Piccola Posta di Adriano Sofri

Francesco Recami, “Prenditi cura di me”, Sellerio, mostra il deserto senza remissione della vita ordinaria contemporanea, per giunta a Firenze, e nei dintorni di casa mia. La vita livida e squallida che coinvolge tutti i personaggi, e specialmente il protagonista, uno che dice stronzo pezzo di merda vaffanculo al resto del mondo, a quello che gli sta davanti nel traffico, a sua madre malata, alla sua badante, agli altri, uno che in fondo, e neanche in fondo, desidera che gli altri, sua madre eccetera, muoiano, è del tutto verosimile, e induce a chiedersi quanta distanza ci separi da uno come lui, ammesso che una distanza ci separi -però sì, direi. E comunque ho visto ieri sera una giovane badante che incontro sempre nel paese, mentre accompagna sorreggendolo, a passi cortissimi e lentissimi, un signore molto anziano. Era la prima volta che la vedevo sola, correva e aveva un’espressione felice. Ho pensato che avesse finito l’orario e andasse a un suo appuntamento.

Il Foglio

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