Lidiia, la “cattiva” ragazza che metteva paura ai piloti della Luftwaffe

Nell’articolo: Lidiia è bionda, minuta, bella; lì al centro di Saratov è una delle più brave, dedite e coraggiose; e per questo nel settembre del 1942, insieme ad altre due compagne di corso, è trasferita sul fronte di Stalingrado, dove i nazisti sono riusciti a stabilire una testa di ponte lunga 8 chilometri alla periferia della città. La biondina è lì per combattere e combatte

Maria R. Calderoni per “Liberazione
Era “La Rosa bianca di Stalingrado”. Così l’avevano soprannominata, ma tutti conoscevano il suo vero nome, ripetuto nei titoli a caratteri cubitali che la stampa di quei giorni le dedicava. Era Lidiia Vladimorovna Litviak, ragazza nata a Mosca il 18 agosto 1921. Perfetta sconosciuta in Italia e in tutto il mondo occidentale, ma molto nota nell’ex Urss. E anche adesso che l’Unione sovietica è sparita da un pezzo, un monumento, decorato da dodici stelle dorate – una per ognuna delle sue dodici vittorie aeree – resta lì a ricordarla a Krasy Luch, regione del Donec. Lidiia Litviak ha il titolo di “Eroe dell’Unione sovietica”, onorificenza alla memoria che le fu conferita da Gorbaciov il 5 maggio 1990, praticamente a tempo scaduto: quella di Lidiia fu infatti una delle ultime medaglie targate Urss elargite.

Toccò a lei, meritatamente. “La Rosa bianca di Stalingrado”, una vita tragica e poetica che sembra un film, un crudele film di guerra. Il periodo è infatti quello tra il 1941 al 1943, l’offensiva Barbarossa è iniziata da tempo e le armate hitleriane, con l’operazione “Tifone”, puntano su Mosca; le perdite dell’Armata Rossa sono pesantissime ed è in pieno svolgimento il piano di evacuazione verso gli Urali. Un tempo di ferro e fuoco, di orrore e durissima resistenza sovietica. Lidiia Litviak non è altrove, è lì. All’epoca ha poco più di vent’anni, e non è una qualsiasi. Finito il corso pre-universitario, a 19 anni ha già in mano un brevetto di pilota, nell’ottobre 1941 è di stanza a Engels, sul Volga, nel centro di addestramento (14 massacranti ore al giorno), che la consegna al primo dei tre reparti completamente femminili operativi al fronte. Il reparto di Lidiia è il 586° IAP (la sigla sta a significare “Squadriglia di caccia”) ed ha sede a Saratov. Reparto di guerra, dove le distinzioni di sesso non sono contemplate, e fornito di caccia Yakovlev, Yak 1 e Yak B2. Gli altri due reparti tutti al femminile sono il 587° stormo, destinato al bombardamento diurno (con bombardieri Pe-2); e il 588° adibito al bombardamento notturno (con biplani Polikarpov PO-2).
Lidiia è bionda, minuta, bella; lì al centro di Saratov è una delle più brave, dedite e coraggiose; e per questo nel settembre del 1942, insieme ad altre due compagne di corso, è trasferita sul fronte di Stalingrado, dove i nazisti sono riusciti a stabilire una testa di ponte lunga 8 chilometri alla periferia della città. La biondina è lì per combattere e combatte. Prima missione: duello ad alta quota tra otto aerei tedeschi e cinque russi. Battaglia micidiale, lo Yak di Lidiia butta giù un Messerschmitt e uno Junker; battaglia vinta. La biondina che sa “tirare” bene: alla fine di quell’anno ha sostenuto una ventina di combattimenti e abbattuti altri tre aerei nemici. La biondina famosa, l’asso dell’Aviazione sovietica, la cui foto buca le pagine dei giornali. Pilota di guerra-ragazzina, soldato di prima linea in tuta da combattimento, lei però riesce a incantare anche per la sua bellezza e femminilità; Lidiia che sa restare elegante, fragile e aggraziata tra i motori rombanti e le raffiche dei duelli aerei.
Morivano dal ridere quelle donne-piloti di guerra, quando nell’ottobre del 1941 ricevettero la loro prima divisa militare. Racconta una di loro a Marina Rossi (che sulla vicenda delle soldatesse dell’aria sovietiche ha scritto un libro, “Le streghe della notte”, Unicopli): «Stivali enormi, cappotti fino alla quinta misura, pantaloni che arrivavano fino al mento. Dalle grandi aperture delle giacche spuntavano colli sottili, dalle maniche arrotolate più volte delle mani minuscole». Lì sul fronte dalle parti di Stalingrado, Lidiia però non si dimentica di essere una biondina carina; ago e filo, aggiusta su misura quella divisa sproporzionata, non senza qua e là un tocco di femminile civetteria: con un ritaglio della imbottitura degli stivali riesce a confezionarsi un collo di pelliccia per l’uniforme e dai brandelli di seta di un paracadute ritaglia foulard. Combatte, è in guerra, fa la guerra, ma vorrebbe non doverlo fare. Nel suo abitacolo, prima di ogni missione, lei non manca mai di collocare un mazzetto di fiori; e accanto al pannello degli strumenti c’è sempre la sua cartolina preferita, la cartolina delle rose gialle. Infuria la guerra spaventosa che anche lei, come tutto il suo popolo, deve combattere, pietà è morta e anche la gentilezza deve morire (insieme a 25 milioni di sovietici).
Lidiia lo sa, ma non rinuncia ad essere gentile: sulla fusoliera del suo temibile bombardiere ha fatto dipingere, accanto alla stella rossa, una rosa bianca. E’ il suo segno, il segno della biondina carina che affronta gli invasori tedeschi lassù in cielo. “La Rosa bianca di Stalingrado”.
I caccia nazisti impararono presto a temere quell’aereo dal fiore bianco; e stentarono parecchio a credere che lassù, nel micidiale duello, fosse al comando una ragazza. Dovettero però impararlo presto. Gli squadroni tutti femminili furono per loro una sgradita sorpresa. Quelle “cattive” ragazze reclutate nell’Armata Rossa avevano pessime abitudini. Per esempio, quella di levarsi in volo nottetempo, attaccare, scomparire. Furiosi, insieme alle bombe, i piloti della Luftwaffe lanciano volantini pieni di ingiurie e maschie oscenità, coniando per loro l’epiteto che le avrebbe consegnate alla storia: brutte “streghe della notte”.
Le uniche guerriere volanti di tutta la Seconda Guerra Mondiale. Niente di simile infatti è riscontrato in nessun altro paese belligerante, non nell’aviazione americana né in quella inglese; nemmeno – ad eccezione del caso notissimo di Hanna Reitsch, la donna che collaudò la V2 e infranse il blocco aereo di Berlino per raggiungere Hitler nel bunker – in quella tedesca. «Soprattutto – scrive Silvio Bertoldi nel recensire il libro di Marina Rossi – colpisce l’assoluta uguaglianza di impiego, doveri e perdite delle aviatrici russe: i sacrifici “maschili” che affrontarono, il prezzo di sangue che pagarono, la loro consapevolezza di battersi per la patria invasa».
Bombardamento notturno, caccia, bombardamento in picchiata: i tre reparti completamente femminili erano stati autorizzati, dopo molte perplessità, da Stalin in persona; convinto dall’entusiasmo e dalla bravura «di una giovane donna molto bella, molto intelligente – scrive sempre Silvio Bertoldi – che studiava musica e canto», e che a 19 anni aveva conseguito il brevetto di navigatrice riuscendo ad essere ammessa all’Accademia aeronautica, «prima donna nella storia del suo Paese»: la leggendaria Marina Raskova, classe 1912, la trasvolatrice emula di De Pinedo. Allo scoppio della guerra, Marina Raskova ha il grado di maggiore; ed è lei ad addestrare il primo reparto femminile in una base segreta sul Volga (morirà a 31 anni, il 4 gennaio 1943, sul fronte di Stalingrado, nel corso di una battaglia aerea).
La “strega della notte”, ormai tenente Lidiia, quello stesso anno annovera ormai plurimi battesimi del fuoco, ha all’attivo 168 missioni e dodici aerei tedeschi abbattuti. E’ decorata dell’Ordine della Bandiera Rossa. E’ ferita più di una volta; ma il colpo più duro lo riceve il 21 maggio di quello stesso 1943: durante una battaglia è abbattuto e ucciso Alexsei Salomotin, il giovane pilota col quale è fidanzata.
Ebbe solo poco più di due mesi, Lidiia, per piangerlo. Il 1 agosto, il bombardiere dal fiore bianco che partecipa alla battaglia di Kursk, è attaccato, si schianta e si incendia al suolo presso Orel. Lei avrebbe compiuto 22 anni qualche giorno dopo. I suoi resti mortali furono rinvenuti solo nel 1979 insieme alle lamiere arruginite del suo caccia.
Lidiia Litviack. Biondina carina, Rosa bianca di Stalingrado. Noi non ti dimentichiamo.

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