ArianoFolkFest, suoni dall’Africa ai Balcani

Nell’articolo: Ma tra i concerti sicuramente ha offerto un incontro di alto livello il padre dell’Afrobeat Tony Allen in due ore piene di musica con un nonnetto d’eccezione. Il batterista nigeriano, che ha compiuto da poco i 70 anni, oltre alle differenze che ribadisce col suo amico Fela Kuti, ha espresso anche indifferenza per le classifiche che lo vogliono il più importante batterista del mondo, anzi è andato oltre con una massima che pochi artisti riescono ad esprimere così sinceramente: «Non suono per nessuno, suono solo per me stesso e forse questa è la differenza con gli altri»

Michele Fumagallo per “Il Manifesto

Terminata la quindicesima edizione dell’Ariano Folk Festival, manifestazione che da tempo ha allargato i suoi orizzonti su territori world, va subito detto che un bilancio dell’attività complessiva, con un’offerta che negli anni è stata molto interessante compresa quella di quest’anno, è quanto mai urgente per uscire da un impasse che colpisce tutte le manifestazioni che hanno al loro centro esclusivamente consumi sia pure alti e di qualità. Senza produrre strutture, e di quelle forti che innestano studio e fruizione pubblica quotidiana, non c’è più un futuro esaltante, soprattutto in un’Italia che va a rotoli, prigioniera di una classe dirigente che fa dei beni culturali, in senso lato, strage continua.
E la denuncia della situazione italiana in cui sono costretti a vivere artisti non coperti dall’establishment è venuta proprio da un musicista come il chitarrista autodidatta, molisano ma ormai londinese, Antonio Forcione: «La musica strumentale italiana è relegata a logiche poco dinamiche che non permettono di viverci. In Italia c’è poca meritocrazia e molto clientelismo che non permette di guardare al futuro». La kermesse di quest’anno ha visto la consueta partecipazione di migliaia di giovani provenienti da molte parti d’Italia. E un successo delle proposte musicali. Il concerto finale di Goran Bregovic e della sua Wedding and Funeral Orchestra ha elettrizzato lo spazio del festival offrendo composizioni del passato incluse alcune delle colonne sonore di film ormai celebri, alternati a pezzi decisamente più recenti. E un assaggio dell’atmosfera dei suoni balcanici si era già avuta negli incontri al tramonto, in uno spazio apposito, dove la comunità locale proveniente dai Balcani ha offerto anche assaggi di cibo e cultura autoctona.
Ma tra i concerti sicuramente ha offerto un incontro di alto livello il padre dell’Afrobeat Tony Allen in due ore piene di musica con un nonetto d’eccezione. Il batterista nigeriano, che ha compiuto da poco i 70 anni, oltre alle differenze che ribadisce col suo amico Fela Kuti, ha espresso anche indifferenza per le classifiche che lo vogliono il più importante batterista del mondo, anzi è andato oltre con una massima che pochi artisti riescono ad esprimere così sinceramente: «Non suono per nessuno, suono solo per me stesso e forse questa è la differenza con gli altri». Nel fitto calendario l’appuntamento di livello è stato quello con la band messicana dei Los de Abajo, già sostenitori degli zapatisti, che hanno presentato il loro ultimo lavoro Attitude Calle. Una miscela di musica che combina generi tropicali con in più una venatura punk (da qui il termine di «tropipunk», da loro coniato). L’originale mist di tango e musica elettronica è la formula vincente degli spagnoli Otros Aires. Ma bisognerebbe ricordare almeno, tra le altre performance, quella elettrizzante delle invenzioni elettroniche di Frederic Galliano.

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