La curva di Orengo

Un ricordo dell’amico Antonio Ricci “Mi domò con la sua gentilezza”

Antonio Ricci per “La Stampa

Ci sono cinque trombe marine». «Ma dove?». «Tre verso Capo Mele e due in direzione dell’isola».

Nico, dubbioso, si era tolto gli occhiali, stropicciato gli occhi, ma non aveva fatto in tempo a rinforcarli che un forte colpo di vento gli aveva strappato di bocca la sigaretta. Subito un mulinello aveva tirato su dalla spiaggia un gommone e lo aveva precipitato a dieci passi da noi con un gran botto. Nico sobbalzò e si rese conto che non stavo bluffando, che non si trattava di uno dei miei soliti espedienti per divagare. «Rientriamo che è meglio». Da più di quattro giorni eravamo chiusi nel mio studio di Alassio. Nico era stato mandato in missione direttamente da Giulio Einaudi (così perlomeno mi aveva assicurato) perché, secondo lui dovevo assolutamente scrivere un «libro tecnico» su Striscia la notizia. «Sai, Einaudi la sera non esce di casa se prima non ha visto finire Striscia…». «Va bene, ma io rischio di non uscire per due mesi d’estate per finire un libro che non voglio fare». «T’assicuro ci vuole meno tempo e poi devo fare il “curatore”». «Curi il libro?». «Devo curare soprattutto te, perché se no scappi». L’idea che Giulio Einaudi mi avesse affibbiato un controllore più «stundaiu» di me mi faceva ridere. Conoscevo Nico da tempo, avevo letto quasi tutti i suoi libri, ci univa la passione per Sbarbaro e Montale, lo stimavo e gli volevo bene da quando lo avevano querelato per Gli Spiccioli in cui difendeva il territorio ligure. Un conto però era vederlo ogni tanto, un altro… insomma non ero pronto alla convivenza. Dissi «Proviamo». Pensai «Entro due giorni mi libero».

Cominciò un’operazione di logoramento.

«Scusa Nico, sono allergico al fumo». E Nico fumava fuori dal terrazzo, io restavo alla scrivania: ci parlavamo da dieci metri. «Beviamo un Vermentino?». «Devi assolutamente assaggiare un Pigato: è più local!». Il Pigato è un vino traditore, ghiacciato scende giù che è un piacere, poi ti sega le gambe. Nico beveva e non faceva una piega: «Però la prossima volta Vermentino».

Per me ogni occasione era buona per perdere tempo, allungavo le telefonate, mi inventavo la qualunque per menare il can per l’aia: cominciavo a starmi sulle scatole. Nico sorrideva come un Buddha magro.

«Andiamo a mangiare dei tostini da Monica?». Monica lo interessava più dei tostini, ma solo molto tempo dopo avrei letto che, anni prima, aveva visto una sua foto nuda fatta da Penati. Caratteristica di Nico: non raccontarla mai tutta. «Allora andiamo da Monica?». Il locale di Monica era a cento metri dallo studio. «Guarda, ho trovato un posticino a Laigueglia, hai problemi se andiamo a piedi?». Dopo tre chilometri sotto il sole, arrivati a Laigueglia, naturalmente non sapevo dove andare, individuai un posto improbabile: c’erano due tavolini di plastica sotto ad un fico, si chiamava «Sotto il fico». «Fantastico!» disse Nico. Con le sabbie mobili della sua gentilezza era riuscito a domarmi.

L’unica volta che percepii un innervosimento nei miei confronti fu anni dopo, nel settembre del ’92, in occasione del premio «Un autore per l’Europa». Facevo parte della giuria tecnica e all’unanimità avevamo inserito La curva del Latte nella cinquina dei finalisti da fare esaminare agli italianisti all’estero. Mi telefonò: «Come mai non ho vinto?». «È stata la giuria degli italianisti…». «Voi, se mi mettete nei finalisti, poi mi dovete sostenere». «La votazione è pubblica. È stata la finlandese che ti ha dato un voto bassissimo». Per consolarlo lo invitai come presidente di giuria per la finalissima del concorso delle Veline. Mi confessò poi che era stato uno dei giorni più belli della sua vita. Con la finlandese regolò i conti ne L’intagliatore di noccioli di pesca definendola «una fica secca» che non aveva saputo gradire la vitalità erotica e gioiosa del suo romanzo. Un giorno venne a trovarmi con fare misterioso: «Ti devo parlare». Pensai subito a qualcosa di brutto, mi sbagliavo. «Io e Chiara vorremmo che tu facessi da padrino a nostro figlio Antonio». «Al dolce segreto?». «Sì, tra l’altro è stato concepito a casa tua». «Bravo! Tu vai a concepire figli in casa d’altri?». Ci abbracciammo. Non l’avevamo mai fatto per una sorta di sana ruvidezza ligure. Un’altra cosa importante ci avrebbe unito. Poi vennero gli Hanbury, ma questa è un’altra storia. 

La Einaudi per Nico, stasera a Torino
Nell’anniversario della scomparsa di Nico Orengo (30 maggio 2009) la casa editrice Einaudi, in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino, ha organizzato, oggi alle 21 al Teatro Gobetti di Torino, una serata di letture e di ricordi per onorare lo scrittore e giornalista. Sul palco gli amici di Nico si alterneranno nella lettura delle sue poesie e di brani dei suoi romanzi. Partecipano tra gli altri Lorenzo Mondo, Guido Davico Bonino, Luigi Mainolfi, Evelina Christillin, Giorgio Ficara, Marco Gastini, Bruno Quaranta, Luciano Genta, Giovanni Tesio, Maurizio Crosetti, Ernesto Franco, Luigi Forte. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti. 

Da domenica con La Stampa 
Una piccola antologia per un grande scrittore: è il tributo della Stampa a Nico Orengo poeta, narratore, giornalista, come si intitola il volume che sarà distribuito da domenica nelle edicole di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, a e9,80 più il prezzo del quotidiano. L’antologia contiene una selezione di poesie e filastrocche, le versioni integrali di Il salto dell’acciuga e L’allodola e il cinghiale, oltre ad alcuni degli articoli pubblicato sulla Stampa e dei «Fulmini» usciti su Tuttolibri. Firmano le prefazioni al volume Giorgio Ficara, Luciano Genta e Antonio Ricci. Di quest’ultimo anticipiamo il testo.

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