La moneta elettronica dà luce al sommerso

Donato Masciandaro per “Il Sole 24 Ore

L a tracciabilità dei pagamenti attraverso l’uso di strumenti diversi dal contante è uno degli elementi che caratterizzano la nuova manovra economica del governo, e su cui il dibattito sarà acceso. Il ministro Tremonti la considera cruciale per avviare un’efficace lotta all’economia sommersa, che va dall’evasione alla criminalità organizzata.

È proprio così? 
Partiamo dal fatto che l’utilizzo di pagamenti tracciabili e moderni – chiamiamola moneta elettronica – è considerato un termometro della civiltà economica di un paese, che ci indica quanto in quel paese ci sono le condizioni per uno sviluppo economico moderno. L’idea è semplice: lo sviluppo economico è il risultato della miscela tra buone regole – tra cui quelle che garantiscono e sviluppano la trasparenza – e la fiducia. Nei paesi in cui si hanno buone regole e fiducia, i pagamenti elettronici sono diffusi; al contrario, nelle nazioni in cui il disegno delle regole e/o il capitale civile è basso, si preferisce il contante. L’Italia è un paese che presenta tutte e tre le caratteristiche: cattivo disegno delle regole, basso capitale civile, largo uso del contante. Il termometro indica una cattiva salute.
Ora, introducendo regole che limitano l’uso del contante, il governo prova a trasformare un termometro in una medicina. Già in passato – correva l’anno 2005 – fu fatto un tentativo, ed è bene ricordare oggi cosa accadde nella pubblica opinione. All’epoca gli articoli e i commenti furono numerosi, e oscillarono tra scetticismo e aperta ostilità. Un articolo apparso sul maggior quotidiano italiano ha parlato addirittura di norma «liberticida». L’accoglienza scettica o addirittura negativa ha due radici.

In primo luogo, esiste un costo della lotta al contante che è confessabile: il rischio che una normativa volta ad aumentare la tracciabilità e la ricostruibilità delle transazioni finanziarie di ciascun cittadino possa comportare rischi per la privacy (riservatezza) del cittadino stesso. La domanda di riservatezza è una caratteristica fisiologica nel comportamento di qualunque soggetto economico. Le informazioni personali sono un bene di cui ciascun individuo si sente titolare, o proprietario. La loro protezione riveste particolare importanza in una società di mercato, i cui pilastri nella sfera economica sono appunto la tutela dei diritti della persona e della proprietà. Per cui è comprensibile il timore che la riduzione dell’anonimato delle transazioni possa preoccupare chi è sensibile al tema della riservatezza personale, soprattutto a fronte di una incapacità tutta italiana – più volte dimostrata – di tutelare efficacemente un tale bene.

Ma esiste anche un costo atteso finora inconfessabile, che è invece proprio quello che il governo ha indicato come obiettivo del provvedimento: la lotta al sommerso. Infatti, ogni transazione che ha almeno un elemento di illegalità, se è rintracciabile, diviene meno conveniente, o equivalentemente più rischiosa, perché aumenta la probabilità che venga scoperta. L’Italia è un paese endemicamente afflitto dal problema dell’economia sommersa, la stima delle cui dimensioni – difficile per definizione – arriva anche a un terzo rispetto al totale dell’economia emersa. L’economia sommersa gradisce le transazioni anonime. Inoltre, le gradisce spesso anche chi dall’economia sommersa acquista beni e servizi, se l’anonimato viene compensato da una riduzione del prezzo di tali beni e servizi. Per cui un provvedimento che scoraggia l’anonimato può provocare diffusi malumori.

Ecco allora la ragione per cui la guerra al contante diviene una sfida di civiltà economica. Occorre trasformare un termometro che misura le caratteristiche di fondo di un paese in una medicina che mira a cambiare nel breve periodo proprio quell’orientamento di fondo. L’efficacia della medicina è legata alla capacità di far emergere nei tempi più brevi possibili i vantaggi collettivi e privati di un paese più trasparente. Occorre dimostrare che la trasparenza conviene. La strategia della convenienza va disegnata su più pilastri, da quello economico – occorre un impegno delle banche ad abbattere i costi delle transazioni non in contanti – a quello politico e sociale, attraverso l’impegno delle associazioni produttive, dei sindacati, dei consumatori. Se il provvedimento del governo rimarrà un fatto isolato, i rischi che i costi prevalgono sui benefici saranno alti. E invece si possono creare le condizioni perché la guerra al contante e al sommerso sia un gioco a somma positiva. Se no avremo perso un’altra occasione.

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