In nome della droga: la mattanza messicana

In Messico ogni giorno è un 2 di novembre. Ieri è stato quello più violento e sanguinoso degli ultimi sei anni: 85 morti. Rivalità tra bande, narcotraffico, innocenti stroncati dalla casualità. Donne, vecchi, bambini. La ferocia non guarda in faccia nessuno. Una mattanza senza soluzione di continuità. Lontano dalle luci abbaglianti delle località turistiche e dal silenzio sacro delle piramidi Maya, una guerra senza pari nel mondo: 22.700 morti dal 2006. Solo nei primi tre mesi del 2010 si sono contati 3.365 cadaveri. La gente continua a morire o a uccidere

Nell’articolo: “Fino al 2006 il governo messicano è rimasto passivo di fronte al fenomeno crescente della criminalità organizzata legata al traffico di stupefacenti. I cartelli della droga regolavano i conti tra loro. Una banda rimpiazzava l’altra spazzata via dal “mercato” o da dissidi interni. Poliziotti corrotti vigilavano su tutto questo, con le tasche piene di mazzette e senza la necessità di procedere ad arresti ed indagini”

Anna Mazzone per “Il Riformista

Dal Sudafrica il presidente Felipe Calderon inneggia al pugno di ferro. Ma i suoi 45.000 soldati finora non sono serviti a granché. Una «guerra persa». Così in tanti commentano la sua strategia anti-narcos; negli ultimi quattro anni ha schierato interi plotoni di polizia ed esercito per presidiare le aree più calde del Paese e stroncare sul nascere le dinamiche legate al mercato della droga. Ma le teste continuano a rotolare. Arti tagliati, bambini rapiti. L’orrore reitera se stesso e aumenta, persino. Una spirale di violenza che spinge molti a cercare rifugio oltre il confine, in quegli Stati Uniti sogno di mezzo mondo. Ma anche lì, spesso, i disperati trovano la morte.

Ottantacinque morti tra giovedì e venerdì. Il giorno più sanguinoso degli ultimi sei anni in Messico. 19 sono stati uccisi durante un assalto ad un centro per la cura delle tossicodipendenza.

La prossima frontiera per i narcos è il Vecchio Continente. Se il border con gli Usa è sempre più diventato una trincea insuperabile, i “porti” europei sembrano ancora sicuri o, almeno, più morbidi. Per questo recentemente, in un documentario di SkyTg24 (Coca Nostra), il Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, ha espresso la sua preoccupazione: «Sarebbe un disastro se i messicani sbarcassero a frotte in Europa. Sono come le cavallette, affamati e feroci. Molto peggiori dei colombiani. L’Europa in breve tempo sarebbe messa sotto assedio».

Parole profetiche. Il traffico di droga, che ha origine in Colombia e passa per il Messico, in Europa è gestito dalla ‘ndrangheta calabrese. L’Italia per molti narcos messicani potrebbe rappresentare l’unico porto veramente sicuro. Il business della cocaina ha raggiunto livelli stellari. Siamo al primo posto per consumo di polvere bianca e abbiamo superato anche la Gran Bretagna e la Spagna. Insomma, se da qui Ciudad Juarez sembra un inferno, da lì Milano e Roma devono apparire come il paradiso.

Fino al 2006 il governo messicano è rimasto passivo di fronte al fenomeno crescente della criminalità organizzata legata al traffico di stupefacenti. I cartelli della droga regolavano i conti tra loro. Una banda rimpiazzava l’altra spazzata via dal “mercato” o da dissidi interni. Poliziotti corrotti vigilavano su tutto questo, con le tasche piene di mazzette e senza la necessità di procedere ad arresti ed indagini. I morti nel 2006 sono stati 62. Alla fine di quell’anno, però, Calderon dà inizio al suo attacco frontale e schiera i primi 6500 poliziotti anti-narcos. Oggi quelle truppe governative sono diventate ipertrofiche, con 45.000 uomini.

L’anno successivo la conta dei cadaveri schizza a 2.837. E lievita in maniera esponenziale nel 2008, con 6.844 morti. Nel 2009 il tragico bollettino sfiora le diecimila persone. Uccisi per strada, ai posti di blocco, nel deserto, sulla porta di casa. Buttati per terra come tappeti vecchi, ammonticchiati in discariche abusive. Spesso di un uomo o una donna si ritrova solo la testa o un arto, un dito, un lembo di carne. La ferocia degli assassini non conosce limite. La propria vita e il business. È tutto quello che conta per i narcos. Così tengono in assedio un intero Paese e condizionano gli equilibri di tutta la regione.

Accanto alla droga, una montagna di armi. Fucili semi-automatici, granate, bazooka, bombe a grappolo. Il Messico è sempre meno “nuvole” e sempre più guerra. L’equipaggiamento dei narcos non ha nulla da invidiare a quello dei soldati Nato in Afghanistan. Secondo i dati dell’anno scorso, circa il 90 per cento delle armi utilizzate in Messico viene prodotto negli Usa. Una piaga che l’agenzia americana ATF (per il controllo del traffico di alcol, armi e tabacco) sta cercando disperatamente di sanare. Texas, Arizona e California sono i migliori mercanti per armare la mano dei killer col sombrero. Più del 55 per cento delle armi trafficate illegalmente dagli Usa verso il Messico sono fucili da assalto. E nel 2009 la Commissione affari esteri del Congresso ha stanziato 73.5 milioni di dollari per aumentare le risorse dell’ATF e rompere la catena del traffico illegale di armi verso Tijuana. A marzo dello stesso anno, il ministro della Giustizia, Eric Holder, ha chiesto al Congresso di ristabilire il divieto federale per la vendita di armi d’assalto.

Ma per ora i dati non sono confortanti. Secondo il Dipartimento di Giustizia di Città del Messico, su dieci morti, nove sono membri di organizzazioni criminali. Baja Californiana, Guerrero, Chihuahua, Michoacan, Tamaulipas, Nuevo Leon, Sinaloa. La lista degli Stati più violenti è lunga. Un’emorragia di vite, uno stato di tensione costante, lontana dagli occhi delle coppie in luna di miele nello Yucatan o sulle spiagge dorate di Acapulco.

La “Calzada de los muertos”, “La passeggiata dei morti”. Così i Maya chiamavano il cuore del loro potente Stato che come moneta usava i semi di cioccolato. Lì gli sciamani sacrificavano vite umane sulle piramidi del Sole e della Luna. Per loro erano morti “sacre”. Oggi la “via dei morti” in Messico ha solo il sapore acre e agghiacciante della polvere che si mescola col sangue, senza una ragione. Violenza allo stato puro. Giorno dopo giorno.

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