Archive for agosto 2010

Tracce di un teorema fra i «Pensieri»

agosto 28, 2010

Nell’articolo: la religione e i conflitti che essa genera nell’interiorità dell’uomo e nella società. Annotazioni che in seguito riprese in un passo delle Lettere provinciali sulla disputa tra giansenisti e gesuiti, e ciò ha permesso di datare il manoscritto «matematico» tra la fine del 1657 e l’inizio del 1658

Tommy Cappellini per “Il Giornale

Sul retro di un frammento di una pagina dei suoi Pensieri, è stato ritrovato per caso un manoscritto inedito sulla matematica a firma del pensatore a cui dobbiamo la scoperta, inconfutabile, che tutta l’infelicità degli uomini deriva da una sola causa: l’incapacità di restarsene tranquilli in una stanza. La notizia non stravolgerà l’immagine che abbiamo di Blaise Pascal (1623-1662), ma fino a oggi – come ha sottolineato ieri a Le Figaro Dominique Descotes, professore all’Università di Clermont-Ferrand che ha fatto la scoperta durante la preparazione di una versione elettronica delle opere del filosofo – «non esisteva nessuna traccia scritta delle ricerche matematiche di Pascal. (more…)

L’attacco a Eco e l’indulgenza col potere: parte la crociata di Cl contro i moralisti

agosto 28, 2010

Per i discepoli di don Giussani, ormai giunti alla terza generazione, lo scandalo è “Famiglia cristiana” quando se la prende con Berlusconi

Nell’articolo: Parlo di Chiesa privata perché Cl non solo si contrappone, come e più di sempre, al cosiddetto cattolicesimo democratico. Ma si distanzia dal giudizio critico sulla classe dirigente pronunciato dalla Cei e che perfino il portavoce dell’Opus Dei, Pippo Corigliano, nei giorni scorsi ha consegnato in un’intervista al “Manifesto”: “Al momento politici che abbiano una struttura morale tale da interpretare i valori cattolici non se ne vedono. Il punto è che i politici proprio quei valori tentano poi di strumentalizzare”. Un atto d’accusa del tutto assente dal Meeting di Rimini

Gad Lerner per “La Repubblica

Sono venuto al Meeting di Rimini per capire cos’è questo detestabile “moralismo” che tanto fastidio suscita nei cattolici moderati di Comunione e Liberazione. Per i discepoli di don Giussani, ormai giunti alla terza generazione, lo scandalo è “Famiglia cristiana” quando se la prende con Berlusconi.E perciò stesso va disdegnata come “L’Unità” o “Il Fatto”, a detta di Maurizio Lupi; merita viceversa indulgenza il degrado nei comportamenti dei politici al comando: non siamo forse tutti peccatori? Chi di noi ha il diritto di scagliare la prima pietra? “Sia proibita la vendita di ‘Famiglia cristianà sul sagrato delle chiese!”, invoca lo storico di Cl, monsignor Massimo Camisasca. (more…)

Scoperto dalla Nasa un nuovo sistema planetario

agosto 27, 2010

da“L’Osservatore Romano

Washington, 27. Nella costellazione della Lira, a duemilatrecento anni luce di distanza, è stato scoperto un sistema planetario formato da due giganti gassosi come Saturno e forse da un pianeta simile alla Terra. Individuato da Keplero – il telescopio spaziale della Nasa lanciato proprio per scovare nuovi pianeti extrasolari – il sistema planetario è stato identificato intorno alla stella Kepler-9. Il pianeta simile alla Terra sarebbe di una volta e mezzo più grande

Dall’album di Fausto Hernandez

agosto 27, 2010

Presa qui

Muri che parlano

agosto 27, 2010

Giochi di lettere e scritte di strada nella Roma antica

Nell’articolo: Leggere e scrivere non erano pratiche riservate a determinati ceti sociali, ma pratiche aperte, che trovavano la loro manifestazione più sintomatica e più tipicamente romana nei prodotti epigrafici:  non soltanto quelli pubblici, ufficiali e normativi, come le iscrizioni dedicatorie, onorarie, sacre, funerarie, votive, ma anche e soprattutto – e con un livello molto più alto di trasversalità sociale – quelli del tutto privati, estemporanei e occasionali, che noi moderni chiamiamo “graffiti” e che gli antichi definivano tituli scariphati […..] Queste scritture libere non legate alla norma e alla tradizione che regolava i diversi generi epigrafici sia per i contenuti sia per le forme grafiche, esprimono e trasmettono sentimenti, sensazioni, situazioni del tutto individuali, connesse in larga misura alla sfera talvolta autoreferenziale di un vissuto quotidiano […..] Sono saluti:  “Cestilia, regina degli abitanti di Pompei, dolce anima, addio” (Corpus Inscriptionum Latinarum iv 2413h); sospiri d’amore:  “Potessi abbracciarti con le mie braccia avvinte al tuo collo e baciare le tue tenere labbra” (iv 5296); disvelamento di un inganno:  “Ingannino te, oste, questi trucchi:  vendi acqua, ma tu bevi vino” (iv 3948) […..] In questo universo di scritture si incontrano, anche se sporadicamente, testimonianze grafiche di carattere non propriamente trasmissivo, che – tra autoreferenzialità ed esibizione – si propongono comunque come ulteriore indicatore della quasi naturale consuetudine della società romana con le parole scritte e con i segni dell’alfabeto, di cui si scoprono le infinite e misteriose potenzialità combinatorie:  sono i giochi letterali testimoniati già a Pompei dal primo secolo dell’età imperiale […..] L’ambiente in cui furono tracciate questa scritte va riconosciuto con ogni probabilità in una caupona (osteria) dove gli avventori oltre a mangiare e bere trascorrevano in distensione il loro tempo scrivendo sui muri, non solo – come di consueto – i propri nomi, espressioni burlesche, insulti e oscenità, i punteggi ottenuti nei giochi con le tavole lusorie, sequenza alfabetiche (e qui anche in greco) ma anche combinazioni grafiche di qualche impegno, le quali, sul piano esecutivo, dovevano quanto meno rispettare una certa coerenza formale sia sul piano grafico sia su quello dell’impaginazione per non compromettere l’effetto del gioco letterale

Carlo Carletti per “L’Osservatore Romano

“Mi meraviglio, o muro, che tu non sia già caduto in rovina, tu che sopporti il fastidio di tante scritte”, admiror, paries, te non cecidisse ruina/qui tot scriptorum taedia sustineas. Così un distico elegiaco graffito a Pompei nel i secolo per ben tre volte, nella basilica, nel teatro grande, nell’anfiteatro (Corpus Inscriptionum Latinarum, iv 1904, 2461, 2487).
Una testimonianza emblematica della diffusissima e trasversale pratica della scrittura estemporanea a sgraffio che, soprattutto nei primi tre secoli dell’età imperiale, aveva invaso capillarmente tutte o quasi le città romane e con particolare incidenza – a giudicare da quanto pervenuto – Pompei, Roma, Ostia. Il presupposto fondamentale di questo straordinario fenomeno era nella vasta e capillare diffusione sociale dell’alfabetismo, un fenomeno peculiarmente proprio del mondo romano – meglio greco-romano – che, in termini quantitativi e qualitativi, si propone in generale come il più alto e irripetibile momento di circolazione di cultura scritta dell’antichità, almeno nei centri urbani dei primi tre secoli. Le motivazioni, che sono a monte di quella che è stata definita come una vera e propria esplosione di scritture epigrafiche estemporanee, vanno senz’altro individuate nella pace sociale di cui Roma poté beneficiare dall’avvento dell’età augustea, portando con sé tutte le condizioni favorevoli alla affermazione di una società di dialogo, fondata su una gamma diversificata di canali di comunicazione, che coinvolgevano cittadini e istituzioni, individui e gruppi, individui e individui. (more…)

Pavese, l’insostenibile mestiere di vivere

agosto 27, 2010

Il 27 agosto 1950 in una camera d’albergo a Torino la tragica fine dello scrittore

Nell’articolo: In quel grumo finì per dibattersi più avanti, intorno all’armistizio del 1943, anche il Pavese improvvido, ustionato da vampe nazionaliste e fasciste: l’autore «scandaloso», cioè, del taccuino segreto scritto dall’agosto 1942 al dicembre 1943 e non incluso nel “Mestiere di vivere”, ma pubblicato solo nell’agosto 1990 da Lorenzo Mondo sulla Stampa

Stefano Colangelo per “Liberazione
Sono sessant’anni, oggi. E si può pensare che il conto dei decenni funzioni come una modesta allegoria meccanica, una specie di modellino di quelle grandi ciclicità arcaiche sulle quali Cesare Pavese aveva ostinatamente meditato nei suoi ultimi anni di lavoro. Sessant’anni da quella notte nell’albergo Roma di Torino, e da quel resoconto di un anno non ancora finito, e destinato a non finire, nel “Mestiere di vivere”: «Non parole. Un gesto. Non scriverò più». Un mucchio di passioni via via deluse, di forze archetipiche enormi, fatali, respirate come sigarette una dopo l’altra, in un diario che si svela sempre più sguarnito di mediazioni difensive. Così un interprete esemplare, Giancarlo Mazzacurati, avrebbe sottolineato nel 1990 la presenza, in Pavese, «di un sistema radicale arcaico, antropologicamente contadino […], di un’atavica ostilità a ogni trasformazione […], di una nostalgia che lo sommerge, per un universo rituale, stabile e vagamente magico nei suoi cicli di generazione e di morte». A quel sistema fisso, di valori cristallizzati, risalivano infatti l’educazione e l’ideologia, in senso lato, di Pavese. Con quei simboli era composta la materia bruta dei suoi personaggi, e con quelle regole si scriveva la grammatica elementare del suo raccontare, il suo ritmo. (more…)

A quasi 40 anni dalla morte aperta al pubblico la casa londinese di Jimi Hendrix. Ecco il video

agosto 27, 2010

da “Il Sole 24 Ore

A quasi 40 anni dalla sua morte (18 settembre 1970), apre i battenti al pubblico l’appartamento nella capitale britannica in cui è vissuto Jimi Hendrix, la leggenda del rock apre i battenti al pubblico. La casa, che divideva con l’amica Kathy Etchingam, si trova nel quartiere di Mayfair, non lontana da quella che ospitò in altri tempi il grande compositore tedesco Georg Friedrich Haendel.

E in effetti, l’appartamento è oggi di proprietà del museo Haendel, che vi ha installato i suoi uffici. Ma in occasione dei 40 anni della morte del rocker, i responsabili locali hanno deciso di inaugurare una mostra a lui dedicata e di aprire le porte al pubblico: sarà possibile visitare la casa solo per due settimane a partire dal 15 settembre.

Considerato uno dei più grandi chitarristi della storia della musica, Hendrix è stato certamente uno dei maggiori innovatori nell’ambito della chitarra elettrica. La sua esibizione al festival di Woodstock del 1969 è divenuta un vero e proprio simbolo: l’immagine di Hendrix che suona l’inno nazionale americano in modo provocatoriamente distorto è entrata nell’immaginario collettivo musicale come uno dei punti di svolta nella storia del rock.
La mattina del 18 settembre 1970, Hendrix venne trovato morto nell’appartamento che aveva affittato al Samarkand Hotel di Londra. Fino ad oggi, non vi è una versione certa della morte del chitarrista. La versione più diffusa, messa in circolo dalla sua ragazza tedesca Monika Dannemann, presente nella stanza al momento del fatto, racconta di come Hendrix sia rimasto soffocato nel suo vomito dopo avere assunto un cocktail di alcool e tranquillanti.

Parenti di De Benedetti condannati per insider trading

agosto 27, 2010

Ma i grandi giornali (chi più, chi meno) hanno deciso di insabbiare l’imbarazzante notizia

Nell’articolo: Cominciamo da la Repubblica, il giornale di proprietà di De Benedetti. In prima pagina, del caso di insider, non c’è traccia. E non perché la giornata fosse piena di stimoli cronistici. In prima infatti ci sono titoli poco importanti come «Viaggio in Pakistan» o «Manhattan, l’uomo che guardava le torri» o «Il panino della Sardegna che sfida Mc Donald’s» (che era un rispescaggio di una notizia data da tutti i media il giorno precedente) e persino «L’Inghilterra cancella il mito del thank you» […..] Il Riformista, non ha nulla in prima, e se l’è cavata con un titolo cruciverba, imbarazzante: «Consob vs Cdb» a pag. 6 su una colonna. Sarebbe stato meglio non dare nulla

Pierpaolo Albricci per “Italia Oggi

La notizia è presto detta: la figlia e la sorella di Silvia Monti, moglie di Carlo De Benedetti, sono tra i colpiti da una sanzione per 3,5 milioni di euro comminata dalla Consob per il reato di insider trading, cioè per l’uso indebito di informazioni riservate per effettuare, a proprio beneficio, operazioni di Borsa che alterano la condizioni di mercato, a danno degli altri operatori che queste informazioni riservate non le hanno.

L’insider è stato commesso nell’estate 2005 sui titoli della società Cdb Web Tech, noto anche come fondo salva imprese di Carlo De Benedetti. La notizia, che è clamorosa per il suo carattere e per personaggi coinvolti, avrebbe dovuto essere strillata in prima pagina dai grandi giornali generalisti che, a eventi di questo tipo, specie in quest’ ultimo decennio, dedicano sempre molte pagine. E invece essa è stata insabbiata. Le notizie importanti i giornali le danno tutte. Ci mancherebbe. Anche perché c’è sempre qualcun altro, magari piccolo, che la notizia la dà e non si può perdere la faccia. Però le notizie che danno fastidio alla proprietà di un media (o agli amici della proprietà; o a chi potrebbe darti un posto più importante da direttore) le notizie si possono dare e, nel contempo, nasconderle.

Come? I criteri sono questi. Evitando accuratamente di evidenziarle (o anche solo di darle) in prima pagina. Poi, relegandole nella pagine interne: più interne sono, meno si leggono. Quindi, titolandole in modo formalmente esatto ma anche in modo tale che il lettore comune non comprenda nulla, o molto poco, del fatto. (more…)

L’attualità di Cicerone, il difensore della «res publica»

agosto 27, 2010

Nell’articolo: Cicerone più volte sottolinea l’importanza dei meccanismi di cooptazione della classe dirigente: è necessario ampliare la base di quanti si sentono rappresentati dalle istituzioni repubblicane e identificano il benessere del proprio ceto o della propria regione con quello dello stato, ma, soprattutto, va sempre assicurata la qualità intrinseca, la caratura etica e morale di quello che oggi si chiama il “personale politico”

Alessandro Schiesaro per “Il Sole 24 Ore

«La nostra epoca, pur avendo ricevuto uno stato simile a un quadro dipinto con arte suprema, ma ormai sbiadito per effetto del tempo, non solo ha trascurato di riportarlo ai suoi primitivi colori, ma non si è neppure preoccupata di conservarne almeno la forma e, per così dire, le linee di contorno. Cosa rimane infatti degli antichi costumi, su cui, come disse il poeta Ennio, si reggeva lo stato romano? Questi vediamo così sepolti nell’oblio, che non solo non vengono osservati, ma ormai ignorati… Per le nostre colpe, non per un caso, noi conserviamo lo stato solo di nome, nella sostanza invece lo abbiamo perso già da tempo».

Parole intrise di angoscia scritte non oggi, ma mezzo secolo prima di Cristo, quando Cicerone certifica con La Repubblica il dissesto terminale delle istituzioni di Roma e compie un estremo tentativo di elaborazione teorica per riscattarle. Figlio tormentato di un secolo anch’esso breve, Cicerone è insieme avversario, complice e vittima di una crisi epocale che, stravolgendo in pochi decenni la potenza dominatrice di gran parte del mondo, segna in modo indelebile il futuro corso della storia occidentale. (more…)

PATTY DADDY MICA MOLLA L’OSSO: STUDIA UN’ALTRA ‘POSIZIONE’ PER IL BANANA INFOJATO

agosto 27, 2010

DICE L’ACCHIAPPACAZZI DEL TAVOLIERE: PRONTO UN NUOVO LIBRO CON PARTICOLARI MAI RACCONTATI SU QUELLA NOTTE E CON UN DVD DI FILMATI INEDITI GIRATI A PALAZZO GRAZIOLI, IMMAGINI CHE RIPRENDONO BERLUSCONI A SUA INSAPUTA IN MOMENTI “CALDI”

Gianluigi Nuzzi per Libero, da “Dagospia

Allora, Maurizio Sorge, da paparazzo di vip e gossip a stupratore di Patrizia D’Addario?
«Ma quale stupro non c’è stato nemmeno un bacio. La verità è che la D’Addario non ha perso il vizio di registrare ogni giorno video e audio per finalità che rimangono ancora tutte da scoprire. Eravamo da giorni ospiti nella villa salentina dell’imprenditore Salvatore de Lorentis per un servizio fotografico e delle serate della escort e di alcune ragazze. Entriamo in confidenza. Patrizia ci parlava anche del futuro, di video con immagini inedite di Berlusconi a palazzo Grazioli che avrebbe presto diffuso.

D’improvviso abbiamo scoperto che registrava le nostre conversazioni, ci filmava con i cellulari. Perché? Mistero. Abbiamo preso paura, che intenzioni avrà? E così è stata allontanata da casa con il risultato che ci ha denunciati tutti per abusi sessuali. Prendano pure il mio dna, sono pulito. Non temo nulla».

Partiamo dall’inizio che è meglio.
«Sono arrivato alla villa lunedì sera 16 agosto. Avevo ricevuto un ingaggio da Fabrizio Citterio, che mi aveva telefonato per mandarmi in Puglia per un servizio fotografico a de Lorentis in risposta a un articolo uscito su DivaDonna della sua ex Carolina Marconi. Citterio mi dice che ci sarà anche la D’Addario per delle foto…».

Quando conosce la D’Addario?
«Subito, appena arrivato. Entriamo in simpatia, parliamo di lavori, dei progetti. Eravamo tutti insieme, c’era lei, c’erano anche altre ragazze, come Giorgia Nicole Basciano e Arianna Gaia Necchi di Uomini e Donne, c’era Fabrizio Citterio con la fidanzata Nadia. La D’Addario dice che è pronta con un nuovo libro, svela particolari mai raccontati finora su quella notte. Il libro è già scritto, ci dice, e uscirà con un dvd con un paio di filmati inediti girati a palazzo Grazioli, immagini che riprendono Berlusconi a sua insaputa in momenti particolari». (more…)

Cosa diceva Berlinguer

agosto 27, 2010

Il discorso al Convegno degli intellettuali del 1977 sulla “politica di austerità e di rigore”

da “ilpost

Sono giorni in cui si riparla di Berlinguer. Prima con la sua evocazione da parte del ministro di Tremonti, che ha chiesto di recuperarne il pensiero, poi oggi con una lettera critica di Stefania Craxi pubblicata dal Corriere. E su tutto, la crisi economica e morale del paese riportano spesso alla citazione delle parole di Berlinguer sull’austerità economica e su quella morale. Così oggi il Riformista ripropone i suoi lettori il discorso di Enrico Berlinguer al “Convegno degli intellettuali” di Roma del gennaio 1977, con i temi citati da Tremonti.

Nell’articolo: Quando poniamo l’obiettivo di una programmazione dello sviluppo che abbia come fine la elevazione dell’uomo nella sua essenza umana e sociale, non come mero individuo contrapposto ai suoi simili; quando poniamo l’obiettivo del superamento di modelli di consumo e di comportamento ispirati a un esasperato individualismo; quando poniamo l’obiettivo di andare oltre l’appagamento di esigenze materiali artificiosamente indotte, e anche oltre il soddisfacimento, negli attuali modi irrazionali, costosi, alienanti e, per giunta, socialmente discriminatori, di bisogni pur essenziali; quando poniamo l’obiettivo della piena uguaglianza e dell’effettiva liberazione della donna, che è oggi uno dei più grandi temi della vita nazionale, e non solo di essa; quando poniamo l’obiettivo di una partecipazione dei lavoratori e dei cittadini al controllo delle aziende, dell’economia, dello Stato; quando poniamo l’obiettivo di una solidarietà e di una cooperazione internazionale, che porti a una ridistribuzione della ricchezza su scala mondiale; quando poniamo obiettivi di tal genere, che cos ‘altro facciamo se non proporre forme di vita e rapporti fra gli uomini e fra gli Stati più solidali, più sociali, più umani, e dunque tali che escono dal quadro e dalla logica del capitalismo?

Da che cosa è nata, da che cosa nasce l’esigenza di metterci a pensare e a lavorare attorno ad un progetto di trasformazione della società che indichi obiettivi e traguardi tali da poter e dover essere perseguiti e raggiunti nei prossimi tre-quattro anni, ma che si traducano in atti, provvedimenti, misure, che ne segnino subito l’avvio?

Questa esigenza nasce dalla consapevolezza che occorre dare un senso e uno scopo a quella politica di austerità che è una scelta obbligata e duratura, e che, al tempo stesso, è una condizione di salvezza per i popoli dell’occidente, io ritengo, in linea generale, ma, in modo particolare, per il popolo italiano.

L’austerità non è oggi un mero strumento di politica economica cui si debba ricorrere per superare una difficoltà temporanea, congiunturale, per poter consentire la ripresa e il ripristino dei vecchi meccanismi economici e sociali. Questo è il modo con cui l’austerità viene concepita e presentata dai gruppi dominanti e dalle forze politiche conservatrici. Ma non è cosi per noi. Per noi l’austerità è il mezzo per contrastare alle radici e porre le basi del superamento di un sistema che è entrato in una crisi strutturale e di fondo, non congiunturale, di quel sistema i cui caratteri distintivi sono lo spreco e lo sperpero, l’esaltazione di particolarismi e dell’individualismo più sfrenati, del consumismo più dissennato. L’austerità significa rigore, efficienza, serietà, e significa giustizia; cioè il contrario di tutto ciò che abbiamo conosciuto e pagato finora, e che ci ha portato alla crisi gravissima i cui guasti si accumulano da anni e che oggi sì manifesta in Italia in tutta la sua drammatica portata.

Ecco, in base a quale giudizio il movimento operaio può far sua la bandiera dell’austerità? (more…)

Il salotto volgare delle penne snob

agosto 27, 2010

Rusconi, Merlo e Magris eterni indignati del giornalismo da salotto: non perdono occasione per dare voti e pagelle

Nell’articoloTuttavia bisogna essere gentili, e non rispondere male neppure a Madame Merlo, anche se ti scappa, anche se ti scapperebbe. Bisogna essere molto raffinati e francesi e noblesse oblige anche quando, sulla Repubblica, la suddetta Madame ti rifila un predicozzo contro i «nuovi guappi» e contro l’uso della parola «fanghiglia» riferita a Famiglia Cristiana, e non serve intercettarle, basta immaginarsele. «Oh Signore, hanno detto fanghiglia!», «Oh Gesù, cara, hai sentito?», «Fanghiglia? Fanghiglia Cristiana? Oh Santo Cielo, oh mon Dieu, non c’è più religione!»

Massimiliano Parente per “Il Giornale

«Penso dei comunisti da salotto ciò che penso del salotto. Merda», così sbottò il sempre citato Pier Paolo Pasolini, il quale però oggi sarebbe stato bacchettato sulle falangi dalle nuove maestrine morali del giornalismo salottiero italiano, tipo le terribili Madame Rusconi, Madame Merlo, Madame Magris, più simili alla signorina Rottermaier di Heidi che alla Madame Verdurin di Proust. A Madame Rusconi, per esempio, è come se gliel’avessero scodellata proprio sul centrotavola di pizzo del salotto buono: che «involgarimento del linguaggio pubblico», che «volgarità», «volgarità nel senso letterale del volgo, appunto», appunto, il volgo, orrore, con questi editoriali pieni di «strizzatine d’occhio tra giornalista e lettore», e quanti strizzoni di pancia a ogni strizzatina per lor signore, così snob, così distaccate, così chic ormai poco radical. Per fortuna, a fronte di cotanta volgarità e parolacce («per usare un termine che ora suona deamicisiano» ci informa Madame Rusconi, oui, oui, je me souviens), c’era già stato il pronto intervento di Madame Magris, altrimenti non avremmo saputo come orientarci. Quest’ultima è molto esperta nel distinguere le diverse merde, per esempio quella che Cambronne grida a Waterloo va bene, quella pronunciata dalla Santanchè a proposito di Fini no, perché «difficilmente Victor Hugo potrebbe scorgere qualcosa di nobile e elevato in questo termine adottato dalla signora», e come gli sarà venuto, alla Magris, di associare Cambronne alla Santanchè non si saprà mai e alla fine chi se ne fotte.

No, no, pardon, come non detto, ce ne fotte eccome, bisogna stare attenti a come si parla con queste signore che si sono svegliate tutte insieme e tutte incazzate, non fai in tempo a leggerne una che il giorno dopo scrive l’altra indignatissima, ed è tutto un galateo, un perbenismo, uno sdegno, uno spettinamento di acconciature, un bon ton con le boccucce a culo di gallina e dopo anni di vaffanculismi e santorismi e vaurismi e travaglismi che danno dei mafiosi e delinquenti a mezza Italia ma senza mai insultare nessuno, sempre elegantissimi, invitando il noto gentleman Ciancimino, pendendo dalle labbra dell’ultima escort eroina d’Italia, quella che registra tutto, questa è classe. (more…)

Nel nome del Padre del Figlio e di Solidarnosc

agosto 27, 2010

Trent’anni fa in Polonia il primo sindacato libero nel blocco comunista: un modello che doveva fare scuola sulla via della transizione alla democrazia

Nell’articolo: C’era davvero di che spaventarsi per tutti: per i gerontocrati in consunzione al Cremlino, per le cancellerie atlantiche che detestavano novità disturbatrici, per i capi comunisti dell’Est e in particolare dell’Ovest che non sapevano più quale fiaba ideologica raccontare alle proprie basi operaie [….] Tale smalto laico, risplendente di prestigio nazionale e internazionale, doveva purtroppo dissolversi in poco tempo. Le prime picconate partirono proprio dai vertici del nuovo Stato. Si vide con stupore l’ottimo e abile leader di sindacato Walesa trasformarsi, quasi da un giorno all’altro, in un presidente maldestro, bizzoso, litigioso, screanzato; cominciò a prendersela, in particolare, con la politica di rinnovamento misurato e razionale del premier Mazowiecki, cercando di opporgli brutalmente, ledendo la Costituzione, una confusa linea populista senza capo né coda

Enzo Bettiza per “La Stampa

Danzica 14 agosto 1980. Trent’anni orsono. Tutto cominciò con la diffusione di un pacchetto di volantini fra 17 mila operai dei cantieri navali intestati, per ironia della storia, al nome di Lenin.

I sindacati, che Lenin e i suoi eredi disprezzavano quali filiazioni «socialdemocratiche», conducevano allora nei cantieri polacchi una stentata semiesistenza clandestina. Il volantino era stato concepito da Bogdan Borusewicz, oggi presidente del Senato, in difesa di Anna Walentynowicz. Anna era un’operaia scomoda, riottosa, licenziata in tronco per aver incitato gli operai a rivendicare, appunto, quella libertà sindacale che il regime, pur fondato sul mito della classe operaia, vedeva come fumo negli occhi. Ebbe inizio uno sciopero che durò 18 giorni e che, dopo aver trovato la sua icona nella Walentinowicz, trovò anche un leader in un quarantenne baffuto, religioso, vivace, tenace, irascibile, che arringava gli scioperanti a resistere e adorare soltanto le immagini di Cristo e della Madonna Nera protettrice della Polonia. È così che i polacchi incanutiti ricordano ancora oggi il fervente elettricista Lech Walesa, lo Spartaco cattolico di Danzica, il tribuno carismatico di scarsa istruzione, che però sapeva parlare e scherzare da operaio con gli operai perfino nei frangenti più duri della resistenza al potere comunista. Ed è così che, dopo una successione di richieste contrattuali, contagiose più che aggressive, sempre negoziate abilmente da Walesa con le autorità, nacque Solidarnosc il 31 agosto 1980. Il parto era stato preceduto da una sorta di manifesto gestatorio, i famosi «21 Punti» incisi a mano su una tavoletta di legno, elevata nel 2003 dall’Unesco a un posto d’onore nella lista dei patrimoni culturali dell’umanità. (more…)

Sergio “paladino del domani”, ma pesano le illusioni del passato

agosto 27, 2010

Così l’ad cerca di ricucire con il Paese

Nell’articolo: Ma quante volte se lo sono già sentiti ripetere, i lavoratori dipendenti, dalle più diverse campane, che le rinunce odierne avrebbero generato benefici futuri, che la flessibilità concessa sarebbe stata a buon rendere, che i sacrifici sarebbero stati equamente ripartiti?

Gad Lerner per “La Repubblica

SAPIENTE e immaginifica, la sequenza delle diapositive che scorrono dietro alla polo nera di Sergio Marchionne sul palco riminese, ne esalta il profilo avveniristico, extraitaliano, ma non ne stempera la tensione. Orme sulla sabbia dirette verso l’ignoto quando racconta la sua emigrazione in Canada a 14 anni, e poi la catena spezzata di una palla al piede da cui non riesce ancora a liberarsi. Messaggi subliminali, niente foto di operai o di scocche alla catena di montaggio.

E’ offeso Marchionne, non solo affaticato, e vuole darlo a vedere. Descrive con brutalità inedita “il grande male della Fiat” cui approdò nel 2004, rinunciataria al confronto col resto del mondo, chiusa in se stessa, come la penisola che adesso non saprebbe rendergli il giusto merito per i risultati conseguiti. Poco gli importa se già prima di lui, a partire dal 1980, altre generazioni di manager avevano ottenuto la flessibilità del lavoro che oggi invoca, e l’abbattimento delle ore di sciopero, senza però che la Fiat ne abbia tratto vantaggio rispetto ai concorrenti. Forte del suo indubbio fascino, è come se tutto potesse ricominciare da lui, incarnazione della metamorfosi dal locale al globale, in uno sforzo titanico ma incompreso. (more…)

Helmut Kohl, un uomo per due sogni: Europa e Germania unite

agosto 26, 2010

Nell’articolo: Nel gennaio 1984, parlando al Knesset (il parlamento israeliano), Kohl disse che la sua generazione aveva avuto «la grazia di una nascita tardiva». La frase, presa da Günter Grass, forse infelice, certo incompresa nel contesto in cui venne pronunciata, sottende l’ambigua tensione patriottica che caratterizzò la generazione dei politici postbellici successiva a quella degli Adenauer e degli Erhard, divenuta adulta tra le due guerre mondiali […..] Kohl amava dire che il suo obiettivo non era il creare un’Europa tedesca ma una Germania europea. Chissà che cosa pensa in questi giorni. Dall’unificazione a oggi la Germania, governata per la prima volta da politici nati nel dopoguerra, ha accresciuto il proprio peso economico nell’Unione Europea, ma forse Kohl si chiede che cosa sia successo della sua capacità di leadership continentale

Gianni Toniolo per “Il Sole 24 Ore

Capitava facilmente di incontrarlo nella vecchia città universitaria di Hidelberg. Passeggiava lentamente, chiacchierando con un amico e rispondendo con cenni garbati ai saluti dei passanti, seguito a qualche passo di distanza, da un solo, discreto, poliziotto in borghese. Helmut Kohl, oggi fatica a muoversi, lascia poco la sua casa. Gli amici continuano ad andare a trovarlo ma gli manca l’incontro con la gente, cittadini e studenti di Hidelberg, l’alma mater dove si laureò in storia e scienze politiche e ottenne poi un dottorato con una tesi sulla ricostruzione dei partiti politici dopo il 1945. (more…)

La nave della discordia

agosto 26, 2010

TIME ripercorre i difficili rapporti diplomatici tra Corea del Sud, Stati Uniti e Cina dopo l’affondamento della Cheonan

Nell’articolo: Migliaia di pezzi di artiglieria sono puntati su Seoul ad appena 64 chilometri di distanza. La possibilità di un’altra guerra in Corea non è solamente un argomento di discussione. Per questi motivi, anche nel caso di un episodio come l’affondamento della Cheonan – che forse ha facilitato il lavoro ai falchi – i rapporti politici tra Sud e Nord si complicano molto rapidamente

da “ilpost

Il 26 marzo scorso, la nave militare sudcoreana Cheonan si inabissò dopo una violenta esplosione nel Mare Giallo a 16 chilometri dalle coste della Corea del Nord causando la morte di 46 persone. Due mesi dopo, la Corea del Sud accusò apertamente il regime nordcoreano per l’affondamento, una ipotesi respinta categoricamente da Pyongyang. Seoul sostiene però di avere le prove e nei prossimi giorni potrebbe rendere pubblico un nuovo rapporto per dimostrare le responsabilità della Corea del Nord.

Del dossier sull’affondamento della Cheonan si parla da settimane, ma il governo di Seoul non ha fornito alcuna informazione in merito, inducendo parte dell’opposizione a dubitare della sua esistenza e a ipotizzare che la corvetta si sia semplicemente arenata e che le accuse alla Corea del Nord fossero strumentali per le elezioni dello scorso giugno. Il rapporto invece esiste e la rivista statunitense TIME ha avuto la possibilità di dare una prima occhiata. (more…)

Flannery nei territori del diavolo

agosto 26, 2010

La O’Connor nella sua fattoria, perché “dove c’è un pavone c’è anche una mappa dell’universo”

Nell’articolo: Non si sposerà mai né avrà figli, le sue giornate passano tra le faccende della fattoria e due ore al giorno in cui scrive senza fermarsi. Molte foto la ritraggono nel cortile della sua casa o appoggiata alla staccionata, negli ultimi anni con le stampelle. Da lì mantiene i contatti scrivendo molte lettere e ricevendo amici e persone sconosciute [….] “I pavoni fanno la ruota con la tranquillità con cui altri potrebbero accendere una sigaretta – scrisse – Improvvisamente, senza preavviso, aprono la coda e la fanno vibrare. E a quel punto, anche se è la milionesima volta che lo si vede, questo spettacolo colpisce gli occhi di chiunque”

Piero Vietti per “Il Foglio

Fra i tratti caratterizzanti la storia di Cl c’è fin dagli inizi la riscoperta di autori dimenticati o lasciati in disparte. Non fa eccezione il Meeting di quest’anno, dove una mostra dedicata a Flannery O’Connor sta facendo andare esaurite tutte le copie (recentemente stampate da diverse case editrici) della scrittrice americana alla libreria della fiera. Certo meno sconosciuta al pubblico di altri autori, l’opera di O’Connor sta tra quelle dei grandi americani del XX secolo, ma in Italia non ha mai trovato troppa fortuna: “Ogni cinquanta persone che accompagnamo nella visita – ci dice Abby, ragazza di Washington tra i curatori della mostra – sono due o tre quelli che hanno letto qualcosa di suo”. Grande scrittrice incompresa dai suoi contemporanei, Flannery O’Connor nasce nel 1925 in Georgia. A sedici anni rimane orfana di padre, ucciso dalla malattia che colpirà anche lei, il lupus.

Studia all’Università dell’Iowa, dove comincia a leggere tantissimo, come confida ai tanti amici di penna con cui si scambierà lettere fino alla fine. Legge di tutto, e comincia a scrivere racconti. “Io scrivo in questo modo perché e solo perché sono cattolica – diceva di sé Flannery – Se non lo fossi non avrei nessuna ragione per scrivere, nessuna ragione per sentirmi inorridita o per gioire di qualsiasi cosa”. La mostra ruota intorno all’idea dell’“infinita misura del limite” ed è un viaggio nel suo mondo, gli Stati Uniti del sud, nelle sue lettere e infine nei suoi racconti più belli. (more…)

E SULLA PORTA SCRISSE: VATTENE

agosto 26, 2010

Nell’articolo: Il «caratterino» innato di Oriana era allora diventato un cattivo carattere da primato

Giovanni Sartori per il “Corriere della Sera“, da “Dagospia

Ci siamo conosciuti, Oriana e io, poco dopo la fine della guerra. A Firenze, visto che eravamo entrambi fiorentini. Oriana era minuta, bellina, e molto attraente. Colpiva subito per la straordinaria vitalità, per l’energia, per la risolutezza. Spiccò il volo da Firenze molto presto, molto prima di me. Per parecchio tempo ci siamo persi di vista. Poi ci siamo ritrovati a New York, dove io ero alla Columbia University e Oriana aveva preso casa (per pura combinazione a trenta metri da quella di Ugo Stille), e si era finalmente accasata; ci stava davvero. (more…)

Un libro accusa Goldman Sachs: «È crudele come una tigre della Manciuria e vuole uccidere la Cina»

agosto 26, 2010

Nell’articolo: Non manca neppure una serie di documenti legali e file ottenuti dai tribunali degli States. Essi comprendono, tra l’altro, una denuncia contro Goldman Sachs e il vice presidente Fabrice Tourre, accusato di frode dalla Sec (la Consob americana), insieme alla banca d’affari per aver venduto dei titoli garantiti da ipoteche senza avvisare gli acquirenti della forte leva finanziaria che gravava sugli stessi

Vito Lops per “Il Sole 24 Ore

«Ha il carattere crudele di una tigre della Manciuria, si insinua in tutto il mondo, come un cacciatore esperto, quando sente l’odore di sangue si avventa!». Ma non solo. «Come una volpe che mastica un osso, conosce le regole del gioco e sa quando colpire al collo». Non va per il sottile Li Delin, giornalista finanziario cinese, autore di vari best seller. Inchieste che da un anno a questa parte hanno nel mirino Goldman Sachs, la banca d’affari statunitense guidata da Lloyd Blankfein che non ha conosciuto vera crisi (anche grazie all’intervento del governo), avendo riportato utili sia nel 2008 e nel 2009, anche nel cuore temporale dell’ultima grande crisi finanziaria. (more…)

Maniero: «E’ vero ho pagato poco, ma il mio tesoro non esiste»

agosto 26, 2010

L’ex boss: vivo per i figli, lavoro e sono un asso dello scopone. La politica? Feci tessere per il Psi. Vogliono uccidermi? Non ho paura

Nell’intervista: Cosa deve fare lo Stato per contrastare il crimine organizzato? «Sono convinto che ci vorrebbero leggi speciali per Campania, Calabria, Sicilia e forse anche per la Puglia. Non so se la Costituzione lo consente. Poi ci vorrebbe una vecchia proposta fatta da Andreotti: mandarli tutti al confino nelle isole, ovviamente non abitate. Intendo dire tutti i collusi, gli amici, i pregiudicati senza lavoro eccetera. E non andrei molto per il sottile

Andrea Pasqualetto per “Il Corriere della Sera”

Avrà anche cambiato vita diventando innocuo e pantofolaio, come dice. Avrà cioè anche detto addio allo spietato criminale che era, al rapinatore da Far West, al trafficante d’armi, all’assassino di complici traditori, all’irridente fuorilegge che per un ventennio ha dettato nel Nord Est solo la sua legge, quella del superboss calcolatore e imprevedibile. Ma la smania di sfida e l’impulso beffardo l’ha conservato immutato. Un esempio? «Faccio l’imprenditore per dieci ore al giorno, vorrei riuscire… poi ho un hobby, lo scopone scientifico. A proposito, saluto tutti gli appassionati… ». Incontrare Felice Maniero significa trascorrere mezza giornata fra la realtà e l’iperspazio, fra tutto ciò che pretende il senso comune delle cose e la natura dell’uomo, costantemente irregolare. E’ un boss che al ristorante parla a voce alta delle vecchie rapine senza preoccuparsi dei vicini di tavolo, che divora la pizza ma non beve alcolici, che non bestemmia mai, che non si cura minimamente della sventola bionda seduta di fronte e che quando deve insultare qualcuno arriva a dire «stupidone» o «birichino», come certi veneti di buona famiglia. Ora è libero e dunque gira, incontra, tratta. (more…)

Post-bellezza, ferita moderna

agosto 26, 2010

cantito dei cantici di re salomone

Nell’intervista: Il Cantico dei cantici è il libro della Bibbia più attento al corpo umano. E lungo i secoli, le sue innumerevoli interpretazioni hanno dato vita a una sorta di paradosso: i concetti più sottili e spirituali della teologia mistica sono stati espressi proprio attraverso la simbolica del corpo e delle sue singole parti. Luogo per sua natura dove il significato viene al mondo, il corpo è diventato in particolare il cuore del pensiero filosofico e teologico dell’Incarnazione

Daniele Zappalà per “Avvenire

«La bellezza in quanto tale, da sola, forse non salverà mai il mondo. Ma essa, nonostante la sua intima fragilità, sembra almeno salvaguardare la nostra dignità di umani. Per questo, conviene sempre conservare per le generazioni future delle riserve di ciò che l’incontro con il bello ci ha ispirato». Da un quarto di secolo la riflessione del filosofo francese Jean-Louis Chrétien, nato nel 1952, docente alla Sorbona, già appartenente alla sinistra radicale e convertitosi al cristianesimo in età adulta, sonda il fondo spirituale della condizione umana a partire dalle manifestazioni vitali più elementari: il corpo e i suoi linguaggi, il desiderio di parola e la risposta naturale a una chiamata. Temi che s’intrecciano, con sviluppi imprevedibili, in due sue opere penetranti da poco apparse anche in Italia:  La ferita della bellezza (Marietti) e Simbolica del corpo. La tradizione cristiana del Cantico dei cantici (Cittadella).

Professore, lei sostiene che la bellezza può atterrire. Cosa intende esattamente?
Questa riflessione trae in parte ispirazione da Platone. Se la consideriamo in un senso forte, la bellezza prende sempre nella vita la forma di un’apparizione capace immediatamente di attirare la nostra attenzione, poiché ciò che incontriamo sfugge all’ordinario. Una persona che passa, un riflesso di luce sul paesaggio o un altro fenomeno ci colpiscono e ci raggiungono con la loro dimensione quasi sacra, facendoci paradossalmente sentire subito la loro distanza rispetto a tutto ciò che compone la nostra routine. (more…)

Avi Mograbi, ” Z32 “, 2008

agosto 26, 2010

Studio shock su Hitler: aveva origini ebraiche e la prova è nel suo Dna

agosto 26, 2010

Uno studio genetico condotto sui parenti del Führer dimostra in modo scientifico che il dittatore non era affatto ariano. Ben 39 discendenti del fondatore del Reich sono stati sottoposti a esami

Nell’articolo: Altrettanto fantasiosa è la spiegazione che Hitler fornisce in Mein Kampf in cui sostiene di essere stato scioccato dall’incontro a Vienna con un «Ostjude», un ebreo dell’Europa orientale dall’aspetto stregonesco. Più probabile è invece la precoce influenza subita a Monaco negli anni Venti delle idee antisemite del giornalista-editore Dietrich Eckart con il quale strinse una duratura amicizia. Dopo tutto, l’antisemitismo non lo inventò Hitler. Lui vi aggiunse solo le contorte pulsioni che si aggiravano negli oscuri meandri della sua psiche

Domizia Carafoli per “Il Giornale

Ebreo e pure nordafricano. Algerino, magrebino, come uno dei tanti poveracci che oggi la povertà spinge verso l’Europa. Popoli «inferiori» che non devono contaminare la purezza della «superiore razza ariana». Se qualcuno avesse voluto immaginare un «contrappasso» per Adolf Hitler nello sconosciuto girone infernale in cui si trova, non ne avrebbe potuto trovare uno più crudele. Per lui, ovviamente.
Che Hitler avesse sangue ebreo nelle vene era voce da tempo circolante, con svariate e talvolta fantasiose ipotesi. Ma ora sembra che sia la scienza a dimostrare, senza possibilità di confutazione, l’origine ebraica e forse anche nordafricana del Führer. Lo dimostrerebbe l’analisi del Dna. (more…)

Quando feltri picchiava su Berlusconi

agosto 26, 2010

Nell’articolo: Siamo due calciatori che hanno lo stesso linguaggio tecnico, anche se in ruoli diversi, e che si intendono a meraviglia. Anche quando lasciò l’Indipendente per il Giornale, e io l’avevo trattato ripetutamente da “traditore”, da “canaglia”, da “furfante” (e lui è permalosissimo, come una donna) tutte le volte che ho avuto bisogno di piazzare un pezzo che nessun altro giornale avrebbe osato pubblicare ho chiesto ospitalità a Feltri

Massimo Fini per “Il Fatto

A scartabellare vecchi giornali viene il magone, soprattutto se vi si è lavorato, ma si trovano a volte delle cose divertenti oltre che istruttive. Leggete qui:
“Diconsi quattordici anni. Durante i quali la Rai ha mantenuto gli antichi privilegi (canone, diretta, deficit ripianato dallo Stato) e la Fininvest ne ha scippati vari per sé, complici i partiti, la Dc, il Pri, il Psdi, il Pli e il Pci, con la loro stolida inerzia, e il Psi con il suo attivismo furfantesco, cui si deve tra l’altro la perla denominata ‘decreto Berlusconi’ cioè la scappatoia che consente all’intestatario di fare provvisoriamente i propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente. Decreto elaborato in fretta e furia nel 1984 ad opera di Craxi in persona, decreto in sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato cancellato dalla magistratura in un soprassalto di dignità e che invece in Italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano morti suicidi per la vergogna. Niente. Non soltanto non sono morti, ma sono ancora lì, in piena salute, a far danni alla collettività, col pretesto di curarne gli interessi, interessi che sarebbero gli stessi, secondo loro, del dottor Silvio di Milano due, il quale pretende tre emittenti, pubblicità pressoché illimitata, la Mondadori, un quotidiano e alcuni periodici. Poca roba .Perché non dargli anche un paio di stazioni radiofoniche, il Bollettino dei naviganti e la Gazzetta Ufficiale, così almeno le leggi se le fa sul bancone della tipografia? Poiché nemmeno il garofano, pur desiderandolo, ha osato chiedere tanto per l’amico antennuto, cosa che avrebbe impedito ogni spartizione per esaurimento del materiale da spartire, eccoci giunti allo sgradito momento della resa dei conti: il varo dei capolavori di Mammì, che non è il titolo di una canzonetta, ma il ministro delle Poste, colui che ha scritto sotto dettatura il testo per la disciplina dell’etere (L’Europeo, 2 agosto 1990). (more…)

La parabola di Walter Reuther, il sindacalista con vista sul futuro

agosto 26, 2010

Nell’articolo: La Uaw era gremita di militanti radicali, non discriminava gli operai di colore (che ne divennero presto una colonna portante) e organizzava scioperi e agitazioni senza temere lo scontro con le case produttrici d’auto, dove il sindacato non era mai entrato….

Giuseppe Berta per “Il Sole 24 Ore

Per i sindacati dell’industria dei paesi sviluppati occidentali la crisi rappresenta un passaggio delicatissimo, un momento di trasformazione che ne scuote in profondità le radici fino a metterne in discussione le prospettive. Si disegna un assetto dell’economia globale che rischia di esautorare il ruolo del sindacato nelle aree del mondo dove la produzione industriale riduce il proprio radicamento sociale. Negli Stati Uniti questa minaccia è avvertita come la più incombente, al punto di suscitare un ripensamento radicale del modo d’essere e di operare della rappresentanza sindacale.

Ne ha parlato il 2 agosto scorso al Center for automotive research Bob King, il nuovo presidente della Union of automobile workers of America (Uaw), un tempo il più grande e forte sindacato industriale del mondo, in un discorso che sta provocando una catena di reazioni e commenti. King ha annunciato che la Uaw del XXI secolo differirà in maniera fondamentale da quella che è stata nel Novecento. Alla crisi di Detroit i lavoratori americani dell’auto hanno pagato un prezzo durissimo: hanno perso 200mila posti di lavoro e accettato decurtazioni salariali che vanno da 7mila a 30mila dollari all’anno. Il loro sindacato ne è uscito drasticamente ridimensionato: nel 1979 la Uaw contava un 1,5 milioni di iscritti; oggi sono meno di 400mila. Per questo, ha sostenuto King, la missione sindacale deve essere ripensata dalle basi. L’organizzazione dei lavoratori deve assimilare gli obiettivi di flessibilità, qualità e produttività delle imprese e smetterla di considerare il management come un avversario e un nemico e tendere invece a costruire con esso delle relazioni di partnership. (more…)

ArianoFolkFest, suoni dall’Africa ai Balcani

agosto 26, 2010

Nell’articolo: Ma tra i concerti sicuramente ha offerto un incontro di alto livello il padre dell’Afrobeat Tony Allen in due ore piene di musica con un nonnetto d’eccezione. Il batterista nigeriano, che ha compiuto da poco i 70 anni, oltre alle differenze che ribadisce col suo amico Fela Kuti, ha espresso anche indifferenza per le classifiche che lo vogliono il più importante batterista del mondo, anzi è andato oltre con una massima che pochi artisti riescono ad esprimere così sinceramente: «Non suono per nessuno, suono solo per me stesso e forse questa è la differenza con gli altri»

Michele Fumagallo per “Il Manifesto

Terminata la quindicesima edizione dell’Ariano Folk Festival, manifestazione che da tempo ha allargato i suoi orizzonti su territori world, va subito detto che un bilancio dell’attività complessiva, con un’offerta che negli anni è stata molto interessante compresa quella di quest’anno, è quanto mai urgente per uscire da un impasse che colpisce tutte le manifestazioni che hanno al loro centro esclusivamente consumi sia pure alti e di qualità. Senza produrre strutture, e di quelle forti che innestano studio e fruizione pubblica quotidiana, non c’è più un futuro esaltante, soprattutto in un’Italia che va a rotoli, prigioniera di una classe dirigente che fa dei beni culturali, in senso lato, strage continua. (more…)

«Io, premio Oscar, insegno ai giovani i valori veri»

agosto 26, 2010

Nell’articolo: Oggi gli ingegneri audio sottostanno non solo alle decisioni dei registi, ma spesso alla volontà di attori e produttori che però sono estranei al significato dell’apporto che il suono dà a tutta la produzione

Angela Calvini per “Avvenire

La voce roca di don Vito Corleone nel Padrino, la risata argentina di Amadeus, i rumori terrorizzanti de L’esorcistaIl silenzio degli innocenti e le note travolgenti di musical capolavoro come HairA Chorus LineFame. Tutte emozioni che, attraverso l’udito, sono arrivate a toccare l’anima dello spettatore per merito di Christopher Newman, newyorkese, 70 anni, il mago degli effetti sonori di Hollywood. «È vero, la mia carriera è stupefacente, considerando che sono un ingegnere mancato che vendeva gelati per mantenersi agli studi» ci racconta con una simpatia disarmante Newman, uno con all’attivo tre Oscar (L’esorcista nel ’73, Amadeus nell’84 e Il paziente inglese nel ’96) e 11 nomination nella categoria Miglior Sonoro. Il maestro, che insegna ora produzione sonora alla School of Visual Arts di New York, ha tenuto una lezione di cinema al Meeting di Rimini, accompagnato dal regista Alessandro D’Alatri.

Mister Newman, il cinema è fatto anche da grandi tecnici: ma lei da giovane non sognava i lustrini di Hollywood?
Io ho studiato al Massachusetts Institute of Technology, poi un amico che lavorava in teatro mi ha fatto scoprire il cinema. Ho studiato per diventare regista, a 18 anni giravo per Roma sognando ad occhi aperti sui luoghi de La strada di Fellini. Poi, ho scoperto come per magia che mi affascinava schiacciare un bottone  e registrare le voci e i suoni. L’emozione di un film, non passa solo per gli occhi. (more…)

Ma questi della Cia li pagano pure?

agosto 26, 2010

Federico Rampini, da “La Repubblica

Leggersi su questo sito l’ultimo documento segreto della Cia divulgato da Wikileaks e poi stropicciarsi gli occhi. Sogno o son desto? C’è un reparto speciale di esperti dei servizi segreti americani, chiamato nientepopodimenoché “cellula rossa”. A furia di spremersi il cervello collettivo la task force giunge a questa conclusione clamorosa: se l’America continua a fare la prepotente, a sottrarsi alle regole del diritto internazionale, a usare metodi illegali per effettuare rapimenti all’estero, e infine non restituisce i favori e nega perfino ai migliori alleati (Germania) la cooperazione giudiziaria….beh la sua immagine potrebbe essere danneggiata e forse anche gli altri Stati non saranno prodighi di aiuti nella lotta al terrorismo. WOW. Chi l’avrebbe mai detto. Domanda: quanto costa al contribuente americano pagare questi esperti dell’intelligence, per un risultato che una qualsiasi “rassegna stampa internazionale” può fornire a modico prezzo?

Ecco i manicomi lager

agosto 25, 2010

stanza dell'Opg di Montelupo Fiorentino

Esistono ancora, a 32 anni dalla Legge Basaglia. Sporcizia, degrado, sovraffollamento, assenza di cure mediche, scarsa assistenza psichiatrica. Sono le condizioni degli Ospedali psichiatrici giudiziari, prigioni che non aiutano a recuperare il paziente-detenuto. E dove si rischia l'”ergastolo bianco”. Le ispezioni a sorpresa della Commissione d’inchiesta sulla sanità hanno scoperto situazioni vergognose. Ne parla il presidente Ignazio Marino

Nell’articolo: Consideriamo poi che molti pazienti, circa il 40%, sono in una condizione di “proroga”, ciò che viene chiamato ‘ergastolo bianco’. Di fronte a una pena detentiva di due-tre anni, alcuni sono rimasti in ospedale psichiatrico anche oltre vent’anni, un quarto di secolo

Lara Crinò per “L’Espresso

Pazienti legati ai letti. “Celle” sovraffollate, ambienti sporchi, spazi fatiscenti, nessuna privacy. Impossibilità per i ricoverati-reclusi di essere curati per malattie anche gravi, come il diabete. E soprattutto il peccato capitale: l’incapacità di garantire quelle cure psichiatriche al centro di un percorso di riabilitazione, la ragione per cui esistono queste strutture. Oggi, a trentadue anni dalla legge Basaglia che abolì i vecchi manicomi criminali, questa è ancora la situazione generale degli Ospedali Psichiatrici giudiziari, Opg, che dovevano rimpiazzare i reclusori della vergogna. Con persone trattenute oltre la fine della pena prevista, in una sorta di “ergastolo bianco”. Sono quei penitenziari speciali dove, per citare alcuni fatti di cronaca recente, sono stati custoditi e assistiti Annamaria Franzoni, condannata per il delitto di Cogne, e Ferdinando Carretta, che massacrò i suoi genitori alimentando un lungo giallo. A fotografare il degrado in cui vivono ancora molti dei 1500 pazienti di queste strutture è l’indagine della Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, presieduta da Ignazio Marino, chirurgo e senatore del Pd.

Tra luglio e agosto la commissione ha eseguito “ispezioni a sorpresa” in tutti e sei gli ospedali psichiatrici giudiziari (Napoli, Aversa, Reggio Emilia, Barcellona Pozzo di Gotto, Castiglione delle Stiviere, Montelupo Fiorentino) per poi indicare una serie di misure che dovrebbero migliorare una situazione definita “inaccettabile” dal punto di vista igienico e “lesiva della dignità personale” dal presidente della commissione. Alcuni provvedimenti da realizzare subito, per dare sollievo ai pazienti-reclusi, altri che si spera verranno attuati in tempi più lunghi. È lo stesso Marino, commentando le immagini girate durante le ispezioni ( guarda il video), a spiegare come si sta cercando di cancellare lo scandalo degli Opg. Anche attraverso una nuova proposta di legge. (more…)

Giri di Walter

agosto 25, 2010

Marco Travaglio per “Il Fatto

Nuovi arrivi da Saturno. Dopo Passera e Mancuso, l’astronave che riporta in patria gli italiani reduci dallo spazio, praticamente una navetta, ci ha restituito ieri Uòlter Veltroni. Il quale, appena atterrato, ha scritto una lettera agli italiani: “Scrivo al mio Paese e vi dico che cosa farei”. E, per risparmiare sull’affrancatura, l’ha mandata al Corriere. Il genere epistolare non deve stupire: tutti i migliori comici, da Totò a Peppino, da Benigni a Troisi, ne han fatto largo uso. Totò, salendo sul wagon lit, chiamava a raccolta “fuochisti, macchinisti, ferrovieri, frenatori, uomini di fatica”. Uòlter, scendendo dall’Ufo, si rivolge “agli italiani che tornano a casa”, ma anche “a quelli che non si sono mossi”; a quelli che non si sono mossi “perché lavoravano”, ma anche a quelli che non si sono mossi “perché non possono lavorare”; “agli imprenditori”, ma anche “ai nuovi poveri italiani” (a quelli vecchi no).

A tutti rammenta che “in fondo due anni fa quasi 14 milioni di italiani fecero la croce sul simbolo che conteneva il mio nome come candidato premier”. Ecco, 14 milioni di croci sul suo nome. Ma lui non sospettò nulla. Anzi seguita a interrogarsi su quella banale questione aritmetica che gli negò la vittoria: “Se un milione e mezzo dei 38 milioni di votanti avesse scelto il centrosinistra riformista invece di Berlusconi, ora saremmo noi a guidare il Paese. Ma non è successo, per tanti motivi. Come cercherò altrove di approfondire, credo più per ragioni profonde e storiche che per limiti di quella campagna elettorale che si concluse col risultato più importante della storia del riformismo italiano”. Ha perso, ma è come se avesse vinto (infatti ora spiega come si vince: “No a sante alleanze anti-premier, così si perde”, parola di esperto). (more…)

Crescita di un’economia buddista

agosto 25, 2010

di Jeffrey D. Sachs, professore di economia e direttore dell’Earth Institute presso l’Università della Columbia. È anche consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sugli obiettivi di sviluppo del millennio. Copyright: Project Syndicate, 2010, Traduzione di Simona Polverino, da “Il Sole 24 Ore

Nell’articolo: Esistono però gravi rischi. Il cambiamento climatico globale minaccia l’ecologia e l’economia del Bhutan. I consigli incauti e dispendiosi da parte di McKinsey e di altre aziende private di consulenza potrebbero contribuire a trasformare il Bhutan in una zona turistica degradata. C’è da sperare che la ricerca del Fil (felicità interna lorda) aiuti a sviare il paese da queste tentazioni

NEW YORK – Sono appena rientrato dal Bhutan, il regno sull’Himalaya dall’impareggiabile bellezza naturale, ricchezza culturale, e in grado di ispirare l’automeditazione. Dall’unicità di questo regno emergono ora una serie di questioni di natura economica e sociale che sono di pressante interesse per il mondo intero.

La geografia selvaggia del Bhutan ha favorito la crescita di un’impavida popolazione di agricoltori e pastori e ha contribuito a promuovere una forte cultura buddista, strettamente legata alla storia del Tibet. La popolazione è scarsa – circa 700.000 abitanti su un territorio grande quanto la Francia – con comunità agricole nascoste in valli profonde e un manipolo di pastori disseminato in alta montagna. Ogni valle è protetta da un dzong (fortezza), al cui interno si trovano monasteri e templi, che risalgono a secoli fa e che rappresentano magistralmente la commistione tra architettura sofisticata e belle arti. (more…)

Desiderare Dio, teologia in tre film

agosto 25, 2010

Stralci dell’intervento che il Patriarca di Venezia svolgerà al Meeting di Rimini

Anticipiamo stralci dell’intervento che il Patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, svolgerà oggi pomeriggio al Meeting di Rimini, con il titolo “Desiderare Dio. Chiesa e post-modernità”. Il testo integrale sarà poi disponibile sul sitowww.angeloscola.it

Nell’intervento: Ma ogni desiderio che tesse la trama quotidiana dell’umana esperienza – il desiderio di avere la vita salva, di amare e di essere amato, di edificare la città – rinvia “più in là”, oltre il suo contenuto particolare, perché ogni circostanza ed ogni rapporto costituiscono per l’uomo che vive il reale un richiamo, sono un passo che riaccende il cor inquietum…..Ancora una volta possiamo far ricorso ad un bel film per averne un’idea. Mi riferisco al divertente capolavoro “Fratello, dove sei?”. Nei titoli viene spiegato che l’ispirazione è l’Odissea. Tre galeotti evadono alla ricerca di un grosso bottino nascosto e danno così vita ad una grande avventura on the road. Ulisse-Everett, Delmar e Pete incontrano un vecchio cieco che prevede che la loro ricerca, che non avrà come esito il milione di dollari sperato, finirà quando vedranno una mucca su un tetto, da un gruppo di fedeli che vengono battezzati in un fiume; da un nero che ha venduto l’anima al diavolo per suonare la chitarra; poi incidono una canzone su un disco rudimentale…

da “Il Foglio

Molti di voi avranno visto “Matrix”,
il celebre film dei due fratelli polacchi Wachowski. Il cinema è la lingua franca della nostra società. E’ un mezzo formidabile per indagare la verità sul mondo. Spalanca la nostra esperienza in modo assai spesso più efficace di tanti discorsi e di tanti libri. Ad ogni modo, in “Matrix” viene descritto il nostro mondo di tutti i giorni, ma si fa l’ipotesi che sia solo un paravento per nascondere la realtà vera. Quale sarebbe? L’umanità sopravvissuta dopo un disastroso evento cosmico, per continuare ad esistere ha avuto bisogno di speciali macchine. E queste hanno finito per prendere il sopravvento. E chi le controlla ha preso il potere. L’umanità quindi vive nell’illusione. Gli uomini non sono più liberi. Nessuno è a conoscenza del tempo che è passato da quando il potente neurosimulatore matrix ha assegnato una data fittizia allo scorrere della storia. Solo Neo, con l’aiuto del pirata informatico Morfeo e della bella Trinity, può tentare di scoprire la verità e far ritrovare agli uomini la libertà.

In cosa consiste la verità? Lo dice con chiarezza Morfeo accogliendo Neo sulla sua bislacca nave in lotta per la libertà: “Benvenuto nel mondo reale”. Riflettiamo un istante su questa affermazione in cui sono presenti due elementi fondamentali.  Il primo è identificato dall’espressione mondo reale, cioè le cose come veramente sono. (…) Ma l’affermazione di Morfeo contiene anche un altro decisivo fattore, concentrato nella parola composta: “Benvenuto”. E’ bene che tu Neo sia entrato nel mondo reale: è bene per te, ed è bene per noi! Non è forse questo il senso dei primi sorrisi di una madre al suo bambino? Sorrisi che questi impara subito a ricambiare. Cosa significano se non “è bello che tu sia venuto al mondo (reale), è bene per te, è bene per tutti”? Nessuno sfugge a questa esperienza.

(…) Al mondo reale io mi rapporto sempre e inevitabilmente secondo quella dinamica, tipicamente umana, che possiamo identificare col termine desiderio. Non si comprende la parola desiderio, tanto meno se si parla di desiderio di Dio, se non la si concepisce come il tendere di tutto il mio io all’incontro, inevitabile ed insuperabile, con il mondo reale. Infatti, secondo la definizione semplice ma completa del vocabolario, desiderio è il “volgersi con affetto a qualcosa che non si possiede e che piace”. Vedete  che, come in una calamita, sono sempre presenti due poli. La dinamica del desiderio implica sempre e inseparabilmente la cosa che non si possiede e che piace e il volgersi ad essa con affetto. Sottolineo “con affetto”, vale a dire con la mente, col cuore, con la totalità del nostro io. (more…)

STORIE MASSONICHE DI COSA NOSTRA

agosto 25, 2010

DALL’ADDAURA A VIA D’AMELIO, IL BOSS CHE APPARE E SCOMPARE A FIANCO DI PERSONAGGI IN DIVISA TANTO IMPROBABILI QUANTO SINISTRI – DI SCOTTO GENCHI HA TUTTI I TABULATI. SONO CHIAMATE CHE PORTANO LONTANO, A MEDICI, FUTURI POLITICI, IMPRENDITORI, FAVOREGGIATORI IMPORTANTI – SEGRETO DOPO SEGRETO, SE SI SCORRONO LE VICENDE DELLE INDAGINI ANTIMAFIA ALLA FINE SI ARRIVA SEMPRE A UN BOSS E A UN AGENTE SEGRETO SFIGURATO…

Nell’articoloPrima di rivedere uscire ancora una volta il volto di Gaetano Scotto legato a un altro, sconosciuto, 007 bisogna seguire un percorso tortuoso, che parte sempre da lì, tre anni prima, all’Addaura. “L’attentato del 1989 doveva avvenire un giorno prima del ritrovamento dell’esplosivo, il 20 giugno, quando Falcone aveva previsto di fare un bagno, e solo alla fine decise con i magistrati elvetici di cambiare programma. Ma questo era noto a pochissime persone, un aspetto cruciale per capire cosa accadde”. Luca Tescaroli è stato pubblico ministero per la strage di Capaci ed è convinto, come lo era Falcone, che dietro all’attentato ci fossero “menti raffinatissime”

Edoardo Montolli per il mensile IL – Il maschile del Sole24Ore, da “Dagospia

E’ in galera dal 2001. Per otto anni aveva fatto impazzire la Dda di Palermo, che lo riteneva al centro di un traffico di droga costruito sull’asse Stati Uniti – clan dei Vernengo in Sicilia – Nord Italia. Ma per otto anni si era come volatilizzato. Scomparso. E oggi sarebbe probabilmente su una spiaggia a godersi il sole, se non si fosse fatto beccare a Chiavari per il tentato omicidio di un’ottantaduenne in cambio di 250 milioni di lire.

Una storiaccia di raggiri ai danni di ricchi anziani, convinti a firmare testamenti a favore di una banda di magliari. Una storiaccia dove nessuno pensava mai che potesse finirci dentro uno del suo calibro.

Si chiama Gaetano Scotto, boss dell’Arenella, ed è tra i condannati per la morte di Paolo Borsellino e della sua scorta. Sembra il grottesco epilogo di un killer di Cosa Nostra caduto in disgrazia. E forse è così. Forse. Di certo alla Procura di Caltanissetta stanno riscrivendo ciò che accadde nelle stragi del ’92, in una trama molto complessa: parte dal lontano fallito attentato all’Addaura a Giovanni Falcone nell’89, affronta presunte trattative tra lo Stato e la mafia, depistaggi, e personaggi che nemmeno ad uno scafato scrittore di thriller verrebbero in mente.

L’intreccio è fitto di ombre di servizi segreti deviati. Ma in questo scavare a ritroso tra fatti e 007 invisibili, si finisce sempre per incontrare lui, Gaetano Scotto, capace di mandare in tilt i cacciatori di latitanti per otto anni, ma di finire miseramente in galera per aver tentato di ammazzare una pensionata. E allora la domanda è inevitabile: chi è davvero? Per scoprirlo, forse, bisogna mettere insieme tanti piccoli pezzi di un puzzle. (more…)

Shock economy all’italiana

agosto 25, 2010

E’ in libreria “Cricca Economy. Potere e corruzione nella crisi italiana” di Manuele Bonaccorsi, Angelo Venti e Daniele Nalbone (Edizioni Alegre). Oltre al racconto dei fatti relativi a Bertolaso, Anemone, Balducci, piscine e massaggi, si avanza una tesi ripresa dalla teoria di Naomi Klein: il terremoto dell’Aquila è un tassello del capitalismo dei disastri e in questo senso era atteso. Per questo, quella notte, gli imprenditori interessati alla ricostruzione ridevano.
Per gentile concessione dell’editore ne pubblichiamo un capitolo

da “Micromega

Nell’articolo: Ma il primo ad aver esposto questa tesi non è l’autrice di No logo, bensì proprio Milton Friedman, leader riconosciuto della scuola di Chicago, premio Nobel per l’economia, consigliere economico di Augusto Pinochet, ispiratore delle controriforme di Reagan e Thatcher. In Capitalismo e libertà, il suo più importante libro, edito nel 1962, Friedman scrive: «Soltanto una crisi, reale o percepita, produce un vero cambiamento. Quando quella crisi si verifica le azioni intraprese dipendono dalle idee che circolano. Questa, io credo è la nostra funzione principale: sviluppare alternative alle politiche esistenti, mantenerle in vita e disponibili finché il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile». Solo uno shock, dice il pensatore del neoliberismo, può rendere inevitabile l’impossibile. […]

Shock economy all’italiana

In tanti hanno riso, la notte del 6 aprile 2009. Non solo i due imprenditori Piscicelli e Gagliardi di cui tutti hanno letto l’intercettazione: «Mica c’è un terremoto al giorno…». Hanno fatto festa in molti. E non è la prima volta.
«La maggior parte delle scuole di New Orleans è in rovina, come lo sono le case dei bambini che le frequentavano. Questa è una tragedia, ma è anche un’opportunità», scrive sul Wall Street Journal l’economista Milton Friedman il 9 settembre 2005, pochi giorni dopo l’arrivo sulla città americana – il 29 agosto – dell’uragano Katrina, che uccide 1.800 persone. Steve Quinn, un analista finanziario della Hulliburton, l’azienda che gestisce importanti appalti nell’occupazione americana dell’Iraq, il 22 novembre 2006 afferma: «L’Iraq è stato meglio del previsto», riferendosi all’andamento della sua impresa nel mese di ottobre. Proprio in quei trenta giorni il body count dell’intervento militare fa registrare il picco di 3.709 civili uccisi. «Siamo una nazione benedetta da tante risorse naturali e non le abbiamo sfruttate pienamente. La natura deve aver pensato “quando è troppo è troppo” e così ci ha presi a sberle da ogni direzione, per insegnarci a essere uniti», dichiara il presidente dello Sri Lanka Chandrika Kumaratunga il 19 gennaio 2005, parlando dello tsunami che il 26 dicembre 2004 ha ucciso circa 226mila persone. E dell’opportunità di investire sul turismo dell’isola, dato che l’onda anomala ha “ripulito” dai pescatori le spiagge. (more…)

Alice Springs: le fotografie della moglie di Helmut Newton in mostra a Berlino

agosto 25, 2010

Un doppio ritratto in bianco e nero: il fotografo e la sua musa. Un’immagine che racconta l’amore tra June e Helmut Newton, uniti dalla passione e dalla professione. Quando si conobbero lei era una giovane attrice australiana, lui un profugo della Germania nazista in cerca di fortuna a Melbourne. “La fotografia sarà sempre il mio primo amore, ma tu sarai il secondo”, le disse lui e non si lasciarono più. Helmut inseguì il successo, lei si ritagliò un ruolo centrale nella sua vita e nel suo lavoro. Con una carriera parallela di fotografa nata per caso, sostituendo Helmut in uno shooting pubblicitario per le sigarette Gitanes, nel 1970. Seguirono altri incarichi, realizzati con lo pseudonimo di Alice Springs: servizi di moda, reclame e ritratti di celebrità con uno stile personale. Negli scatti di June/Alice Springs c’è un’intimità che non appartiene alla cifra di Helmut Newton. Davanti al suo obiettivo in 40 anni si sono fermati Yves Saint Laurent, Robert Mapplethorpe, Karl Lagerfeld, Billy Wilder e molti altri. Ora la Helmut Newton Foundation di Berlino le dedica una retrospettiva, e Tashen un libro: “Alice Springs Photographs”. Testo di Giorgia Coccia, da “L’Espresso” altre foto qui


NICK E BART, ANARCHICI E MIGRANTI / Poesia di Bartolomeo Vanzetti

agosto 25, 2010

Scocca la mezzanotte, è il 23 agosto. Nella prigione di Charlestown, a Boston, cala due volte la corrente. Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti sono stati giustiziati

Nell’articolo: Gli Stati Uniti, negli anni dopo la prima guerra mondiale vivono in un clima di caccia alle streghe che non ha precedenti. Gli obiettivi sono sempre «gli altri», i non assimilati, gli stranieri, i socialisti, gli anarchici. Tra il 1919 e il 1920, sessantamila attivisti vengono schedati, e tra il 2 e il 6 di gennaio del 1920, circa diecimila sospetti saranno arrestati, in raid condotti in trentacinque città americane. Solo nel New England – dove vivono Sacco e Vanzetti – i fermi sono ottocento, in quei giorni. La chiamano red scare, la prima «paura rossa»

Enrico Terrinoni per “Il Manifesto

È da poco scoccata la mezzanotte. Il luogo è la prigione di Charlestown, a Boston, in America. La data è il 23 di agosto del 1927. Prima che passino trenta minuti, il braccio della morte del penitenziario avrà già visto, per ben due volte, i segni di un forte calo di corrente. Mezzanotte e mezza. I corpi dei due anarchici internazionalisti, Nicola Sacco – nativo del foggiano – e Bartolomeo Vanzetti – nato e cresciuto nel cuneese – vengono portati via dopo esser stati giustiziati sulla sedia elettrica. Prima di loro era stato allontanato dalla stessa stanza, il cadavere di Celestino Madeiros, un prigioniero, immigrato portoghese, che un anno e mezzo prima li aveva, inascoltato, scagionati. (more…)

Risse di regime nei palazzi di Teheran

agosto 25, 2010

Nell’articolo: Il 9 agosto, nel corso di una visita in Siria, Ali Akbar Velayati, importante consigliere di Khamenei (da sempre critico nei confronti di Ahmadinejad) ha dichiarato che l’Iran è disposto a trattare con gli Stati Uniti sul programma nucleare. La settimana seguente, un portavoce del ministero degli Esteri ha detto che Teheran non ha alcuna intenzione di imbarcarsi in negoziati. Il doppio linguaggio della diplomazia iraniana non è certo una novità, ma ora la cacofonia è un sintomo di confusione che nuoce all’immagine della Repubblica islamica

da “Il Foglio”

“Kheili asabani”, ossia molto arrabbiato. Così lo descrivono le cronache iraniane delle ultime settimane. L’ayatollah Khamenei è stanco di giocare il ruolo di paciere nelle continue faide tra conservatori pragmatici e falchi. “Ho lanciato un serio monito ai nostri funzionari affinché non rendano pubbliche le loro divergenze di opinione”, ha annunciato a favore di telecamera. Come se, un anno fa, non avesse rinunciato alla sua sbandierata equidistanza tra fucili e turbanti. Ora Khamenei prova a riconquistare l’aplomb del pater familias costringendo i suoi riottosi eredi a siglare la pace. Pochi giorni dopo il richiamo alla solidarietà nazionale, avrebbe riunito il presidente, Mahmoud Ahmadinejad, e il capo del Parlamento, Ali Larijani. E’ seguita una conferenza stampa tutta sorrisi, buoni propositi e pacche sulle spalle. Ma pochi sono pronti a scommettere sulla riconciliazione. (more…)

RotFront: SovietoBlaster 21/08/2010

agosto 25, 2010

Travaglio stregato da Betty, “femme fatale” dei no Cav

agosto 25, 2010

Maestrino di doppiopesismo: invoca le femministe per difendere la compagna del presidente della Camera, ma insultava la Carfagna e la Gelmini con battute da caserma

Nell’articolo: E che dire dell’intervista di Travaglio alla finta Mariastella Gelmini imitata da Caterina Guzzanti e disegnata come una sprovveduta arrivata al ministero con un book fotografico? Le femministe tanto care a Travaglio non hanno nulla da dire?

Andrea Cuomo per “Il Giornale

Qualche mese fa gli fu attribuito un amorazzo (poi smentito) con la soubrette brasiliana e mora Ana Laura Ribas. Ma l’ultimo flirt di Marco Travaglio è una bionda: niente meno che Elisabetta Tulliani. Gianfranco Fini si tranquillizzi, la passionaccia del giornalista torinese per la di lui compagna non ha nulla di fisico: gli è che ella è il settebello al tavolino degli antiberlusconiani in servizio permanente effettivo. (more…)

I nuovi taleban d’Africa: lapidato chi vede la tv

agosto 25, 2010

Gli Shabab copiano il modello afghano: sharia dura e pura

Nell’articolo: «Shabab e taleban hanno in comune tanto il fatto di essere seguaci di una forma intollerante di Islam – ha spiegato al New York Times Letta Tayler, specialista di antiterrorismo di Human Rights Watch – quanto la convinzione che la maniera migliore per garantirsi il sostegno popolare è terrorizzare la gente comune»

Maurizio Molinari per “La Stampa

Barbe obbligatorie per gli uomini, divieto per le donne di uscire da casa non accompagnate da parte maschi, lapidazioni pubbliche e probizione assoluta di ascoltare musica occidentale, andare al cinema e guardare sport in tv. La raffica di editti emanati dalle milizie islamiche shabab nella Somalia del Sud e nei quartieri di Modagiscio da loro controllati ricordano da vicino le norme della Shaaria – la legge islamica – imposte in Afghanistan dai taleban fino al rovesciamento del loro regime a Kabul alla fine del 2001.

Del tutto identico è anche l’ordine impartito ad ogni gruppo famigliare di «contribure alla Jihad» garantendo almeno un figlio maschio alle milizie islamiche mentre i genitori che non ne hanno sono obbligati a versare cifre ingenti, che nel sud della Somalia raggiungono i 50 dollari al mese ovvero l’equivalente del reddito medio pro capite. Le similitudini con i taleban afghane sono tutt’altro che negate dai leader degli shabab, come nel caso del comandante Abu Dayid che all’Associated Press ha spiegato come «entrambi i nostri gruppi applicano una forma di Islam molto rispettoso della Sharia» oltre al fatto di essere accomunati «dal profondo odio nei confronti degli infedeli».

Vahid Mujdeh, autore afghano di un recente libro sui taleban, ritiene che «gli shabab stanno copiando quanto i taleban fecero nel mio Paese negli anni Novanta perché convinti che fu un successo» ovvero «consentì di governare un’intera nazione attraverso la più rigida interpretazione della legge islamica». Il fatto che gli shabab considerino i taleban degli eroi da prendere ad esempio rafforza i timori del Pentagono che ne abbiamo emulato anche la stretta alleanza con Al Qaeda. (more…)

Storia di un ingresso vietato

agosto 24, 2010

Nell’articoloIl 18 giugno del 1961 (James Meredith) presentò domanda di ammissione all’Università. La domanda gli fu immediatamente respinta. James ricorse alla Corte federale. Vinse. Il rettore dell’Università si oppose alla sentenza e disse: «Tu qui non entri». Il governatore dello Stato, tal Ross Barnett, si schierò col rettore. Il personaggio politico più influente del Mississipi, George Wallace, democratico convinto, futuro governatore e futuro candidato alla presidenza degli Stati Uniti (1964 e 1968) scese in campo a favore di Barnett. James allora ricorse alla Corte Suprema federale. Trascorse un anno. Nel settembre del 1962 la Corte Suprema gli diede ragione. Allora James si presentò all’Università, ma la trovò sbarrata. Dagli studenti bianchi, dalla polizia di Stato, dal governatore Barnett e da George Wallace

Piero Sansonetti per “Il Riformista

Circa mezzo secolo fa, nel giugno del 1961 un ragazzo nero del Mississipi decise di iscriversi all’Università di Stato, nella città di Jackson. Era una università famosa, che aveva un buffo nome, Ole Miss, che in slang, credo, vuol dire vecchia signorina. E come molte altre università del Sud aveva una caratteristica: All White. Cioè era solo per bianchi. Questo ragazzo nero di cui voglio parlarvi si chiamava James Meredith, aveva 28 anni, era figlio di operai poveri, era nato in un paesino sperduto, Kosciusko, nel Sud del Sud del Mississipi. E si era messo in testa, sin da piccolo, tre idee. La prima, originalissima, era che i bianchi e i neri fossero pressappoco uguali. La seconda era che l’America non sarebbe mai entrata nella modernità vera se non si fosse convinta dell’uguaglianza razziale. La terza era che per rompere gli schemi bisognava semplicemente affidarsi alla legge. (more…)

Passera (senz’accento)?

agosto 24, 2010

Nell’articolo: Anche perché, in platea, avrebbe potuto imbattersi in uno degli azionisti Alitalia che han perso tutto grazie alla mirabile operazione condotta da Passera nel 2008 per conto del governo Berlusconi, scaricando sui contribuenti la parte marcia della compagnia (un buco da 3-4 miliardi) e regalando quella sana a 15 furbetti dell’aeroplanino. Nell’operazione Passera era contemporaneamente advisor del governo per trovare i compratori giusti e azionista della Cai, la compagnia acquirente della good company. Arbitro e giocatore

Marco Travaglio per “Il Fatto

L’altro giorno, tomo tomo cacchio cacchio, Corrado Passera è sceso dall’astronave che lo riportava sul suolo patrio dopo 20 anni di soggiorno su Saturno, atterrando dritto dritto sul Meeting ciellino di Rimini per tenere una dura requisitoria contro “tutta la classe dirigente italiana” che “non risolve i problemi della gente” e “suscita indignazione”. Applausi scroscianti dalla platea di Comunione e Fatturazione, anch’essa indignatissima contro questa classe dirigente che non risolve i problemi della gente, ma trova sempre il modo di risolvere quelli del Meeting di Cl, anzi Cf, finanziato negli anni dai migliori esponenti della classe dirigente: Berlusconi, Ciarrapico, Andreotti, Tanzi e altri gigli di campo; e ora da Banca Intesa, Eni e Formigoni (coi soldi della Regione Lombardia e delle Ferrovie Nord). (more…)

L’uomo rana che proteggerà Israele

agosto 24, 2010

Nell’articolo: Arruolato nell’unità di élite della marina militare, della quale diverrà anni dopo il comandante, Galant ha partecipato a una lunga serie di operazioni oltre le linee, tuttora segrete. Personaggio inquieto, laconico, diplomatico, all’inizio degli anni 80 si trasferisce in Alaska per fare il taglialegna. Al ritorno, completato il corso ufficiali, svolge diverse mansioni di comando in Marina ma è poi uno dei pochi ufficiali a lasciare l’arma per passare all’esercito dove supera i corsi di addestramento nelle divisioni corazzate

da “Il Foglio”

Sarà il generale Yoav Galant a difendere Gerusalemme per i prossimi cinque anni e quindi a gestire il dossier Iran. Domenica sera il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha nominato Galant a capo dell’esercito dello stato ebraico. Il ventesimo dalla nascita d’Israele. La nomina giunge dopo settimane di pesante discredito per l’esercito di Gerusalemme. L’affaire per la nomina a capo di stato maggiore è stato complicato da un documento (mostrato in tv) in cui uno dei pretendenti (proprio il generale Galant) incaricava un famoso pubblicitario d’ordire una campagna stampa per screditare il suo rivale, il generale Benny Gantz, con pesanti apprezzamenti anche sul ministro della Difesa, Barak. Nella successiva indagine della polizia è emerso che Galant era estraneo al testo, passato fra le mani di persone a lui ostili. (more…)

Lezioni dalla storia. Giovanni Giolitti, «Fidatevi, vi servono unità e la Costituzione che avete»

agosto 24, 2010

Nell’articolo: «”C’è dall’altra riva un uomo che ci ha capito. L’uomo può essere simpatico o antipatico, inspirare fiducia o diffidenza, può essere un furbo o un ingenuo; il movimento di ricomposizione dei partiti può averlo favorevole o contrario, alla testa o alla coda; tutte queste sono singolarità accidentali; l’importante è che l’uomo abbia capito”. Capite? Stava parlando di me senza nominarmi e solamente così, grazie a quella grande forza popolare, riuscii a prendere il largo col mio progetto, cercando di mettere il giusto vestito a questo paese ingobbito così difficile da governare

Miguel Gotor per “Il Sole 24 Ore

Ammetto di aver voluto fare lo spiritoso quando fissai l’appuntamento davanti al Caffè Giolitti. Mi rispose che si ricordava il giorno dell’inaugurazione, nel 1900, e aveva proprio voglia di riassaporare un bicchierino di rosolio. Quando arrivai, era già seduto al tavolino con davanti un’enorme coppa di gelato, i baffoni a manubrio irrimediabilmente incremati. Osservava incuriosito il via vai di gente che oltre la vetrina sciamava nella calura estiva, le canottiere sudate, i bermuda colorati, ai piedi delle strane pantofole che lasciavano scoperte protuberanze bitorzolute.

Lui era, come sempre, elegantissimo con il suo completo grigio, il farfallino nero, i guanti bianchi, il cappello e il bastone poggiati sulla sedia accanto. Sembrava uscito da una fotografia di inizio Novecento e stringeva gli occhi chiari e guizzanti come per mettere meglio a fuoco la scena che aveva davanti: solo i vicoli tra Palazzo Chigi e il Caffè erano rimasti uguali, tutto il resto era cambiato nel giro di appena tre generazioni, da quando, la notte del 17 luglio 1928, era morto nel borgo subalpino di Cavour alla veneranda età di 86 anni. Cavour, un nome, un destino dal momento che a Roma, nei lunghi anni del potere ufficiale, aveva abitato nell’omonima via.

«Perché mi avete chiamato, cosa volete sapere da un vecchio arnese come me?». Gli spiegai che mi sarebbe piaciuto sentirlo parlare della “svolta Giolitti” del 1903 e conoscere che cosa avrebbe fatto lui al nostro posto, dentro la crisi italiana di oggidì. Sorrise. «D’accordo, a patto però di farla finita con l’equivoco del “giolittismo”. Sono stanco di essere trasformato in un sostantivo e di venire rievocato impropriamente come uno stile di governo. Non mi sento responsabile di quanto altri hanno voluto fare di me. In questi decenni li ho osservati con distacco dal mio rifugio tombale di Cavour, le spalle appoggiate al muro di cinta del cimitero comunale: il disprezzo di Mussolini, l’elogio di Togliatti nel 1950, il centro-sinistra di Fanfani e di Moro negli anni Sessanta, i governi di solidarietà nazionale di Andreotti tra il 1976 e il 1979, Prodi negli anni Novanta con il suo Ulivo…». (more…)

Viktor Bout, ascesa e caduta dell’uomo del mistero

agosto 24, 2010

L’estradizione negli Stati Uniti chiude la carriera di quello che è ritenuto il principale trafficante d’armi al mondo. Ma è davvero l’ultimo atto?

Nell’articolo: Lo scoprono i giornalisti, che cominciano a corteggiarlo e a chiedergli interviste (nel 2003 poserà per un servizio del New York Time Magazine). Uno in particolare, Douglas Farah, scrive un best seller, Merchant of Death, proprio sulla sua vita, che verrà portata sul grande schermo da Nicholas Cage, protagonista di Lord of War. Bout è una star, vanta un paio di siti internet a lui dedicati e addirittura una Viktor Bout Appreciation Society su Facebook

Alberto Tundo per “Peacereporter

Nella sua biografia, la sentenza con cui venerdì 20 agosto una Corte d’Appello thailandese ne ha deciso l’estradizione negli Stati Uniti potrebbe essere il capitolo finale. Ma non c’è da giurarci, perché quando si parla di Viktor Bout, il trafficante per eccellenza, nulla è sicuro e tutto è avvolto da un alone di mistero e leggenda. E allora, forse, conviene partire proprio da quella che al momento è la fine. L’ultimo capitolo si apre con il suo arresto, nel marzo 2008, in un albergo di lusso di Bangkok, dove – secondo l’accusa – stava negoziando la vendita di una partita di armi a rappresentanti delle Farc colombiane. Trattativa fatale, perché gli emissari della guerriglia erano in realtà informatori della Drug Enforcement Agency (Dea) americana. Un finale da poliziesco di second’ordine che non rende giustizia ad una vita intensa che la banalità non l’ha mai nemmeno sfiorata. (more…)