La mega fornitura di armi americane ai sauditi da 60 miliardi preoccupa l’Iran ma non Israele

Gianandrea Gaiani per “Il Sole 24 Ore

Frutto di lunghi negoziati e di un difficile bilanciamento tra le esigenze del cliente e le priorità di Washington , il nuovo programma di forniture militari statunitensi all’Arabia Saudita da 60 miliardi di dollari verrà discusso e presumibilmente approvato dal Congresso entro i prossimi giorni. Molte le ragioni dietro alla volontà della Casa Bianca di fornire ai sauditi 84 nuovi cacciabombardieri Boeing F-15 Silent Eagle, l’ammodernamento di altri 70 velivoli dello stesso tipo ma dell’ormai superata versione C oltre al rinnovo della componente elicotteri stico destinata alle operazioni terrestri con 70 Ah-64 Apaches da combattimento, 72 Black Hawks multiruolo e 36 Little Birds da osservazione/ricognizione.

Riad è un alleato che ha sempre bilanciato i suoi ricchi programmi di equipaggiamento militare tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. I britannici hanno chiuso a fine 2006 il programma al-Yamanah 2 che prevede la fornitura di 72 caccia Eurofighter Typhoon venduti da Londra per 10 miliardi di dollari e la mancata firma del contratto per le forniture statunitensi avrebbe lasciato aperti margini importanti per i concorrenti europei. Se le ragioni commerciali e industriali non vanno considerate di secondo piano, quelle politico-strategiche hanno sono oggi ancora più importanti che in passato tenendo conto degli sviluppi della crisi con l’Iran.

I sauditi restano il principale “gendarme” contro l’espansionismo militarista iraniano. Con le nuove forniture, che Riad ha chiesto con urgenza, i sauditi manterranno una consistente superiorità aerea nei confronti dell’aeronautica iraniana e la flotta di elicotteri Apache costituirà un formidabile deterrente contro eventuali colpi di mano delle truppe iraniane rivolte verso i Paesi del Gulf Cooperation Counciluna sorta di Nato del Golfo Persico che le monarchie del Golfo sotto l’ombrello militare statunitense. La necessità di contrastare l’Iran ha ispirato anche altre importanti forniture belliche recentemente approvate dal Congresso come quella per i missili antimissile Patriot Pac-3 al Kuwait, armi in grado di intercettare i missili balistici derivati da Scud e Nodong nordcoreani che l’Iran schiera in gran numero.

La minaccia iraniana accomuna le esigenze strategiche di Israele e dei Paesi arabi ma ciò nonostante Gerusalemme ha esercitato forti pressioni affinché il contratto saudita non comportasse un incremento dei rischi per la sicurezza dello Stato Ebraico. Dopo aver chiesto la cancellazione degli F-15 dalla “lista della spesa” saudita, Gerusalemme si è accontentata di ottenere che i cacciabombardieri F-15 Silent Eagle forniti a Riad (ma venduti anche a Corea del Sud e Singapore) non saranno equipaggiati con missili aria -terra a lungo raggio. L’ultima versione del jet sviluppato da Boeing e in servizio anche con le forze aeree israeliane ha capacità “steath” che lo rendono poco visibile ai radar imbarcati sui velivoli ma non pare in grado di sfuggire ai più moderni radar d scoperta aerea basati a terra.

Per questo il Silent Eagle saudita costituirà una spina nel fianco delle forze aeree iraniane in caso di guerra nel Golfo Persico ma non rappresenterà una minaccia per Israele che ha appena confermato l’interesse per oltre un centinaio di cacciabombardieri F-35 Lightning 2 (con il quale sostituire gli F-16), jet di nuova generazione più avanzati degli F-15 anche sotto il profilo “stealth” rispetto ai quali costano circa il doppio: circa 200 milioni di dollari a esemplare contro 100.

Il contratto saudita consentirà inoltre a Washington di mantenere ancora a lungo una robusta presenza di tecnici, contractors e consiglieri militari in Arabia Saudita, necessari a gestire i nuovi velivoli e addestrarne il personale locale all’impiego.

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