La regola di Faulkner per diventare scrittori: «Essere ciò che si è»

Franco Cordelli per “Il Corriere della Sera

Quando Mario Materassi pubblicò la sua imponente monografia dedicata a William Faulkner, nel 1968, che l’autore di Sartoris o di Luce d’agosto fosse il più grande scrittore americano del XX secolo non era per niente scontato. Si parlava di una triade, Hemingway-Faulkner- Fitzgerald; si era a due terzi di secolo. Se il rango di Faulkner in Italia è ora indiscutibile, ed è quello che è, lo dobbiamo proprio a Materassi in quanto suo traduttore, e ad Adelphi da quando ha cominciato a ripubblicarlo. Come sappiamo, Adelphi è un editore-Mida, non solo rende brillante ciò che di per sé lo sarebbe meno, ma attesta una gloria che altrove sarebbe riuscita più difficile da riconoscere.

 

Faulkner, poi! Faulkner è obiettivamente uno scrittore di ardua lettura, vi sono alcuni suoi testi, daL’urlo e il furore L’orso, che a viso aperto sfidano il lettore. Un tardivo ma non indifferente contributo a chiarire qualche punto, oltre che alla conoscenza dell’autore, lo fornisce W.F., una raccolta di testi faulkneriani non narrativi, scritti in un arco che va dai primi anni Venti al 1960. Il curatore, James Meriwether li ha divisi in Saggi, Discorsi, Introduzioni, Recensioni e Letture pubbliche: una miniera di cui non si può rendere conto in modo esauriente. Ne vorrei sottolineare qualche punto.

Vi sono, in questi testi, tre grandi temi che Faulkner tratta in modo diverso in ragione dei diversi contesti.
1) Come si apprende. Si apprende, per Faulkner, leggendo Conrad, Dostoevskij, Melville, Turgenev e Flaubert a più non posso e poi smettendo di leggere, addirittura dimenticando quanto si è letto.
2) Come si scrive. Lo si potrebbe sintetizzare con quanto una volta proclamò per Sherwood Anderson, suo primo e vero maestro: «Era come se scrivesse non per la sete logorante insonne implacabile di gloria per la quale qualsiasi artista normale è disposto a eliminare la propria vecchia madre, ma per ciò che egli considerava più importante e più urgente: non la mera verità, ma la purezza, la più esatta purezza (…) Gli si confaceva quell’annaspare in cerca dell’esattezza, della parola e della frase esatta nell’orizzonte limitato di un vocabolario controllato e persino represso da ciò che in lui era quasi un feticcio di semplicità, spremere parole e frasi insieme fino in fondo, cercare sempre di penetrare all’estremo confine del pensiero». Ma poiché semplicità e repressione del vocabolario non furono tipici di Faulkner è giusto aggiungere queste altre righe: «Ho imparato che, per essere uno scrittore, occorre essere prima di tutto ciò che si è, ciò che si è nati; che per essere americani e scrittori non è obbligatorio dover dare la propria adesione formale a chissà quale immagine convenzionale come il granturco dolente dell’Indiana, o dell’Ohio, o Iowa (…) Basta ricordare ciò che si è.
3) Perché si scrive. Qui la faccenda è più complessa. Personalmente ho sempre ricordato, di Faulkner, due frasi o concetti. In Fino all’ultimo respiro di Godard, leggendo Palme selvagge Jean Seberg chiede a Jean-Paul Belmondo: «Tra il dolore e il nulla, cosa scegli? ». La citazione è identica in All’ultimo respiro, il remake di Jim Mc Bride del film di Godard: a chiederlo è Valerie Kaprisky a Richard Gere. Ma in una Nota a Una favola, Faulkner attribuisce questa possibile scelta a Levine, un giovane pilota inglese che simboleggia il nichilismo: «Tra il niente e il male, scelgo il niente». Non fu la scelta di Faulkner, che però pose l’ipoteca, sia pure con due diverse dizioni, o traduzioni (sebbene io dubiti fortemente che abbia usato la metafisica parola «male» piuttosto che la parola «dolore»).

L’altra frase che sempre rammento è: «Come si muore, ecco perché si muore». Ma come, a nostra volta, non tradurla in: «Come si scrive, ecco perché si scrive»? In modo più spiccio Faulkner una volta comunque chiarì: «Nobilitare il cuore dell’uomo; vale per tutti noi: per chi cerca di essere un artista, chi cerca di scrivere semplice intrattenimento, chi scrive per stupire, e chi semplicemente fugge dai propri tormenti privati».

Un’ultima osservazione. In questo libro la cosa più bella sono le recensioni, quasi sempre fulminanti, a volte veri inni, a volte maliziose stroncature, sempre circonfuse dal tipico alone faulkneriano, luce più luce.

A questo proposito vale sottolineare che l’unico tratto in comune tra scrittura creativa e non creativa è questo alone, che non viene mai meno. È un accento di alta retorica: esso va dall’uso di aggettivi magniloquenti («imperituro», «lo scheletro evocativo delle foglie essiccate »), a metafore di vasta eco («rispetto a Conrad Aiken gli altri versificatori sono tanti rumori chiassosi persi nel fitto di una siepe di ligustro»; oppure: «sarebbe venuto il giorno in cui il palato della mia anima non avrebbe più reagito al semplice pane-e-sale del mondo che avevo assaporato negli anni delle scoperte»), fino a sprezzature alla John Ford-John Wayne: «Accidenti che buon lavoro. Questa è lingua non britannica, non americana, non sudafricana, non di Ebury Street né di Chicago: soltanto lingua. È quasi come un bel ciclone pulito o una dose di sale, poiché la maggior parte dei libri d’oggi sembra scritta da mammolette o da stalloni».

Americanista
Mario Materassi, americanista, studioso raffinato, sua la prima traduzione di «Chiamalo sonno» di Henry Roth (’64). Ora è tra le grandi voci italiane di Faulkner, con la cura di opere come «Mentre morivo», seguito da «Privacy», «Santuario», «La paga dei soldati», «Pilone» (Adelphi)

 

Tag: ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: