SI RIAPRE LA FAIDA TRA I DUE PARTITI DELLA CURIA: NUOVI SILURI PER RUINI & BOFFO

QUESTA VOLTA NON SONO STORIACCE GAIE E NON ARRIVANO DA FELTRI MA DAL CORRIERE – IN BALLO SEMPRE LA GESTIONE DEL POTERE SULL’ISTITUTO TONIOLO, LA VERA CASSAFORTE DELLA CHIESA, CHE è RIMASTA IN MANO AI ’RUINATI’ MALGRADO L’USCITA DI RUINI – ORA È LA VOLTA DEL PENALISTA CRESPI A DENUNCIARE AL CARDINALE TETTAMANZI LA “MALA GESTIO” DELL’ISTITUTO IN MANO A UN “GELTILUOMO DI SUA SANTITÀ”, ANTONIO CICCHETTI – (IL GARBUGLIO BOFFO è TUTTA COLPA DI BERTONE CHE SCELSE – MALE – BAGNASCO AL POSTO DEL NEMICO RUINI MA DIO VOLLE CHE BAGNASCO SI SIA POI ALLEATO A RUINI…)

Nell’articolo: Solo tre esempi ricavati da un testo di sette pagine. Primo: «la perdita di un finanziamento statale e regionale a fondo perduto di ben otto milioni di euro, a causa del mancato inoltro della richiesta da parte del Toniolo». Secondo: «Il conflitto di interessi» in cui si viene a trovare Roberto Mazzotta, componente degli organi dirigenti del Toniolo, ma anche promotore della campagna di raccolta fondi avviata dall’Università Bocconi. Infine la cooptazione nel Comitato di Dino Boffo (l’ex direttore di Avvenire, al centro di una campagna che lo ha portato alle dimissioni) a scapito di Giovanni Maria Flick, «cattedratico universitario», già ministro e Presidente della Corte costituzionale. Naturalmente non mancheranno le repliche

Giuseppe Sarcina per Corriere della Sera, da “Dagospia

«Mala gestio». Cattiva amministrazione, nomine discutibili, conflitti di interessi. L’Università del Sacro Cuore e l’Istituto Giuseppe Toniolo, vale a dire il fulcro del mondo cattolico a Milano (ma non solo), sono toccati da sospetti e indiscrezioni come minimo imbarazzanti.

La polemica investe, in prima battuta, il direttore amministrativo dell’Ateneo, Antonio Cicchetti, manager dai «multiformi impegni» (pubblici e privati) cui sta per aggiungere la poltrona di vice commissario per la ricostruzione post-terremoto a L’Aquila.

La scia delle eventuali responsabilità o negligenze si impone all’attenzione dell’establishment cattolico, che si concentra nel Comitato permanente dell’Istituto Toniolo, l’Ente morale fondato nel 1920 dal Vaticano con il compito di indirizzare l’azione dei cattolici in ambito universitario.

Con il tempo il Toniolo è diventato il centro nevralgico degli equilibri tra Santa sede e Curia milanese, attraverso anche l’innesto di manager e personalità laiche provenienti dal mondo politico (gli eredi della vecchia Dc), giuridico ed economico. Oggi del Comitato fanno parte il cardinale Dionigi Tettamanzi (presidente), Paola Bignardi, Dino Boffo, Giuseppe Camadini, Felice Martinelli, Roberto Mazzotta, Piero Melazzini, Cesare Mirabelli, Alberto Quadrio Curzio, Anna Maria Tarantola e il rettore della Cattolica, appena riconfermato, Lorenzo Ornaghi.

Il «caso Toniolo-Cattolica» nasce da tre lettere scritte dal professor Alberto Crespi, giurista di indiscussa levatura, ora in pensione dopo ventisei anni di insegnamento culminati con l’incarico di preside della Facoltà di Giurisprudenza in Largo Gemelli. Crespi sceglie come destinatario-interlocutore l’Arcivescovo di Milano, Tettamanzi, collocato alla presidenza del Toniolo ancora da Papa Wojtyla.

Nella serie di scritti (l’ultimo risale al 20 giugno 2010, sul primo aveva già riferito il Corriere), il grande penalista «segnala» quelle che definisce «forti anomalie» nelle scelte compiute dal Comitato permanente del Toniolo. Notazioni sferzanti sullo «scadimento professionale» si alternano a rilievi concreti.

Solo tre esempi ricavati da un testo di sette pagine. Primo: «la perdita di un finanziamento statale e regionale a fondo perduto di ben otto milioni di euro, a causa del mancato inoltro della richiesta da parte del Toniolo». Secondo: «Il conflitto di interessi» in cui si viene a trovare Roberto Mazzotta, componente degli organi dirigenti del Toniolo, ma anche promotore della campagna di raccolta fondi avviata dall’Università Bocconi.

Infine la cooptazione nel Comitato di Dino Boffo (l’ex direttore di Avvenire, al centro di una campagna che lo ha portato alle dimissioni) a scapito di Giovanni Maria Flick, «cattedratico universitario», già ministro e Presidente della Corte costituzionale. Naturalmente non mancheranno le repliche.

Mazzotta, per esempio, fa sapere di aver «esaurito già sei anni fa l’incarico alla Bocconi». Tuttavia, incrociando le verifiche, il consigliere delegato della stessa Bocconi, Bruno Pavesi, riconosce «con orgoglio» che «Mazzotta fa ancora parte di un comitato di indirizzo per la campagna Bocconi 2015, anche se l’organismo si riunisce una o due volte all’anno».

Ma i casi specifici alludono, evidentemente, a dinamiche più profonde, a ciò che Crespi definisce, appunto «un’avventurosa mala gestio». Non a caso in parallelo alle «lettere-denuncia» del professore, sono cominciate a spuntare segnalazioni e veri dossier dai contenuti potenzialmente devastanti.

Questa volta il focus si concentra sul direttore amministrativo della Cattolica, Antonio Cicchetti, (69 anni, nato a l’Aquila), il cui mandato scade il mese prossimo. Basta digitare il suo nome e cognome nell’archivio telematico del Cerved per ottenere la prima sorpresa: oltre alla carica di «procuratore dell’Università cattolica», ottenuta il 14 febbraio 2008, Cicchetti figura come presidente del consiglio di amministrazione della «Rio Forcella spa», sede all’Aquila;
amministratore unico della S.c.a.i. (Società chirurgica addominale italiana, sede a Roma); consigliere della Fondazione Poliambulanza; consigliere di Progettare per la Sanità, iniziative e tecniche editoriali.

Dalla sua postazione di comando in Cattolica, Cicchetti è in grado di orientare le scelte economico-amministrative non solo dell’Università, ma soprattutto della vasta area di istituti sanitari che gravitano intorno al Policlinico Agostino Gemelli di Roma (la «clinica dei papi»).

Ora, la fitta rete di relazioni, società, clientele attribuita a Cicchetti è semplicemente impressionante. Nel libro soci della Rio Forcella spa, che si occupa di campi da golf in Abruzzo, compaiono personaggi, per lo più amici e parenti, che formano un sistema a grappolo con interessi, tra l’altro, nelle forniture sanitarie, nelle costruzioni, nelle attrezzature informatiche.

Un clan familistico, che vede impegnati la moglie Maria Adelaide Venti, i figli Paolo e Americo Cicchetti, il nipote Mauro Cuomo (nominato tra l’altro dallo stesso Antonio Cicchetti direttore amministrativo di cinque strutture collegate all’Agostino Gemelli), il cognato Antonio Cuomo (padre di Mauro e titolare dell’agenzia di viaggio Triremis, fornitore della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università cattolica, sede di Roma).

Famiglia, dunque, ma anche vecchie e nuove amicizie. A cominciare dal rapporto consolidato con l’architetto Giuseppe Manara, socio di Rio Forcella, ma soprattutto riferimento costante dei principali lavori di ampliamento del Gemelli a Roma, a quello con Antonio Angelucci (anche lui nato in provincia dell’Aquila), fondatore del gruppo di cliniche private Tosinvest.

Il punto chiave, naturalmente, è capire se, in che misura e, soprattutto, con quali procedure, gli appalti e le forniture del «Sistema Cattolica» siano state assegnati da Antonio Cicchetti alle società dei suoi amici e familiari. Toccherà agli organi dell’Università cattolica e alla vigilanza del Toniolo, di cui è garante il cardinale Tettamanzi, dare una risposta.

Certo, alcune tracce rafforzano i dubbi. Manara, per esempio, è sicuramente un professionista con un ricco carnet di committenti. Sul suo sito web sono illustrati, per esempio i grandi progetti realizzati a Dubai. Ma è anche un fatto che 5 lavori sui 16 presentati dallo stesso architetto sul suo indirizzo Internet alla voce «sanità» riguardino il Policlinico Gemelli, e 4 su 5 (casella «università») si riferiscano alla Cattolica.

Altro riscontro facile: il rinnovamento delle strutture informatiche sempre del Policlinico affidato alla Gesi, società presieduta da Andrea Di Maulo, cugino di Antonio Cicchetti. La Gesi partecipa al consorzio Edith (soluzioni informatiche) con l’Università cattolica. Si potrebbe continuare davvero per ore, seguendo la «Cicchetti map» e tenendo conto di un precedente.

Il direttore amministrativo della Università cattolica è già stato condannato dalla Corte dei conti nel 2008 in relazione al buco di bilancio del comitato della «Perdonanza», istituto religioso dell’Aquila. In compenso Cicchetti si fregia del titolo di «Gentiluomo di sua Santità» (piuttosto svalutato di questi tempi in verità). In attesa che da Roma arrivi la nomina ufficiale per il posto da vice commissario all’Aquila e che a Milano i vertici della Cattolica decidano se rinnovargli il mandato da direttore amministrativo.

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