Quella trave nell’occhio Goldman Sachs

Donato Masciandaro per “Il Sole 24 Ore

A Davos tre giorni fa Gary Cohn, presidente di Goldman Sachs, si è mostrato preoccupato del rischio di un eccesso di regole, e nel contempo ha di fatto indicato gli hedge fund come la miccia che può far esplodere una nuova crisi. Viene in mente la parabola della trave e della pagliuzza, con una variante originale: è la trave stessa, interpretata dalla banca d’investimento, che demonizza la pagliuzza, impersonificata dai fondi speculativi.
Certo, il presidente Cohn recita legittimamente ed efficacemente il suo ruolo di lobbista, indicando ai regolatori un bersaglio diverso da quello delle banche di Wall Street. Da questo punto di vista è solo l’ultimo in ordine di tempo degli spin doctor della regolamentazione finanziaria. Purtroppo il bersaglio degli hedge fund è sbagliato.
La predica di Goldman Sachs può essere dannosa: raccontare storie non vere sulla natura dei rischi sistemici può dare un contributo a quel processo d’insabbiamento di un’efficace riforma delle regole, già in corso negli Stati Uniti e in Europa.
Partiamo da una curiosità statistica. Nello stesso giorno in cui sulla stampa veniva dato risalto al monito del presidente Cohn, negli Stati Uniti veniva reso pubblico il rapporto finale della Financial Crisis Inquiry Commission (Fcic), istituita per far luce sulle cause della crisi finanziaria.

È un rapporto che farà discutere, visto che la Commissione non è riuscita a raggiungere conclusioni unanimi; c’è una relazione di maggioranza democratica e una di minoranza repubblicana. La stessa stampa ha però ritrovato nel rapporto un’unanimità: indicare tra i principali responsabili della crisi Alan Greenspan, precedente presidente del banca centrale americana (Fed).
Nel rapporto, Greenspan è di conseguenza molto citato, esattamente 100 volte. Gli hedge fund, additati dal presidente di Goldman Sachs come pericolosi untori, sono citati 165 volte; ma la cosa curiosa è che la stessa Goldman Sachs è citata la bellezza di 357 volte.
Questi numeri non sono affatto causali. Goldman Sachs è molto citata perché è stata una protagonista della crisi, mentre gli hedge fund sono dei comprimari. Goldman Sachs è stata protagonista come banca: diversi sono i passaggi dedicati nel rapporto al ruolo giocato da Goldman nelle vicende che hanno poi portato al fallimento di Aig, e in generale ai suoi rapporti con il cosiddetto sistema bancario ombra, nonché agli aiuti che Goldman ha ricevuto dallo stato.

Ma soprattutto Goldman è il simbolo di quelle banche d’affari che hanno rappresentato il moltiplicatore fatale del principale fenomeno che ha scatenato la crisi: l’eccesso d’indebitamento privato. Che – in termini di dimensioni e complessità – è la madre della crisi finanziaria.

Vedere la Fcic spaccarsi in due sulla relazione finale è un fenomeno interessante dal punto di vista dell’analisi di political economy: la lettura politica dei fatti è diversa. Diverso è l’elenco delle cause, come pure il peso che a ciascuna di esse si attribuisce.
Ma questo non deve far perdere di vista che la crescita incontrollata e incomprensibile – nel senso appunto della sua complessità – è stata il detonatore principe prima della crisi di fiducia sistemica, poi a catena di quella economica.
A sua volta il misfatto della leva irresponsabile ha due grandi colpevoli: la politica monetaria e la regolamentazione finanziaria. Due strumenti della politica economica manovrati da attori non indipendenti né dalla politica né dalle banche, dato l’assetto dei poteri negli Stati Uniti.
La leva finanziaria irresponsabile è il nemico da combattere per chi ha a cuore la stabilità. L’irresponsabilità finanziaria ha visto e può ancora vedere come attori principali le banche di affari. Certo anche il settore degli hedge fund ha le sue responsabilità, e anche la sua regolamentazione merita attenzione. Ma non confondiamo, appunto, la trave con la pagliuzza.

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