silvio, stai lontano dai pierfurby

L’ELEFANTINO PRO-FINI CONSIGLIA L’AMICO SILVIO: “LO SCAMBIO IPOTIZZATO DA VESPA E BENEDETTO DALLA SEGRETERIA DI STATO È UNA COGLIONATURA” – “la partnership democristiana, benedetta quanto si voglia in alto loco e allo sportello del potere che conta, quello bancario, presenta più pericoli di quanti se ne vedano”….

Giuliano Ferrara per “Il Foglio

Adunata di banchieri e cardinali dal principe del giornalismo governativo. Era di giovedì, presso Trinità dei Monti. Berlusconi corteggia Casini, rinverdisce vecchi ricordi, seduce. Casini fa il ritroso, sotto gli occhi premurosi di Bertone, di Letta, di Draghi e Geronzi. Uno spettacolone sulla scia della eterna romanità salottiera della compianta Maria Angiolillo, che abitava dappresso.

Poi partono le solite veline: il Cavaliere gli ha offerto il ministero di Scajola, forse anche gli esteri, e tanto calore umano di cui è incapace “quel traditore di Fini”; Casini vuole la crisi, che al nostro Amore dispiace assai, ma forse una crisina pilotata si può fare. Anche un bambino capisce che lo scambio Casini-Fini, se fosse possibile, sarebbe a somma zero. Anzi, probabilmente in perdita.

Casini ha la stessa età di Fini, è anche più giovane, ed è democristiano e ambizioso come lui. A differenza di Fini, Casini in uno scontro virtuale o reale con Berlusconi ha l’alternativa della rendita a bassa intensità, l’elezione sempre possibile di un pattuglione di ex democristiani tutelati dalla Cei, già successo due anni fa; oppure ha spazio per manovre con i poteri forti, in mezzo all’affetto di parenti che si comportano bene nel mondo e sono assai ricchi, più giochi generazionali vari; e Casini non ha il residuo handicap di qualche foto col braccio alzato.

Berlusconi non è un bambino, sebbene di adulto abbia solo l’età. Comunque è intelligentissimo, un laser: dunque sa bene che ho ragione quando dico che lo scambio ipotizzato da Vespa e benedetto dalla segreteria di stato è una coglionatura, che Casini è stato quello dei due ex alleati di coalizione che ha messo in discussione la sua premiership, cosa che Fini non ha mai fatto; quello che gli ha reso la vita impossibile, che lo ha spinto alla furia e al predellino, fino all’espulsione dell’Udc dalle liste apparentate al Pdl e dall’alleanza con lo schieramento elettorale vincente capitanato dal Cav., robe di due anni fa, non venti.

E’ vero, sento già l’obiezione, che Berlusconi riuscì a recuperare Bossi, il quale gli dava di mafioso e di Berluskaz ogni giorno, e a farne il perno di una nuova e apparentemente solida alleanza. E’ vero che con il Cav. tutto è sempre possibile e impossibile al tempo stesso. E’ vero che se vuoi fare la pace con Fini devi preparare la guerra con tutti i mezzi, la corte a Casini compresa.

Ma il mio sospetto è che con Fini Berlusconi non riesca a trovare una intesa psicologica minima per una ragione chiara e non inconfessabile. Sì, Fini è antipatico, supponente, irrispettoso, complessato, d’accordo, ma la questione non è quella, almeno per uno statista che si vanta di sapersi fare convesso con i concavi e concavo con i convessi.

La verità è che fuori del suo partito Berlusconi tollera movimenti bizzarri, tradimenti e pazziature di ogni conio, ma dentro il sacro recinto della sua azienda politica non c’è spazio nemmeno per azionisti di piccola minoranza con qualche titolo al controllo delle strategie di sviluppo.

Mi spiace, presidente, ma questo atteggiamento imprenditoriale ed egotistico in politica è un difetto. La piccola minoranza finiana può essere fastidiosa, ma un politico serio la usa, se ne serve per fare più grande la sua forza e la sua immagine, passa di compromesso in prova di forza senza mai dimenticare che l’interesse comune è a vincere la partita con opposizione e poteri neutri, e che il socio di minoranza non ha interesse a sfasciare la ditta e a raccogliere solo cocci, purché sia messo in grado di vivere dignitosamente in una casa che è anche sua, anche dei dissenzienti.

 

Invece la partnership democristiana, benedetta quanto si voglia in alto loco e allo sportello del potere che conta, quello bancario, presenta più pericoli di quanti se ne vedano. Intendiamoci: Casini ha la testa sulle spalle e saprebbe dissimulare bene le sue ambizioni, lavorerebbe di fino nei primi tempi. Però è un antibipolarista, a differenza di Fini, e ha un’idea del potere rispettabile ma temibile.

Dovesse avvenire, lo scambio Casini-Fini sarà da antologia, e in capo a qualche mese metteremo nel nostro album delle figurine nuove facce e faccine. Penso ci sarà posto per quella piuttosto ingrugnita del mattocchio liberale di cui siamo amici da un quarto di secolo.

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