Dove sta la materia penale?

I magistrati romani insistono sulla P3, ma per ora è solo un teorema

Giuliano Ferrara per “Il Foglio

Il procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, e il pubblico ministero, Rodolfo Sabelli, sono uomini di mondo, conoscitori della realtà. Non si stupiranno se domandiamo loro rispettosamente: dove stia la materia penale, nella faccenda della cosiddetta P3 sulla quale alacremente indagano? La cena e le chiacchiere non sono un reato, sono bensì un delitto politico, perché chi sta al timone non si riunisce con millantatori, sbrodoloni, personaggi che appartengono al folclore sottopolitico da anni, e se lo fa deve aspettarsene le conseguenze del caso. Ma un delitto politico, cioè un errore, non è materia penale.

Non ha forse cenato riservatamente, il premier, con due giudici costituzionali? Non risultano informazioni di garanzia, interrogatori, censure (salvo quelle della libera critica, alle quali furono opposte libere repliche). Allora direte che nelle intercettazioni emerge un elemento, ancora da chiarire e definire, di scambio o di rapporto di scambio (che sia la promessa di favorire un consorzio per l’eolico in Sardegna o un giro di versamenti per l’aumento di capitale di un giornale locale legato al politico)?

Osserviamo che nei rapporti tra i potenti pugliesi dei Ds e del Pd e i magistrati della circoscrizione di Bari lo scambio arrivò alla candidatura di uno di essi, quello che indagava sulla classe politica, a sindaco della città: senza conseguenze giudiziarie, senza intercettazioni, senza campagne di sputtanamento. E tutti sanno (tranne Alberto Statera del gruppo Espresso, che invece dovrebbe essere bene informato in materia) dove il Carboni iniziò la sua attività di socio editoriale: al fianco del fondatore di Repubblica, Carlo Caracciolo, nella compagine della Nuova Sardegna. Può una striminzita coda nel Giornale della Toscana valere l’epica di una nuova P2?

Ma la ciccia sembra essere in quanto ha detto il Tribunale del riesame: non scarcero nessuno degli indagati perché potrebbero ancora compiere il loro solforoso reato d’eccellenza, il condizionamento della giurisdizione e il metodico tentativo di influire sul funzionamento di organi costituzionali. Ora, spiace ripetersi, ma non c’è una nomina importante, un avanzamento, una promozione, un distacco al ministero della Giustizia che non siano vagliati, filtrati, condizionati da conciliaboli corporativi e politici. Nella magistratura il lobbismo delle correnti culturalmente connotate e politicizzate, e il conflitto tra gruppi di potere, impera indisturbato, con effetti d’evidenza palmare.

Abbiamo perfino avuto le guerre tra le procure
a colpi di mandati di cattura, a Catanzaro e a Salerno, figuriamoci le raccomandazioni del pitreista emerito Lombardi. Inoltre, se lo spirito predatorio verso l’istituzione giurisdizionale e costituzionale è la materia penale di questa associazione segreta, bè, che ne facciamo dei voti e dei comportamenti del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, che ha votato secondo i desiderata della P3 dopo averla ricevuta in ufficio, e degli altri componenti, anche laici di sinistra, che hanno fatto lo stesso?
Capaldo e Sabelli devono infine valutare con serietà la vicenda politica civile e giudiziaria della P2: tutta la parte penale si risolse in una schiera imponente di assoluzioni, perché la definizione di responsabilità penali certificate e provate non va d’accordo con il fumus vago di un’imputazione come quella di “associazione segreta”.

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