Paperoga da Fellini all’iPad

Nell’articolo: Per me è fondamentale la serenità, se litigo devo fare pace subito se no non riesco a disegnare. Mia moglie ha capito il trucco» […..] «I miei fumetti possono essere educativi? È la mia speranza: mi farebbe piacere che qualcuno recepisse l’aspetto bello delle cose – conclude Cavazzano–. E, soprattutto, la serenità»

Angela Calvini per “Avvenire

«La volta che mi telefonò Fellini perché disegnassi a fumetti “La strada” con Topolino e Minnie, pensavo fosse uno scherzo. Invece, era vero e ancora oggi mi sembra quasi impossibile». Giorgio Cavazzano, veneziano doc, stupisce per modestia. Perché il fumetto, dopo anni di pregiudizi, ormai è considerato arte e Cavazzano è un artista a pieno titolo anche per aver rivoluzionato i personaggi di papà Walt, con uno humour e una poesia nel tratto che hanno fatto il giro del mondo, diventando maestro indiscusso della scuola italiana Disney.

Se glielo dici, però, Giorgio Cavazzano si schermisce con l’aria bonaria del nobiluomo di campagna che, a 63 anni, è rimasto ancora ragazzo fra i tanti paperi, topolini e Clarabelle che affollano il suo studio nella bella casa di Mirano. Paese verde e quieto, a 20 chilometri da Venezia, ricco di splendide ville da villeggiatura goldoniana, che ora gli vengono messe a disposizione dal Comune per rendergli omaggio. Si inaugura infatti oggi, per restare aperta sino al 19 ottobre, la mostra “Tutto Cavazzano” con 423 tavole dell’artista distribuite fra Villa Giustinian Morosini (esposta in anteprima l’avventura di «Topolino al Lido» che uscirà in occasione della Mostra di Venezia) e il Castelletto. Non solo Disney, ma anche una sterminata produzione che passa dal cartoon di successo “Cuccioli” a “Dylan Dog” e l’”Uomo Ragno”.

«Vi sono riassunti 40 anni di vita, compresa la presenza determinante della mia famiglia – racconta –. Mia moglie Elena lavorava e io stavo a casa a disegnare con i miei due bambini in braccio. In qualche pagina ci sono anche i loro disegni. E pretendevano anche di essere pagati», ride Cavazzano ricordando l’importanza di uno sguardo infantile sui suoi lavori. «Vedevo le preferenze dei miei figli, mi serviva per stimolare la fantasia. Ho sempre amato un umorismo pulito, da famiglia normale. Per me è fondamentale la serenità, se litigo devo fare pace subito se no non riesco a disegnare. Mia moglie ha capito il trucco». Con un trucco, però, Cavazzano imbocca la strada del successo. A 12 anni già collabora con il cugino disegnatore Luciano Capitanio, ma sogna di entrare nello studio di Romano Scarpa, il primo grande disegnatore italiano di «Topolino». Una folata di vento sul vaporetto verso il Lido gli fa cadere i disegni del cugino. Li raccoglie una ragazza, l’allora 15enne Giorgio mente dicendo che sono i suoi. Lei è la fidanzata e futura moglie proprio di Scarpa. «Quando gli telefonai lui mi disse: sei fortunato, il mio collaboratore se n’è andato via una settimana fa. Così mi prese come disegnatore di chine – ricorda Cavazzano –. Due anni fa don Paolo Donadelli, parroco di Jesolo, una persona deliziosa, mi si presentò: “Lei è diventato un grande disegnatore anche grazie a me: ero io l’inchiostratore di Scarpa, ma me ne andai all’improvviso perché ebbi la vocazione”, confessò. Sì, ci credo: dall’alto qualcuno mi ha aiutato». Certo, anche il sangue veneziano non mente: il ragazzo cresce ispirandosi a Carpaccio («Il museo era vicino allo studio, ci andavo spessissimo: lo imitavo per i miei animali»). A vent’anni il suo primo fumetto e l’inizio collaborazioni con geniali autori di storie. Il suo tratto, mosso ed elastico, si ispira al francese Uderzo, creatore di “Asterix”, ma ben presto diventa lui a capitanare la riscossa del Made in Italy portando la stessa casa madre a pubblicare negli Usa avventure nate da noi. «Rodolfo Cimino, autore di storie classiche, con Zio Paperone e i nipotini, impostava uno “story board” cinematografico. Un sistema che ha fatto storia. Ho anche rilanciato Paperoga, il cugino ancora più scarognato di Paperino. Con Giorgio Pezzin, mio coetaneo, abbiamo inventato storie folli negli anni Settanta. Il fumetto, con gag continue e un disegno che scardinava l’impostazione rilassante Disney, puntava sull’espressività e sulla vivacità». Certo, oggi i tempi sono cambiati e il fumetto ha sofferto lo strapotere dei videogames: «L’immagine domina il mondo, con una potenza a volte esagerata. Il fumetto oggi ha un taglio più televisivo che cinematografico, ma presto ci sarà una rivoluzione. L’arrivo dell’iPad, sono certo, rilancerà la lettura del fumetto: noi disegnatori dovremo capire che tipo di immagini metterci dentro». Ma Cavazzano è un uomo di cultura, amante della letteratura («Adoro Faulkner e Hemingway, di cui ho fatto disegnare 49 racconti ai miei allievi») e del grande cinema. Il suo disegno, sempre in continua evoluzione, lo porta verso storie più importanti. Come la riduzione a fumetti di “Casablanca” di Michael Curtiz, di cui cura testo e disegni. «La storia si adattava meravigliosamente a Topolino e Minnie – aggiunge – Siccome il film era in bianco e nero, usai una mezzatinta. Poco dopo la pubblicazione, era il 1991, mi telefonò a sorpresa Fellini perché disegnassi a fumetti “La strada”. Emozionato, feci degli schizzi e glieli spedii. Mia moglie ricevette una telefonata da Giulietta Masina, che mi chiedeva di disegnare Topolino come se lo ricordava da piccola. La sceneggiatura la curò Massimo Marconi, e io utilizzai una tecnica di disegno anni ’30, col pennino, anziché col pennello. Fellini ne fu entusiasta». Anche il monologo “Novecento” nel 2008 diventa un piccolo capolavoro riadattato da Tito Faraci con la collaborazione dello stesso scrittore. Risultato: Pippo svagato e credibilissimo “Pianista sull’oceano” ancor più di Tim Roth nel film di Tornatore. «I miei fumetti possono essere educativi? È la mia speranza: mi farebbe piacere che qualcuno recepisse l’aspetto bello delle cose – conclude Cavazzano–. E, soprattutto, la serenità».

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