Il collegio delle idee

Nell’articolo: Non era della stessa opinione l’ex allievo Giosuè Carducci che affermò: «Guai, guai nella scuola normale a colui che pensa!». Il premio Nobel criticò duramente l’impronta confessionale della Normale di epoca granducale e dipinse il rettore, il canonico Ranieri Sbragia (scelto obbligatoriamente tra religiosi), come «un imbecille che parla sempre di frati, monache e conventi»

Lara Ricci per “Il Sole 24 Ore

«Alla Normale non si accetta mai un enunciato che non sia stato discusso, sviscerato e capito profondamente. Lo studio, più che un atto formale, è una discussione continua. E non ci si illude, superficialmente, di avere avuto un’idea brillante. Tutte le idee sono analizzate a fondo. Poi, di idee brillanti, ne restano magari poche, ma quelle sono solide». Italo Mannelli, fisico del Cern di Ginevra, neopensionato insegnante della Normale, descrive così lo spirito che anima e animava la scuola nell’autunno del 1953, quando vinse il concorso con 11 altri promettenti futuri allievi della classe di scienze, tra cui il Nobel Carlo Rubbia.

In questi giorni in cui una parte del migliaio di ragazzi che si è iscritto all’esame sta sostenendo le prove orali per aggiudicarsi i 58 posti disponibili, vengono ultimati i preparativi per celebrare i duecento anni dalla fondazione dell’istituzione pisana, per mano di Napoleone, il 18 ottobre 1810. Una storia travagliata che vide il passaggio da scuola francese, a toscana, per divenire infine italiana e poi attraversare il fascismo sotto la guida di uno dei suoi teorici, il filosofo Giovanni Gentile. Ex allievo, ne voleva fare «il semenzaio degli educatori per le classi dirigenti della Nuova Italia», mentre nelle aule si diffondeva anche l’antifascismo (già nel 1928 gli allievi Vittorio Enzo Alfieri e Umberto Segre furono arrestati per l’opposizione a Mussolini).

«Tra fine dell’800 e primi del’900 avvenne una trasformazione importantissima – spiega Salvatore Settis, archeologo, storico dell’arte e attuale direttore dell’istituto –: da scuola di formazione per insegnanti delle scuole medie superiori la Normale divenne un centro di formazione per persone dedite alla ricerca. Con un corollario molto interessante: allievi che si dedicarono al paese in altra veste, per esempio divenendo presidenti del Consiglio (Carlo Azeglio Ciampi, Giuliano Amato e Massimo D’Alema), della Repubblica (Giovanni Gronchi e Ciampi) o della Corte costituzionale». L’École Normale Supérieure di Parigi e la sua filiazione pisana furono infatti create per formare insegnanti qualificati per istruire nuove classi dirigenti dove nascita e censo non contassero più: la promozione sociale doveva basarsi sul merito. Era quindi il luogo dove si stabilivano le regole, le norme, per l’istruzione.

«Alla Normale ho imparato molto e stretto importanti amicizie; le due cose si sono poi intrecciate, perché il modello della scuola è che si impara dai professori, ma anche dagli stessi allievi. Mi sono anche molto divertito» rammenta lo storico Carlo Ginzburg, ex allievo e professore, insignito lunedì scorso del premio Balzan. Dei suoi anni al Collegio Giuridico della Scuola Normale Superiore (1952-1956) anche il giurista Sabino Cassese ricorda principalmente l’ambiente, la collettività studiosa di storici, filosofi, matematici, chimici, fisici, storici della letteratura, filologi, linguisti. «Più che dall’insegnamento universitario (tra i miei professori solo alcuni grandi giuristi spiccavano, quali Massimo Severo Giannini e Virgilio Andrioli), la mia esperienza pisana è stata segnata dalla vita in comune con studiosi delle più diverse discipline, tutti di grandissima qualità. È da loro che ho appreso, dai “fratelli maggiori”, più che dai “padri”. Insomma, la Scuola Normale ha espresso per me nel senso più pieno l’idea humboldtiana della università come comunità di studenti e studiosi, tra i quali non vi sono barriere, tutti interessati ad apprendere, nella quale il merito diventa strumento di eguaglianza».

Con parole diverse, lo scrittore Walter Siti, racconta un’esperienza simile: «Confrontarmi con persone dalla configurazione intellettuale più bizzarra mi fece capire che il cervello poteva essere molto più elastico di quanto avevo immaginato al liceo. A 25 anni credevo di avere un brutto ricordo: anni di studio matto e disperatissimo in cui avevo vissuto poco. Oggi rimpiango il livello umano delle persone, la tolleranza, e la possibilità di discutere di tutto, che in pochi altri ambienti ho trovato».

Vita collegiale, grande selezione iniziale e sviluppo dello spirito critico grazie a un insegnamento per piccoli gruppi dove si invitano gli allievi a mettere in dubbio le nozioni apprese sono, secondo Settis, i punti di forza della scuola. Non era della stessa opinione l’ex allievo Giosuè Carducci che affermò: «Guai, guai nella scuola normale a colui che pensa!». Il premio Nobel criticò duramente l’impronta confessionale della Normale di epoca granducale e dipinse il rettore, il canonico Ranieri Sbragia (scelto obbligatoriamente tra religiosi), come «un imbecille che parla sempre di frati, monache e conventi».

Perché la scuola divenisse laica fu necessario attendere gli anni che seguirono l’Unità d’Italia e che videro anche l’ingresso, nel 1889, della prima studentessa (le donne vennero poi espulse da Gentile). Tra gli allievi celebri – citiamo ancora Vito Volterra ed Enrico Fermi – non compaiono molti nomi femminili: «Penso sia dovuto al fatto che le normaliste siano state molte meno, e poi al costume italiano. Dal punto di vista accademico il successo di uomini e donne è comparabile» dice Settis. «Quando si tratta di studiare, le donne hanno gli stessi risultati degli uomini: è nel mondo del lavoro che siamo penalizzate, siamo spesso costrette a scegliere tra lavoro e famiglia perché lo Stato non fa sì che le disuguaglianze non esistano» afferma Susanna Nicchiarelli. Ex allieva trentacinquenne, con il film Cosmonauta, nel 2009 ha vinto la sezione Controcampo Italiano del Festival del Cinema di Venezia che, quest’anno, l’ha voluta in giuria.

Altre trasformazioni attendevano la Normale: nuovi insegnamenti e maggiore autonomia. «Oggi è un ateneo del tutto indipendente che si autogoverna. Gli allievi del corso ordinario sono studenti anche dell’università di Pisa: lavorano il doppio, e hanno una formazione più intensa e più rigorosa» spiega Settis. Da novembre gli subentrerà il fisico e attuale vicedirettore Fabio Beltram: «È il momento di guardare al futuro. I punti di riferimento della scuola non ci sono più. La Normale è nata come scuola napoleonica, quindi con uno stato centralizzato, mentre si va verso il federalismo e l’università accentua una tendenza alla professionalizzazione, mentre la scuola nasce per coltivare e trasmettere la cultura alle nuove generazioni. In questo contesto la Normale deve sapersi trasformare per mantenersi attuale con i tempi, ma restando fedele al proprio modello».

Il nuovo orientamento didattico sarà noto a novembre. Nonostante alcune tensioni con i ricercatori, preoccupati per l’abolizione del ricercatore di ruolo, la Normale non sembra essere stata troppo penalizzata dai recenti tagli all’università. «Una legge speciale per le scuole superiori ci ha garantito, almeno fino a quest’anno, un livello di funzionamento adeguato. Dobbiamo però costantemente dimostrare al ministero come il piccolo investimento che rappresentiamo produca un’alta redditività nelle persone che proiettiamo nel sistema paese», dice Beltram. Peccato che spesso i normalisti, non riuscendo a lavorare nell’Università italiana, vadano all’estero.

ORIGINI E SVILUPPO
1810-1814
Il 18 ottobre 1810 Napoleone Bonaparte fonda l’Accademia di Pisa, succursale dell’École Normale Supérieure di Parigi. La Scuola inizia a funzionare nel novembre 1813 ed è chiusa nel luglio 1814, travolta dalla caduta di Napoleone .

1846-1861
Il Granduca Leopoldo II di Toscana riapre i corsi per formare i futuri insegnanti delle scuole secondarie nello splendido Palazzo restaurato da Vasari il 28 novembre del 1846.

1862-1928
L’anno successivo alla nascita del Regno d’Italia il ministro dell’Istruzione, Matteucci “fonda” la Normale unitaria, di orientamento laico.

1928-1943
Nell’ottobre 1928 alla guida della Normale subentra l’ex allievo Giovanni Gentile. Con le leggi razziali il lettore di tedesco Paul Oskar Kristeller viene esiliato, nel 1940 molti studenti sono chiamati alle armi.

1943-1948
Nell’agosto del 1943 il governo Badoglio nomina direttore l’italianista Luigi Russo, sostituito dal matematico Leonida Tonelli quando la Scuola passa sotto il controllo della Repubblica di Salò. Con l’arrivo degli alleati, e il ritorno di Russo, si codifica l’immagine di una scuola precocemente votata all’antifascismo.

1948-1969
Nel 1948 il ministro Guido Gonella sostituisce Russo col biologo Ettore Remotti che avvia una politica di rinnovamento degli insegnamenti. Una legge del 1957 aumenta il contributo statale, aumentano gli allievi, tra cui Carlo Rubbia. Con l’avvento dell’università di massa, il nuovo Statuto, nel 1969, ne rafforza l’autonomia e la specificità.

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