Praga 1968, la Cia sapeva

L’invasione era prevista con ben diciotto giorni d’anticipo. «Cinque le armate sovietiche ammassate sul confine ceco»

MAURIZIO MOLINARI
CORRISPONDENTE DA NEW YORK
La Cia previde l’invasione sovietica della Cecoslovacchia diciotto giorni prima del suo inizio sulla base dell’osservazione dei movimenti dell’Armata Rossa, di informazioni riservate e di lettere mandate per posta da polacchi a indirizzi cecoslovacchi. A svelare che il presidente americano Lyndon B. Johnson non fu preso di sorpresa dal blitz militare del Cremlino sono i documenti declassificati dalla Cia in coincidenza con un simposio sull’invasione della Cecoslovacchia svoltosi a Austin, in Texas, nella biblioteca intitolata proprio al successore di John F. Kennedy. Il testo che esplicita i timori dell’Agenzia, all’epoca guidata da Richard Helms, è il memorandum di intelligence redatto il 2 agosto 1968 e intitolato «Sviluppi militari nel confronto sovietico-ceco».

Le armate al confine
Le prime righe del sommario recitano: «La pressione militare sovietica contro la Cecoslovacchia è cresciuta costantemente in parallelo all’intensificarsi del confronto politico. Nelle ultime due settimane cinque armate da campo si sono posizionate vicino i confini cechi, le forze aeree tattiche vicino alla Cecoslovacchia sono aumentate del 70 per cento e ingenti unità di truppe sovietiche sono state viste muoversi dentro la Cecoslovacchia». Il redattore del documento tiene a mettere in risalto la differenza rispetto a «maggio e giugno» quando i movimenti di truppe «erano uno sfoggio di forza» con la svolta avvenuta «a metà luglio» quando «la pressione tattica è entrata in una nuova fase». Nella pagina 2 del memorandum «top secret» il punto 6 trae le conseguenze: «In breve, l’alto comando sovietico ha completato in meno di due settimane i preparativi militari sufficienti per un intervento in Cecoslovacchia se ciò verrà ritenuto necessario dalla leadership politica». Insomma, tutto è pronto manca solo il via libera di Leonid Breznev.

L’aviazione
Nelle quattro pagine seguenti vengono descritti nei dettagli i movimenti di truppe sovietiche in Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia lasciando capire che la Cia aveva numerose fonti a disposizione per osservare gli spostamenti dei singoli reparti, come ad esempio il «riorientamento delle armate da campo polacche dal distretto della Slesia verso la Cecoslovacchia» e la presenza dentro i confini cecoslovacchi di «almeno un’armata sovietica del distretto dei Carpazi». La Cia dava inoltre particolare importanza al ruolo dell’aviazione: «Le forze aeree tattiche sovietiche lungo i confini sono circa il doppio del totale di quelle ceche» e «i sovietici hanno Mig 21 e Su-7 mentre metà dei 600 aerei cechi sono vecchi modelli Mig». Senza contare che «le forze ceche non sembrano prepararsi» allo scenario di un confronto armato.

«In difesa dei lavoratori»
A pagina 9 si specifica che è stato un «attaché americano» a «vedere» con i suoi occhi «due grandi convogli sovietici nella Cecoslovacchia centrale» fra il 29 e 31 luglio. Lo stesso 31 luglio una nota di intelligence cita una fonte a tutt’oggi coperta dal «top secret» che afferma: «L’Urss deve intervenire e aiutare i lavoratori in Cecoslovacchia come fece in Ungheria dodici anni fa».
La valutazione della Cia sull’imminenza dell’intervento militare ha anche un altro tipo di fonti. Ad attestarlo è un telegramma datato 24 luglio e intitolato «Preparativi all’intervento militare in Cecoslovacchia» che si sofferma su quanto sta avvenendo in Polonia dove «l’Urss ha dispiegato la 32° armata esercitando grandi pressioni» sul governo locale affinché «si prepari ad un intervento». Varsavia ha eseguito le richieste «mettendo in stato di allarme cinque divisioni subordinate» e contemporaneamente lanciando una campagna di propaganda che «mette all’indice la minaccia cecoslovacca sottolineando la necessità di aiutare le forze sane» che a Praga si oppongono alla «Primavera» di riforme innescata dal governo di Alexander Dubcek. «I piani per la partecipazione della Polonia all’intervento militare sono stati preparati – si legge nella seconda pagina – su richiesta del primo segretario del partito Wladyslaw Gomulka anche se i leader militari hanno reagito alle richieste mostrando qualche riserva». E’ poi il punto 4 del telegramma a lasciare intendere come queste notizie sono state raccolte: «La popolazione polacca è molto contraria al ruolo svolto dai leader nella crisi cecoslovacca» e «numerose lettere vengono spedite per posta dalla Polonia alla Cecoslovacchia descrivendo il dispiegamento delle truppe in corso» tanto da parte delle truppe sovietiche che di Varsavia.

Botteghe Oscure
Le previsioni della Cia si avverano nella notte fra il 20 e 21 agosto quando 20 divisioni sovietiche e del Patto di Varsavia invadono la Cecoslovacchia da nord, est e sud con l’impiego complessivo di una forza d’urto di 250 mila uomini portando al rovesciamento di Dubcek. L’attenzione della Cia è anche rivolta alle reazioni dei partiti comunisti in Europa, a cominciare dall’Italia. In un telegramma datato 21 agosto si legge l’analisi a caldo di quanto avviene nel Pci. «L’occupazione sovietica della Cecoslovacchia ha preso la leadership del Pci completamente di sorpresa, ad un incontro convocato di grande fretta dalla direzione erano presenti solo Pietro Ingrao e Giorgio Napolitano perché Longo, Amendola, Berlinguer, Pajetta e Macaluso sono in vacanza». Il testo di condanna del blitz del Patto di Varsavia viene spiegato in questi termini: «Il Pci esaltava Alexander Dubcek come un esempio di “Via italiana al socialismo”, ora c’è preoccupazione per le conseguenze dell’intervento militare sovietico, tanto internazionali che in Italia».

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