Lituania, epurazione linguistica

Due lettere dell’alfabeto, la ‘q’ e la ‘x’, sono giudicate estranee all’antica lingua nazionale. E pertanto bandite

Sandro Bozzolo per “Peacereporter

Si susseguono, nelle maniere più fantasiose possibili, i provvedimenti iper-nazionalisti che da qualche tempo colpiscono buona parte del Vecchio Continente, con particolare intensità in quei Paesi che solo recentemente sono entrati a far parte dell’Unione. L’ultimo caso diprotezionismo folle riguarda la Lituania, Paese storicamente arroccato su una forte difesa del proprio patrimonio identitario. Un recente decreto approvato in Parlamento bandisce infatti dalla burocrazia interna le lettere “q” e “x”, in quanto storicamente estranee all’antichissima lingua nazionale.

Conseguenze anagrafiche. Un provvedimento al limite tra l’assurdo e il goliardico, le cui conseguenze superano però i confini della piccola Repubblica Baltica. Si pensi per esempio ai cittadini nati da residenti stranieri, che dovranno essere registrati all’anagrafe adattando il loro cognome alle combinazioni grammaticali ammesse da Vilnius. L’impossibilità di mantenere il nome originario arrecherebbe evidenti complicazioni burocratiche per padri e madri, che si ritroverebbero genitori di un bambino dal cognome differente dal loro. Ed è solo un esempio tra i molti possibili, per immaginare le complicazioni burocratiche che coinvolgerebbero ogni aspetto della vita quotidiana, dalla grammatica scolastica alla necessità di sostituire tutti i casi già ammessi in precedenza.

Dubbi. Un decreto completamente insensato, quindi? Non del tutto, almeno, se lo si osserva dal lato della contorta logica di chi ne è firmatario. Un dettaglio non secondario solleva infatti legittimi dubbi sullo scopo ultimo del provvedimento. Il legislatore si è infatti astenuto dal bandire la lettera “w”, nonostante nemmeno quest’ultima sia contemplata dall’alfabeto lituano. Perché? Probabilmente, per stabilire una separazione non troppo implicita tra “stranieri” e “stranieri”, e non urtare per esempio la sensibilità della Swedbank, famosa banca svedese, fortemente radicata in Lituania.

Discriminazioni. L’impressione, effettivamente, è che si tratti di un ulteriore attacco alla folta minoranza di origine polacca (235mila persone, circa il 7 percento della popolazione) che fin dai tempi medievali del Gran Ducato di Lituania vive sul territorio nazionale, soprattutto nella regione di Vilnius. Il rapporto tra i due gruppi etnici è storicamente caratterizzato da un clima di costante tensione, acutizzatasi dopo il riconoscimento dell’indipendenza lituana dall’Unione Sovietica, avvenuta nel 1990. La comunità polacca, per esempio, ha spesso avanzato pretese autonomiste per la regione sudorientale, al confine con la Polonia, mentre la Lituania ha risposto limitando a 40 mila Litas (circa 15 mila dollari) il presupposto di bilancio destinato alle minoranze etniche, che corrisponde ad un totale di 7 milioni di Litas.

Critiche. Tra le critiche avanzate dai comuni cittadini alla legge, quelle relative all’inutilità di un provvedimento simile sono di gran lunga le principali. La Lituania è stata duramente colpita dalla crisi economica globale del 2008, al punto che, negli ultimi due anni, settemila piccole imprese hanno dichiarato fallimento. La nuova coalizione di governo, eletta nel 2009, e composta principalmente da personaggi provenienti dal mondo dello spettacolo e della televisione, prosegue quindi in maniera originale la sua strategia di ripresa.

 

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