LA CRICCA NELL’UFFICIO DI FINI

Franco Bechis per Libero, da “Dagospia

Sono due i passi rilasciati dall’ufficio di sicurezza della Camera dei deputati che legano Gianfranco Fini alla cricca degli appalti pubblici. Sono stati rilasciati fra la fine di novembre 2009 e il gennaio 2010 per recarsi nell’ufficio del presidente della assemblea di Montecitorio a Francesco De Vito Piscicelli, l’imprenditore che con Diego Anemone è diventato il più noto alle cronache della nuova tangentopoli.

De Vito Piscicelli è infatti l’imprenditore intercettato con il cognato mentre rideva e si fregava le mani la notte del terremoto de L’Aquila pensando a quanti affari avrebbe potuto realizzare con le sue imprese. Non è noto se in quelle occasioni avesse avuto un incontro diretto con Fini. È invece documentato – grazie a lunghe intercettazioni e pedinamenti dei carabinieri del Ros – l’incontro con Rita Marino, segretaria particolare del presidente della Camera che fu al suo fianco sia nel Msi che in An nei lunghi anni in cui Fini guidò quel partito.

La Marino è risultata determinante per sbloccare con procedura anomala un pagamento da 1,5 milioni di euro a De Vito Piscicelli per uno degli appalti per i mondiali di nuoto, quello per la realizzazione della piscina di Valco San Paolo, poi finita nel mirino della magistratura.

La segretaria di Fini mostra nelle telefonate intercettate un’antica conoscenza con De Vito Piscicelli e si dà un gran da fare per sbloccare la sua pratica. Sono numerose le telefonate intercettate che dimostrano un intervento diretto della Marino con la ragioneria del Comune di Roma per sbloccare il pagamento privilegiato per l’imprenditore amico.

Non è impresa da poco, anche perché i lavori per la piscina non sono stati fatti a regola d’arte: a un certo punto lo stesso imprenditore si accorse di una crepa nella struttura e cercò di porvi riparo come poteva. Il responsabile sicurezza del cantiere, Giampaolo Gandola, fu intercettato mentre confessava: «Non c’è un ponteggio a norma, non c’è proprio un c… Figlio mio, qui non andiamo in procura, andiamo a Regina Coeli…».

Per pagare quei lavori la delibera prevedeva l’accensione di un mutuo (con erogazioni quindi rateali), lasciando solo 1,7 milioni di euro a disposizione della struttura commissariale dei mondiali presso il Comune di Roma per le urgenze. Grazie all’intervento decisivo della segretaria di Fini (è la stessa persona di fiducia che il presidente della Camera inviò a Montecarlo per dare un’occhiata prima della vendita all’appartamento poi finito in mano a Giancarlo Tulliani) al solo De Vito Piscicelli il 20 gennaio scorso fu erogato usando quei fondi un anticipo da 1,5 milioni di euro.

Secondo le indagini degli acquirenti alla Marino certamente è stato dato per il disturbo in occasione del Natale un monile acquistato da De Vito Piscicelli alla gioielleria Bonanni di Roma. L’imprenditore fece a Natale scorso solo due regali di valore. Uno destinato ad Angelo Balducci e uno alla segretaria di Fini.

2 – CONVOCAZIONE ALLA CAMERA PER DARE UN CONTRATTO AL COGNATO GIANCARLO
Franco Bechis per Libero

In un caso c’è anche una data certa: quella del 18 novembre 2008. Fu quella mattina che alla Camera dei deputati prima entrò una giovane promessa della finanza e della tv italiana, Giancarlo Tulliani. E poco dopo un alto dirigente della Rai, Guido Paglia, direttore delle relazioni esterne dell’azienda. Entrambi si diressero all’altana di Montecitorio, sede dall’epoca di Luciano Violante degli appartamenti privati del presidente della Camera.

Dal cuore dell’istituzione Gianfranco Fini cercava di concludere affari assai poco protocollari, e molto privati, riguardando il fatturato delle nascenti imprese di produzione cine-televisiva del cognato. Di Rai certamente quelle pareti avevano sentito già parlare in passato. Ma in modo sicuramente più istituzionale.

Per legge – all’epoca di Giorgio Napolitano, poi di Irene Pivetti, di Luciano Violante e in parte di Pierferdinando Casini – il presidente della Camera insieme a quello del Senato avevano potere di nomina del consiglio di amministrazione della tv di Stato. Ma di affari lì in quelle stanze non si è mai parlato. Quel 18 novembre non fu la prima né l’ultima volta di questa legislatura in cui il presidente della Camera avrebbe ricevuto manager pubblici a cui chiedere di dare una mano imprenditoriale al cognato.

Secondo la ricostruzione già pubblicata e non smentita da nessuno dei protagonisti quel giorno Fini spiegò che il giovane Tulliani aveva bisogno in Rai di «un minimo garantito sulla fiction, sull’intrattenimento e sui diritti cinema dall’estero«. E siccome Paglia si rifiutò: «Gianfranco, non è possibile. La Rai ha delle regole, l’iscrizione all’albo fornitori, bisogna fare piccoli passi, presentare progetti e sapere che c’è una concorrenza sterminata», Fini chiuse ogni rapporto con il dirigente Rai che per 30 anni aveva annoverato fra i suoi più cari amici.

Ma il caso non si chiuse lì. Ci furono altre telefonate e incontri. E alla fine Tulliani ebbe almenoin parte quanto richiesto. E la Rai (non la sola azienda pubblica su cui è stato effettuato questo pressing) diede per altre vie contratti alle società dei Tulliani per poco meno di 2 milioni di euro.

LA VICENDA DELLA CRICCA BALDUCCI-ANEMONE
GLI INDAGATI

Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Fabio De Santis, ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana, e gli imprenditori Francesco Maria De Vito Piscicelli e Riccardo Fusi sono indagati per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulla Scuola Marescialli dei Carabinieri, uno dei filoni della più ampia indagine sugli appalti relativi al G8

IL PROCESSO
La prima udienza del processo è stata fissata per il 19 ottobre.

IL TERREMOTO
Francesco Maria De Vito Piscicelli è il costruttore che, la notte del terremoto all’Aquila, rideva al telefono immaginando i grandi affari della ricostruzione post sisma.

FILO DIRETTO Piscicelli aveva un canale diretto con Rita Marino, la segretaria del presidente della Camera Gianfranco Fini, alla quale si rivolgeva per facilitare l’iter di alcune pratiche.

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