La battaglia per Mogadiscio

Original Version: Going for Mogadishu

L’escalation di violenza a Mogadiscio nei giorni scorsi ha riaperto le ferite della Somalia, facendo comprendere che il governo nazionale di transizione è ormai in fin di vita – scrive il giornalista egiziano Gamal Nkrumah, esperto di questioni africane

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I combattimenti dentro e intorno al palazzo presidenziale a Mogadiscio, e nelle zone strategiche nelle vicinanze dell’aeroporto internazionale della capitale somala, hanno cancellato le speranze della scorsa settimana che il governo nazionale di transizione (GNT) della Somalia fosse pronto a placare i militanti islamici suoi nemici. Il fatto che gli esponenti più influenti del GNT non abbiano potuto accogliere le richieste dei militanti islamici di istituire uno stato islamico in Somalia è il segno più pericoloso della debolezza del GNT. Senza un consenso interno, le milizie somale legate ai gruppi politici ricorrono alla violenza per imporre la loro volontà ideologica.

Questa osservazione porta in due possibili direzioni. La prima è che le ripetute sconfitte militari delle forze governative somale hanno crudamente dimostrato l’incapacità delle potenze occidentali – a dispetto del loro aperto sostegno al GNT – di influenzare gli eventi nella Somalia dilaniata dalla guerra. Le ingerenze dei paesi vicini che temono una vittoria islamista in Somalia si intensificheranno senza dubbio, complicando ulteriormente la situazione. Ma anche stando così le cose, l’Etiopia, la nazione più potente del Corno d’Africa, dopo una serie di sconfitte militari in Somalia sarà riluttante a farsi trascinare nuovamente nella guerra.

La seconda conclusione è che tutte le parti dovranno fare concessioni se gli Al-Mujahideen Al-Shabab (i Giovani Combattenti), il principale gruppo di opposizione armata in Somalia, decideranno di lasciarsi alle spalle la violenza.

L’interrogativo fondamentale che nessuno in Occidente si è preso la briga di porsi è per quale motivo la democrazia in stile occidentale attragga così poco la stragrande maggioranza dei somali. Ciò, a sua volta, suggerisce che l’Islam militante abbia la capacità di far presa sulla società somala.

Non solo la Somalia è uno stato fallito, ma è anche un rifugio di terroristi. I vicini della Somalia sono sempre più preoccupati che l’escalation di violenza nel paese possa propagarsi ai loro territori. I paesi vicini della Somalia hanno un interesse comune nella lotta al terrorismo. Essi hanno anche il pieno appoggio delle potenze occidentali. Eppure sono collettivamente incapaci di contenere il rapido deterioramento della situazione in Somalia. L’incapacità delle forze combinate del GNT e dei suoi alleati africani di sconfiggere la Shabab e gli altri gruppi militanti islamici fornisce effettivamente l’ennesimo crudele esempio dell’incapacità dell’Occidente di migliorare le sorti dello sfortunato GNT. E peggio ancora, dimostra la pochezza del formidabile arsenale dell’Occidente quando si tratta di punire i militanti islamici che ostinatamente rifiutano di piegarsi alla volontà occidentale.

Ad essere onesti, l’Occidente sta combattendo una guerra per procura in Somalia usando i suoi alleati africani come pedine. I militanti di Al-Shabab hanno dimostrato ancora una volta che possono uccidere impunemente i lacchè del governo in tutta la Somalia. Quello che non hanno ancora dimostrato è di poter effettivamente usurpare il potere assalendo il palazzo presidenziale a Mogadiscio.

Se ciò accadrà, resta da vedere. La scorsa settimana essi sono stati pericolosamente sul punto di riuscirci. Il GNT, i suoi alleati africani ed i suoi sostenitori occidentali, tutti sperano contro ogni evidenza che gli attacchi della scorsa settimana contro posizioni strategiche a Mogadiscio siano un ultimo disperato azzardo da parte di militanti islamici incalliti. I fatti sul terreno dimostrano al di là di ogni dubbio che i militanti islamici non stanno perdendo il consenso in Somalia. Il GNT è stato indebolito militarmente e politicamente – alcuni sostengono sia stato ferito a morte.

E’ difficile immaginare a questo punto che i militanti islamici siano tentati di prendere la difficile decisione di rinunciare alla violenza. Né è probabile che essi prendano la decisione altrettanto difficile di parlare di pace con il GNT. Perché dovrebbero?

Il GNT sembra aver esaurito le forze. La Somalia è ora in procinto di diventare uno stato simil-talebano. Questa potrebbe non essere una prospettiva allettante, per i vicini della Somalia e per i loro alleati occidentali. Ma forse non è peggiore della prospettiva di un GNT disperato, in preda agli spasmi dell’agonia, ed aggrappato agli ultimi scampoli del potere con l’aiuto di una permanente presenza militare dell’Occidente e dei paesi africani confinanti, similmente a quanto avviene in Afghanistan.

Anche sul fronte politico, il GNT ha subito un duro colpo in questo mese di Ramadan. I laici della Somalia hanno sicuramente perso terreno. I militanti islamici sostengono che il popolo somalo non abbia né invitato né accolto con favore l’intrusione degli stranieri – né dei vicini africani né degli occidentali – nei loro affari di politica interna.

Il fatto che la comunità internazionale abbia fatto ricorso a qualsiasi misura ed a qualsiasi minaccia, e tuttavia non sia riuscita ad influenzare l’andamento della violenza in Somalia, dà poche speranze a coloro che compongono il GNT, i quali sperano nelle pressioni straniere per cercare di sloggiare le forze dei militanti islamici da Mogadiscio.

Il persistente malcontento sociale, l’intensificarsi della rivolta islamista, e l’impasse politica sono una combinazione esplosiva, sia per la Somalia che per i paesi vicini. Più i politici somali litigano su chi debba gestire il paese, ed emerge chiaramente che l’Occidente non può fornire una mano al GNT, e più le frustrazioni tra i somali da lungo tempo sofferenti esploderanno in un incontrollabile caos politico. L’impasse politica aggrava la crisi di governo in Somalia. Eppure, l’esplosione di violenza potrebbe facilmente essere contenuta se il GNT cedesse il potere amichevolmente. Quest’ultima opzione politica, del tutto plausibile, sarebbe comunque ben lontana dagli spaventosi scenari previsti dai profeti di sventura.

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