Piccola Posta di Adriano Sofri

Ho un’idea di che cosa siano le cosiddette rivolte in carcere oggi: si traducono immediatamente in botte, trasferimenti punitivi, denunce e sacrificio dei poveri “benefici” ventilati dalla buona condotta, e anche, inevitabilmente, nello scontro con le persone che il sistema penitenziario mette corpo contro corpo di fronte ai detenuti. Detto questo, non devo spiegare né a me stesso né ad altri la doppia sensazione che provo quando leggo, come in questi giorni, delle “rivolte” in carcere: di preoccupazione e pena per i protagonisti, ma anche di una giustizia, di una legittima difesa della propria incolumità e della propria dignità. A Genova, dei detenuti si sono ribellati perché la cooperativa che somministra i farmaci, non pagata, ha deciso di “sospendere le pastiglie” (sic!). Quanti reati comprende questa notizia, e tutti dalla parte dei carcerieri, e dei più titolati fra loro? L’intera condizione carceraria è oggi illegale, e come tale riconosciuta dalle autorità, per impudenza o demagogia, e dai sindacati della polizia penitenziaria, che sanno meglio di tutti come stanno le cose, e di chi è la responsabilità. Io stesso non saprei dire niente di più duro di quello che stava ieri nei comunicati dei sindacati degli agenti. La Corte costituzionale ha appena stabilito che i giudici di sorveglianza riconoscano i diritti elementari che per regolamento spettano ai detenuti, a cominciare dallo spazio in cui sopravvivere, e che le loro decisioni siano tassative per l’amministrazione penitenziaria. Non so se la notizia sia già arrivata a tutti i tribunali di sorveglianza: ma è l’ennesima dimostrazione, come le sentenze europee, della piena illegalità della situazione delle galere. Basterebbe applicare la legge, e l’intero edificio crollerebbe. Che cosa pensare di un intero edificio costruito sull’oltraggio alla legge? Chi è più fuorilegge, quelli di dentro in basso o quelli in alto di fuori? Ah, ieri si è rivoltato anche un singolo detenuto a Fuorni, Salerno, sarebbe uscito presto, dicono le cronache. Aveva 34 anni, si è impiccato. Era il ventinovesimo dell’anno. Oggi qualcuno si rivolterà con un lenzuolo d’ordinanza in un cesso di cella, per fare cifra tonda.

Il Foglio

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