Le stragi nascoste dei superkiller Usa

La “Black Unit” deve eliminare i capi ma uccide troppi civili

FRANCESCO SEMPRINI per “La Stampa
NEW YORK
Stazionano a Camp Marmal, la base di Mazar-e-Sharif, si muovono soprattutto di notte e hanno il compito di catturare o uccidere in gran segreto militanti taleban ed esponenti di Al Qaeda di elevato profilo i cui nomi sono contenuti in una «lista nera» riservata. È la Task Force 373, il commando militare «top secret» che combatte parallelamente alle truppe dell’Alleanza in Afghanistan e la cui esistenza è stata svelata da Wikileaks alcuni giorni fa.

Dai documenti pubblicati sul sito emerge che per le sue operazioni la TF 373 utilizza principalmente tre basi militari: quelle di Kabul, Kandahar e Khost. È composta da uomini scelti di Esercito, Marina e Marines, e nonostante lavori assieme alle forze speciali della coalizione di stanza in Afghanistan, recluta la maggior parte dei suoi uomini dallo Special Force Group di Forth Bragg, in Carolina del Nord. Sono elementi addestratissimi che operano in squadre con dotazione di armamenti e attrezzature sofisticate, e si muovono a bordo di elicotteri Chinook e Cobra della flotta del 160 Reggimento di aviazione per le operazioni speciali, di base a Hunter Army Airfield, in Georgia.

Il comando di questa «Black Unit», come vengono tecnicamente definite le task force che operano sotto copertura, è affidato, sembra, al generale Raymond Palumbo, e il nucleo afghano ha il compito di uccidere obiettivi di «alto profilo» o catturali e detenerli senza processo. Dai documenti pubblicati su Wikileaks è emerso il profilo di almeno duemila figure di rilievo appartenenti alle formazioni taleban o ai nuclei di Al Qaeda, il cui nome è transitato sulla «kill or capture list», conosciuta con l’acronimo Jpel.

I documenti rivelano che nelle azioni della TF 373 sono morti però diversi civili, donne, bambini e funzionari della polizia afghana, persone innocenti finite per caso o errore nelle missioni ombra i cui esiti tragici venivano puntualmente insabbiato o falsati dalle autorità della coalizione. La notte dell’11 giugno 2007, ad esempio, la TF 373 ha partecipato a una missione con le forze speciali afghane per catturare o eliminare il comandante taleban Qarl Ur-Rahman attorno a Jalalabad. Ma poco prima di entrare in azione è iniziato un confuso conflitto a fuoco terminato con l’arrivo di un AC-130 le cui mitragliatrici hanno spazzato raso al suolo tutta l’area. Il rapporto segreto che ne è seguito recita: «7 x ANP KIA, 4 x WIA». Voleva dire che le persone colpite dalle raffiche nella notte erano poliziotti afghani, sette dei quali morti e quattro feriti. Le autorità della coalizione si sono limitate a raccontare in un comunicato di uno scontro a fuoco e dell’intervento di supporto aereo, senza menzionare niente sugli undici poliziotti.

Nonostante le tensioni crescenti tra popolazione, autorità locali e militari, la TF 373 ha continuato a condurre operazioni ad alto rischio come quella che ha visto le truppe speciali confrontarsi con i taleban nel villaggio di Laswanday alla fine del 2007, a poca distanza da dove qualche mese prima erano rimasti uccisi sette bambini in un altro blitz dell’unità. Il bilancio dello scontro anche in quel caso è stato tragico: di dodici americani e tre bambini feriti, quattro civili, una ragazza e una donna uccisi, una fattoria devastata. Nessun miliziano è stato eliminato o catturato.

Numerosi documenti mostrano infine che gli obiettivi Jpel sono stati catturati e trasferiti in una prigione speciale chiamata Btif, ovvero Bagraham Theatre Internment Facility, e detenuti per anni senza processo, in celle comuni o vecchi hangar. Ad ogni prigioniero si attribuiva un numero, al dicembre 2009 erano 4288 i prigionieri transitati al Btis, alcuni persino sedicenni. Sono 757 quelli ancora reclusi.

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