Da Impregilo a Finmeccanica; dalla Juventus fino a Retelit i titoli che “soffrono” la rivolta in Libia

Vittorio Carlini per “Il Sole 24 Ore

Ore sempre più convulse in Libia, dove continuano gli scontri tra i rivoltosi e l’esercito fedele al colonnello Muammar Gheddafi. Una situazione che, ovviamente, non può non avere un effetto anche sul fronte economico.

Il petrolio balza
In primis, il prezzo del petrolio. La Libia, membro dell’Opec, è uno dei principali produttori di oro nero in Africa, con 1,8 milioni di barili al giorno. Le sue riserve ammontano a 42 miliardi di barili. La rivolta a Tripoli ha messo pressione sulle quotazioni del barile.Un po’ come conseguenza di una reazione emotiva, un po’ per i timori di possibili problemi sul fronte della produzione, il prezzo del Wti americano è salito sopra 88 dollari. Il Brent europeo, invece, ha raggiunto il massimo da due anni e mezzo , toccando un top di 104,60 dollari al barile.

Pasquale De Vita, presidente dell’Unione petrolifera, ha sottolineato che che «si tratta di momenti di grandissima turbolenza, anche se bisogna guardare un po’ più in la». Infatti, benché si sia ora «nella fase acuta» l’interesse dei paesi produttori «è legato alle forniture». Quindi, aggiunge rassicurante il presidente, «non c’é da temere».

Non la pensa proprio così l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie),organismo che controlla gli stock di sicurezza di petrolio dell’Ocse, è in «stato di allerta elevato» per una possibile interruzione delle consegne dall’area Mediorientale e del Nord Africa. Gli esperti Aie fanno le prime stime, secondo le quali un giorno di stop dei rifornimenti di greggio libico è costato una decurtazione dell’offerta di circa 50 mila barili.

Impregilo: business per circa un miliardi a Tripoli
Ma non è solo l’oro nero. Diverse sono le società italiane quotate con forti interessi nel paese nordafricano. Così è per Impregilo. La conglomerata ingegneristica, secondo quanto risulta dal suo sito web, è impegnata in Libia attraverso una società mista (Libco) partecipata dalla multinazionale italiana al 60% e al 40% da Libyan development investment. Impregilo ha in essere progetti nel settore costruzioni: laConference hall di Tripoli; la realizzazione di tre poli universitari e la progettazione e realizzazione di lavori infrastrutturali e di opere di urbanizzazione nelle città di Tripoli e Misurata. Si tratta di ordini che si aggirano, complessivamente, attorno al miliardo di euro. In questa situazione non stupisce che il titolo sia penalizzato in Borsa. Anche se, ovviamente, la rivolta non vuol dire che il business…sparisca.

Eni pesante a Piazza affari
Pesante a Piazza Affari anche Eni. La multinazionale è il principale operatore internazionale nell’estrazione del petrolio e del gas nel paese nordafricano. Il cane a sei zamper perde oltre il 4% a Piazza Affari. Oltre alla preoccupazione dell’impatto diretto sul fatturato del gruppo, c’è anche il timore generale del balzo del prezzo del petrolio, in particolare per l’attività di raffinazione. Va ricordato, peraltro, che proprio nell’ultima indicazione dei dati di bilancio la società ha indicato, quale prezzo medio dell’oil nello scenario di base, 70 dollari a barile. Un valore che molti operatori definiscono basso.

UniCredit e i soci libici
Anche Piazza Cordusio soffre a causa della crisi libica. Tra i suoi azionisti, infatti, ci sono la Central Bank of Libya (4,988%) e Libyan Investment Authority (2,594%). Sommando le due partecipazioni, Tripoli sarebbe il primo azionista della banca. È noto che Cbl e Lia hanno sempre negato il collegamento tra di loro (che molti, invece, sostengono sussistere). Contrariamente, infatti, lo statuto del gruppo vieterebbe il possesso al singolo azionista di una quota superiore al 5 per cento. Il presidente della Banca centrale libica Farhat Bengdara, infine, è vicepresidente diUniCredit.

La preoccupazione della fondazione Crt
La situazione ha messo sul “chi-va-là” gli altri azionisti stabili di UniCredit: «Siamo abbastanza preoccupati», per la situazione e per le quote detenute dai libici. È questa l’indicazione del presidente della Fondazione Crt, Andrea Comba. «Chiariamoci le idee prima di decidere – ha detto Comba – ma é ovvio che il rischio c’é».

Ansaldo Sts: contratti per 743 miioni di euro
Dal credito all’igegneria, soprattutto per le ifrastrutture ferroviarie. La società genovese Ansaldo Sts ha concluso due contratti in Libia. Nel luglio del 2009, si è aggiudicata una commessa per un valoredi 541 milioni di euro. Il contratto prevede la realizzazione dei sistemi di segnalamento, telecomunicazioni e alimentazione relativi alla linea costiera Ras Ajdir – Sirt e a quella verso l’interno Al-Hisha – Sabha, per un totale di circa 1.450 km. Con questo accordo , peraltro, Finmeccanica è diventata il principale partner delle Ferrovie Libiche (Libyan Railroads) nella realizzazione della nuova rete ferroviaria nazionale. Inoltre, l’anno scorso Ansaldo Sts ha firmato con le ferrovie russe, che sono main contractor per la Libia sulla tratta ferroviaria Sirth- Bengazhi, un accordo del valore complessivo di 247 milioni di euro. All’interno del consorzio, la quota attribuita a Ansaldo Sts è dell’81,8% che equivale a 202 milioni.

Finmeccanica fa rientrare i suoi dipendenti
Finmeccanica ha tra i suoi azionisti il Lybian Investment Authority che detiene una quota del 2,01 per cento. Così come per UniCredit, gli operatori si interrogano: l’eventuale cambio di potere in quel di Tripoli potrà avere delle conseguenze sull’azionariato del gruppo italiano? Peraltro, anche grazie alla collegata Ansaldo Sts, la società guidata da Pierfrancesco Guarguaglini ha una buona presenza in Libia. Paese da cui ha deciso di far rientrare i suoi dipendenti, che sono meno di 10 (impiegati nella joint venture italo-libica Liatec partecipata da AgustaWestland, Finmeccanica e Libyan Company for Aviation Industry).

La Juventus e il socio libico
Quello con il club bianconero è un rapporto di “lunga” data. Attualmente, la Libyan arab foreign investment company (Lafico) detiene da tempo il 7,5% della Juventus mentre, restando in casa Agnelli, Tripoli era scesa nel 2006 sotto il 2% di Fiat (la stessa Lafico aveva comunicato di detenere il 2,004% nel 2002). A PIazza Affari, la Juve cede oltre il 2 per cento. Ma vista la particolarità del business pallonaro in questo caso potrebbe influenzare maggiormente la delusione per la sconfitta in campionato.

Le telecomunicazioni
Un altro esempio della “ramificata” presenza della finanza libica in Italia è dato dalla piccola Retelit (a Piazza Affari cede oltre il 3%). La Libyan post telecomunications information technology company possiede (secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Consob) il 14,798% del gruppo. Un operatore Tlc specializzato nella fornitura di servizi a banda larga a Carrier nazionali e internazionali, Internet Service Provider (ISP), Application Service Provider (ASP), enti della Pubblica Amministrazione e grandi aziende.

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4 Risposte to “Da Impregilo a Finmeccanica; dalla Juventus fino a Retelit i titoli che “soffrono” la rivolta in Libia”

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