porta, poi dentro la porta c’è molto del lettore. Ma io non ho mai seguito l’onda dell’odio verso Berlusconi.

Non è vero che vuole vederlo morto?
No, gli auguro sinceramente i 120 anni di vita cui aspira. Certo, mi piacerebbe che li passasse facendo da oggi in poi il giardiniere innocuo al Comune di Milano, visto che è un bravo giardiniere, a quel che si dice. Non mi piace che vada avanti facendo il presidente del Consiglio o il capo dello Stato. Ma non voglio che lo portino via né i giudici, né la morte, bensì un sano e libero voto democratico.

Oggi (ieri, ndr) su l’Unità ha risposto alle critiche con un’altra vignetta. «Piccola, qualcuno dice che quella tua battuta offende ed è troppo cinica». E Ilaria: «E perché? Mica ho detto che, senza soldi alla ricerca, fra tre anni sarà sconfitto il cancro…». Qui parla di Berlusconi.
Sì, perché quando Gasparri o Capezzone mi attaccano, gli devo ricordare che se c’è una frase offensiva e indegna verso il dolore, è quella con cui Berlusconi ha promesso che in tre anni batterà il cancro. Una presa in giro enorme verso tutti i malati e i loro familiari.

Esiste, secondo lei, un problema di limiti della satira?
I limiti della satira di per sé non esistono. Esiste una sensibilità della singola testata giornalista, per cui su l’Unità una satira come quella de Il Male non apparirebbe mai. Ricordo che ero un militante comunista quando sul Male vidi la vignetta di Pazienza in cui Amendola, appena morto, si faceva fare una fellatio da un angelo. Ci sono rimasto malissimo. Ma nessun sentimento di censura o di obbrobrio mi è scattato: sapevo che il Male faceva pregiudizialmente un lavoro satirico di grande forza.

Ma nota una maggiore suscettibilità negli ultimi anni verso la satira?
Il presidente del Consiglio ha seminato moltissimo in questo senso. Ha instaurato in maniera pesantissima l’uso del risarcimento per danni, invece della querela, nei confronti della satira, terrorizzando tutti i comici. Per non parlare di quello che ha fatto su Luttazzi. E poi c’è una specie di caccia alle streghe, per cui le punte più facinorose del Pdl, da Feltri a Gasparri, si agganciano a qualunque cosa pur di tacciare di indegnità chiunque lavori nell’area dell’opposizione.

E la sinistra?
La nostra sinistra è molto intimidita, per usare un aggettivo carino. Oggi di fronte a qualunque problema, la prima reazione del Pd è di paura («oddio, che cosa dico adesso?»). Da lì vengono fuori banalità e sciocchezze.

Serenella Mattera

Il Riformista

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Una Risposta to “Staino: «Silvio lo voglio vivo, ai giardini»”

  1. FRANCO Says:

    La solita cialtroneria………

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