Piccola Posta di Adriano Sofri

Le notizie sui successi di inquirenti e forze di polizia nelle catture e incriminazioni di membri delle mafie e sequestri di beni sono le più benvenute. Così ieri da Reggio Calabria e da Caltanissetta, dove è risuonato il nome della Calcestruzzi spa (di Bergamo, questa), già glorioso a suo tempo, il tempo di Panzavolta e Gardini, per aver realizzato l’ingresso della mafia in Borsa: così Giovanni Falcone; la storia è stata puntualmente ricostruita da Enrico Deaglio in “Patria”. Il ministero dell’Interno, benché impronti spesso le sue comunicazioni a un tono propagandistico (compreso il ricorso d’ordinanza al verbo “sgominare”) può vantare la sua parte di merito. E’ vero il contrario, quando viene vantata la drastica riduzione degli sbarchi “clandestini” sulle coste italiane. Argomento di forte presa, cui sembra cedere, per viltà o opportunismo, anche la gran parte dell’opinione pubblica.

 La portavoce dell’Unhcr, l’Alto Comissariato Onu per i Rifugiati, Laura Boldrini, ha appena pubblicato da Rizzoli un libro intitolato “Tutti indietro”, in cui ricorda qualche verità che si preferisce rimuovere. Che chi rischia la vita nel tentativo di approdare alle nostre coste non è “clandestino”. Che la netta maggioranza di quegli arrischiati viaggiatori, bambini e donne compresi, si compone di richiedenti asilo o, almeno, la “protezione sussidiaria”, persone che fuggono guerre persecuzioni galera e torture. Che vige per i rifugiati la Convenzione di Ginevra, incentrata sul principio del non respingimento. Che l’Italia non è “l’Eldorado dei rifugiati” e al contrario sta molto in basso nella classifica europea e mondiale. L’autrice ricostruisce l’incubazione e la crescita dell’anestetizzazione italiana di fronte al dolore degli altri, fino ai campi rom e alla pulizia di Rosarno – anche questa notizia di ieri – e insieme l’Italia del buon volontariato, dell’accoglienza e del ripudio dei pregiudizi, che c’è e non si vede. Racconta, Boldrini, tante storie di vita e di morte, aiutando a vedere negli occhi nelle mani e nelle tasche le persone che compongono il totale trionfale dei “respingimenti in mare”, e a spiegare verso quali luoghi e quali destini vengono respinte. Chi si ricorda i 27 giovani aggrappati per tre giorni e due notti alla gabbia piena di tonni in mare aperto, col rimorchiatore maltese Budafel a guardarli, interessato ai tonni e disinteressato agli animali umani? “Quelle storie scrive Boldrini – mi riecheggiano nelle orecchie, e mi impediscono di trovare anche un solo aspetto positivo dei respingimenti in alto mare”.

Il Foglio

Tag: ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: