Gli Stati Uniti finanziano il piano di apartheid stradale di Israele

Original Version: US Funds Israel’s Apartheid Roads Plan

L’agenzia del governo americano USAid sta contribuendo alla costruzione di una rete di strade “separate” per i palestinesi in Cisgiordania, mentre ai coloni israeliani resta l’uso esclusivo delle superstrade e delle strade di rapido scorrimento; in questo modo si crea un sistema di “apartheid stradale” che favorisce le colonie ed è in contrasto con l’obiettivo di creare uno stato palestinese – scrive il giornalista Jonathan Cook,  scrittore e giornalista free lance inglese che vive a Nazareth, in Israele; i suoi ultimi libri sono “Israel and the Clash of Civilisations: Iraq, Iran and the Plan to Remake the Middle East” (Pluto Press) e “Disappearing Palestine: Israel’s Experiments in Human Despair” (Zed Books), da “Medarabnews

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La costruzione di alcune sezioni di una controversa rete stradale separata in Cisgiordania, progettata da Israele per i palestinesi – lasciando le strade principali per l’uso esclusivo dei coloni – è finanziata dall’agenzia di aiuti del governo americano. Lo rivela una mappa preparata da ricercatori palestinesi.

Si dice che USAid, che finanzia progetti di sviluppo nelle aree palestinesi, abbia contribuito a costruire 114 chilometri di strade proposte dagli israeliani, nonostante la promessa fatta da Washington sei anni fa secondo cui gli USA non avrebbero fornito aiuti nell’attuazione di quello che è stato diffusamente descritto come il piano di “apartheid stradale” di Israele.
 
Ad oggi, l’agenzia ha finanziato la costruzione di quasi un quarto della rete stradale segregata proposta da Israele nel 2004, secondo quanto affermato dall’Applied Research Institute of Jerusalem (ARIJ).
 
Le strade intendono fornire percorsi alternativi per collegare le comunità palestinesi, spesso riqualificando contorti sentieri o costruendo gallerie al di sotto delle strade già esistenti.

Nel frattempo, secondo i gruppi di tutela dei diritti umani, Israele ha riservato un numero sempre maggiore di strade in Cisgiordania agli israeliani, così che i coloni ebrei possano guidare con più facilità e più velocemente verso Israele, rendendo le loro comunità illegali luoghi più attraenti in cui vivere.
 
Il coinvolgimento dell’agenzia americana nella costruzione di una rete separata di infrastrutture stradali in Cisgiordania è contrario all’obiettivo più volte ribadito da Washington – che comprende “i colloqui di prossimità” avviati due settimane fa – di istituire uno stato palestinese autosufficiente e con una continuità territoriale.

“L’esclusione dei palestinesi dalle principali strade della Cisgiordania aumenta il valore delle colonie integrandole meglio all’interno di Israele”, ha detto Suheil Khalilieh, il responsabile del monitoraggio delle colonie presso l’ARIJ. “Per converso, la creazione di una rete minore e alternativa di strade locali rende gli spostamenti dei palestinesi tra le principali regioni della Cisgiordania difficoltosi e logoranti”.

Israele propose la creazione di due sistemi stradali separati nel 2004, dopo che molte delle principali strade della Cisgiordania erano state precluse ai palestinesi in seguito allo scoppio della seconda intifada.

Ariel Sharon, allora primo ministro, sostenne che le infrastrutture separate avrebbero creato “una contiguità di trasporto” per i palestinesi e avrebbero contribuito ad alleviare le difficoltà economiche causate da centinaia di blocchi stradali e checkpoint che limitavano la circolazione palestinese.
 
Alla comunità internazionale fu chiesto di finanziare 500 chilometri di strade per i palestinesi, successivamente chiamate strade del “tessuto vitale”, compresa la riqualificazione di sentieri agricoli e la costruzione di molti sottopassaggi e ponti, per un costo di 200 milioni di dollari.

L’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), tuttavia, si oppose, dicendo che il progetto avrebbe consolidato ulteriormente le colonie illegali in Cisgiordania e avrebbe giustificato ulteriori confische di terre palestinesi per le nuove strade.
 
Quella posizione fu appoggiata dai donatori internazionali, compresi gli Stati Uniti, che dichiararono che non avrebbero finanziato alcun progetto stradale contrario al volere dell’ANP.

Nonostante la promessa americana, tuttavia, una mappa della Cisgiordania pubblicata recentemente dall’ARIJ mostra che il 23% della rete stradale “alternativa” proposta da Israele è stata costruita con il denaro dell’USAid.

Molte di queste strade sono situate nelle cosiddette aree B e C, equivalenti a più dell’80% della Cisgiordania che era stata assegnata al controllo di sicurezza israeliano in base agli Accordi di Oslo. Israele supervisiona tutti i progetti stradali di queste zone.
 
Khalilieh ha affermato che l’ANP è stata soggetta a intimidazioni affinché permettesse la costruzione delle infrastrutture stradali volute da Israele.

“Quello che succede è che USAid presenta un pacchetto di donazioni per progetti infrastrutturali in Cisgiordania e i palestinesi si trovano di fronte ad un’unica scelta: prendere o lasciare. In questo modo l’ANP è messa con le spalle al muro ed è costretta ad accettare strade che non vuole”.
 
Egli ha detto che alcune strade sono state approvate anche a causa della scarsa lungimiranza dell’ANP. Una commissione di controllo interministeriale che doveva controllare le strade proposte per assicurarsi che non contribuissero al piano israeliano è rimasta inattiva dal 2006, ha detto Khalilieh, in seguito alla spaccatura tra Fatah e Hamas creatasi con le elezioni palestinesi.
 
Dopo la presentazione della mappa dell’ARIJ ai dirigenti dell’ANP, il primo ministro palestinese Salam Fayyad ha emesso un comunicato lo scorso fine settimana in cui si nega che l’ANP abbia contribuito alla rete stradale proposta da Israele.

Tuttavia, a conferma del fatto che simili rassicurazioni difficilmente avrebbero attenuato le preoccupazioni, egli ha riconvocato la commissione interministeriale per effettuare sopralluoghi finalizzati a verificare i progetti stradali che sono stati portati a termine o che sono in corso d’opera.
 
Ghassan Khatib, un portavoce del governo ed ex ministro per la pianificazione, ha detto che l’ANP sta considerando la questione “molto seriamente” e sta facendo tutto il possibile per opporsi all’affermarsi di un “sistema di apartheid” in Cisgiordania.

Egli ha aggiunto che, se le strade fossero costruite ciò giocherebbe a favore degli interessi dei coloni. “Questo non deve succedere”.
 
In base alle cifre di USAid, nell’ultimo decennio essa ha finanziato 235 chilometri di strade in Cisgiordania, e si sta apprestando ad aggiungerne altri 120 entro la fine di quest’anno.
 
I critici sostengono anche che in alcuni casi la riqualificazione delle strade secondarie da parte di USAid, anche quelle non comprese nel piano israeliano, è stata funzionale allo stesso obiettivo di escludere i palestinesi dalle principali strade della Cisgiordania.
 
I dirigenti di USAid non sono stati disponibili a rilasciare commenti.
 
Tra le strade per i palestinesi finanziate da USAid, ci sono diversi progetti a sud di Betlemme che sembrano voler fornire un’“alternativa” alla Strada 60, una trafficata superstrada che ha da sempre collegato Gerusalemme con le città palestinesi di Betlemme e Hebron nella Cisgiordania meridionale.
 
Israele ha limitato sempre di più l’accesso palestinese alla Strada 60 perché essa rappresenta anche un percorso rapido e diretto per i coloni ebrei del complesso di Gush Etzion diretti a Gerusalemme o di ritorno da essa.
 
Come conseguenza, i residenti di diversi villaggi palestinesi vicini, compresi Batir, Wadi Fukin, al-Walaja e Husan, sono stati obbligati ad abbandonare la Strada 60 e a percorrere le strade secondarie e i sottopassaggi finanziati da USAid per raggiungere Betlemme e le altre comunità vicine.
 
Sarit Michaeli, una portavoce di B’Tselem, un gruppo israeliano a sostegno dei diritti umani, ha detto che 170 chilometri di strade in Cisgiordania sono del tutto o parzialmente interdetti all’accesso dei palestinesi, creando quelle che l’organizzazione ha definito “strade proibite”.

B’Tselem ha notato che, dopo che il progetto del 2004 per la separazione totale era stato rifiutato dai paesi donatori, Israele ha adeguato il progetto, facendo uso di ponti, gallerie e svincoli per creare una separazione parziale, con gli israeliani “che viaggiano sui livelli superiori a rapido scorrimento, e i palestinesi sui livelli inferiori”. Essa ha concluso: “Il piano consente ai veicoli palestinesi di viaggiare solo sul 20% delle strade [della Cisgiordania] su cui viaggiano gli israeliani”.

La Michaeli ha aggiunto che la crescente dipendenza del traffico palestinese dai sottopassi ha portato Israele a trovarsi nella posizione di poter controllare o persino interrompere i collegamenti tra le zone palestinesi con una sola jeep militare.

Ingrid Jaradat Gassner, direttrice di Badil, un’organizzazione di Betlemme che ha esercitato pressioni contro la separazione delle strade nella Cisgiordania meridionale, ha detto che c’è stata una considerevole pressione interna e internazionale sull’ANP affinché accettasse le strade imposte da Israele, se non altro perché spesso riducevano le restrizioni esistenti sulla circolazione palestinese.

“Purtroppo, l’ANP sta contribuendo alla costruzione dei suoi stessi Bantustan”, ha detto la Gassner. “Le città e i villaggi palestinesi collegati da stradine secondarie e gallerie mentre i coloni controllano le principali superstrade è quello che gli Stati Uniti sembrano intendere quando parlano di uno stato palestinese autosufficiente”.

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6 Risposte to “Gli Stati Uniti finanziano il piano di apartheid stradale di Israele”

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