«Io, premio Oscar, insegno ai giovani i valori veri»

Nell’articolo: Oggi gli ingegneri audio sottostanno non solo alle decisioni dei registi, ma spesso alla volontà di attori e produttori che però sono estranei al significato dell’apporto che il suono dà a tutta la produzione

Angela Calvini per “Avvenire

La voce roca di don Vito Corleone nel Padrino, la risata argentina di Amadeus, i rumori terrorizzanti de L’esorcistaIl silenzio degli innocenti e le note travolgenti di musical capolavoro come HairA Chorus LineFame. Tutte emozioni che, attraverso l’udito, sono arrivate a toccare l’anima dello spettatore per merito di Christopher Newman, newyorkese, 70 anni, il mago degli effetti sonori di Hollywood. «È vero, la mia carriera è stupefacente, considerando che sono un ingegnere mancato che vendeva gelati per mantenersi agli studi» ci racconta con una simpatia disarmante Newman, uno con all’attivo tre Oscar (L’esorcista nel ’73, Amadeus nell’84 e Il paziente inglese nel ’96) e 11 nomination nella categoria Miglior Sonoro. Il maestro, che insegna ora produzione sonora alla School of Visual Arts di New York, ha tenuto una lezione di cinema al Meeting di Rimini, accompagnato dal regista Alessandro D’Alatri.

Mister Newman, il cinema è fatto anche da grandi tecnici: ma lei da giovane non sognava i lustrini di Hollywood?
Io ho studiato al Massachusetts Institute of Technology, poi un amico che lavorava in teatro mi ha fatto scoprire il cinema. Ho studiato per diventare regista, a 18 anni giravo per Roma sognando ad occhi aperti sui luoghi de La strada di Fellini. Poi, ho scoperto come per magia che mi affascinava schiacciare un bottone  e registrare le voci e i suoni. L’emozione di un film, non passa solo per gli occhi.

Come deve essere, allora, un buon film?
Sono stato fortunato, perché ho lavorato molto, più di 80 film. Certo, finché non hai finito una pellicola non sai se sarà davvero meravigliosa come speri. Però, alla base, deve esserci una bella storia che tocchi cuore e fantasia. I miei migliori film sono stati Il silenzio degli innocentiIl padrino.

Certo, lei ha lavorato anche con i migliori attori e registi di Hollywood.
Diciamo che è importante il lavoro di squadra. Di molti di loro sono amico: Francis Ford Coppola, Jodie Foster, Robert de Niro, Johnathan Demme. Per me fondamentale è la chiarezza dei dialoghi, gli attori devono farsi capire dagli spettatori con una recitazione accessibile e naturalistica. E noi tecnici interveniamo perché questo arrivi al pubblico.

Com’è cambiata l’industria di Hollywood in 40 anni?
L’audio e la colonna sonora costituiscono il cinquanta per cento di ciò che un film comunica. Nel cinema dagli anni ’60 ad oggi si è però perso il contatto tra regista e tecnici, indebolendo l’aspetto emotivo. Oggi gli ingegneri audio sottostanno non solo alle decisioni dei registi, ma spesso alla volontà di attori e produttori che però sono estranei al significato dell’apporto che il suono dà a tutta la produzione.

Un film che ricorda in modo particolare?
C’è un film che mi ha cambiato la vita. Quando nell’82 con mia moglie andai a girare Amadeus in Cecoslovacchia, mi colpì la povertà di quella gente sotto il comunismo. Lì capii che dovevo fare qualcosa per aiutare gli altri e l’ho trovato nell’insegnamento ai giovani.

Che cosa insegna?
Educare nel mio campo non vuol dire spiegare, ma correggere, mostrare una via. Io sono una persona soddisfatta: sono ancora felice con mia moglie, ho figli e nipotini, e dei meravigliosi studenti che mi adorano. A loro insegno come risolvere i problemi, come crescere autonomi e come imparare a cavarsela da soli. Hollywood è diventata molto competitiva, troppo.

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