Non la pensi come me? Sei un servo

Nell’articoloI comunisti non riuscivano mai a sconfiggere nelle urne la Democrazia cristiana. Per questo sfogavano le loro nevrosi dando del servo a chi non li aiutava a mandare all’inferno gli odiati dicì. I giornalisti non subalterni al Pci erano i primi a beccarsi l’insulto. Servi di Piazza del Gesù. Servi della Balena bianca. Servi di questo o quel ras democristiano. Se non scrivevi che Giulio Andreotti era il capo occulto di Cosa Nostra significava che ti eri messo al servizio del Gobbo. Se non sputavi veleno contro Ciriaco De Mita, il motivo era uno solo: avevi incassato una mazzetta dal suo portavoce, Clemente Mastella. Il quale Clemente, per altro, di mazzette non si sognava di darne a nessuno. Persino Eugenio Scalfari si beccò l’accusa di essere al servizio di De Mita

Giampaolo Pansa per “Il Riformista

Sul Riformista di venerdì 20 agosto è comparsa questa lettera, firmata Gianni Tirelli: «Trovo alquanto singolare (visto il contrasto logico) che un quotidiano che si chiama ‘Libero’ sia diretto da un ‘servo’». L’insulto, sia pure addobbato con ipocrite virgolette, era diretto a Maurizio Belpietro, il direttore di Libero. E per connessione a tutti i giornalisti che lavorano con lui. Compreso il sottoscritto, collaboratore di quella testata. Lì per lì, mi sono incavolato. Poi ho riflettuto sulla parolaccia. E mi sono reso conto che il lettore Tirelli era stato sbadato, poichè non aveva espresso in modo compiuto il proprio pensiero. Servo di chi? Credo che intendesse di Silvio Berlusconi. Infatti è questa l’accusa che viene scagliata di continuo dalle tante sinistre italiane contro chi non la pensa come loro sul Cavaliere.

E non si uniforma al Pensiero Unico dell’opposizione. Ormai i “servi di” grandinano tutti i giorni sulle teste dei refrattari. Sono grandinate che conosco da tempo, perché tra i molti difetti delle sinistre c’è di ripetere sempre le stesse maledizioni. Nel 2003, quando pubblicai “Il sangue dei vinti”, un libro sulle stragi compiute dai partigiani dopo il 25 aprile, parecchi sedicenti intellettuali rossi dissero che l’avevo scritto per fare un piacere a Berlusconi o addirittura dietro sua richiesta. Gli stessi continuarono a ripeterlo per i miei libri revisionisti successivi. Allora ero più ingenuo di adesso. E mi affannai a smentire. Oggi non la farei più. A pensarci bene era uno spettacolo già visto nella Prima Repubblica. I comunisti non riuscivano mai a sconfiggere nelle urne la Democrazia cristiana. Per questo sfogavano le loro nevrosi dando del servo a chi non li aiutava a mandare all’inferno gli odiati dicì. I giornalisti non subalterni al Pci erano i primi a beccarsi l’insulto. Servi di Piazza del Gesù. Servi della Balena bianca. Servi di questo o quel ras democristiano. Se non scrivevi che Giulio Andreotti era il capo occulto di Cosa Nostra significava che ti eri messo al servizio del Gobbo. Se non sputavi veleno contro Ciriaco De Mita, il motivo era uno solo: avevi incassato una mazzetta dal suo portavoce, Clemente Mastella. Il quale Clemente, per altro, di mazzette non si sognava di darne a nessuno. Persino Eugenio Scalfari si beccò l’accusa di essere al servizio di De Mita. Accadde nella primavera del 1983, vigilia elettorale. L’Unità e Rinascita, il settimanale del Pci, scatenarono una campagna violenta contro Repubblica. La grandine rossa cadde sulla testa di tutti noi, sotto forma di lettere arrivate dalla base. Erano una valanga. E diedero vita a una campagna di boicottaggio: non comprate più il fogliaccio della ditta Scalfari & De Mita. Venne preso di mira Carlo Caracciolo, l’editore di Repubblica, imputato di trafficare con Flavio Carboni, suo socio nel quotidiano Nuova Sardegna. Eugenio fu sbeffeggiato pure con le vignette. In una faceva il gioco delle tre carte con le schede elettorali. Affiancato da un De Mita vestito come un gangster degli Anni Venti, ghette comprese. Anch’io presi la mia rata di insulti. Ero un servo di casa De Mita come Scalfari e tanti altri di Repubblica. Ma ci fu pure chi scrisse di peggio. Peppino Fiori, in corsa per un seggio senatoriale a Oristano, usando una vecchia citazione di Emilio Lussu, stampò sull’Unità che rischiavo di morire non da uomo, bensì da macchina per scrivere. Oggi succede a Sergio Chiamparino, sindaco democratico di Torino. Ha protestato per l’esclusione del leghista Sergio Cota, governatore del Piemonte, dalla Festa nazionale del Pd. E il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, suo compagno di partito, l’ha subito accusato di «subalternità culturale alla destra». Insomma, a prima vista non c’è nulla di nuovo nella battaglia politica italiana. Eppure, rispetto alla Prima Repubblica, qualcosa è cambiato e non in meglio. La causa è una sola: l’entrata in scena di Berlusconi. Il Cavaliere sta in campo da sedici anni e le sinistre non sono mai riuscite a metterlo fuori gioco. Silvio è caduto tre volte, ma poi è risorto. Adesso si trova di fronte alla prova più dura, con una maggioranza incerta per la scissione dei futuristi di Giancarlo Fini. E nessuno è in grado di prevedere quale sarà il risultato della partita. Proprio per questo, le opposizioni stanno progettando di allestire una Grande Armata, nella speranza di stritolare il Caimano. O il Satrapo, secondo l’ultimissimo sberleffo di Tonino Di Pietro. Non appena l’armata scenderà in campo, si sprecheranno le accuse per chiunque non sia disposto ad arruolarsi nelle sue file. Persino chi si asterrà dal voto sarà bollato come un servo di Berlusconi. Per quel che mi riguarda, confesso che sono indifferente rispetto all’esito della contesa elettorale. Sono diventato troppo pessimista per ritenere che il vincitore, chiunque sia, possa far cambiare rotta a un’Italia destinata al declino e al disordine. Tuttavia non sono indifferente rispetto al modo di condurre la prossima campagna elettorale. Nei bassifondi della politica prevalgono gli spiriti malvagi. Pronti a servirsi di chi è mediocre, intollerante e furioso. Come il lettore che ha dato del servo al direttore di Libero e a chi scrive per il suo giornale. È questa manovalanza di picconatori, molto diversi da Francesco Cossiga, il rischio più grande. Posso soltanto sperare che entrambi i blocchi abbiano il buon senso di non usarli. Nel caso contrario, temo davvero che nessuno si salverà.

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8 Risposte to “Non la pensi come me? Sei un servo”

  1. gianni tirelli Says:

    RISPONDO A GIANPAOLO PANSA PER AVERMI TIRATO IN BALLO

    Egregio Gianpaolo Pansa, definire il termine “servo” una parolaccia, non solo la ritengo una forzatura, ma una lacuna di interpretazione rispetto all’autentica derivazione etimologica del termine.
    Sarebbe ora di dare a certi comportamenti (vista la loro gravità e pericolosità), il loro vero nome e significato e smetterla una buona volta e per sempre, di appellarsi alla buona educazione che, oltre ad essere controproducente rischia di avallare tesi infamanti mortificando la ragione e la verità.
    Se al s.m. “servo”, avessi preferito la locuzione “collaboratore domestico”, o per la catastrofe ambientale, “effetti collaterali del progresso”, avrei reso un pessimo servizio per una corretta comprensione dei fatti e della verità in generale.
    Simpatizzare per uno schieramento, diversamente da un altro, o appartenere dichiaratamente ad una certa area politica, è cosa buona e giusta, auspicabile e sacrosanta; “la diversità come valore fondamentale di democrazia e di civiltà”.
    Ben diverso e deontologicamente scorretto (per non dire altro), è l’uso indiscriminato di armi improprie (mistificazione, contraffazione, epurazione, intimidazione, ecc), che nulla hanno a che fare con la ragione politica, ma impugnate e brandite a difesa del proprio benefattore e mecenate.
    Quale curiosa e inedita democrazia può avere come Presidente del Consiglio un “signore” proprietario di tre reti televisive e di due cecchini travestiti da direttori di giornale che, annaspando nella spazzatura, intendono delegittimare un Presidente della Camera (esponente di primo piano, non che fondatore del PDL) che, in nome dell’autonomia e della legalità, si permette (a ragione e a buon diritto), di dissentire dall’approvazione di leggi vergognose cucite su misura per salvaguardare l’incolumità giuridica del loro padrone?

    I miei rispetti, Gianni Tirelli

  2. gianni tirelli Says:

    LA MIA FELICITA’
    L’elemento principe, fondamentale, per intraprendere il cammino verso la felicità, è l’aria che respiriamo. Senza questo presupposto, ogni possibile vera gioia, ci è preclusa. Dobbiamo inoltre comprendere che, allegria e isteria, non hanno nulla a che vedere con la felicità, ma sono la sua morte. La felicità, quella autentica, è una costante, che prescinde dagli stati d’animo, da sbalzi d’umore e dagli eventi, essendo la stessa legata alla consapevolezza e alla comprensione logica della necessità della morte.
    Il fattore ambientale e la qualità delle cose, sono il naturale terreno di cultura della felicità, perché, intrinsecamente, ne possiedono le soluzioni ideali e quel processo alchemico di natura magica, in grado di produrre le condizioni, favorevoli alla sua crescita. La contemplazione e la meditazione, diversamente da come molti credono o immaginano, non concorrono alla felicità, ma sono la sua espressione ultima. La felicità è azione, movimento e passione. E’ avere tante cose da fare, una diversa dall’altra, e la voglia di terminarle, per poi farne altre e altre ancora. La felicità non dorme mai, non riposa, non si appisola, non ha paura e non rimanda a domani, ma è pragmatica, disincantata ed eroica. Non vive il suo tempo ma il tempo infinito. Ama e comprende ogni cosa che sia di questo mondo, senza possederla e custodirla. La felicità vive il presente. Dimentica il passato e non lancia lenze nel futuro – pesca fra le acque fresche immacolate della sua ragione, per aprirsi nuda, ai tiepidi raggi, del mistero svelato. La felicità è l’atto di umiltà dell’uomo ragionevole. Un uomo che, ai beni effimeri della ricchezza, al potere e al torpore narcotizzante dell’ozio, predilige piccoli sassi di fiume, levigati dall’acqua, per proteggerli poi come figli.
    La felicità è tenerezza, innocenza, bellezza e ironia. E’ lo stupore negli occhi dei bambini, la purezza dei loro sogni e la libertà dei loro pensieri. La felicità si addormenta sulla tua anima, e confonde il suo respiro con il battito del tuo cuore. Come la fede è un bisogno ineludibile e come l’amore ci parla di Dio. La felicità è una bambina dalla pelle di luna, con gli occhi verdi come il mare, e capelli color del grano. Io la chiamo Sofia.
    Gianni Tirelli

  3. gianni tirelli Says:

    CON LE MANI SPORCHE DI TERRA

    Se al risparmio dei cittadini, corrisponde un aumento della disoccupazione, è anche vero che si riduce la spazzatura, i rifiuti, l’inquinamento, i trasporti e, di conseguenza, il caos del traffico. Riducendo in maniera significativa i consumi, gli sponsor batteranno in ritirata dai nostri schermi al plasma e, le nostre città, imbrattate e disonorate da decenni dalla pestilenziale pubblicità, si riapproprieranno della dignità perduta, per cominciare a respirare. La televisione commerciale imploderà dentro un boato sordo, sommergendo sotto le sue macerie, un mondo fatto di vergogna, menzogna e solitudine. Tutta quella montagna, poi, di bisogni effimeri, dipendenze e debolezze che, un tempo, andavano ad ingrassare il PIL, spariranno, come per incanto, dentro l’oblio di un tempo che fu. Discariche e inceneritori e indotto, saranno per la nostra nuova società, l’ultimo dei problemi.
    Le oggettive priorità, saranno relative ai beni essenziali e di prima necessità. Una quotidianità fatta di artigianato, manualità, tradizione e responsabile creatività.

    E’ arrivato il momento di sporcarci le mani di terra – unica, vera, sola e inesauribile ricchezza.
    Nel movimento fisico, ritroveremo la salute, la qualità della vita e quell’energia primitiva, che ci restituirà autonomia, coraggio e passione. Comprenderemo il senso della nostra esistenza, il valore della preghiera e la necessità della morte.
    Presto, ogni disturbo del sistema nervoso (ansie, angosce, attacchi di panico, depressione ed affini) scomparirà come per incanto e, la misura, il buon senso, l’umiltà e la ragionevolezza, ritorneranno dentro il nostro cuore per rigenerare la consapevolezza perduta.
    L’etica, riacquisterà la sua forza primordiale e, come un tempo, governerà su tutte le cose perché, più nessuno e niente, possano ancora destabilizzare l’equilibrio e l’armonia del Mistero Infinito.

    Gianni Tirelli

  4. gianni tirelli Says:

    E ADESSO CHIUDETE GLI OCCHI!

    Se il nostro vicino della porta accanto, basso, attempato e benestante, si trapiantasse i capelli tingendoli poi di un nero corvino e, per contrastare l’implacabile azione del tempo si sottoponesse continuamente ad interventi di chirurgia plastica e, questa persona, limitata e deformata dal nanismo, celasse all’interno delle sue scarpe alti spessori, illudendosi così di correggere (senza risultati evidenti) gli scherzi e i capricci di una natura malevola e distratta, il nostro vicino, in breve tempo, diventerebbe lo zimbello e il buffone di tutto il condominio, e addurremmo all’origine di tali comportamenti un grave e pericoloso disturbo psichiatrico, imputabile a laceranti complessi di inferiorità che, nella contraffazione del proprio corpo e dell’Io, negano la realtà, facendo della mistificazione una regola e pratica relazionale.
    Adesso chiudete gli occhi e cercate di immaginare un tale individuo a capo del Governo!!

    Gianni Tirelli

  5. gianni tirelli Says:

    “CARO BERLUSCONI: L’AMERICA E’ FINITA”

    Solo nei regimi ignoranti e populisti, che hanno esaurito la loro carica demagogica e propagandistica, si invoca, come ultima ratio, la lealtà verso capo indiscusso e la cieca obbedienza pena, l’eterna onta del tradimento. Il solo e vero traditore dei traditori di questo paese e del suo mandato elettorale, è Silvio Berlusconi che, oggi, alla luce degli ultimi avvenimenti, accusa di diserzione e di fellonia tutti coloro che si sottrarranno al sostenere il suo governo, e che, aggiunge, si macchieranno in maniera indelebile, della responsabilità del suo inevitabile tracollo. “Faremo la fine della Grecia”, dichiara, lanciando l’anatema. Se faremo la stessa fine (ed è un dato certo), non si potrà sottrarre dalle sue dirette e oggettive responsabilità e di tutta la sua cricca scodinzolante.
Silvio Berlusconi, ha la certezza matematica e, motivi più che validi (carte alla mano), per sapere che la fine di questa legislatura coinciderà con la sua disfatta politica, morale e umana. La giustizia, imperturbabile, dovrà fare il suo corso, e la magistratura lo sta già aspettando al varco. Il cafone per eccellenza, archetipo di grettezza e smoderatezza, solo ieri, invitava tutti all’esercizio della sobrietà e, da puttaniere impenitente, senza pudore ne vergogna, affermava (nel pieno di una crisi mistica) di avere introdotto la moralità nella politica. Queste esternazioni che, un osservatore poco attento potrebbe interpretare come impulsive e inconsapevoli, in verità, fanno parte di una sua personale e pianificata strategia di marketing, i virtù della quale, il nostro piazzista, intende commerciare il suo prodotto fasullo, ad una platea di imbecilli. Questo atteggiamento disarticolato e schizofrenico, sconfina dal paradosso per tracimare nel disturbo grave della personalità. Da cattolico pluri-divorziato, poi, si erge a paladino della famiglia e a difesa della vita vegetativa ad oltranza. In veste di supremo e indiscutibile maestro di mistificazione, accusa il mondo intero di ordire complotti a suo discapito, e di pianificare campagne diffamatorie e menzognere, con il solo l’intento di detronizzarlo. Proprio lui, la cui vita di imprenditore, prima e, di politico, poi, è un bailamme di trame, congiure, macchinazioni e dossieraggi. Un sostenitore accanito di un liberismo trasfigurato in stalinismo che, alla libera concorrenza, predilige le consorterie, logge e corporazioni. Insomma, un autentico cialtrone! Un pacchista disonorato che per salvarsi il culo, ha condotto l’Italia e gli italiani dentro un abisso senza fine.

    Gianni Tirelli

  6. gianni tirelli Says:

    MEGLIO OGGI O MEGLIO IERI?
    Per avere un dato più rispondente alla realtà, dovremmo chiedere a quel miliardo e cinquecento milioni di denutriti, se il mondo in cui oggi viviamo è meglio di quello passato.
    Dovremmo chiederlo a tutti i civili iracheni e di tutte le guerre moderne, dilaniati dalle bombe intelligenti, dall’uranio, dal fosforo e batteriologiche.
    Dovremmo chiederlo a tutte quelle persone sacrificate sull’altare del progresso, devastate dall’amianto, dalla diossina, dai pesticidi, diserbanti e affini, e da un’inquinamento endemico, che miete sistematicamente sempre più nuove vittime.
    Dovremmo chiederlo ai bambini abusati, seviziati e mercificati in tutto il mondo – ai corpi senza un nome, espiantati dai loro organi.
    Potremmo chiederlo alle vittime di Chernobyl e ai loro familiari, ai morti per droga, per incidenti stradali; ai morti sul lavoro, ai clandestini in fondo al mare.
    Dovremmo chiederlo agli ebrei dei forni crematori, ai giapponesi di Hiroschima e Nagasaki, e a tutte le vittime dell’industria bellica, dell’industria chimica, dell’industria della menzogna.
    Se il mondo in cui oggi viviamo, è meglio di quello passato, dovremmo chiederlo all’acqua, all’aria, agli alberi e agli uccelli. Lo chiederei alla notte, al silenzio, alla compassione, alla felicità e alla bellezza. Lo chiederei alla speranza e alla solidarietà. Lo chiederei al mio cuore, che adesso non risponde.
    Gianni Tirelli

  7. gianni tirelli Says:

    MA LO AVETE VISTO BENE? GUARDATELO E MEDITATE!

    Un ometto attempato, che si trapianta e tinge i capelli e si sottopone ad interventi di chirurgia estetica, che si trucca in continuazione e cela all’interno delle sue scarpe, spessori, atti a modificarne la statura (con risultati imbarazzanti), che esempio è per i nostri giovani e, con quale dignità rappresenta in nostro paese? E’ questo lo status symbol di virilità e machismo, nel quale si riconoscono tanti italiani e italiane, e che esibiscono come modello di cultura e punto di riferimento socio-esistenziale? E’ più verosimile pensare a un facoltoso transessuale al tramonto, osannato da una folla di pervertiti, squattrinati e senza futuro .
    E come non parlare della piaggeria puttana di seguaci, cortigiani e accoliti ossequiosi che, come rapiti da incantamento, inebriante e vanesio, si sperticano, con sistematica quotidianità, in lodi e riverenze, offrendo riti propiziatori e offerte sacrificali, dono di immortalità e di sempiterna abbondanza, al Vitello d’oro! E come non vedere, nei tratti e nei gesti di Bondi, di Cicchitto, di Capezzone, di Lupi, Vespa, Belpietro, Feltri e Sallusti, la serie completa dell’immagine iconografica di checche isteriche e chiassose di un primitivo lupanare, al servizio di un pappone egocentrico e imbroglione! E come non guardare, senza avvertire inquietudine e turbamento, alla vita di un uomo senza scrupoli e dal torbido e sospetto passato piduista che, oggi, martirizza Vittorio Mangano, esalta la figura di Marcello Dell’Utri, fiducia Cosentino e delegittima le istituzioni!
    E’ quindi questo, il salvatore della patria, l’uomo della provvidenza, il mito trascendente da sempre celebrato nell’immaginario degli italiani o, piuttosto, un millantatore da quattro soldi, un incantatore di serpenti, uno scaltro piazzista che, nel mercimonio della dignità altrui, incarna l’archetipo della peggiore specie umana? Non sono forse gli italiani, le vittime predestinate di un masochismo perverso che, come Seneca affermava, “godono nell’affidare il potere al turpe?” Che significato assume oggi, il consenso popolare, quando una portata di fuoco mediatica (senza precedenti) si accanisce in un’opera diseducatrice e di omologazione delle coscienze, intervenendo sui lati peggiori dei cittadini e sdoganandoli come libertà e diritti?
    L’antiberlusconismo, non è un movimento politico o ideologico, ma un atto di ribellione sociale, etica e morale. Si dissocia, da ogni personalismo, rivendicazione o appartenenza culturale per elevarsi oltre la retorica e la bagarre. L’antiberlusconismo (come l’antifascismo) è una moderna forma di resistenza – un atto dovuto, un dovere civile dal quale, nessuno, si può (o si dovrebbe) sottrarre.

    Gianni Tirelli

  8. gianni tirelli Says:

    L’ITALIA E IL RISCHIO DI GOLPE

    Quella montagna di torbidi interessi in gioco, che ruotano intorno alla “politica” di Silvio Berlusconi e del suo entourage, sono tali e tanti che, una sua eventuale caduta, metterebbe a rischio la sopravvivenza di tutta quella parte marcia e potente del nostro paese (dalla criminalità organizzata fino al più piccolo imprenditore senza scrupoli) che, fino a oggi è stata garantita, legittimata e protetta da ogni interferenza. Con la discesa in campo di Berlusconi, la collusione, la concussione e la corruzione, hanno raggiunto livelli tali di indecenza che, se per un’ipotesi suggestiva, oggi, si applicassero le leggi, regole ferree e pene certe, il Sistema economico italiano, imploderebbe in meno di una settimana, rendendo vana e impraticabile ogni ipotetica riconversione alla legalità. E non solo! Tali comportamenti, assunti a pratica relazionale, sono oggi, la “condithio sine qua non”, nessuna operazione economico-commerciale potrebbe essere fattibile. Da questo momento tutto è possibile e i colpi di coda del caimano non si faranno attendere. Così, le tre reti Mediaset, di proprietà del Cavalire, daranno il via ad una campagna denigratoria e diffamatoria senza precedenti, avallata e sostenta dal TG della prima rete nazionale, messo sotto scacco dal laido Minzolini.
    I cani da guardia, nelle persone di Vittorio Feltri, Belpietro, Sallusti e banda, sono pronti a sguinzagliare scagnozzi, spioni, sicari e maestri del raggiro per intentare un’operazione di killeraggio politico, mediatico e fisico, fatta di intimidazione, ricatto e dossieraggi e, in linea con le perverse ragioni dei peggiori regimi sud-americani. Le quotazioni relative al mercimonio dei parlamentari, toccheranno i massimi di sempre e, ogni buon senso e ragionevolezza, si prostituiranno alle lusinghe e alle seduzioni del denaro e del potere.
    Non dimentichiamo inoltre che, tutta la corte scodinzolante di servi, ruffiani, parassiti e puttane, è consapevole del fatto che, detronizzato il Sultano, per loro sarà la fine e, niente e nessuno, potrà mai riabilitarli e riscattarli da una condizione di disonore e di infamia che da sempre ha caratterizzato la loro insulsa e miserabile esistenza. Pertanto, i pretoriani dell’Imperatore, dovranno fare ritorno fra i miasmi e il fetore di quel limbo gelatinoso che, nella cloaca massima romana, consacra la sua originaria derivazione etimologica. Per tali mie considerazioni, sono convinto che il peggio debba ancora arrivare.
    “ Non vedo l’ora di farmi giudicare” affermava convintamene il Cavaliere, giorni or sono . A distanza di una settimana, con la stessa convinzione, dichiara. “ Non ho nessuna intenzione di presentarmi davanti a quel plotone d’esecuzione.” Il Grande Pinocchio non si smentisce mai! Malato era, e malato resta! Con la sola eccezione di un ulteriore peggioramento psico-patologico progressivo e degenerativo.
    L’operazione “Mani pulite”, al confronto dell’attuale circostanza, è stato un gioco da ragazzi. Oggi, il rischio di un colpo di stato, è reale e palpabile. Se l’opposizione tutta, le istituzioni e la cittadinanza responsabile, non prenderanno coscienza di una tale eventualità, l’Italia e gli italiani, smarriti dentro una cronica letargia , si troveranno impreparati nel contrastarla. Aspettiamoci il morto!

    Gianni Tirelli

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