La parabola del tycoon che sfidò Putin

Ascesa e caduta di Khodorkovski

da “La Stampa

Mikhail Khodorkovski, 47 anni, ex patron del colosso petrolifero Yukos, un tempo tra gli oligarchi più brillanti e ricchi, è oggi il carcerato più celebre di Russia, per aver osato sfidare Vladimir Putin. Secondo le autorità russe Khodorkovsky è un criminale comune colpevole di aver rubato e rivenduto illecitamente enormi quantità di petrolio. Il premier Putin lo accusa di avere le mani sporche di sangue, paragonandolo a un mafioso del calibro di Al Capone e un truffatore quale l’ex finanziere americano Bernard Madoff. 

Per i difensori dei diritti umani e molti osservatori stranieri, Khodorkovsky è la vittima di un regolamento di conti organizzato da Putin, il simbolo della deriva autoritaria del paese, colpevole di aver mostrato apertamente la propria indipendenza e le proprie ambizioni politiche. La carriera di quest’uomo dai sottili occhiali di metallo e dai capelli cortissimi riassume la vicenda degli oligarchi russi degli anni Novanta, i nuovi capitalisti emersi sotto la presidenza di Boris Eltsin che si sono accaparrati interi settori economici attraverso privatizzazioni opache, grazie ai buoni rapporti con il potere. Nato in una modesta famiglia di ingegneri moscoviti, Khodorkovsky studia chimica ed economia prima di lanciarsi negli affari.

In epoca sovietica fa parte dei Komsomol, la gioventù comunista, e allaccia relazioni all’interno del partito. Prima ancora della caduta dell’Urss, a 26 anni, fonda la banca Menatep, che gli consente di acquisire la maggioranza del gruppo petrolifero Yukos, di cui acquisirà il controllo in circostanze poco chiare. Nel 1993 occupa brevemente, all’età di 30 anni, la poltrona di ministro dell’Energia. All’inizio del nuovo millennio l’oligarca dai metodi controversi cambia strategia e diventa il primo russo a optare per una gestione trasparente, all’occidentale. Assume consulenti stranieri e diventa il preferito degli investitori esteri. Khodorkovsky pensa addirittura al matrimonio tra Yukos e la major americana ExxonMobil. Offre sostegno finanziario all’opposizione liberale e dona milioni di dollari a programmi per la società civile.

Spinto dal boom del mercato petrolifero, Yukos diventa il numero uno russo del settore e Khodorkovsky l’uomo più ricco del paese, con una fortuna stimata da Forbes in 15 miliardi di dollari. All’inizio del 2003 un incontro al Cremlino tra Putin, allora presidente, e una ventina di oligarchi, segna l’inizio della fine. Khodorkovsky, il solo a presentarsi con un pullover a collo alto, cosa che irrita in modo particolare Putin, afferma che è arrivato il momento di agire contro la corruzione ai vertici dello Stato e cita nomi vicini al presidente. Che replica: “signor Khodorkovsky, lei è sicuro di essere in regola con il fisco?”. “Assolutamente!” risponde l’interessato. “Vedremo”, commenta Putin in un silenzio glaciale.

Il 25 ottobre del 2003 Khodorkovsky viene arrestato nel suo aereo privato all’aeroporto di Novosibirsk, in Siberia, accusato di frode su vasta a scala ed evasione fiscale e incarcerato. Due anni più tardi l’ex oligarca, sposato e padre di quattro figli, viene condannato a otto anni in campo di prigionia. Sconta la sua pena al confine con la Cina, a oltre 6.000 chilometri di Mosca. Nel 2007, Khodorkovsky è oggetto di nuove accuse di riciclaggio e furto di beni che gli costano un secondo processo. “Non voglio morire in prigione, ma le mie convinzioni valgono la pena di rischiare la vita” ha detto nella sua ultima dichiarazione davanti al tribunale.

 

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