LA VERITÀ, VI PREGO, SU PASOLINI

COME ANDARONO LE COSE QUELLA NOTTE? LO SA DA DECENNI TUTTO L’IDROSCALO DI OSTIA – ENNIO SALVITTI FU INTERVISTATO DA FURIO COLOMBO: “LO SCRIVA CHE È TUTTO ’NO SCHIFO, CHE ERANO IN TANTI, LO HANNO MASSACRATO QUEL POVERACCIO. PE’ MEZZ’ORA HA GRIDATO, ”MAMMA! MAMMA! MAMMA! ERANO 4 O 5”. “MA LEI QUESTE COSE LE HA DETTE ALLA POLIZIA?”, CHIESE COLOMBO. “MA CHE SO’ SCEMO?”…

Claudio Marincola per “il Messaggero”

La verità sulla morte di Pasolini la conoscevano in tanti. Nonni, zii, nipoti, figli, cugini acquisiti. L’Idroscalo di Ostia era una grande famiglia, tante parentele intrecciate. Una grande famiglia allargata che per anni ha custodito un pezzo di verità su uno dei delitti più oscuri del secolo scorso.

«Pasolini è morto davanti a tutti, ci fu anche chi quella notte prima dell’arrivo della polizia andò lì a vedere il cadavere», rivela il figlio dell’uomo che allo scrittore di tanto in tanto affittava una baracchetta. E’ un racconto molto diverso dalla verità processuale. Confermato da un altro nipote che ha sempre saputo ma che soltanto ora ha trovato la voglia di parlare. Unica condizione: «Le dico il mio nome ma non voglio leggerlo sul giornale.

TUTTI ZITTI
In tanti videro e sentirono cosa accadde quella notte del 1° novembre 1975. Lo videro grazie ai fari di un’altra auto che illuminò la scena del delitto. E sentirono perché sarebbe stato impossibile tapparsi le orecchie e non udire lo strazio di Pasolini.

IL TESTIMONE
«Ero piccolo ma l’ho sempre saputo. Se ne parlava in casa. So come si svolsero i fatti anche se all’epoca ero solo un bambino».

Parla Ottavio M., il nome è di fantasia anche se le iniziali sono quelle vere. I suoi genitori vivevano in una casetta abusiva all’Idroscalo. Il padre se l’era costruita da solo. Erano amici e vicini di casa di Alfredo Principessa e Maria Teresa Lollobrigida, i due che dissero di aver trovato per primi il cadavere dello scrittore.

Suo nonno si chiamava Ennio Salvitti. Fu intervistato subito dopo il delitto da Furio Colombo, allora cronista de “La Stampa”. Fu l’unico a dire la verità: «Lo scriva che è tutto ‘no schifo, che erano in tanti, lo hanno massacrato quel poveraccio. Pe’ mezz’ora ha gridato, “mamma! mamma! mamma! Erano 4 o 5».

«Ma lei queste cose le ha dette alla polizia?», chiese Colombo. «Ma che so’ scemo?», rispose Ennio, il nonno di Ottavio. Furono la Lollobrigida e il marito a raccontare in che modo la mattina del 2 novembre, poco dopo le 6, avevano trovato il cadavere. Scesa dalla macchina lei vide il corpo che all’inizio le sembrò un sacco dell’immondizia. «Mio marito – disse agli agenti la donna – doveva andare al lavoro quella mattina e stava accompagnandomi alla casetta».

ABUSIVI
«Alfredo e Maria quella notte avevano dormito all’Idroscalo – ricostruisce quelle ore Ottavio – Sentirono Pasolini invocare aiuto e uscirono per vedere cosa stava accadendo. Temevano che fosse mio padre Sergio che non era ancora rientrato. In quel periodo i miei si stavano separando. Mia madre aveva un altro uomo, si erano picchiati. Quando videro che non si trattava di mio padre ma di Pasolini tornarono a farsi gli affari loro».

Lo zio di Ottavio è uno dei tre figli di Ennio Salvitti. Vive a Roma. «All’epoca avevo 23 anni ma già non vivevo più all’Idroscalo. Due giorni dopo mio padre Ennio mi raccontò tutto: quella notte ci fu una caciara infernale. Non potevano non sentire. Pasolini affittava una casetta per portarci i ragazzi. Mio padre mi ha sempre detto di aver raccontato anche questo. Sono cose che qui tutti sapevano. Mi disse anche che di auto qui all’Idroscalo quella notte ne arrivarono altre».

Pasolini moriva e l’Idroscalo si girava dall’altra parte. Nessuno diede l’allarme: «In casa avevamo la luce ma non l’acqua e il telefono. Bisogna arrivare al cantiere navale e svegliare il guardiano. Nessuno lo fece. Pasolini era quello “famoso” ma questo non vuol dire che piacesse a tutti…».

PAURA
Avevano paura. Paura che se avessero parlato avrebbero buttato giù le loro casette abusive ignari che qualche anno dopo le avrebbero demolite lo stesso. E oggi? Oggi Ennio non c’è più. E anche Alfredo e Maria, i due che scoprirono il cadavere, sono morti. La scoperta della verità è una corsa contro il tempo. «Alfredo – racconta Gino B., un altro parente – non ha mai avuto la patente né posseduto un’automobile. E poi quel giorno era domenica. Perché avrebbe dovuto andare a lavorare? Quando serviva si facevano portare dal figlio Franco».

COMPLOTTO
C’è un altro particolare che rende più strazianti, se possibile, gli ultimi istanti di Pasolini. «All’Idroscalo lo conoscevano tutti – riprende Ottavio – ci veniva spesso per giocare a pallone. E tutti noi conoscevamo molto bene anche Ninetto Davoli – continua – prima di fare l’attore faceva il fornaretto, veniva a portare il pane anche a casa nostra». Ninetto si è chiuso in un silenzio lunghissimo.

Un lutto privato, il suo. Ottavio, invece, a un certo punto della sua vita ha conosciuto Pino Pelosi, l’unico condannato per il delitto. Hanno lavorato insieme in una concessionaria di automobili vicino Piazza Bologna.

RIS
La testimonianza di Ottavio e di suo zio potrà essere utile al magistrato Francesco Minisci che ha riaperto l’inchiesta. In attesa che i Ris, il Reparto speciale dei carabinieri concluda l’esame dei reperti trovati quella notte accanto al corpo. I risultati si conosceranno alla fine di giugno.

VENDETTA
Gli abitanti della borgata riuscirono per qualche tempo a salvare le loro case. «Ricordo benissimo quando furono costruite le palizzata e la rete – racconta Ottavio – avremmo costruito anche una piscinetta ma scavando i miei zii trovarono un ordigno della II guerra mondiale che gli artificieri disinnescarono». La casetta si salvò ancora una volta. Finché non arrivò la vendetta postuma di Pasolini. «Per costruire il suo monumento l’hanno abbattuta. Pino Pelosi mi deve una casa».

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