Il mio Craxi incompreso

Sostituisce l’opera di Mazzini con quella del leader socialista. Ma Cattelan difende la sua arte: “Farà riflettere sull’importanza dell’eroe risorgimentale”

Alessandra Mammì per “L’Espresso

Questa volta non si può dire sia stata colpa sua. Era incisa nel titolo della mostra “Post-monumento” l’idea di lavorare sulla precarietà della memoria storica. “Sic Transit Gloria Mundi” e con lei i monumenti. Compreso quello a Giuseppe Mazzini al centro della piazza di Carrara, sede della XIV Biennale di scultura.

“Ecco: è Mazzini la figura su cui lavorare”, si è detto Maurizio Cattelan: “Molto meglio di Garibaldi che è un personaggio fin troppo popolare. Giuseppe Mazzini è più misterioso. Tutti sanno che ha contribuito in maniera fondamentale all’Unità d’Italia, ma nessuno sa esattamente in che termini. Dunque si può partire da lui e dal suo ruolo per fare una riflessione a 360 gradi sulla vulnerabilità della storia”.

Così – ci racconta – ragionava Cattelan durante i sopralluoghi. I quali, passo dopo passo, lo portano nel vecchio cuore di Carrara dove dilagherà presto la Biennale del post-monumento, tra disabitate segherie, laboratori del marmo e magazzini abbandonati, fino agli Studi Michelangelo, atelier di scultura di Barattini attuale proprietario delle nobili cave da cui nel Cinquecento fu estratto il marmo per il David e la Pietà. Ed è proprio lì, in mezzo a tanto pregiata pietra, che Cattelan vede buttato in un angolo, un gesso che ritrae Bettino Craxi in postura e vesti alla Mao: candido, in piedi, alto e possente con camicia coreana più libro in mano. È il modello di un discusso monumento che un sindaco molto socialista ha eretto nei giardini della cittadina di Aulla, insieme a quello sui “Martiri di Tangentopoli”.

“Io non cerco, trovo”, diceva Picasso. E se non altro in questo, Cattelan gli somiglia. Dunque ecco il “post-monumento” nato da uno di quegli improvvisi spostamenti di segno, che hanno reso Cattelan famoso nel mondo. Un papa bombardato da meteoriti; un Hitler che prega in abiti tirolesi; un Kennedy nella bara scalzo, ed ora una statua di Craxi (molto diversa da quella di Aulla) che provvisoriamente va a sostituire il Mazzini della piazza del paese. “Mi piace pensare”, spiega l’artista, “che la temporanea assenza di Mazzini lo trasformi in una cosa viva, e che il dibattito che ne seguirà lo riconsegni al nostro presente. Mentre la trasformazione in monumento di Craxi lo consegni alla storia, proprio quando se ne ridiscute l’attualità”.

Concettualmente funziona, politicamente molto meno. Perché a Carrara vive e lotta una comunità mazziniana che ancora oggi ogni 10 di marzo (anniversario della morte del risorgimentale politico-filosofo) porta corone di fiori sotto la sua statua. Dunque, apriti cielo. L’Associazione Nazionale Mazziniana si dichiara pronta ad impedire con ogni mezzo “la realizzazione di un’offesa alla storia d’Italia, alla tradizione democratica e repubblicana, al popolo di una città martire della Resistenza”. 

Un gruppo di fedeli si riunisce su Facebook per difendere Mazzini e il monumento: e giù adesioni (più di mille in pochi giorni). In tutto questo, Cattelan frastornato e frainteso (come spesso gli accade) si difende spiegando che in tanta operazione non c’era alcuna volontà denigratoria, anzi: “Ho scelto Mazzini perché è una figura storica che mi interessa. Alcuni dei suoi concetti, come ad esempio quello di un’Italia repubblicana o di un’Europa politicamente compatta, con il tempo si sono rivelati straordinariamente attuali. Non voglio creare una provocazione, ma una riflessione”.

Come sempre del resto. Ma il mondo che tende spesso a reagire prima di riflettere, vede in Cattelan più che l’artista- filosofo, il principe dei provocatori. Eppure lui non ha torto nel dire:”Se un monumento è veramente tale, dovrebbe continuare ad esserlo anche quando scende da un piedistallo. Anzi, il difetto della permanenza è che si traduce in disponibilità perenne, riducendo la nostra soglia di attenzione”. Dovrebbero, gli ingrati, ringraziare il suo gesto che rispolverando la statua e scatenando un imprevisto risveglio mediatico, restaura l’immagine di Mazzini non solo nel pensiero ma anche nel corpo fisico del monumento. Solenne promessa del curatore Fabio Cavallucci che getta acqua sul fuoco :”Al posto delle polemiche è meglio cogliere l’occasione. La sostituzione del monumento è provvisoria, dura solo i quattro mesi della Biennale, così nel frattempo possiamo ripulire la superficie e rafforzare i vecchi perni dell’Ottocento”.

Quando appunto in tempi di patria e di eroi un monumento aveva pure un ruolo nel paesaggio cittadino. Ma oggi? Oggi che i monumenti più che il bronzo li fa la televisione, ha ancora senso, signor Cattelan, la statua di un Craxi che nella versione in marmo la gente neanche riconosce? “L’unica cosa che hanno in comune i monumenti e la televisione è che sono entrambi una componente fondamentale del nostro quotidiano”, risponde lui: “Le conseguenze della loro esistenza condizionano il nostro vivere anche se noi fatichiamo a riconoscerlo”. Finché non arriva Cattelan: a sovvertire le regole, spostare una statua e scatenare un inferno.

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