Archive for ottobre 2010

A Montecarlo come in Borsa parti correlate ma non troppo

ottobre 31, 2010

Luigi Zingales per “Il Sole 24 Ore

Mentre l’attenzione dei giornali è stata focalizzata per mesi sulla casa di Montecarlo venduta dal presidente Fini, una battaglia ben più importante si sta combattendo nell’Italia societaria: come regolare le operazioni con parti correlate. Ironia vuole che la materia del contendere sia la stessa. Se – come vorrebbe l’accusa – il presidente Fini avesse venduto una casa di proprietà del partito a un cognato (di fatto se non di diritto) si tratterebbe di una operazione con parti correlate nel senso più letterale del termine. Chiunque è libero di disporre di cosa propria al prezzo che più gli aggrada. L’appartamento in questione, però, non era di Fini ma di Alleanza nazionale, e Fini ne era solo l’amministratore (o per meglio dire, in termini legali, il procuratore).

Per quanto elevato possa essere il valore del famigerato appartamento di Montecarlo, si tratta però di poca cosa se messa a confronto con le operazioni effettuate dalle principali società italiane con parti che ben potrebbero, sempre nel senso letterale del termine, definirsi correlate. Queste operazioni sono frequenti e hanno spesso un valore di centinaia di milioni. Basti ricordare il supporto offerto nel 2008 da Assicurazioni Generali all’aumento di capitale di Carige organizzato e garantito da Mediobanca (una società che ha un’influenza dominante sul colosso assicurativo triestino). Senza un’evidente motivazione strategica, Generali sottoscrisse (oltre alle proprie quote di competenza) il 20% delle opzioni non sottoscritte dai principali azionisti, che Mediobanca si era impegnata a piazzare presso gli investitori. Un aiuto non indifferente alla banca d’investimento. Lo stesso vale per i finanziamenti estesi da Mediobanca nei confronti del gruppo Ligresti, che controlla il 16% del patto di sindacato in Mediobanca. Perché Mediobanca ha investito il 16% del proprio patrimonio di vigilanza in prestiti a Ligresti? (more…)

Le caricature esistenziali di Michel Houellebecq

ottobre 31, 2010

Elisabetta Rasy per “Il Sole 24 Ore

Nelle ultime pagine del romanzo L’opera, Emile Zola fa morire il suo protagonista, il pittore Claude Lantier, tragicamente: l’uomo si impicca nel suo studio davanti al grande quadro cui aveva consacrato la vita e che non riusciva a portare a termine. È il 1885 e lo scrittore scrive a un amico che in questo romanzo racconta la propria giovinezza, se stesso, i suoi amici. Vuole fare il punto della situazione dell’epoca, sogni e battaglie, vittorie e soprattutto fallimenti: il perno sarà il tema dell’artista in lotta con l’opera, una lotta cioè tra l’anima e la materia, la materia pesante e crudele che sfugge al volere dell’uomo.

C’è un personaggio, il romanziere Sandoz, amico del protagonista, cui è delegato il compito di tirare la morale della storia, che è intellettualmente pessimista e moralmente ottimista.

Anche nel nuovo libro di Michel Houellebecq, La carta e il territorio, ci sono un artista e un romanziere ma la situazione, centoventicinque anni dopo, è diversa: l’artista serve ancora a fare il punto sul mondo, ma nel suo rapporto con l’arte non c’è più niente di così drammatico o melodrammatico, e il romanziere, che è l’altro personaggio forte del romanzo, non tirerà nessuna morale perché finirà assassinato. Tutto è meno drammatico ma più tragico, come avvolto in una sorta di fatalità storica dove il male non trionfa sul bene semplicemente perché non se ne distingue. Però anche il pittore di Houellebecq si arena davanti a una sua opera: è una grande tela che rappresenta altri due artisti in un momento cruciale della loro carriera e si intitola – o meglio si sarebbe dovuta intitolare: «Damien Hirst e Jeff Koons si spartiscono il mercato dell’arte». Il pittore non si uccide, ma uccide il quadro, squarciando la tela, calpestando i suoi resti e pestandoli sul pavimento come il più efferato dei killer. Dunque anche qui c’è un conflitto, non è più tra l’anima e la materia ma tra quella estensione del dominio della materia che è il mercato e ciò che dell’anima è rimasto nell’uomo: nient’altro che i suoi sintomi. (more…)

La guerra all’oppio di Stati Uniti e Russia

ottobre 31, 2010

La Russia conferma il suo impegno contro la droga in Afghanistan a fianco degli Stati Uniti. Secondo l’ONU, l’Afghanistan produce la quasi totalità dell’oppio immesso illegalmente nel mercato

Elena Favilli per “ilpost

Ieri gli Stati Uniti hanno annunciato il completamento di una importante operazione antidroga in Afghanistan con l’aiuto di agenti russi. Il presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai ha protestato con la NATO per le modalità con cui è stata gestita l’iniziativa e ha chiesto l’apertura di una indagine su quanto accaduto: in Afghanistan il ricordo del doloroso decennio della permanenza sovietica negli anni ottanta è ancora molto vivo e la possibilità che agenti russi siano coinvolti in operazioni militari all’interno del territorio afghano all’insaputa del governo non è particolarmente gradita.

Inizialmente il responsabile dell’antiterrorismo afgano, Baz Mohammad Amadi, aveva escluso che i russi avessero partecipato attivamente nelle operazioni militari per debellare la rete che produceva l’eroina nella zona di Nangarhar, sostenendo che si sarebbero limitati a fare da semplici osservatori. Ma ieri il direttore del programma antidroga russo, Viktor Ivanov, ha invece confermato il contributo decisivo dato dai suoi agenti all’operazione: «Stiamo lavorando insieme, gli Stati Uniti sono riusciti a confiscare la droga e scoprire i laboratori in cui veniva prodotta grazie alle informazioni della nostra intelligence. Quattro agenti dell’antidroga russa hanno partecipato all’operazione in territorio afghano a fianco degli Stati Uniti». L’intervento ha portato alla confisca di stupefacenti per circa 56 milioni di dollari e alla scoperta di quattro laboratori dove veniva prodotta direttamente la droga. (more…)

Mangiamoci Pasolini in salsa piccante

ottobre 31, 2010

Ingerirlo per capirlo meglio e trarne forza: a 35 anni dalla morte è ora di andare oltre l’amore o la repulsa. Dal nuovo libro di Belpoliti

Marco Belpoliti per “La Stampa

Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere / con te e contro di te; con te nel cuore, / in luce, contro di te nelle buie viscere». Con questi versi si apre la quarta parte de Le ceneri di Gramsci, pubblicate nel 1957 da Pier Paolo Pasolini. Versi che esprimono in forma efficace il suo atteggiamento, non solo di poeta, ma anche di uomo.

Parole nette: lo scandalo, la contraddizione, l’essere con te e contro di te, il cuore e le viscere, la luce e il buio. Parole che commuovono e che chiedono, com’è stato detto, una fraterna e totale complicità. La complicità con chi ti sta dicendo che è con te e contro di te nel medesimo tempo. Una contraddizione, ma anche un’identificazione. Questo è Pasolini. Alfonso Berardinelli in un suo saggio ha perfettamente individuato la «sublime autocommiserazione» e l’«orgoglio irremovibile della vittima» grazie al quale Pasolini ha potuto esprimere al meglio il suo messaggio. L’effetto è quello dell’emozione e della repulsa insieme: «I conflitti morali in cui Pasolini trascina il lettore sono conflitti che riguardano anzitutto lui: amarlo o respingerlo. Ma è lui stesso che sembra costretto, nello stesso tempo, ad accettarsi o a respingersi». Che è quello che ci chiede con i suoi versi – sulla mia generazione, ma anche su quella dei miei fratelli maggiori, e anche dei padri, l’intellettuale corsaro e luterano ha avuto un’influenza decisiva, sino al ricatto, o all’auto-ricatto morale -: essere con lui e contro di lui. (more…)

L’America è in declino ma non è l’antica Roma

ottobre 31, 2010

Paul Krugman, da “Il Sole 24 Ore”, (Traduzione di Fabio Galimberti)

Gli Stati Uniti non sono l’antica Roma: noi non siamo romani, né loro erano americani. In un articolo uscito il 2 ottobre sul New York Times, Thomas Friedman cita un passo della Condizione dell’uomo di Lewis Mumford, un libro che parla del declino dell’Impero romano e dei suoi parallelismi con gli Stati Uniti di oggi.

Friedman racconta che gli si gelò il sangue quando lesse che nella Roma antica «tutti quanti puntavano alla sicurezza, ma nessuno accettava di prendersi delle responsabilità. Era evidente che ciò che mancava, molto prima che le invasioni barbariche facessero il loro lavoro, molto prima che i problemi economici diventassero seri, era una spinta interna. La vita a Roma era ormai un’imitazione della vita, un semplice trascinarsi. Sicurezza era la parola d’ordine, come se la vita conoscesse qualche altra forma di stabilità se non quella che passa attraverso il continuo cambiamento, o un’altra forma di sicurezza se non quella che passa attraverso il desiderio costante di correre dei rischi». (more…)

Mario Minniti, Miracolo della vedova di Naim, Museo Regionale di Messina

ottobre 31, 2010

Néstor Kirchner, 1950-2010

ottobre 31, 2010

Il controverso ex presidente argentino è scomparso mercoledì. Artefice della straordinaria crescita economica di metà anni Duemila, è stato anche politicamente un innovatore

Francesco Davide Ragno per “Limes

Figura controversa quella di Néstor Kirchner, ex Presidente dell’Argentina (2003-2007), scomparso improvvisamente mercoledì nella sua residenza patagonica, a El Calafate, a causa di un’insufficienza cardiaca. Controverso fu il quadro politico dal quale emerse la sua candidatura nel 2003; controversa fu l’elezione che lo portò alla Casa Rosada; controversa è stata la fine della sua presidenza.

Nel 2003 Kirchner assumeva la presidenza in uno dei periodi più convulsi della storia argentina. Dopo il tracollo finanziario del dicembre 2001, la nomina di cinque presidenti in due settimane, il breve interim di Eduardo A. Duhalde (allora governatore della Provincia di Buenos Aires), le elezioni dell’aprile 2003 decretavano la vittoria dell’ex governatore della sperduta e spopolata provincia di Santa Cruz, candidato semi-sconociuto e sponsorizzato dallo stesso Duhalde.

Kirchner, sostenuto dal Frente para la Victoria, costola del movimentojusticialista, aveva raccolto al primo turno il 22,24% dei voti validi. Il suo principale avversario, l’ex presidente Carlos Menem, proveniente dal Partito justicialista, si era fermato al 24,45%.

La frammentazione politica descritta dai risultati era il risultato della sfiducia della popolazione negli anni della crisi. Il secondo turno delle elezioni presidenziali non si tenne perchè Menem, prevedendo una sicura sconfitta al ballottaggio, si ritirò dalla competizione. (more…)

Il Duce dottore senza laurea

ottobre 31, 2010

David Marceddu per “Avvenire

«Non voglio più sentir parlare di questo argomento!». Il Duce batté i pugni sul tavolo. Questo capitava a chi osava parlargli di quella laurea honoris causa in Giurisprudenza a Bologna. E quello che segue è il tentativo di ricostruire una vicenda ormai dimenticata e mai approfondita. Nel 1924, dopo aver mobilitato un ateneo per la cerimonia e preteso di esporre una tesi, Mussolini mandò tutto all’aria e la pergamena di laurea rimase per sempre senza firma né data. Anzi il Duce – e cercheremo di capire perché – pretese e ottenne il silenzio: troppe critiche e ironie, infatti, si erano addensate su quella laurea, incluse quelle del suo acerrimo avversario, Giacomo Matteotti. La vicenda inizia il 20 ottobre 1923: i giornali annunciano che appena 9 giorni dopo sarà consegnata una laurea honoris causa a Mussolini in occasione di una visita a Bologna per il primo anniversario della marcia su Roma. (more…)

Caro James, per la tua età scrivi bene. Sembri uno che ha studiato a Oxford

ottobre 31, 2010

W.B. Yeats

da “Il Giornale

A James Joyce, 15 novembre 1902

Non posso dirti più di questo, ricorda ciò che il dottor Johnson ha detto a proposito di qualcuno: «Lasciaci aspettare finché non scopriamo se costui è una fontana oppure una cisterna». In realtà le cose che hai scritto sono notevoli per un uomo della tua età, che ha vissuto lontano dai centri in cui c’era vita intellettuale.
La tecnica nei tuoi versi è di gran lunga migliore di quella di qualsiasi altro uomo abbia conosciuto a Dublino in questi anni. Potrebbe essere il lavoro di un ragazzo cresciuto nell’ambiente letterario di Oxford. Tuttavia uomini che sono partiti con le tue stesse buone premesse hanno fallito, e altri, partiti con premesse inferiori, hanno avuto successo. Le qualità che fanno sì che un uomo abbia successo non si mostrano nella sua opera se non dopo un po’ di tempo. E si tratta di qualità molto meno legate al talento che al carattere: fiducia (di questa probabilmente ne hai abbastanza), pazienza, adattabilità (senza la quale non s’impara niente) e il dono di crescere attraverso le esperienze. E quest’ultima, forse, è la qualità più rara di tutte.
\ L’aiuto principale che ti potrò dare, anche se magari le mie parole adesso ti suoneranno poco convincenti, sarà proprio presentarti ad altri scrittori che stanno cominciando come te; spesso si impara il mestiere dai propri compagni, specialmente da quelli che sono abbastanza vicini per età da capire le difficoltà dell’altro.
Sinceramente tuo
W. B. Yeats (more…)

Gobetti, che noia questi futuristi

ottobre 31, 2010

Un’antologia di scritti letterari e teatrali, curata da Davico Bonino

Osvaldo Guerrieri per “La Stampa

Guido Davico Bonino è un revenant. Non nel significato spettrale che elettrizza gli occultisti, ma in quello letterale. Come uomo che torna, va riproponendo ai suoi lettori alcune figure cardine del pensiero morale e culturale che hanno contribuito a formare l’identità del nostro Novecento. Ieri ha recuperato per Aragno gli scritti teatrali di Antonio Gramsci; oggi volge l’attenzione a Piero Gobetti, di cui raccoglie gli scritti letterari e teatrali sotto il titolo Lo scrittoio e il proscenio (ed. Controluce, pp. 257, e20). In sostanza, Davico Bonino riprende le fila di lavori realizzati in passato e li ripubblica aggiornandoli nel commento e obbedendo a una pulsione che potremmo definire ad alta densità polemica. Con il suo gesto reagisce a un andazzo editoriale che sembra aver messo tra parentesi una feconda stagione culturale per favorirne, magari inconsciamente, la dimenticanza.  (more…)

Idee per una Classe dirigente. Economia e politica: la lezione di Mattioli

ottobre 31, 2010

Raffaele Mattioli

In due documenti, uno indirizzato nel 1931 a Mussolini e l’altro inviato nel 1947 a Togliatti, non c’era solo un piano di ristrutturazione del sistema produttivo e creditizio ma un progetto organico d’interventi per uno sviluppo duraturo dell’Italia

Massimo Mucchetti per “Il Corriere della Sera

Perché Benito Mussolini avallò l’ascesa e la permanenza di Raffaele Mattioli al vertice della Banca commerciale italiana, senza incontrarlo mai? Negli anni Trenta, la Comit era l’istituto di credito più importante del Paese, e lo Stato ne possedeva il capitale. Mattioli aveva combattuto da valoroso nella Grande guerra. A Fiume, aveva frequentato i legionari e D’Annunzio, ma senza perdersi dietro al Vate. Tra i suoi amici spiccava l’economista Piero Sraffa, che da Cambridge era in contatto clandestino con il pensatore comunista Antonio Gramsci in carcere a Turi. Il suo braccio destro era Giovanni Malagodi, di ceppo liberale. Nell’ufficio milanese di piazza della Scala, incontrava dirigenti come Ugo La Malfa, Sergio Solmi ed Enrico Cuccia e amici come Adolfo Tino, tutti antifascisti. Prese la tessera del Fascio solo nel 1934, obbligato dalla nuova carica. Perché il Duce tollerava una tale eccezione al conformismo della dittatura? Nel novembre 1999, un giornalista con il passo dello storico, Sandro Gerbi, ebbe modo di chiederlo a Cuccia. Che rispose: «Mattioli non era fascista, bensì intelligente, mentre i fascisti erano “fessi”. Cosa che Mussolini, tutt’altro che “fesso”, sapeva benissimo». (more…)

Eco, gli ebrei e i complotti

ottobre 31, 2010

Nel suo nuovo romanzo “Il Cimitero di Praga”, Umberto Eco gioca con i cliché antisemiti dell’800 smontandoli uno a uno. “L’espresso” lo ha fatto incontrare con il rabbino Riccardo Di Segni. Ecco la loro conversazione

a cura di Wlodek Goldkorn, da “L’Espresso

Umberto Eco è sempre stato ossessionato dalla costruzione de “I Protocolli dei Savi Anziani di Sion”, la madre di ogni pamphlet antisemita, pubblicato per la prima volta in Russia nel 1903. Ne aveva accennato nel “Pendolo di Foucault”, a quel testo aveva dedicato quasi un capitolo nelle Norton Lectures, “Sei passeggiate nei boschi narrativi”. Ha scritto pure una prefazione al celeberrimo comix di Will Eisner “Il complotto”. E ora la costruzione di quel falso, le cui origini risalgono a una certa letteratura francese della metà dell’Ottocento, e dove sarebbe documentato il presunto piano degli ebrei di dominare il mondo, è al centro de “Il Cimitero di Praga”. È un romanzo in cui Eco gioca con i cliché antisemiti ottocenteschi, per smontarli. “L’espresso” lo ha fatto incontrare con Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma.

Perché è affascinato dai Protocolli?
Eco: “Perché sono sempre stati presi sul serio, mentre è un testo palesemente pieno di contraddizioni interne. Già nel 1921 il “Times” aveva dimostrato che era un testo in gran parte copiato da un libro di Maurice Joly (“Dialogo all’inferno tra Machiavelli e Montesquieu”), che non era contro gli ebrei bensì contro Napoleone III. Ma Hitler ha continuato a ritenerlo autentico nel “Mein Kampf” e ancora oggi continua ad apparire nelle librerie filonaziste o sui siti arabi. Il parere dominante è sempre quello dell’antisemita britannica Nesta Webster: “Sarà un falso, ma è un libro che dice esattamente ciò che gli ebrei pensano, quindi è vero.” Infine: credo di aver contribuito alla scoperta delle origini de “I Protocolli”. Ne ho trovato tracce in “I misteri del popolo” di Eugène Sue, e in “Giuseppe Balsamo” di Alexandre Dumas”.  (more…)

Quando l’Italia sapeva ancora sognare il futuro

ottobre 30, 2010

Miguel Gotor per “Il Sole 24 Ore

Nell’agosto 1945 Alcide De Gasperi tenne un discorso al Consiglio nazionale della Dc in cui ricordò che, a soli quattro mesi dalla fine della guerra di Liberazione, gli italiani si mostravano «stanchi dei partiti», in preda a una «atarassia dilagante». Negli stessi mesi un protagonista della lotta partigiana come Emilio Lussu notava amareggiato che il «”partito del malcontento” in Italia era sempre esistito sin dai tempi “di Pasquino e Marforio”», e «si sarebbe potuto chiamare movimento o partito “piove, governo ladro!”».

Da allora sono trascorsi oltre sessant’anni e oggi molti guardano a quel passato ormai lontano con un sentimento di nostalgia troppo spesso acritico che induce a contrapporre meccanicamente l’età dell’oro della partecipazione e della rappresentanza all’età bronzea dei tempi attuali, caratterizzati dalla disaffezione politica e dalla perdita di autorevolezza dei partiti. Per sfuggire i rischi insiti in ogni processo di idealizzazione, l’altra faccia della rimozione, è utile leggere le memorie dei protagonisti di quella stagione che hanno il merito di restituire le difficoltà di un percorso compiuto e le sfide affrontate per assorbire la mala pianta del qualunquismo e dell’antipolitica. (more…)

26 ottobre 2010, New York. La cantante Taylor Swift suona per lo show NBC ‘Today’ (Reuters)

ottobre 30, 2010

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Khamenei a Qom, un anno dopo

ottobre 30, 2010

La Guida suprema si è recato in visita alla città santa di Qom per riconfermare le proprie credenziali religiose ed il supporto unitario del clero al governo di Ahmadinejad. Missione compiuta

Nima Baheli per “Limes

La scorsa settimana la Guida suprema iraniana ha visitato la città santa di Qom: tale visita, straordinaria per molte ragioni – a partire dal costo stimato in oltre un milione di dollari – aveva l’obiettivo di ripristinare le credenziali religiose.

L’Ayatollah Khamenei non scendeva a Qom da più di un anno, ovvero da quando, avendo esplicitamente sostenuto Ahmadinejad alle elezioni presidenziali di giugno 2009, si pose in netto contrasto con la maggior parte degli alti prelati della città santa iraniana.

Marja-e Taqlid (Fonti di Emulazione) Hossein Ali Montazeri e Yusuf Sanei avevano preso la guida spirituale del Movimento Verde mentre altri Gran Ayatollah quali Asadollah Bayat Zanjani e Mohammad Ali Dastgheib criticavano aspramente il governo e la stessa Guida Suprema per la sua discesa in campo.

L’importanza del viaggio è stata enfatizzata anche da alcune calcolate azioni precedenti la visita. Sono stati chiusi senza alcuna spiegazione ufficiale i siti web di tre importanti prelati dissenzienti: i Gran Ayatollah Bayat Zanjani, Dastgheib, e Sanei. (more…)

«Caro ateo, sapere aude!»

ottobre 30, 2010

Carlo Caffarra per “Avvenire

Nel suo limpido pensiero Tommaso ha scritto: «Si deve dire che i doni della grazia si aggiungono alla natura in modo non da sopprimerla, ma piuttosto da perfezionarla; perciò anche il lume della fede che viene infuso in noi per grazia, non distrugge il lume della ragione naturale posto in noi da Dio» [Commento al libro di Boezio sulla Trinità q.2, a 3 c].
Il testo esprime la chiave di volta di ogni cultura cristiana: il naturale vincolo della fede colla ragione. Un vincolo naturale in forza del quale l’una perfeziona l’altra. Una fede non pensata – solo esclamata e mai interrogata – finisce col restare ai margini della vicenda umana: il momento di elevazione-evasione dalle brutte faccende feriali, che tali restano, e brutte e feriali. Una ragione che si precluda l’interrogativo ultimo sul fondamento dell’intero, finisce col chiudersi dentro un’ontologia e un’etica del finito privo di fondamento. E «chi sceglie il finito, segue il destino del finito e il destino del finito è di trascinare il finito nel finito, infinitamente» [Cornelio Fabro]. E questo si chiama disperazione, anche se vissuta gaiamente.
Ma che cosa significa per noi oggi il fatto «che la fede non distrugge il lume della ragione naturale posto in noi da Dio»? Certamente significa che la decisione di credere è una decisione ragionevole, poiché esistono ragioni rigorosamente argomentate che persuadono ad una tale decisione. Non voglio ora soffermarmi su questo significato, benché sia di notevole importanza. Certamente significa che l’ingresso del sapere della fede dentro all’universo del sapere della ragione non toglie a quest’ultimo la sua piena autonomia. In sostanza si tratta di due inquilini che abitano nello stesso condominio – la vita dello spirito umano – ma ciascuno a casa propria. Anche questa posizione del rapporto ragione-fede è importante. L’averla dimenticata è stata una delle cause non ultime del drammatico «caso Galileo».
Ambedue le posizioni teoretiche precedenti in fondo lasciano ragione e fede estranee l’una all’altra, anche se non confliggenti. Ma il testo tommasiano e il Magistero dell’attuale Pontefice, in approfondita continuità coll’enciclica Fides et ratio, ci invitano a riflettere sull’intrinseca connessione e reciproca fecondazione di fede e ragione. San Tommaso infatti parla di «perfezionamento». In che senso?
Scrive san Bonaventura: «quando la fede assente… per amore di colui a cui dà il proprio assenso, desidera comprendere [habere rationes]» [Commento alle Sentenze, Proemio q.2]. (more…)

Bobbio, una mitezza ben temperata

ottobre 30, 2010

Per questi tempi oltracotanti e pavidi, abbiamo bisogno come spiegava il maestro torinese, di una virtù che non sia rinuncia ma si sposi alla fortezza

Carlo Ossola per “La Stampa

Nel vibrante apologo Elogio della mitezza (dapprima conferenza del marzo 1983, poi saggio del 1994 che s’intreccia con Il diritto mite, 1992, di Gustavo Zagrebelsky), la virtù illustrata da Norberto Bobbio è presentata come «virtù dialogica» di risposta accogliente: «lascia essere l’altro quello che è», secondo l’aforisma ch’egli trae da Carlo Mazzantini (1895-1971), filosofo torinese del quale ho caro aver frequentato gli ultimi corsi. Ora tra le molteplici opere di quest’insigne studioso, figura – nel 1940 – uno squisito commento ai Ricordi di Marc’Aurelio. Vorrei partire da quel libro e da un’osservazione di Marguerite Yourcenar nelle Memorie di Adriano: «Gli dei ormai spenti – scriveva Flaubert – e il Cristo non ancora affermato, ci fu da Cicerone a Marc’Aurelio un momento unico nel quale l’uomo soltanto ebbe esistenza». Fu quello il tempo di Seneca, della cura sui, delle virtù della dignitas hominis studiate, in tempi recenti, da Pierre Hadot e da Michel Foucault. Potremmo dire che Norberto Bobbio è stato un degno interprete di quella tradizione.

Il 30 giugno scorso Ezio Raimondi, in una lezione bolognese, ha tracciato una magnifica parabola della storia di queste virtù dell’interiorità: una direttrice «laica» – si dica per semplificare – che va da Marc’Aurelio a Italo Calvino, e un’altra spirituale che va da sant’Agostino a Dag Hammarskjöld. Dove si colloca, in siffatta cornice, la mitezza?  (more…)

«Ho creato la vita, ho avuto paura»

ottobre 30, 2010

È diventato celebre come «il ginecologo dei bambini in provetta». Ora racconta i suoi rimpianti di scienziato e le passioni di scrittore. Nell’87 un embrione attecchì in un «utero esterno». Sembrava la «storia di Frankenstein». Troppo presto. Di fronte alle obiezioni etiche «mi è mancato il coraggio: ne sono pentito»

Franca Porciani per “Il Corriere della Sera

«Quella scelta mi lasciò un senso di frustrazione che mi ha accompagnato tutta la vita, lo confesso. Fu un errore interrompere l’esperimento». Nel buen retiro di San Varano, la vecchia casa di famiglia immersa nella campagna romagnola tra Forlì e Castrocaro dove ha deciso di vivere da qualche anno, Carlo Flamigni si toglie, finalmente, un peso dallo stomaco. Ricordando un evento importante della sua vita di ricercatore, che lo ha segnato in senso negativo, nonostante ripeta: «In quel momento non poteva andare diversamente: avrei avuto tutti addosso; nel giro di pochissimo tempo mi arrivò un numero straordinario di insulti».

Classe 1933, ginecologo di chiara fama (è, insieme ad Ettore Cittadini, il «padre» dei figli in provetta in Italia), professore universitario a Bologna fino al 2008, autore di moltissime pubblicazioni scientifiche sull’infertilità, Flamigni è anche un infaticabile divulgatore della sua materia (fra i tanti titoli, i Laboratori della felicità, pubblicato da Bompiani nel 1994 e Casanova e l’invidia del grembo, Baldini Castoldi Dalai editore, 2008) e romanziere di successo, soprattutto di storie poliziesche e racconti (uno dei suoi ultimi libri, Circostanze casuali, uscito quest’anno per l’editore Sellerio, è stato per diverse settimane ai primi posti delle vendite per la narrativa italiana). Flamigni ci accoglie nel giardino che circonda la casa, una grande distesa di verde tra i frutteti, dove le querce e il melograno («li ho sempre visti» dice) testimoniano una lunga storia di famiglia. (more…)