Il “meraviglioso ideale” di Emma la Rossa

Nell’articolo: «Se mai mi capiterà di innamorarmi di un uomo, mi darò a lui senza ricorrere alla benedizione del rabbino o della legge, e quando l’amore finirà me ne andrò senza chiedere il permesso di nessuno». (E così farà) […..]  i suoi primi articoli appaiono su Freiheit (Libertà), il periodico dell’anarchico tedesco Johann Most, dal quale prende presto le distanze, perché troppo paternalista […..]  Nel 1894 le viene appioppato un anno di carcere, rea di «avere incitato alla sovversione», nel corso di un comizio, un gruppo di disoccupati […..] impegnata a tempo pieno sul piano dell’emancipazione femminile, della liberazione sessuale, del controllo delle nascite (e infatti un altro arresto se lo rimedia, “colta sul fatto”, mentre cerca di spiegare ad alcune donne l’uso di un particolare contraccettivo) […..] Lei ci scriverà sopra un libro (“La mia disillusione in Russia”) e se la prende direttamente con Lenin; il quale – scrive – quando gli si parla della questione dgli anarchici trattati dai bolscevichi non proprio coi guanti, «fa il finto tonto»

Maria R. Calderoni per “Liberazione
E’ entrata nell’immaginario, oltre che nella storia. Il suo personaggio appare in un musical di Stephen Sondheim nel 1990 e ancora prima in “Reds”, il film di Warren Beatty su John Reed e “i dieci giorni che sconvolsero il mondo” (Maureen Stapleton, che la interpretava, vinse l’Oscar come migliore attrice non protagonista). Emma Goldman. Anarchica. Irriducibile. Detta anche Red Emma. Occhialetti, un bel visino, un cappellino alla moda, su Wikipedia la sua foto rimanda una dolce ragazza. Ma, insomma, c’è molto da dire.

Intanto, è una che ha cominciato “da piccola” e non camminando sulla bambagia. Russa d’origine (di Kaunas, Lituania, ma poi trasferita a San Pietroburgo, dove compirà i suoi studi), padre impiegato, famiglia ebrea perseguitata dagli scinovniki cristiani, data di nascita 1869; a 15 anni con la sorella Elena emigra negli Stati Uniti. La rivolta di Haymarket è il suo “battesimo”.
Piazza Haymarket, Chicago, 4 maggio 1886. La folla lì in presidio dopo che la polizia tre giorni prima, il 1 maggio (diventerà la data della Festa dei lavoratori) ha ucciso due operai nel corso dello sciopero proclamato per le otto ore; la bomba che all’improvviso esplode e uccide un agente; gli otto anarchici arrestati; il processo-farsa; e cinque degli otto condannati a morte (Spies, Parsons, Fischer, Engel vennero impiccati; il quinto, Lingg preferì suicidarsi in cella, accendendosi un sigaro pieno di dinamite). Piazza Haymarket, I Martiri di Chicago.
Emma ha soli 15 anni, ma l’episodio, col grande clamore internazionale sollevato – centinaia di cortei e proteste in tutto il mondo – così eloquente nella sua spietatezza e ingiustizia (una delle più indegne montature giudiziarie, in seguito venne appurata l’innocenza di tutti i condannati), è la svolta della sua vita. Le idee di quegli uomini, che preferirono morire piuttosto che piegarsi, divennero le sue. Non tornerà mai più indietro. Inseguendo il “meraviglioso ideale”. Del resto, il quadro che ha sotto gli occhi proprio negli Stati Uniti non la induce certo a cambiare: tutte quelle ingiustizie che vede intorno a sé perpetrate contro i lavoratori, le lavoratrici, le minoranze, le donne. Da subito anarchica e femminista.
Irriducibile Emma. Si sposa con Jacob Kershner, ma lo lascia accusandolo di essere troppo maschilista. Sul matrimonio ha idee molto chiare: «Se mai mi capiterà di innamorarmi di un uomo, mi darò a lui senza ricorrere alla benedizione del rabbino o della legge, e quando l’amore finirà me ne andrò senza chiedere il permesso di nessuno». (E così farà).
Militante, studiosa, divulgatrice, combattente. Entra in contatto col mondo anarchico e socialista, i suoi primi articoli appaiono su Freiheit (Libertà), il periodico dell’anarchico tedesco Johann Most, dal quale prende presto le distanze, perché troppo paternalista. Tuttavia, fu proprio il paternalista Most a spingerla a tenere le sue prime conferenze in russo e in tedesco. Lo scoprirono in molti: Emma ha una oratoria trascinante ed è trascinante anche lei, rivoluzionaria giovane, entusiasta e, secondo molti, affascinante. Teatri stracolmi l’accolgono in molti centri degli Usa e del Canada, New York, Boston, Montreal; e dovunque la chiamino gruppi di operai in lotta. E non è mai una passeggiata o una trasferta tranquilla. Più volte la polizia cerca di interrompere i suoi discorsi, facendo irruzione nelle sale e disperdendo i partecipanti; e non di rado i proprietari dei locali sono diffidati dal concederle il permesso.
L’imprudente, la istigatrice Emma. Nel 1894 le viene appioppato un anno di carcere, rea di «avere incitato alla sovversione», nel corso di un comizio, un gruppo di disoccupati. Un passaggio in galera se lo guadagna qualche tempo dopo, quando, 1901, il presidente Usa McKinley, a Buffalo, viene ammazzato dall’anarchico polacco Leon Czolgosz e lei arriva ad esprimergli apertamente la propria solidarietà. E per di più il suo grande amore – quell’Alexander Berkman anarco-rivoluzionario russo che ha poco più di vent’anni come lei e che lei chiama Sasha – è dentro per avere sparato a Henry Clay Frick, il padrone delle ferriere di Homestead che ha fatto picchiare e uccidere dalle guardie Pinkerton numerosi operai in sciopero (e dentro resterà per 14 anni).
Non la smette. Fondatrice della rivista Mother Earth (Madre Terra); in contatto con gli esponenti più importanti del movimento anarchico mondiale (tra cui Errico Malatesta); presente al Congresso internazionale anarchico di Amsterdam; impegnata a tempo pieno sul piano dell’emancipazione femminile, della liberazione sessuale, del controllo delle nascite (e infatti un altro arresto se lo rimedia, “colta sul fatto”, mentre cerca di spiegare ad alcune donne l’uso di un particolare contraccettivo). Pacifista, naturalmente. Insieme a Sasha – finalmente uscito di prigione – si batte contro il fanatismo militarista che soffia sul mondo, foriero della Prima guerra mondiale ormai incombente; e arrivano a fondare una Lega Anti-Coscrizione, che predica il rifiuto della cartolina-precetto e l’invito a disertare. Arrestati, naturalmente, ed espulsi dagli Stati Uniti, lei e lui insieme.
Finito il gran macello umano, attratti dai fatti straordinari che avvengono là in Russia, nel 1917 arrivano a Mosca, la terra promessa della rivoluzione proletaria. Col cuore pieno di entusiasmo, il suo cuore di anarchica indomabile. E a Mosca incontrerà Lenin in persona. Non le va granché bene; al di là della formale cordialità, non è aria, da quelle parti, per gli anarchici dal cuore indomabile. Lei ci scriverà sopra un libro (“La mia disillusione in Russia”) e se la prende direttamente con Lenin; il quale – scrive – quando gli si parla della questione dgli anarchici trattati dai bolscevichi non proprio coi guanti, «fa il finto tonto». Né le va meglio con l’anarco-bolscevico Victor Serge, che dice di non capirla, e persino di considerarla, data «la sua formazione americana, distante dalle esigenze del popolo russo». E del resto lo stesso “patriarca” anarchico, il grande Piotr Krotopkin, non si esime dal chiederle «se valesse la pena di perdere tanto tempo a discutere di sesso» e non fosse molto meglio «dare la priorità alla liberazione dei lavoratori».
Tra quei bolscevichi ci starà fino al 1921: la tragedia di Kronstadt – Emma e Alexander tentarono invano di “fermare” Tukacevski – la convinse ad andarsene per sempre. “Andrem di terra in terra, a predicar la pace ed a bandire la guerra” (come dice la canzone), anche Emma e Sasha peregrinano a fare comizi e a indire iniziative, Stoccolma, Monaco, Londra. E nel ’36 in Spagna, a Barcellona, la capitale dell’anarchismo catalano che combatte contro Franco.
Non smette. Nel suo “meraviglioso ideale” c’entra soprattutto «il fermento del pensiero»; c’entra la filosofia della «fusione armoniosa di individuo e società»; c’entra l’impegno a favorire «lo sviluppo dell’interiorità vitale e creativa». Lotta, quindi, sul terreno politico e sociale in difesa dei lavoratori, ma anche per «libertà di parola, indipendenza femminile, libertà sessuale, controllo delle nascite, educazione alla libertà e al pensiero critico». Temi che per lei sono un tutt’uno, strettamente correlati, aspetti inscindibili di un unico processo verso «la nuova umanità forte e indipendente». Quello che lei chiamava «l’alba di un mondo migliore», un nuovo «ambiente ispiratore in cui vivere». Il mondo della «rinata anima sociale», con «uomini che siano uomini, che abbiano una spina dorsale attraverso la quale non si può far passare una mano».
E volete sapere perché la bandiera del suo “meraviglioso ideale” è nera? Lei lo spiega così: «Perché il nero è anche il colore del lutto. La bandiera nera che cancella le nazioni è anche il simbolo del lutto per le loro vittime, i milioni assassinati nelle guerre, esterne ed interne, a maggior gloria di qualche maledetto stato. E’ a lutto per quei milioni il cui lavoro è derubato (tassato) per pagare le stragi e l’oppressione di altri esseri umani. E’ a lutto non solo per la morte del corpo, ma anche per l’annullamento dello spirito sotto sistemi autoritari e gerarchici. E’ a lutto per i milioni di cellule grigie spente senza dar loro la possibilità di illuminare il mondo. E’ il dolore di una tristezza inconsolabile».
Emma Goldman è morta nel 1940 a Toronto, ed è sepolta nel cimitero tedesco di Chicago, vicino ai martiri di Haymarket. Red Emma. Nota anche per quella famosa frase: «Se non posso ballare, allora non è la mia rivoluzione».

Tag:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: