La cricca che ammazza le notizie

I giornalisti della sinistra che conta a Washington si mettono d’accordo via e-mail per sputtanare gli avversari in modo scientifico. Una talpa li sputtana a loro volta e dà tutto agli eroi di destra, che pure non sono santi

Nell’articolo: Andrew Breitbart, un altro campione del conservatorismo urlato, ha offerto 100 mila dollari a chiunque gli avesse fornito l’intero archivio delle conversazioni di Journolist, la prova definitiva per incastrare la cricca dei giornalisti sinistrorsi

Mattia Ferraresi per “Il Foglio

“Kill the story” è un’espressione che rende l’idea anche meglio di “insabbiare”, “affossare” e altre simili. Si dice delle notizie che per calcolo vengono taciute dai giornalisti che dovrebbero invece esporle all’occhio del pubblico. Quando la notizia c’è ma non si può dire scatta l’ordine: kill the story, ammazza la notizia, brucia le carte e cercane un’altra che sia abbastanza conveniente da essere tenuta in vita. Negli ultimi giorni l’America è precipitata nell’ossessione pericolosa della metanotizia: la vera notizia è che c’è gente in giro che ammazza le notizie. Si tratta di attori semi indipendenti accomunati da una coloritura ideologica di sfondo che copre le sfumature dello spettro sinistro della politica americana.

Il collante di quella che il giornalista collettivo
chiamerebbe “cricca” è una mailing list di nome Journolist, fondata dal giornalista del Washington Post Ezra Klein e da lui stesso chiusa poco più di un mese fa. Funziona così: i giornalisti di sinistra di Washington chiedono di entrare nella mailing list, il gran maestro vaglia le richieste e ammette nella cerchia chi dimostra di essere ideologicamente idoneo. Una volta dentro, partono le bordate di e-mail quotidiane. Tutti i messaggi di Journolist erano destinati, nelle intenzioni, a rimanere privati, come se fosse un dibattito permanente e collettivo fra giornalisti della stessa area. I quattrocento selezionati da Klein usavano Journolist come un collettore di pensieri a voce alta, opinioni ispirate dalla testa ma passate nel filtro dello stomaco. Visto che quello che si diceva in Journolist rimaneva in Journolist, i membri del clan non si curavano di dettagli tipo contenere gli insulti verso i giornalisti avversari, i politici conservatori, quelli che non si riusciva a sopportare per i motivi più vari.

Questo finché il giornalista del Washington Post David Weigel non ci ha rimesso il posto. Aveva risposto d’istinto a un attacco del blogger e attivista conservatore Matt Drudge: “Sarebbe un mondo migliore se lui si desse fuoco”, aveva scritto sapendo che tutti i destinatari del messaggio pensavano la stessa cosa. Ma c’era una talpa. Il commento impresentabile di Weigel è finito nelle mani del sito conservatore Daily Caller, diretto da Tucker Carlson, che ha pubbicato la notizia. Risultato: Weigel licenziato, Journolist chiuso per sempre. Qualcuno però aveva capito tutto.
Andrew Breitbart, un altro campione del conservatorismo urlato, ha offerto 100 mila dollari a chiunque gli avesse fornito l’intero archivio delle conversazioni di Journolist, la prova definitiva per incastrare la cricca dei giornalisti sinistrorsi. Sapeva che la talpa era abbastanza furba da fare una copia di tutto il materiale che aveva a disposizione, e la sbandata di Weigel era senz’altro uno dei tanti incidenti di percorso della comunità di Journolist. Evidentemente nessuno ha accettato l’offerta di Breitbart, ma martedì nuove e-mail imbarazzanti di Journolist sono comparse ancora sul Daily Caller.

Gli scambi risalgono a uno dei momenti più delicati della campagna elettorale di Obama. Il candidato democratico aveva appena scaricato il reverendo Jeremiah Wright, suo mentore degli anni belli di Chicago diventato impresentabile durante la corsa alla Casa Bianca. Obama aveva preso le distanze, il pastore aveva contrattaccato dicendo che era stato buttato giù dal carro per “motivi politici”, imbarazzo supremo per l’invincibile Obama. E’ a quel punto che l’armata in servizio permanente di Journolist decide di agire. Chris Hayes della rivista Nation è il primo a proporre di ammazzare la notizia: lasciamo perdere Wright, non ne parliamo, pensiamo che Obama ha bisogno del nostro aiuto per mandare a casa con i fuochi d’artificio quel criminale di Bush. Il litigio di Wright  non ha a che fare con le idee, dice Hayes, ma “con il tentativo della destra di mantenere il controllo del paese”. Il cronista non propone un’impossibile apologia di Wright, solo vuole creare un cartello del silenzio, una omertà ben calcolata. Kill the story, insomma.

Non tutti hanno accettato l’insabbiamento proposto da Hayes, ma la controversia di Wright è finita in niente nel giro di pochi giorni. Uno degli sport preferiti della cricca di Journolist è attaccare i colleghi conservatori di Fox News: questo è l’oggetto delle rivelazioni del Daily Caller di mercoledì, detto “day two” dalla comunità dei giornalisti di Washington. Il complimento migliore che viene rivolto a Fox è di essere un covo di fascisti; il peggio lo offre Sarah Spitz della National Public Radio quando scrive che assisterebbe con gusto alla morte del commentatore radiofonico di destra Rush Limbaugh: “Non credevo di poter odiare così tanto, ma lui se lo merita”. Su Fox poi piove quanto di peggio: “Covo di vermi”, “tribù che non dà notizie”, “venduti”.

Il “day three” è dedicato a Sarah Palin.
Quando John McCain l’ha scelta come candidata alla vicepresidenza, la comunità di Journolist si è mossa per studiare una linea di attacco contro la peggiore – vista da sinistra – delle candidate possibili. La comunità di scambio di idee si produce nella più classica delle derive da cricca organizzata: studia strategie, condivide titoli, i giornalisti anticipano il contenuto dei loro articoli per meglio accordarsi con la volontà generale. Da comunità illuminata, Journolist diventa lobby, gruppo di pressione, casta dedita all’arte dell’indirizzare piuttosto che a quella del raccontare. Un po’ di quello che è stato detto in forma privata ora è pubblico; molto potrebbe essere pubblicato nei prossimi giorni, per continuare una guerra che una volta si faceva in punta di penna, ora si fa a colpi di fucile. A ogni nuova e-mail che la talpa passa al Daily Caller i conservatori esultano, si stringono, gongolano nel contemplare l’agonia del sottogoverno radical chic dei giornalisti di sinistra. Ma dall’altra parte della staccionata non ci sono santi. Breitbart è sotto accusa per avere montato con malizia un filmato di Shirley Sherrod, un’impiegata di colore del dipartimento dell’Agricoltura. I tagli di Breitbart lasciavano intendere che Sherrod invocasse argomenti razzisti contro i contadini bianchi, ma in realtà le affermazioni integrali volevano dire il contrario. Sherrod è stata licenziata al volo e poi reintegrata, dopo aver figurato per una settimana nella guerra dello sputtanamento fra bande.

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Una Risposta to “La cricca che ammazza le notizie”

  1. La cricca che ammazza le notizie | Politica Italiana Says:

    […] via https://sottoosservazione.wordpress.com/2010/07/24/la-cricca-che-ammazza-le-notizie/ Posted by admin on luglio 25th, 2010 Tags: America, Estero Share | […]

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