SMOKING MARPIONNE

L’EROE DEI DUE MONDI NON PENSA SOLO AI CASINI DI MIRAFIORI (MICA CI SONO SOLO STIPENDIO E STOCK OPTION DEL LINGOTTO): È PRESIDENTE DI SGS, VICEPRESIDENTE DEL COLOSSO BANCARIO UBS, E CONSIGLIERE DI PHILIP MORRIS, IN CUI CONTINUA A INVESTIRE FACENDO OTTIMI AFFARI – NON HA ANCORA ESERCITATO L’OPZIONE SUI SUOI 200 MLN € IN TITOLI FIAT. ASPETTA FORSE ALTRE DICHIARAZIONI (INCONTROLLATE) DEL SUO PROTETTO JAKY ELKANN, CHE FANNO SCHIZZARE IL TITOLO IN BORSA?…

Vittorio Malagutti per “il Fatto Quotidiano“, da “Dagospia

Nel bel mezzo della battaglia di Mirafiori, tra un viaggio in America e una dichiarazione alla stampa, Sergio Marchionne ha trovato il modo di farsi un regalo di Natale. Un regalo in azioni che vale quasi 300 mila euro. Azioni Fiat? No, Philip Morris. Per la precisione 6 mila titoli della multinazionale statunitense delle sigarette comprati il 20 dicembre a 60 dollari ciascuno.

La scelta non è casuale. Da un paio d’anni Marchionne fa parte del consiglio d’amministrazione del gruppo Usa insieme ad altri pesi massimi della finanza internazionale come, per esempio l’ex presidente della banca svizzera Ubs, Mathis Cabiallavetta e il magnate messicano dei media Carlos Slim, uno degli uomini più ricchi del mondo.

Il capo del Lingotto, come il Fatto Quotidiano ha già raccontato (14 settembre 2010) crede molto in Philip Morris. Altrimenti sarebbe difficile spiegarsi come mai nel corso del 2010 il manager italocanadese sia arrivato ad accumulare, con acquisti a scadenza quasi mensile, quasi 26 mila azioni del colosso del fumo.

Una scelta che si è rivelata azzeccata, almeno finora. Negli ultimi 12 mesi le quotazioni di Philip Morris sono cresciute del 13,4 per cento, nonostante il ribasso del 5 per cento registrato da metà dicembre. A conti fatti, in base ai prezzi di ieri a Wall Street, il pacchetto di Marchionne vale poco meno di 1,5 milioni di dollari, cioè 1,1 milioni di euro.

Niente di male, ovviamente. Negli Stati Uniti, e anche altrove, manager e amministratori investono spesso i loro soldi nelle società che dirigono. E’ un modo per stimolare la fiducia del mercato nelle loro strategie. La sorpresa, semmai, è che Marchionne abbia fin qui investito molto meno in Fiat rispetto a Philip Morris.

Il capo del Lingotto, infatti, negli anni scorsi è stato gratificato da un gran numero di stock option, cioè opzioni di acquisto di titoli Fiat a prezzi di favore. E nei prossimi mesi potrà far valere anche 4 milioni di stock grant, ovvero titoli in regalo. Un tesoro che al momento vale ben oltre 200 milioni di euro.

Nel frattempo però Marchionne ha investito solo una parte minima del suo stipendio (35,6 milioni in sette anni) per comprare azioni titoli dell’azienda che sta cercando di rilanciare. Nell’aprile del 2005 l’amministratore delegato di Fiat acquistò 240 mila azioni del gruppo torinese quando le quotazioni viaggiavano davvero ai minimi, intorno a 4,6 euro. L’investimento complessivo fu quindi di poco superiore al milione di euro. Anche quella scelta si è peraltro rivelata azzeccata.

Di lì a poco il rastrellamento di titoli in Borsa da parte della banca americana Merril Lynch mise il turbo ai titoli. Quel rastrellamento è poi finito al centro del processo per aggiotaggio che ha visto tra gli imputati Luigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, due dei consiglieri storici della famiglia Agnelli entrambi assolti il mese scorso. Marchionne non ha mai venduto quelle azioni che nel frattempo si sono rivalutate di quasi quattro volte.

Anche ieri il titolo Fiat, che a inizio anno si è sdoppiato tra auto e veicoli pesanti, è stato al centro di scambi vorticosi in Borsa. Questa volta gli speculatori hanno comprato a man bassa i titoli di Fiat industrial, cioè i veicoli pesanti. La quotazione ha fatto un balzo di oltre il 5 per cento. Tanta euforia sarebbe stata provocata dalle parole del presidente del gruppo John Elkann che lunedì da Detroit ha accennato a un interesse dell’azienda torinese al settore camion della Volkswagen, cioè i marchi Scania e Man.

Fin qui gli analisti ritenevano che Torino fosse alla ricerca di un compratore per l’Iveco. E invece Elkann ha ribaltato la situazione. Fiat non vende, anzi è interessata a crescere. Sull’argomento ieri è tornato anche Marchionne che è stato costretto a chiarire un piccolo incidente di comunicazione. Dapprima era sembrato che il numero uno del Lingotto avesse qualificato come uno “scherzo” l’interesse di Fiat per i camion Volkswagen.

Uno “scherzo” che però ha fatto volare il titolo in Borsa, muovendo decine di milioni di euro. Ma poi lo stesso Marchionne è intervenuto per precisare il suo pensiero. Nessuno scherzo. Anzi, ha detto, “Fiat sarebbe in grado di raccogliere nuovi finanziamenti per crescere nei camion”. Sul quando e il come, però, nessuna indicazione.

 

 

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