Archive for gennaio 2011

Calvino e la leggerezza dei numeri

gennaio 31, 2011

Italo Calvino

Umberto Bottazzini per “Il Sole 24 Ore

«L’atteggiamento scientifico e quello poetico coincidono», scriveva Italo Calvino in Una pietra sopra. «Entrambi sono atteggiamenti insieme di ricerca e di progettazione, di scoperta e di invenzione». È un’osservazione che Calvino riprende e approfondisce nelle Lezioni americane. Seguendo il suo discorso, Gabriele Lolli afferma che, nel caso della matematica, anche «le modalità del processo creativo e le qualità del prodotto finale» coincidono. L’obiettivo di questo libro è subito dichiarato: «Parlare della matematica usando le stesse parole che Calvino ha rivolto alla letteratura». Cosa quanto mai naturale con uno scrittore come Calvino, che dagli anni Sessanta aveva fatto parte dell’Oulipo, il gruppo di letterati matematici cui aveva dato vita Raymond Queneau a Parigi. (more…)

I volti e i corpi dell’erotismo oversize

gennaio 31, 2011

Sono formose le donne di “Tournée”, film burlesque del francese Amalric. Per il regista la sua opera è un inno e un manifesto del nuovo erotismo femminile. Altre foto qui

1917, dalla Slovenia con ardore

gennaio 31, 2011

L’imperatore Carlo I, succeduto nel 1916 a Francesco Giuseppe, in visita a un campo di aviazione austriaco a Pergine Valsugana

Un capitano austroungarico della Grande Guerra cercò di favorire l’offensiva italiana, per abbattere l’Impero e liberare i popoli slavi. Escono le sue memorie

Demetrio Volcic per “La Stampa

Si chiamava semplicemente Contro l’Austria (Proti Avstrji) ed era stato scritto negli anni Venti il libro che trovai anni fa in una vecchia libreria dell’usato a Lubiana. Lo firmava il capitano austroungarico Ljudevit Pivko, di etnia slovena, laureato a Vienna. Dopo la Grande Guerra divenne docente di filosofia nelle scuole superiori a Maribor. Nel frattempo, però, aveva «rischiato» di diventare l’uomo della Provvidenza per le sorti italiane del conflitto, cavalcando le insegne della Sokol, una società ginnica di copertura, associazione aperta a tutti, talvolta anche alle donne, in cui si aggregavano gli ufficiali dell’esercito austroungarico etnicamente slavi (sloveni, croati, polacchi, cechi…), per coltivare lo spirito del panslavismo. Un po’ come succedeva in Italia con «La Ginnastica» e in Germania con il «Turnferein». In Slovenia gli iscritti alla Sokol erano diecimila, in Cecoslovacchia, nel 1914, erano già centomila. Il nazionalismo slavo era una forza dinamica che si propagava velocemente.  (more…)

Quel gusto per la vanità chiamato autoritratto

gennaio 31, 2011

Da Fidia a Duchamp, nessuno è scampato alla tentazione

Stefano Bucci per “Il Corriere della Sera

C’è chi, come David Hockney, si è immaginato insieme al suo modello, nientedimeno che Picasso. C’è chi, come Norman Rockwell, con un occhio al grande Vermeer, se ne è fatto addirittura uno «triplo». C’è chi come Michelangelo si è trasformato in un pezzo di pelle sbattuto sulla volta della Cappella Sistina. C’è chi come Magritte è diventato soltanto una sagoma astratta con dentro alberi, case, luna e stelle. C’è chi come Lucio Fontana o Marcel Duchamp si è voluto addirittura annullare in un semplice autografo (rosso o nero a seconda del pennello). La vanità non è che uno dei tanti vizi dell’artista. Un vizio capace di spingere Botticelli e Dürer, Tiziano e Ingres, Friedrich e Gainsborough, Modigliani e Perugino, Clemente e Dix, La Tour e Leonardo ad autocelebrarsi, su tela o su tavola, con un tocco di ironia (Gauguin) o con estrema serietà (Mengs). Un vizio, assai frequentato e apprezzato, chiamato autoritratto (una categoria di opere abbondantemente rappresentata nella nuova iniziativa del Corriere dedicata ai «Classici dell’arte»). (more…)

TRADURRE L’INTRADUCIBILE

gennaio 29, 2011

Luigi Mascheroni per “Il Giornale”

Tra coloro che hanno compiuto l’impresa titanica di leggerlo, e sono pochissimi in tutto mondo, c’è chi lo considera un glorioso fallimento e chi il capolavoro del Novecento. Comunque, una leggenda. L’opera è Finnegans Wake ed è uno dei libri più folli, geniali, illeggibili, imprescindibili e impraticabili della storia della Letteratura. James Joyce, il quale dopo aver completato l’altro suo monstrum, l’Ulysses, non scrisse neanche una riga per un anno, iniziò la stesura di quello che poi avrebbe intitolato Finnegans Wake nel 1922 – con il titolo Work in Progress cominciò a uscire a puntate sulla rivista Transition – e lo vide per la prima volta stampato in volume, a Parigi, il giorno del suo 57º compleanno, il 2 febbraio 1939, due anni prima di morire.
Tentare di spiegare cos’è Finnegans Wake è quasi impossibile, forse ancora più difficile che leggerlo. Stanilaslaus Joyce, il fratello di James, lo definì «l’ultimo delirio della letteratura prima della sua estinzione». Ma forse anche questa è una leggenda. (more…)

Cantos quotidiani per mamma e papà

gennaio 29, 2011

Dalla corrispondenza coi genitori emerge per la prima volta un ritratto intimo e completo del poeta. Fra desideri e ambizioni da adolescente, consigli letterari e istruzioni per la comprensione della sua opera

Luca Gallesi per “Il Giornale

Tutto è fatidico, a cominciare dai nomi. Un grande poeta non poteva che avere Omero e Isabella come genitori, e come nome quello di un profeta dell’Antico Testamento, visionario e sensibile al destino del suo popolo. Stiamo ovviamente parlando di Ezra Pound (1885-1972), indiscutibile rinnovatore della poesia moderna e discussa «intelligenza scomoda» del ’900, il quale pagò il proprio impegno contro le ingiustizie scontando, dopo la guerra e senza alcun processo, 12 anni di reclusione nel manicomio criminale di Washington. Seguendo ancora il destino, questa volta scritto nel cognome, che in inglese significa «sterlina», volle occuparsi di denaro, studiandone i misteri e denunciando gli speculatori, da lui bollati sin dagli anni Dieci come usurai e per questo scaraventati all’inferno nei Cantos. Le sue idee si possono riassumere in una frase di Confucio, così tradotto e interpretato dallo stesso Pound: «La buona amministrazione del regno ha la sua radice nel buon ordine della famiglia». Ordine naturale, bellezza e giustizia, i principi che dovrebbero modellare la società, sono appunto i cardini della sua educazione sin dalla più giovane età, come appare dalla lettura del ponderoso e appassionante epistolario con i suoi genitori appena pubblicato nel Regno Unito: Ezra Pound to His Parents. Letters 1895-1929, a cura di Mary de Rachewiltz, A. David Moody e Joanna Moody (Oxford University Press, pagg. 776, sterline 35), una raccolta completa e arricchita da un apparato critico, preziosissimo anche per il lettore colto non specialista. (more…)

Il jazz è musica in fuga, io lo inseguo

gennaio 29, 2011

Ascolto hip hop e Debussy. Ma non il pop, perché compiace e appiattisce i gusti. Un brano può nascere anche dal suono di una matita, che si trasforma in melodia

Maria Serena Natale per “Il Corriere della Sera

Gianluca aveva 11 anni quando cominciò a suonare il trombone nelle processioni di paese. «Il capobanda faceva il palo sul portone, le donne strillavano, si strappavano i capelli e quando usciva il morto ci mettevamo a suonare; RassegnazioneAngosciaQuante lacrime erano tra le più gettonate ma la marcia che andava più forte in assoluto era Jone di Errico Petrella, compositore siciliano dell’Ottocento». (more…)

Mario Sironi, i tormenti di un fasciocomunista

gennaio 28, 2011

A mezzo secolo dalla morte si discute ancora del suo ruolo nel Ventennio. E si dimentica la sua opera

Mimmo Di Marzio per “Il Giornale

Fascista, anzi anticonformista. Futurista, anzi metafisico. Glorioso, anzi tragico. Nazionalista, anzi europeo. A 50 anni dalla morte, Mario Sironi e la sua pittura restano questioni aperte. Recentemente, dal 14 al 17 gennaio, ha preso il via a Bergamo una mostra itinerante che, con 80 opere dal 1915 al ’61 prova nuovamente a celebrarne l’importanza storica e anche sotto il profilo di una visione del ruolo dell’artista nella società contemporanea. Sironi propugnava l’ideale di un’arte sociale, e per questo non amava le mostre, cui si dedicò quasi per necessità soltanto negli anni cupi del dopoguerra quando, ex repubblichino risparmiato dalla fucilazione per mano partigiana, si chiuse (e fu relegato) in un isolamento cosmico. (more…)

Salinger il misantropo gaudente

gennaio 28, 2011

Dalla corrispondenza inedita con un amico inglese emerge un uomo diverso: curioso, partecipe, appassionato, perfino socievole

Andrea Malaguti per “La Stampa

CORRISPONDENTE DA LONDRA
Era un uomo di pessima reputazione. Quando morì, esattamente un anno fa, ilNew York Times scrisse: se n’è andato la Greta Garbo della letteratura. Bella immagine. Era J.D. Salinger, l’autore del Giovane Holden, aveva 91 anni, molti soldi e una casa nel New Hampshire. Detestava concedersi ai giornali e alle televisioni. Da oltre cinquant’anni se ne teneva alla larga e per questo si era costruito una fama che non era sua. Gliel’avevano appiccicata addosso. Un signore che se ne va in giro pallido, pensoso, chiuso in sé. Un misantropo, un eremita, un tipo cupo e sgradevole, desideroso di non misurarsi più con un mestiere che gli ha consegnato in gioventù l’eterna libertà dal bisogno. Uno così non lo si può neanche mandare in psicanalisi. Adesso si scopre che erano tutte balle.  (more…)

Professione reporter. Intervista a Giorgio Fornoni

gennaio 27, 2011

di Mariagloria Fontana per “Micromega

Ha viaggiato in tutto il mondo realizzando dal 1993 al 2010 più di cento inchieste e videoreportage, documentando guerre, violazioni dei diritti civili e incontrando personaggi di spicco. Nato ad Ardesio dove vive e lavora (ha uno studio da commercialista), nel 1999 Milena Gabanelli lo ‘scopre’ attraverso il suo straordinario ‘materiale’, fino ad allora inedito. Inizia così una proficua collaborazione con la trasmissione “Report” di Raitre. Il suo primo libro, accompagnato da un dvd, si intitola “Ai confini del mondo” e racchiude le esperienze giornalistiche (im)possibili di un uomo ‘comune’.

LEGGI UN ESTRATTO Giorgio Fornoni intervista Anna Politkovskaja

Chi la conosce sostiene che il suo giornalismo sia ‘mistico’. Trova confacente questa definizione?
Ho avuto la fortuna di potermi occupare di ciò che più mi stava più a cuore, vale a dire: tematiche sociali ed ambientali. Quando ho realizzato l’inchiesta sulla pena di morte nel mondo per ‘Report’ mi sono sentito preso da una sorta di viaggio mistico. Indagare sulla sofferenza dell’uomo che procura altra sofferenza è un’esperienza inenarrabile. Grigorij Pomeranc (intervistato da Fornoni nel 2007, nda) dice che il male non è percepito dall’uomo medio e per citare De André: “per tutti il dolore degli altri è dolore a metà” (tratto dalla canzone “Disamistade”, nda). Penso che sia arrivato il momento della cultura, il momento in cui l’uomo debba ridare un messaggio di vita e non di distruzione. Non so se questo mio modo di fare giornalismo sia ‘mistico’, ma voglio stare un po’ più in là in questa vita. Ciò significa andare alla ricerca della verità dei fatti e raccontare quello che vedo. (more…)

Kapuscinski in lotta «contro il silenzio»

gennaio 27, 2011
Laura Badaracchi per “Avvenire
«In Europa la gente muore durante le guerre: in guerra la morte si porta via milioni di vite, ma è la messe di una sola stagione. Da noi la vita umana non conta un accidente. Con la povertà e con la fame che ci ritroviamo, il confine tra la vita e la morte diventa labile». Parole di Oscar Prudencio, rettore dell’Università San Andrés, La Paz, Bolivia. Con questa visione prospettica – il Sud del mondo che dà chiavi di lettura al Nord, attraverso voci poco note, ma autorevoli di un microcosmo che disegna i contorni del macrocosmo in cui è immerso – arrivano per la prima volta in Italia dieci reportage di Ryszard Kapuscinski, scomparso tre anni fa a Varsavia prima di compiere 75 anni. (more…)

Gli occhi innocenti di Kertész che guardavano oltre il reale

gennaio 27, 2011

Stenio Solinas per “Il Giornale

André Kertész aveva un fratello balbuziente, Jenõ, a fargli da consigliere e incitatore, e il suo miglior amico, il pittore Lajos Tihanyi, era sordomuto. Quanto a lui, ungherese di Budapest, per tutti gli anni che visse prima in Francia e poi negli Stati Uniti, non riuscì mai a parlare un francese e un inglese appena decenti. «La fotografia è la mia sola lingua», confesserà in un’intervista: ma era una lingua silenziosa, dove il non detto contava più della parola. Una sua foto del 1920 ha come titolo Il circo: di spalle, un uomo e una donna guardano dalla fessura di un muro lo spettacolo che noi non vediamo… In Al bistrot, del 1927, un gruppo di operai è seduto intorno alla stufa del locale: uno di essi ha una gamba di legno ed è questa che espone al calore… Il Ritratto di Mondrian del 1926, inquadra un tavolo con su due paia di occhiali, una pipa e un posacenere: l’equilibrio degli spazi e dei volumi prende il posto della figura umana, mai così assente eppure mai così presente.
Nato nel 1894, morto nel 1985, considerato da Henry Cartier-Bresson il padre della fotografia contemporanea e da Brassai il proprio maestro, Kertész è ora in scena al Jeu de Paume (sino al sei febbraio) per la prima retrospettiva che ne celebra a tutto tondo la grandezza e ne racconta l’arte allusiva e spiazzante. Agli esordi della carriera, il poeta Paul Dermée lo definirà «il nostro fratello veggente, occhi infantili che guardano come se fosse sempre la prima volta». Da Parigi, dove è emigrato in cerca di fortuna, Kertész scriverà alla famiglia rimasta in Ungheria: «Non so nemmeno dirvi quante belle cose vedo qui che gli altri non vedono». (more…)

Chesterton: la ricchezza va redistribuita

gennaio 26, 2011

Alessandro Zaccuri per “Avvenire

I personaggi principali sono Hudge, Gudge e Jones. Volendo tradurre in italiano, potremmo parlare dell’onorevole Pinco, del suo collega Panco e del povero Rossi. L’idealista Pinco Hudge, convinto di migliorare le condizioni di vita del proletariato, riesce a far abbattere le catapecchie in cui Rossi Jones abita in compagnia dei suoi simili e si fa promotore della costruzione di casermoni popolari imponenti quanto deprimenti. Il che dà allo smaliziato Panco Gudge il destro di elogiare il buon tempo andato, quando i miserabili avevano sulla testa un tetto modesto finché si vuole, ma almeno non così disumano. Entrambi i politici fanno carriera, Pinco Hudge trasformandosi in disilluso conservatore, mentre Panco Gudge è tutto preso da una personale forma di ecologismo estremo. Di Rossi Jones si perdono le tracce, però c’è da scommettere che non stia meglio di prima. (more…)

Speciale sul web per il Giorno della Memoria

gennaio 26, 2011

Fare luce sulla verità, per celebrare il “Giorno della memoria”, per onorare le vittime del nazismo, i cittadini ebrei perseguitati, deportati nei campi di concentramento e uccisi, e anche , coloro che si sono sacrificati per proteggere e salvare altre vite. È questo il senso del servizio-intervista “Herbert Kappler: una fuga di Stato” ideato da Ipazia Preveggenza Tecnologica e prodotto e realizzato da Ipazia Web Tv (www.ipaziawebtv.it), che lo trasmetterà in diretta “a rete unificata” con le web tv, i videoblog e i portali informativi territoriali che vorranno aderire all’iniziativa, giovedi 27 gennaio, a partire dalle ore 10.30, a circuito continuo.
In compagnia della giornalista e scrittrice Stefania Limiti, autrice del libro “L’Anello della Repubblica” (edito da Chiarelettere), ricostruiremo i retroscena, aldilà della verità ufficiale, di una vicenda che ha turbato l’Italia della prima Repubblica e rimasta oscura nelle modalità e, soprattutto, nelle complicità che l’hanno favorita: l’evasione dell’ufficiale nazista Herbert Kappler dall’Ospedale militare Celio di Roma, il 15 agosto 1977.
Il programma è stato realizzato in collaborazione con FEMI-Federazione delle micro web tv, Osservatorio interuniversitario Altratv.tv, Monti TV (Roma), Senape TV (Modena).
Ipazia Preveggenza Tecnologica ha il piacere di invitarvi anche al concerto per narratore, coro maschile e orchestra “La favola di Natale”, scritto da Giovannino Guareschi e musicato da Arturo Coppola, con l’Orchestra di musica concentrationaria diretta da Paolo Candido, promosso dalla Fondazione Gaetano Salvemini per il dialogo tra i Paesi del Mediterraneo, lunedi 31 gennaio alle ore 21 all’Accademia Filarmonica Romana, Sala Casella (Via Flaminia 118).
Saremo lieti di avervi graditi ospiti, sul web, per “Herbert Kappler: una fuga di Stato”, giovedi 27 gennaio a partire dalle ore 10.30, e presso l’Accademia Filarmonica Romana, per “La favola di Natale”, lunedi 31 gennaio alle ore 21.

Khodorkovskij: «Uscirò dal carcere. Il futuro della Russia è la democrazia»

gennaio 26, 2011

Il magnate prigioniero: «Putin sa quanto è debole il suo potere e cosa potrebbe farlo cadere»

Fabrizio Dragosei per “Il Corriere della Sera

Mikhail Khodorkovskij, ex uomo più ricco di Russia e patron della grande compagnia petrolifera Yukos è certamente il detenuto più celebre e più imbarazzante (per il potere) di Russia. La nuova condanna comminatagli alla fine dell’anno scorso prevede 14 anni di detenzione, di cui 8 già scontati. Rimarrà in carcere fino al 2017, ben dopo la prossima scadenza presidenziale. Vladimir Putin o Dmitrij Medvedev potranno essere tranquillamente rieletti senza doversi preoccupare di lui, al sicuro dietro le sbarre. Khodorkovskij ha accettato per la prima volta di parlare dopo il verdetto, rispondendo, tramite i suoi avvocati, alle domande di quattro giornali europei: International Herald Tribune, Süddeutsche Zeitung, Le Monde e Corriere della Sera.

In passato lei ha detto che la Russia ha comunque un futuro democratico. Conferma questo giudizio?
«Sì, anche se la strada non sarà breve né semplice. Adesso sappiamo dove siamo; e vedendo come la società reagirà al verdetto capiremo quali siano le prospettive a breve termine». (more…)

Reinaldo Arenas, storia del poeta inviso al regime castrista

gennaio 26, 2011

La sua è una delle esperienze artistiche e umane più carnali, libertarie e ribelli di tutto il Novecento. Eppure in Italia è un semisconosiuto

Domenico Naso per “Il Fatto

“La differenza fra il sistema comunista e quello capitalista, è che se ti danno un calcio in culo, sotto un sistema comunista devi applaudire, sotto il capitalismo puoi gridare: io sono venuto qui a gridare”. Parola di Reinaldo Arenas, uno dei più grandi scrittori cubani del Novecento, eppure poco conosciuto, soprattutto in Italia.
(more…)

PSICOGEOGRAFIA NEL CUORE DI PARIGI

gennaio 26, 2011

Luc Sante, da “Il Sole 24 Ore

«Non potrebbe venir fuori un film eccitante dalla mappa di Parigi? Dal dispiegamento dei suoi vari aspetti in successione temporale? Dalla condensazione del plurisecolare movimento di strade, boulevard, portici/gallerie e piazze nello spazio di mezz’ora? Fa forse qualcosa di diverso chi vagabonda per la città?».
Sul momento potreste pensare che il suggerimento di Walter Benjamin sia applicabile a qualsiasi città, ma in quasi tutti gli altri casi la narrazione sarebbe troppo prolissa, sia in senso spaziale sia in senso temporale. Parigi è eccezionale perché si è sviluppata in modo particolarmente concentrato e diretto, e ha mantenuto il vigore dei distretti anche quando non erano più di moda.
Il più delle volte le città si espandono a macchia d’inchiostro; alcune, come Manhattan, hanno un incremento lineare. Parigi si è allargata in cerchi concentrici, riflessi approssimativamente dalla numerazione a spirale dei suoi arrondissements. Il suo centro neolitico era appropriatamente situato nel l’area che oggi costituisce il Primo (infiltrandosi nel Quarto): le isole, il Louvre, Les Halles, l’Hôtel de Ville. Poi si estese a est fino al Marais, a nord fino alla base di Montmartre, a ovest lungo la Senna, per avventurarsi a sud, oltre il fiume, fino a quello che sarebbe diventato St. Germain-des-Prés. La sua forma grossomodo circolare venne mantenuta attraverso una serie di cinte murarie successive, costruite sotto Filippo Augusto al volgere del XIII secolo, Carlo V nel XIV, gli Esattori Generali alla vigilia della Rivoluzione, e Adolphe Thiers negli anni 40 dell’Ottocento, quest’ultima demolita a cominciare dal 1919. Ma ancora adesso c’è un muro, come evidenzia Eric Hazan. Il raccordo anulare, la Périphérique, completato nel 1973, è anzi anche più efficace dei precedenti nel separare la città dal suo hinterland, il che oggi vuol dire relegare le masse di immigrati negli informi quartieri-alveare di caseggiati popolari, quelle bidonville verticali con nomi dal suono rustico che costituiscono le banlieues. (more…)

Fink, il fascino discreto della mondanità

gennaio 25, 2011

Hugh Hefner e alcune 'conigliette'

Dal 13 febbraio al 3 aprile 2011, il Lacma di Los Angeles dedica una mostra alle immagini realizzate dal fotografo a Hollywood negli ultimi dieci anni. Allievo di Lisette Model, Fink si ispira anche allo stile di Cartier-Bresson e Georges Brassai. Le sue foto sono state pubblicate su New York Times, Art America, Vanity Fair, Time-Life Books, The New Yorker e The Village Voice. Da “L’Espresso

«Quella “brava gente” che accettò belando la soppressione dei deboli»

gennaio 24, 2011

Stefano Galieni per “Liberazione
“Ausmerzen, Vite indegne di essere vissute”. Attorno a questo concetto ruotano ricerche ed esperimenti di eugenetica che portarono nella Germania nazista ad applicare prima la sterilizzazione forzata poi verso la “soluzione finale” contro popoli interi e persone. Una pagina orrenda della storia tedesca che Marco Paolini, uno dei migliori autori e interpreti del teatro di impegno civile italiano, porta il 26 gennaio, sulla Sette, in Tv e in prima serata, peraltro senza interruzioni pubblicitarie.

Cosa si prova di fronte a tutto il materiale con cui si tentava di giustificare scientificamente sterilizzazione e eliminazione di massa?
Confesso che lo sgomento più grande non è nato in me quando abbiamo iniziato a studiare molti materiali più o meno scientifici, più o meno propagandistici, che sostenevano le tesi dell’eugenetica. Sono teorie che oggi una larga maggioranza di noi trova allucinanti e che non risultano condivisibili in nessun contesto democratico contemporaneo, ma che pure hanno qualche utile idiota che le caldeggia e che ci serve da promemoria per non dimenticare quelle aberrazioni. Mi ha colpito però profondamente la penetrazione, tutt’altro che coercitiva in senso stretto, che quelle idee hanno avuto nella “brava gente” che le ha fatte proprie. La temperie culturale ha reso normale ogni teoria eugenetica, ha reso accettabile ogni azione destinata ad un fine condiviso. Ecco perché Ausmerzen, perché tanta “brava gente” ha accettato belando che i deboli, i difettati, i diversi fossero accompagnati all’eutanasia perché le loro vite erano “indegne di essere vissute”». (more…)

Giacomo Matteotti, la vita dimenticata del socialista che sfidò il Duce

gennaio 24, 2011

Il deputato socialista ucciso nel 1924 era un eroe scomodo: non piaceva ai comunisti che volevano il primato antifascista. Un saggio di Gianpaolo Romanato ricostruisce il Matteotti prima del mito

Matteo Sacchi per “Il Giornale

Ci sono personaggi storici la cui esistenza, i cui pregi e i cui difetti, dipende dalla grandezza o dalla brutalità di un singolo avvenimento che li riguarda. La loro vita, più o meno lunga, viene sublimata in un singolo evento, o quantomeno letta in funzione di un singolo evento, che concentra l’attenzione degli storici, creando un effetto deformante, paragonabile a quello di una lente che ingrandisce vicino alla focale e distorce il resto. (more…)

La piccola Malpensa non riesce ancora a riprendere quota

gennaio 24, 2011

Arrivano i dati del primo anno senza i voli della vecchia Alitalia Tornano i passeggeri ma i numeri restano lontani dal 2007

Marco Alfieri per “La Stampa

MILANO
Non è un deserto come qualcuno paventava, ma uno scalo certamente rimpicciolito. Malpensa tre anni dopo la fuga di Alitalia, quando la Magliana in pochi giorni passa da 1238 voli settimanali a 163, è tornata a crescere. Eppure i grandi numeri di un tempo restano un miraggio, nonostante la vulgata politica descriva un aeroporto balzato magicamente all’antico splendore, dopo aver ricacciato l’invasore francese a cui il governo Prodi voleva «regalare» la compagnia di bandiera. (more…)

Mauthausen, per ogni pidocchio cinque bastonate

gennaio 24, 2011

Il binario 21 della stazione centrale di Milano da cui partivano i treni con i deportati del regima nazi-fascista diretti i campi di concentramento

I ricordi di Gianfranco Maris, ex deportato, che oggi compie novant’anni: “Si moriva prima con la testa e poi col corpo”

Michele Brambilla per “La Stampa

MILANO
È uno di quei pochi uomini che hanno ancora qualcosa da raccontare. Lo considera un dovere: «Quando parlo ai ragazzi delle scuole li trovo attentissimi. Ma capisco che non sanno niente di quei tempi: chiedono quando è stata la guerra, chi l’ha fatta e contro chi, chi ha vinto e chi ha perso». L’avvocato Gianfranco Maris oggi compie 90 anni e viene festeggiato alla Fondazione Memoria della Deportazione (è a Milano in via Dogana 3), di cui è presidente. È stato a Mauthausen-Gusen, il campo di concentramento nazista che vanta, per modo di dire, la più alta percentuale di vittime: morì il 60 per cento dei deportati. Dachau e Buchenwald sono sotto il 30 per cento. Auschwitz sembra poco sotto alla percentuale del Lager in cui è stato Maris, ma lì non ci andavano i «politici» come a Mauthausen, ci andavano gli ebrei e spesso gli ebrei venivano mandati nelle camere a gas prima dell’immatricolazione, così che la macabra contabilità è inesatta per difetto. (more…)

Liu Di – Animal Regulation NO. 6, 2010 (Pekin Fine Arts)

gennaio 24, 2011

Flaubert faceva il cascamorto – di J.M. Charcot (1892)

gennaio 23, 2011

Chiara Pasetti per “Il Sole 24 Ore

Da più di un secolo studiosi, medici, letterati e filosofi si interrogano sulla reale natura del male che ha colpito Flaubert all’età di 22 anni, nel tentativo di dare un nome alla sua misteriosa malattia. Nel 1844 Gustave, in compagnia del fratello, sta percorrendo di sera, alla guida di un cabriolet, la strada tra Pont-l’Évêque e Rouen. Improvvisamente, «come colpito da apoplessia», sviene e cade lungo disteso nella piccola carrozza, al punto che il fratello lo crede «morto per dieci minuti»; quando finalmente ritorna in sé, si sente trasportare «in un torrente di fiamme». A questo stato quasi cadaverico seguirà una profonda prostrazione e una lunga convalescenza, al termine della quale verrà giudicato dal padre medico troppo cagionevole per continuare gli studi di diritto che aveva intrapreso, suo malgrado, a Parigi. (more…)

E l’Italia resta senza Medioevo

gennaio 23, 2011

Roberto l. Zanini per “Avvenire

Difficile dire se ci sarebbero più danni per l’immagine dell’Italia presso il mondo scientifico e accademico internazionale o per l’effettiva conduzione degli studi storici nel nostro Paese e nel mondo. Fatto sta che il taglio, per non dire la soppressione, dei finanziamenti all’Istituto storico italiano per il Medioevo ha già provocato seri danni alla nostra immagine e sta per causarne anche di gravi alla ricerca storica nel mondo.

Tanto più che si tratta di soli 190 mila euro (la somma avuta per il 2010): meno che briciole. L’Istituto è tecnicamente un Ente pubblico non economico, vigilato dal ministero dei Beni culturali. È stato fondato con un decreto regio del 1883, integralmente recepito dalla Repubblica. Il suo compito istituzionale è la pubblicazione delle fonti della storia medievale italiana, in strettissima connessione con l’Unità del Paese, che aveva necessità di recuperare per intero le sue radici storiche e culturali. Subito è diventato un punto di riferimento per tutti gli studiosi che si occupano di Medioevo. Il presidente è Massimo Miglio, docente di storia medievale.  (more…)

Quelle affinità elettive che lo legano a Drieu La Rochelle

gennaio 23, 2011

Stenio Solinas per “Il Giornale

Tecnica del colpo di Stato, di Curzio Malaparte, uscì in Francia nel 1931. Un anno dopo, in occasione del quindicesimo anniversario della Rivoluzione d’ottobre, Trotski si sentirà in dovere di contraddire pubblicamente il suo autore; vent’anni più tardi Ernesto Che Guevara porterà quel libro con sé durante l’avventura castrista e la successiva conquista del potere a Cuba.
Nel 1947, dal fondo della sua «prigione» danese, Louis-Ferdinand Céline risponde fra l’altro così all’offerta d’aiuto dello scrittore pratese: «Qui Kaputt è sulla bocca di tutti. Dell’élite che legge voglio dire, quella timorata di Dio per esempio, ma per la Danimarca è un trionfo. Ancora grazie, fraternamente». Blaise Cendrars, il romanziere monco e vagabondo idolo di tutte le avanguardie, andrà oltre: «Kaputt è un capolavoro, geniale e disgustoso. Anch’io credo che la civiltà sia fottuta. Per questo bisogna dire quello che abbiamo nel cuore. Altri parleranno dello stomaco». Sulla stessa lunghezza d’onda sarà l’anarco-pacifista Henry Miller: «Voi avete realmente compreso il significato recondito di queste guerre mondiali che sono appena all’inizio». Negli anni Ottanta del Novecento, in un saggio apparso su Vanity Fair, Bruce Chatwin accuserà Malaparte di snobismo, il che detto da lui suona involontariamente comico; più intelligentemente, agli inizi del nuovo millennio, Milan Kundera definirà l’autore di La pelle «un poeta, non uno scrittore impegnato. Con le sue parole fa male a se stesso e agli altri, chi parla è un uomo che soffre». (more…)

Il galateo del Lager

gennaio 23, 2011

In un dialogo del 1983 lo scrittore torna sull’esperienza di deportato: «Ad Auschwitz chi sopravviveva finiva con l’imparare le vie traverse»

da “La Stampa

Il testo che pubblichiamo in questa pagina è la parte iniziale dell’Intervista a Primo Levi, ex deportato, pubblicata da Einaudi per la Giornata della Memoria 2011 (pp. XXV-93, e10). Si tratta di un intenso dialogo che lo scrittore-chimico torinese ebbe nel 1983, quattro anni prima di morire, con Anna Bravo e Federico Cereja (che firmano lo scritto introduttivo e la postfazione del volume), nell’ambito di una ricerca sulla memoria della deportazione, condotta dalla Sezione di Torino dell’Associazione Nazionale Ex Deportati. Tradotta in vari Paesi, l’intervista era stata pubblicata nel 1989 sulla Rivista Mensile d’Israel, nn. 2-3, e in forma di stralcio nel volume “La vita offesa”, curato nell’87 da Bravo e Cereja per Franco Angeli editore

BRAVO. «Una delle cose che erano venute fuori nella sua lezione a Magistero era la serie di rituali, comportamenti suggeriti, imposti, decisi in comune che riguardavano… l’avevamo chiamato il “galateo” del campo, grosso modo».
LEVI. «Sì, sì. Chiaro, lo dico fin da adesso, può avvenire che mi ripeta, che ripeta cose che compaiono nei miei libri, ma…». (more…)

Fare politica bevendo vino

gennaio 22, 2011

La pratica del simposio nell’antica Grecia

Eva Cantarella per “Il Corriere della Sera

Cominciamo dal titolo: per noi, il vino puro è quello genuino, non adulterato. Per i greci era il vino non mescolato con l’acqua. La regola di allora, infatti, voleva che il vino venisse diluito, prima di essere bevuto. Come accadeva, in particolare, nel corso dei symposia, le celebri bevute collettive (da syn-potein, bere insieme), alle quali a sera, come ben noto, si dedicavano i greci: quasi superfluo a dirsi, solamente gli uomini. Eccezion fatta per alcune giovani donne a questo scopo retribuite, come le musiciste, le danzatrici e soprattutto le «etere», prostitute di alto bordo e di una certa qual cultura, che accompagnavano gli uomini nelle occasioni sociali alle quale le donne «per bene» non erano ammesse. (more…)

Il viaggiatore leggero

gennaio 20, 2011

Sellerio ristampa la raccolta di articoli di Alex Langer, con la prefazione di Goffredo Fofi

da “ilpost

L’editore Sellerio ha ristampato una raccolta di articoli di Alex Langer che era uscita nel 1996 con il titolo “Il viaggiatore leggero“. Langer fu un intellettuale e politico ambientalista e pacifista, prima di uccidersi a 49 anni nel 1995. Di lui parla Goffredo Fofi nella prefazione del libro. Pubblichiamo anche l’ultimo articolo di Langer contenuto nella raccolta.

Se si dovesse chiudere in una formula ciò che Alex Langer ci ha insegnato, essa non potrebbe che essere: piantare la carità nella politica. Proprio piantare, non inserire, trasferire, insediare. E cioè farle metter radici, farla crescere, difenderne la forza, la possibilità di ridare alla politica il valore della responsabilità di uno e di tutti verso «la cosa pubblica», il «bene comune», verso una solidarietà tra gli umani e tra loro e le altre creature secondo il progetto o sogno di chi «tutti in sé confederati estima / gli uomini, e tutti abbraccia / con vero amor, porgendo / valida e pronta ed aspettando aita / negli ultimi perigli e nelle angosce / della guerra comun».

Dico carità nel preciso senso evangelico, poiché Alex era un cristiano, dei non molti che cercavano di attenersi agli insegnamenti evangelici che era possibile conoscere in quegli anni nel «movimento» (e oggi sono ancora di meno) e non, come tanti di noi che gli fummo contemporanei e amici, di fragilissime convinzioni «marxiste» oppure, al meglio, mossi confusamente da una visione solo etica del cristianesimo. La «diversità» di Alex, la sua superiorità sui suoi amici e compagni, gli veniva anche da una storia famigliare più ricca, a cavallo tra lingue e culture, tra Germania e Italia e tra ebraismo e cattolicesimo, ma nessuno vide mai in questo il marchio del privilegio, poiché essa era caratterizzata in lui da una convinzione di umiltà reale e non esibita, non appariscente, dalla propensione all’ascolto degli altri, di tutti, dalla libertà dei collegamenti e dalla scelta di «far da ponte». Quante volte Alex Langer non ha teorizzato nei suoi testi la funzione e l’imprescindibile necessità dei «ponti»? (more…)

Tutto Caravaggio minuto per minuto

gennaio 20, 2011

Maurizia Tazartes per “Il Giornale

Era un tipaccio, Caravaggio. Litigioso, aggressivo, sboccato, violento. «Stravagantissimo» lo definisce il Mancini; «un poco discolo» lo dice con il dente avvelenato il Baglione; «d’ingegno torbido e contenzioso» il Bellori. Ma, più delle biografie secentesche, a parlare sono i documenti, aridi e spietati, ma veri. E Caravaggio, nel quarto centenario della morte, ne ritrova una messe. Sette giovani storici e archivisti, guidati dal direttore dell’Archivio di Stato di Roma Eugenio Lo Sardo, hanno scavato per circa un anno lungo chilometri di scaffali, alla ricerca delle preziose carte caravaggesche che andavano deteriorandosi. A sponsorizzare l’impresa, Arcus, Ics, Fit, Land Rover, Eberhard, Fondazione del Credito Bergamasco, Axa, Società R. Schioppo SAS, Autoservizi Canuto e G. Pezzola. Il risultato è sorprendente: sono riemersi ignoti atti giudiziari, contratti di commissione e di affitto, notizie di cronaca nera e bianca. Documenti che tratteggiano la vita reale del pittore, la quotidianità tra vicoli e osterie, le botte e i colpi di spada a tradimento, i luoghi di vita, il carattere. (more…)

I filosofi che hanno fatto Freud

gennaio 19, 2011

Alessandro Pagnini per “Il Sole 24 Ore

C’è la filosofia prima di Freud, e chi ne ha ricostruito gli influssi sulla psicoanalisi ha insistito sulle ascendenze schopenhaueriane, nietzscheane e platoniche. E Francesco Saverio Trincia in Freud e la filosofia fa bene a ricordare anche la vicinanza-distanza col maestro Brentano. C’è il milieu culturale della Grande Vienna, che, per autori come Cacciari, Gargani, Toulmin e Le Rider, ha fatto di Freud l’epitome di un ripensamento critico della modernità. C’è infine l’«appropriazione di Freud da parte della filosofia del Novecento», le assimilazioni postume della psicoanalisi da parte di esistenzialismi, marxismi, spiritualismi e decostruttivismi vari; e le pagine che Trincia dedica a un argomentato esame delle influenti letture freudiane di Marcuse e Sartre, oltreché a un possibile recupero in positivo della lettura di un Derrida, fanno encomiabilmente il punto su usi e soprusi. Ma la riflessione personale di Trincia parte da Habermas, che prima di un tardo ripensamento, aveva fatto della psicoanalisi il prototipo di una conoscenza rispondente a un interesse emancipativo che, tramite un’autoriflessione del soggetto, ripristinasse una comunicazione inibita. (more…)

UN IMPERO COSTRUITO SUL DEBITO

gennaio 19, 2011

CARLO TOTO, DOPO AVER APPIOPPATO AIRONE AI FURBETTI DELL’AEROPLANINO SABELLI E COLANINNO, DIVENTA UNICO CONCESSIONARIO DELL’AUTOSTRADA DEI PARCHI, L’ARTERIA TRA LAZIO E ABRUZZO, DI CUI GESTIRÀ LA MANUTENZIONE CON LE SUE IMPRESE EDILI (LA CONCORRENZA RINGRAZIA) – MA IL TRUCCO FINANZIARIO ESCOGITATO PER AFFITTARE GLI AEREI AD ALITALIA CON LE SOLITE SOCIETÀ IRLANDESI NON VA così bene, E L’ESPOSIZIONE (VERA, NON NOMINALE) VERSO LE BANCHE SCHIZZERÀ PRESTO A 1,6 MLD…

Luca Piana per “L’espresso“, da “Dagospia

Chissà se due anni fa, quando ha venduto la sua AirOne alla nuova Alitalia voluta da Silvio Berlusconi, Carlo Toto pensava di mettersi a posto per sempre. I 450 milioni di euro incassati dalla cordata di “capitani coraggiosi”, come li aveva chiamati il premier, sembravano un cifra sufficiente per farsi una nuova vita. Non che si trattasse di una montagna di soldi, per carità. Lui, l’imprenditore abruzzese che l’AirOne l’aveva costruita partendo quasi dal nulla, come valore di bilancio aveva scritto una cifra di gran lunga più elevata: oltre 700 milioni. (more…)

Se la Germania non vuol sapere niente delle SS

gennaio 19, 2011

Giulio Busi per “Il Sole 24 Ore

Basteranno i pennarelli neri a salvare la Repubblica federale tedesca? Alla Cancelleria di Frau Merkel sembrano convinti di sì, visto che li usano con grande generosità. I funzionari tracciano grosse righe scure, nascondono tutto quello che possono, e si esibiscono in un altrettanto abile uso delle forbici. È una guerra di censura che va avanti ormai da parecchi mesi, da quando alcuni giornalisti hanno deciso di sferrare l’attacco a uno degli archivi più imbarazzanti di Germania, quello del Bundesnachrichtendienst (Bnd), il servizio segreto tedesco. (more…)

Il risiko americano in mille basi

gennaio 19, 2011

Una veduta della base militare americana a Cuba

Sarebbero 1.180 i fortini statunitensi in 39 Paesi, ma neppure il Pentagono conosce il numero esatto

Nick Turse per “La Stampa

NEW YORK
L’India, potenza emergente, ne ha (forse) una in Tagikistan, anche se i tagiki negano. La Cina, che è diventata l’anno scorso la seconda economia del mondo, non ne ha nemmeno una. La Russia ne ha qualcuna in Asia centrale, eredità dell’impero sovietico, così come Francia e Gran Bretagna, anche loro una volta potenze mondiali. Ma quante basi militari all’estero hanno gli Stati Uniti, l’iper-potenza del ventunesimo secolo? Impossibile saperlo. «Gli Usa hanno 460 basi». «No, ne hanno 507 permanenti all’estero». «Forse sono 662». O forse più probabilmente lo Zio Sam ha più di mille basi militari sparse in tutto il globo. A meno che non siano 1169. Oppure 1180. (more…)

Scoprire San Francisco dimenticando Kerouac

gennaio 19, 2011

Federico Rampini racconta il suo rapporto con la città più a sinistra degli Stati Uniti. Ambiente, diritti civili, integrazione multietnica: ecco le sfide della metropoli californiana

Federico Rampini per “La Repubblica

Anticipiamo parte dell’introduzione alla nuova edizione di “San Francisco-Milano” di Federico Rampini in uscita da Laterza (pagg. 208, euro 15)

Arrivai sulla West Coast con in testa le aspettative e il repertorio d’immagini che erano il bagaglio culturale dell’europeo medio. San Francisco per me era un set cinematografico: Il falcone maltese con Humphrey Bogart, La donna che visse due volte di Hitchcock, Bullitt con Steve McQueen, Il laureato con Dustin Hoffman. Era una capitale della pop music dai tempi della Summer of Love. Era un luogo letterario grazie a Jack London, Dashiell Hammett, John Steinbeck, Jack Kerouac e la generazione Beat. Sul colore politico della California avevo le idee meno chiare. Troppo giovane per aver fatto il Sessantotto, sapevo poco dell’episodio precursore che era stata la grande rivolta di Berkeley nel 1964, il Free Speech Movement e la contestazione contro la guerra del Vietnam. Alla fine degli anni Settanta la California era invece la culla di un movimento ben diverso: dopo essere stata governata da Ronald Reagan, partoriva la grande rivolta fiscale che avrebbe diffuso nel mondo il Vangelo neoliberista. Ma le roccaforti di Reagan erano nel sud dello Stato, da Santa Barbara a Orange County. Sulla meravigliosa Baia, racchiusa tra il ponte del Golden Gate e l’Isola del tesoro, trovai un’aria diversa: la città più a sinistra degli Stati Uniti. Una sinistra con caratteri distinti da quella europea. Le sfide a San Francisco si chiamavano già allora ambiente, difesa dei consumatori, integrazione multietnica, diritti civili per i gay. E già si sentiva pronunciare quella parola magica: Pacific Rim, il bordo del Pacifico, l’orizzonte asiatico su cui era proiettata l’attenzione della California con almeno vent’anni di anticipo sulla consapevolezza europea. (more…)

Lo Stato mamma senza regole

gennaio 19, 2011

La tradizione liberale che si è persa

Giovanni Belardelli per “Il Corriere della Sera

«L’Italia da tempo non è più uno Stato effettivo o reale, ma solo un’entità statuale apparente». Al di là dei termini paradossali in cui era espresso, un giudizio come questo formulato nel 1995 da Lucio Colletti lo si è sentito ripetere spesso. Lo si è sentito ripetere per esprimere appunto la peculiarità di un legame tra gli italiani e lo Stato nazionale che fin dall’inizio si è presentato problematico, fondamentalmente debole. Un legame debole che è testimoniato, ad esempio, dalla scarsa propensione al rispetto delle leggi che sembra caratterizzare da tempo il nostro Paese o dalla diffusa evasione fiscale e prima ancora di essa, anzi, dalla convinzione che non pagare le tasse sia in fondo legittimo: un’indagine del 1962 indicava come per molti italiani frodare il fisco venisse all’ultimo posto nella graduatoria delle «azioni mal fatte». (more…)

Strand e Rosemblum

gennaio 19, 2011

Paul Strand, La famiglia, Luzzara, Reggio Emilia, 1953. © Aperture Foundation, Inc., Paul Strand Archive

Un’amicizia che ha cambiato la fotografia del XX secolo. Quella tra Paul Strand e Walter Rosenblum, rispettivamente maestro e allievo, è una storia durata 25 anni. Il confronto tra due dei più grandi autori degli anni ’50 viaggiava tra Parigi e New York e non si limitava alla tecnica fotografica e ai materiali, ma viveva soprattutto delle impressioni sulla vita, terreno d’esperienza e d’ispirazione profonda. Il loro percorso creativo, documentato da oltre cento lettere originali, ha ispirato la mostra “Corrispondenze elettive”, che inaugura il 21 gennaio al museo di Roma in Trastevere. L’esposizione durerà fino al 20 marzo e, oltre a parte dello scambio epistolare, include alcune delle più importanti immagini fotografiche di entrambi gli artisti, numerosi documenti, libri e una brochure con un saggio di Strand scritto per la mostra di Rosenblum al Brooklyn Museum. Altre foto qui

Paul Strand, I fidanzati, Luzzara, Reggio Emilia, 1953. © Aperture Foundation, Inc., Paul Strand Archive / Cortesia Guido Bertero

Ecco l’Universo da bambino – Oggi ne ha 13,7 miliardi

gennaio 18, 2011

Paola Antolini per “Il Sole 24 Ore

Le prime scoperte appena fornite da Planck e i suoi strumenti rivolti verso l’aurora del Mondo, ci permettono di risalire a soli 380mila anni dopo l’esplosione che ha fatto nascere l’Universo e intravedere i resti fossili della prima luce, quella che è seguita al Big Bang o «grande esplosione». Ma come è nato l’Universo? Da dove proviene? E verso dove evolve? Sono queste le domande della scienza cosmologica più attuale, ma anche le più antiche e le più frequenti domande dell’umanità. Le prospettive che ci offre la cosmologia moderna sono più vertiginose di quelle che i miti di fondazione ci propongono. E non mancano inattesi punti di contatto tra la varietà e la ricchezza delle cosmogonie che raccontano le origini o la fine del Mondo e dell’Universo negli angoli più remoti del nostro pianeta e i risultati della cosmologia moderna. (more…)

è BASTATO UN VIRUS PER FREGARE IL NUCLEARE IRANIANO

gennaio 18, 2011

LA DESTRA AMERICANA SARÀ CONTENTA DI SAPERE CHE MENTRE LO SBARACKATO UFFICIALMENTE APRIVA AL DIALOGO CON TEHERAN, PREPARAVA IN SEGRETO INSIEME AGLI ISRAELIANI UN CYBERATTACCO PER RALLENTARE LA NUCLEARIZZAZIONE DEGLI AYATOLLAH (CHE ORA NON AVRANNO LA BOMBA FINO AL 2015) – E L’OPERAZIONE POTREBBE ANCHE AVERE UN SEQUEL VISTO CHE IL BACO INFORMATICO STUXNET SAREBBE CAPACE DI “ADDORMENTARSI” E POI “RISVEGLIARSI”…

Angelo Aquaro per “la Repubblica“, da “Dagospia

Altro che sanzioni. E stato il cyberattacco congiunto Usa-Israele ad allontanare di qualche anno l´incubo dell´atomica iraniana. L´ex capo del Mossad, Meir Degan, l´ha detto alla Knesset: «Teheran ha così tante difficoltà tecniche che non potrà costruire la bomba prima del 2015». Ma come: per Israele il rischio della nuclearizzazione degli ayatollah non era imminente? Non bisognava colpire con uno strike prima possibile? C´è strike e strike.

E gli israeliani – con il grande aiuto degli amici americani – hanno già colpito. Solo che questa volta non sono serviti i bombardamenti del 1981 in Iraq e del 2007 in Siria. L´arma si chiama Stuxnet: il baco informatico che ha mandato in tilt le centrifughe per la produzione di uranio di Ahmadinejad. (more…)

STRANI ALLEATI

gennaio 18, 2011

da “Il Giornale

Mentre, sul far della sera, il 30 gennaio 1933, a Berlino imponenti cortei si dirigevano verso il palazzo del governo per festeggiare la «presa del potere» da parte dei nazionalsocialisti, l’ambasciatore italiano in Germania, Vittorio Cerruti, affidava a un messaggio diretto a Benito Mussolini le sue impressioni a caldo. Le parole del diplomatico, giunte sul tavolo del presidente del Consiglio italiano una mezz’ora dopo la mezzanotte, sottolineavano la sorpresa generale di gran parte degli ambienti politici tedeschi per la collaborazione fra Hitler e Hindenburg. In realtà, il meno sorpreso fra i diplomatici accreditati a Berlino era proprio Cerruti, il quale, da qualche tempo, si era reso conto che il movimento hitleriano avesse più concrete possibilità di giungere al potere di quante non ne avessero gli ambienti conservatori tradizionali. Aveva quindi espresso su di esso valutazioni positive. Ciò aveva avuto come conseguenza un intensificarsi di contatti del movimento di Hitler con il fascismo che, fino a qualche tempo prima, aveva preferito guardare con attenzione, anche servendosi di una «diplomazia parallela», soprattutto al mondo composito della destra tedesca di tradizione militare e conservatrice. Non a caso il caustico ambasciatore francese André François-Poncet lo aveva definito il «Lord Protettore del Reich». (more…)

Riti e mitologia dell’architettura

gennaio 18, 2011

«La colonna danzante» di Joseph Rykwert

Carlo Bertelli per “Il Corriere della Sera

Nel corso del V secolo sorsero a Roma tre importanti basiliche: Santa Maria ad praesepem, oggi Santa Maria Maggiore, San Pietro in Vincoli e Santa Sabina. La prima fu consacrata da un papa, Sisto III, la seconda fu la fondazione di un’imperatrice, Eudossia, la terza del prete Pietro, originario dell’Illiria. Santa Maria Maggiore ebbe le navate divise da colonne con capitelli ionici, San Pietro da colonne con capitelli dorici, infine Santa Sabina ebbe capitelli corinzi. Evidentemente i fondatori avevano una chiara concezione degli ordini architettonici. Scelsero capitelli ionici per la basilica della Vergine, dorici per quella dell’«erculeo» pescatore Pietro, corinzi per la martire Sabina. Forse capiremmo di più le loro scelte se sapessimo a quali templi pagani avevano tolto colonne e capitelli. Ma non è così.

Era l’estremo tributo, sul crinale del mondo antico, a concezioni elaborate in molti secoli e di cui ora ci aiuta a ritrovare i significati profondi La colonna danzante. Sull’ordine in architettura di Joseph Rykwert (Scheiwiller, pp. 438, € 45). Libro sapiente, appoggiato su 33 pagine di bibliografia e con note che costituiscono spesso veri capitoli aggiuntivi. C’è davvero di che perdersi in questi affascinanti sentieri eruditi, dove ogni passo è una scoperta o una riflessione nuova. (more…)

Melozzo pittore di papi e di angeli (che piaceva a Mussolini)

gennaio 17, 2011

Marco Carminati per “Il Sole 24 Ore

Quando al governo c’era Lui, cioè il cavalier Benito Mussolini, il pittore Melozzo degli Ambrogi (1438-1494), noto ai più come Melozzo da Forlì, conobbe il suo primo, grande momento di gloria. Nel 1938 la città di Forlì aveva organizzato una mostra celebrativa posta sotto gli «auspici del Duce» e inaugurata nientemeno che da «Sua Maestà il Re Imperatore». Nessuna rassegna era riuscita fino ad allora a suscitare un così vasto interesse nelle alte gerarchie italiane: ministri, ufficiali, miliziani, arditi, avanguardisti e camicie nere si trasformarono di colpo in raffinati estimatori di un poco noto pittore del Quattrocento italiano. (more…)

Lumumba, l’africano che guardava a Rousseau

gennaio 17, 2011

Daniela Barbieri per “Liberazione”

Ci sono voluti 42 anni perchè il Belgio riconoscesse che dietro l’assassinio di Patrice Lumumba c’erano «alcuni membri del governo di allora». Il 17 gennaio sono 50 anni esatti dalla sua morte. Sarà ricordato in molte città (una porta oggi il suo nome: Lumumbashi) del Congo come in altre parti dell’Africa. La sua storia ha molto da dirci anche oggi perchè il colonialismo e il saccheggio del Terzo Mondo non sono mai cessati, hanno solo mutato volto e metodi. (more…)

Cantami, o Capitano la guerra civile Usa

gennaio 17, 2011

Scoppiava 150 anni fa il conflitto che spaccò in due il Paese. E che produsse fin dall’inizio una ricchissima ricaduta letteraria

Claudio Gorlier per “La Stampa

E che il governo del popolo, dal popolo, per il popolo, non scompaia dalla terra». È la frase conclusiva, lapidaria, del memorabile Discorso di Gettysburg del 19 novembre 1863. Abraham Lincoln celebra la vittoria dell’Unione in una delle più sanguinose, decisive battaglie della guerra civile americana, divampata due anni prima, il 12 aprile, spaccando in due il Paese persino nella sua definizione: guerra di secessione per gli unionisti, guerra tra gli Stati per la confederazione sudista. Al di là del suo valore di supremo manifesto politico, si tratta di uno dei testi letterari in assoluto più indimenticabili scaturiti dalla guerra civile, emblematico quanto la figura di Lincoln, che non a caso verrà celebrata, dopo la sua morte, da Walt Whitman, il poeta rappresentativo per eccellenza nella cultura americana. Penso al seguito di Foglie d’erba, dove figurano O Capitano! mio Capitano! e Il giorno che i lillà fiorirono nell’aia. (more…)

Istantanee della crisi

gennaio 16, 2011

Reza, Cambogia, 1996. Chang, 12 anni, arruolato in un esercito paramilitare

Minatori indiani e manifestanti iraniani, broker newyorkesi e militari cambogiani, ma anche clandestini in cerca di un sogno. Diciannove fotografi internazionali hanno ripercorso la storia degli ultimi anni, con i loro scatti hanno interpretato la crisi economica e le trasformazioni globali che l’hanno innescata. La mostra “Scatti della crisi, da Scampia a Teheran, da New York a Rangoon” è un viaggio nel tempo, che ripercorre le guerre aperte e le rivolte silenziose, i conflitti sociali e i disastri ambientali. Il premio Pulitzer Rick Loomis, il Word Press Photo 2010 Pietro Masturzo e Ashley Gilbertson, vincitore della medaglia d’oro “Robert Capa”. Ma anche Walter Astrada e Riccardo Venturi. La mostra verrà ospitata da Officine Fotografiche di Roma, dal 21 gennaio al 21 febbraio. Altre foto qui