Archive for marzo 2011

E’ ora: riabilitiamo Nerone

marzo 31, 2011

L’incendio di Roma? Lui non c’entrava niente. Anzi, ospitò gli scampati e pagò i danni di tasca sua. Ma fu anche un pacifista, un grande urbanista, un marito innamorato. E varò una ‘patrimoniale’ che fece infuriare i super ricchi…

Arianna Di Genova per “l’Espresso

Nerone non appiccò l’incendio che devastò Roma e anzi la ricostruì con un modernissimo piano regolatore. Si macchiò del delitto più atroce, il matricidio, pur se aborriva il sangue, non mise mai piede in un campo militare perché detestava la guerra, era tiranneggiato dalla poesia e dall’amore per la seconda, impegnativa moglie Poppea. Biondo-rosso, con le lentiggini e gli occhi chiari, salito al trono a meno di 17 anni e suicida a soli 30, l’ultimo imperatore della dinastia Giulio-Claudia, successore di Augusto e nipote del grande generale Germanico, è stato un personaggio controverso che però non merita la fama nefasta che da sempre lo accompagna. Non fu quella macchietta che ci ha restituito il cinema, né il tiranno dissoluto descritto dagli storici. Fu esagerato e teatrale nei comportamenti, ma non un uomo lascivo e crudele. Ebbe la fortuna di avere accanto a sé precettori del calibro di Seneca, si cimentò nella musica, amò la letteratura, le gare sportive e i divertimenti circensi. (more…)

«Quel Gheddafi è un mascalzone e bisognava pur fermarlo…»

marzo 31, 2011

Bruno Gravagnuolo per “l’Unità

Compleanno di Ingrao. Con tutto il rispetto per una vita ben altrimenti straordinaria, è un po’ come se fosse anche il nostro. E infatti, per questo suo novantaseiesimo anno, siamo di nuovo da lui a festeggiare, e a «ragionare». Assieme. La marionetta di Charlot è sempre là, con gli Omiccioli, i Vespignani, i disegni di Guttuso, le foto, i piccoli cimeli. E quella morbida luce meridiana, fattasi vespertina, che di solito accompagna i nostri incontri. Preliminari. Pietro compare inatteso, lieve. Mentre il nipote, Giovanni Lombardo Radice, ci racconta che a tennis Ingrao perdeva spesso con suo padre Lucio Lombardo Radice…. E noi scherzando glielo ripetiamo… «Mica vero – dice Pietro, materializzatosi d’incanto in soggiorno – Vincevo io! E poi che fai? Arrivi e mi prendi subito in giro? ». «No, Pietro – replichiamo – lo so che eri bravo e che invece con Aldo Natoli vincevi tu…». «No, Natoli era forte, con lui perdevo…». (more…)

Martini, storia vera del mitico cocktail

marzo 31, 2011

Ma quale centenario, la bevanda più amata dagli artisti risale almeno alla fine dell’800. Ora banconi di legno e barmen impeccabili hanno lasciato il posto al triste “happy hour”

Stenio Solinas per “Il Giornale

Non per essere pedanti né per fare i saccenti, ma la nascita del Martini esattamente un secolo fa è un’invenzione, oppure una convenzione. In the Silver Bullet: The Martini in the American Civilization (The Johns Hopkins University Press), il saggio del professor Lowell Edmunds che da trent’anni è la Bibbia in materia, è raccontato come, già a fine Ottocento, esistesse nei manuali per barmen il bicchiere per il Martini e una sua immagine illustrata appare fra il 1900 e il 1909. Allo stesso periodo risalgono anche le prime referenze letterarie: Hidley Dhee e O. Henry. È altresì vero che fra Martini, Martinez e Martine l’origine stessa della parola resta sconosciuta e, come nota Edmunds, si può dire di questo cocktail ciò che nella Poetica Aristotele scrisse sulla nascita della tragedia: «Essendo passata attraverso molti cambiamenti, trovò infine la sua forma naturale e lì si fermò». (more…)

Kafka, l’ultimo mistero è nascosto in un frigorifero

marzo 31, 2011

Sulle tracce dei leggendari taccuini scomparsi nella Germania nazista: la chiave per trovarli si trova in un appartamento di Tel Aviv abitato da un’anziana signora con un centinaio di gatti

Fabio Sindici per “La Stampa

L’ultimo processo di Kafka va in scena in questi giorni, nelle aule del tribunale di Tel Aviv, dove sono stati appena riesumati i «resti» letterari dell’inventore dell’angoscia contemporanea. Come in una trama dello scrittore di Praga, in questa storia s’incontrano schiere di avvocati, una casa quasi stregata – abitata da un’anziana signora e da un centinaio di gatti -, lettere nascoste all’interno di un frigorifero, manoscritti sepolti nei caveau di alcune banche svizzere, squadre contrapposte di bibliofili, una cacciatrice di documenti che porta lo stesso cognome dell’ultima compagna dell’autore del Processo. In palio, quel che resta dell’eredità di Franz Kafka; e, forse, la chiave finale per capirne l’opera e la vita, che, per i critici e i biografi, conserva molte zone oscure. (more…)

Moneta del potere, genealogia della libertà

marzo 30, 2011

Gianfranco Ravasi

Gianfranco Ravasi per “Il Sole 24 Ore

Il termine “laico”, nonostante l’attuale accezione dominante, ha sostanzialmente una genesi “religiosa” (designava, infatti, il semplice fedele “popolare” – da laós, in greco “popolo” – rispetto alla gerarchia ecclesiastica). Per impostare il discorso sulla laicità è legittimo risalire a una scena evangelica, così nota da diventare proverbiale. È l’unico pronunciamento direttamente politico di Gesù. Egli viene provocato dai suoi avversari a intervenire sulla questione fiscale, ossia sul tributo imperiale da versare da parte dei cittadini dei territori occupati da Roma. La replica di Cristo è lapidaria: «Ta Kaisaros apodote Kaisari kai ta Theou Theo», «rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio» (si può leggere l’episodio sia nel Vangelo di Matteo, sia in quello di Marco o di Luca).

Risposta tagliente e a prima vista netta nel tracciare una linea di demarcazione che dovrebbe esorcizzare ogni teocrazia (la shari’a musulmana, per la quale il codice di diritto canonico diventa il codice civile, non è evangelica) e ogni cesaropapismo. Tuttavia, il discorso è più sofisticato e complesso se si tiene conto della parabola in azione che si consuma attorno a quella frase. Cristo, infatti, argomenta tenendo tra le mani simbolicamente una moneta con l'”immagine”, l’icona (eikon in greco) del l’imperatore, simbolo evidente della politica e dell’economia, alla quale viene riconosciuta una sua autonomia, un campo di esercizio proprio, una sua capacità e indipendenza normativa. (more…)

Il realismo americano. L’Arabia conta di più

marzo 30, 2011

Robert Kaplan per “Il Corriere della Sera”

Malgrado il dramma in pieno svolgimento in Libia, lo scompaginamento del Medio Oriente è appena all’inizio. Finora gli analisti politici americani hanno avuto gioco fin troppo facile visto l’evolversi degli eventi in Tunisia e in Egitto, Paesi che vantano entrambi istituzioni relativamente salde, numerose associazioni nella società civile e una classe media diffusa, oltre a essere antichi aggregati di civiltà dove varie forme di Stato si sono succedute sin dall’antichità. Prospettive ben più incerte si profilano altrove nella regione, negli Stati che si ritroveranno sostanzialmente indeboliti non appena il guscio della tirannide si sarà sgretolato. Al di là del caso contingente della Libia, nuove e cruciali prove si profilano in futuro. Gli Stati Uniti sono una democrazia, ma anche una potenza fondata su determinati rapporti di potere, la cui posizione globale si regge sul presupposto che il mondo resti così com’è. (more…)

ODIO-GRAFIA DEL GANZO GANDHI: RAZZISTA E FROCIO

marzo 30, 2011

IL PREMIO PULITZER LELYVELD FA PULIZIA E SCOPRE I SEGRETI DEL MAHATMA: DALLE BOLLENTI LETTERE D’AMORE PER HERMANN, IL SUO AMANTE EBREO, TEDESCO E PALESTRATO, AL RAZZISMO NEI CONFRONTI DEI NERI DEL SUDAFRICA, “SPORCHI E FASTIDIOSI” – PER L’AUTORE, ERA “UN INCOMPETENTE POLITICO, CRUDELE COI COLLABORATORI E FAMILIARI” – MEJO DEL POMPETTA! LE NOTTI PASSATE A LETTO NUDO CON LA PROPRIA NIPOTE DICIASSETTENNE…

Giordano Tedoldi per “Libero“, da “Dagospia

Sta facendo molto discutere una nuova biografia di Gandhi, Great Soul: Mahatma Gandhi and his struggle with India (pp. 425, appena uscita in America per l’editore Alfred A. Knopf), scritta da Joseph Lelyveld, ex direttore editoriale e inviato del New York Times nel Sud Africa e in India, vincitore del premio Pulitzer nel 1986 per il suo libro sull’Apartheid Move your shadow.

Da questa biografia della “Grande Anima”, espressione che dà il titolo al volume e che traduce la parola sanscrita Mahatma, attribuita a Gandhi dal poeta Rabindranath Tagore, emergono dettagli che, come ha scritto il Wall Street Journal recensendo il volume, «danno ai lettori sufficienti informazioni per rendersi conto che Gandhi era sessualmente un tipo strambo, un incompetente politico e un fanatico che seguiva le mode del tempo, e che inoltre era spesso assolutamente crudele con coloro che lo circondavano». (more…)

E Ardito Desio trovò il petrolio in Libia

marzo 30, 2011
Antonio Airò per “Avvenire
La Libia non era quello «scatolone di sabbia», come lo aveva definito Gaetano Salvemini denunciando, cento anni fa, la guerra contro la Turchia proclamata dall’Italia. Il deserto nascondeva – e nasconde – una fonte quasi inesauribile di energia, il petrolio, il controllo del quale è uno degli aspetti non secondari del conflitto in corso in questi giorni. La gran parte dei pozzi infatti è nella Cirenaica e nella regione della Sirti.

Fino a un secolo fa si trattava di un “tesoro” pressoché sconosciuto e introvabile anche se già tre anni dopo l’occupazione delle truppe italiane, nel 1914, alcune piccole quantità di greggio erano fuoriuscite da un normale pozzo scavato per cercare l’acqua. Ma la “Grande Guerra” prima, il rinserrarsi dell’occupazione del nostro Paese soprattutto nel controllo delle città e delle zone costiere ed anche una sottovalutazione, allora, del fabbisogno energetico da soddisfare (anche per i costi elevati che si sarebbero dovuti sopportare) aveva in un certo senso impedito in Libia un’attività di ricerca prima e di coltivazione degli idrocarburi poi. (more…)

C’è voluto «c…» per pubblicare l’«Urlo»

marzo 30, 2011

Fernanda Pivano

Tommy Cappellini per “Il Giornale

«Cara Nanda, l’editore ha accettato la mia proposta (l’unica, permanendo il moralismo della Magistratura Italiana, che ci permetta di realizzare l’edizione italiana delle poesie di Ginsberg)». Così scrive il 16 dicembre 1964 Elio Vittorini, editor Mondadori, alla traduttrice Fernanda Pivano, proponendole: il testo inglese lo forniamo integralmente al lettore, però bisognerà dare «la tua traduzione con omissioni nei punti incriminabili, contrassegnati da spazi bianchi o da righe di puntini (meglio le righe di puntini)».
Come mai tutta questa cautela? Howl – Urlo di Ginsberg, celebre poemetto-Bibbia della beat generation, circolava già da dieci anni e un po’ di carica trasgressiva l’aveva persa per strada, così come le altre poesie con cui la Mondadori voleva raccoglierlo in volume. Tuttavia «il moralismo della Magistratura» e di chissà quali ulteriori tribunali della coscienza in quell’Italia ancora molto bigotta avevano messo in allarme prima Vittorio Sereni (che stava tentando di portare Ginsberg in Mondadori su segnalazione del 1960 della stessa Pivano, nonostante fosse opzionato Feltrinelli), poi Vittorini stesso, che doveva assicurarsi che la silloge, oltre ad arrivare sui banchi delle librerie non venisse ritirata, dietro sentenza del tribunale. (more…)

Amos Oz, il mio libro a Barghouti, la pace si fa col nemico

marzo 30, 2011

L’autore di “Una storia d’amore e di tenebra” spiega il gesto che scandalizza Israele

ELENA LOEWENTHAL per “La Stampa

Quando, qualche giorno fa, ha spedito una copia dedicata del suo romanzo Una storia di amore e di tenebra a Marwan Barghouti, detenuto in un carcere israeliano per svariate condanne all’ergastolo, non pensava certo di suscitare quel gran polverone che ne è venuto. Da allora, Amos Oz si è trincerato dietro il silenzio. Ora per la prima volta prende la parola. Ed è una parola dosata, più parca che mai: se l’ebraico non ammette sbrodolamenti, lo scrittore quest’oggi soppesa le frasi con una prudenza che avvolge lo sconcerto.

Amos Oz, poteva prevedere che il suo gesto avesse un’eco del genere?
«No. Ne è venuto fuori uno scandalo. Ci sono state reazioni indignate. Io volevo che Marwan Barghouti leggesse Una storia di amore e di tenebra perché so che questo libro ha aiutato molti arabi a capire Israele. E perché sono sicuro che un giorno o l’altro noi parleremo con lui. Per “noi” intendo lo Stato d’Israele. Un giorno o l’altro Israele si troverà a parlare con Barghouti anche se lui è stato il mandante della seconda Intifada e ha sulla coscienza un gran numero di attentati suicidi e tante più vittime di quegli attacchi terroristici. Il mio romanzo (tradotto in italiano da Feltrinelli editore, nda) è una storia profondamente individuale e familiare, ma è anche e forse soprattutto l’epopea del sionismo vista dall’interno, con le sue ragioni e le sue radici». (more…)

San Suu Kyi: “Io libera nella Birmania prigioniera”

marzo 30, 2011

Simbolo della non violenza, premio Nobel per la pace: parla la donna che fa paura al governo del suo Paese. Da quattro mesi di nuovo libera

Raimondo Bultrini per “la Repubblica

RANGOON – Gli ultimi giorni dell’inverno graziano con una piacevole brezza la solitamente torrida e polverosa capitale birmana. Ma dentro i grandi magazzini che sorgono come funghi, la folla cerca ulteriore refrigerio nell’aria condizionata, girando tra asettici scaffali di merci destinate a ben pochi di loro. A Shwegondaing, lontano dalla nuova Rangoon del commercio, la sede della Lega nazionale per la democrazia del Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi sembra un pezzo di passato remoto, con le sue mura mai riverniciate, le scale coi tappetini consunti, i soliti anziani attivisti e leader passati da mille prigioni abbigliati come gran parte del popolo, in semplici gonne longy e camicie bianche senza collo. C’è chiasso e folla quando Daw Suu, The Lady, è presente in sede, altrimenti sembra un desolante deposito dei Mercati generali.

La leader dell’Nld, da quattro mesi liberata dagli arresti domiciliari, ci riceve in un salottino lindo con un divano, una poltrona e una scrivania. Ha appena finito un meeting, e presto ce ne sarà un altro. Le chiediamo subito se nonostante la libertà di movimento si consideri ancora, come disse, “prigioniera” nel suo stesso Paese. “Si, sono ancora prigioniera, ma non posso parlare per me sola. Io ho imparato a trovare la libertà dentro me stessa quando ero sola agli arresti. Però vede, ciò che non rende libero il mio popolo è principalmente la paura. Non c’è solo il problema dei 2.220 prigionieri ancora nelle celle. La paura è diventata la prigione di tutti”.

Nei giorni scorsi il suo partito ha chiesto un incontro con la Giunta militare per “chiarire le incomprensioni” prima della formazione del nuovo governo. Pensa che i nuovi generali siano più aperti dei predecessori?
“Dobbiamo lasciare a tutti il beneficio del dubbio, ma dobbiamo essere consapevoli che le cose non cambiano perché vogliamo che cambino”. (more…)

La tenacia mite di Mario Cervi

marzo 30, 2011

Il giornalista compie novant’anni

Pierluigi Battista per “Il Corriere della Sera

Ha appena compiuto novant’anni un pilastro della storia giornalistica italiana: Mario Cervi. I lettori più anziani del «Corriere» ne ricorderanno i reportage e gli interventi prima dell’abbandono di Via Solferino e della nascita del «Giornale nuovo» che Cervi contribuì a fondare con Indro Montanelli. Chi conosce Cervi ne ammira il carattere, la mitezza, i modi del gentiluomo. Chi legge Cervi è felice di rinnovare il suo quasi quotidiano appuntamento con una prosa insieme semplice e ricca, colta ma accessibile, densa di riferimenti letterari ma mai saccente, snobisticamente complicata. Il giornalismo italiano fa gli auguri a uno dei suoi rappresentanti più meritevoli. (more…)

I LOVE JOBS!

marzo 29, 2011

PRESENTATA ALLA BOCCONI LA BIOGRAFIA DI MISTER APPLE, SCRITTA DAL SUO AMICO E ALTER EGO JAY ELLIOT – PAGINE E PAGINE DI LODI SPERTICATE ALL’UOMO “CHE HA INVENTATO IL FUTURO”, AL “LEONARDO DEL DUEMILA” – QUALCHE CHICCA DAL CUCUZZARO: DA GIOVANE HIPPIE IL RE DELLA CASA DI CUPERTINO MANCO SAPEVA COS’ERA UN COMPUTER. E IL PRIMO CHE PROGETTÒ FU UN FLOP COLOSSALE…

Mimmo Di Marzio per “il Giornale“, da “Dagospia

«Lui era un hippie di poco più di vent’anni, io il classico manager in giacca e cravatta. Ci conoscemmo per caso nella sala d’aspetto di un ristorante, un’ambientazione davvero improbabile per un incontro destinato a cambiarti la vita».

Inizia così il racconto di Jay Elliot, il «manager in giacca e cravatta» storico alter ego dell’ex «hippie » che avrebbe inventato il futuro; al secolo Steve Jobs, il genio del fenomeno Apple che ha rivoluzionato il modo di comunicare (e di vivere) attraverso prodotti ormai simbolo come il «Mac», l’iPod, l’iPhone e, croce e delizia dei mass media, l’iPad. (more…)

La nostra mente fuori di testa

marzo 29, 2011

Michele Di Francesco per “Il Sole 24 Ore

«Dove finisce la mente e dove comincia il mondo?». È passato ormai più di un decennio da quando due noti filosofi, Andy Clark e David Chalmers, si posero questa domanda nel saggio The extended mind, criticando l’idea che i processi mentali dovessero sempre essere collocati all’interno del corpo dell’individuo che li intrattiene, e in particolare nel suo sistema nervoso centrale; al contrario per Clark e Chalmers la cognizione è (spesso) qualcosa che travalica il cervello e si diffonde nel mondo.
Com’è facile immaginare, la tesi della Mente Estesa (ME) non ha mancato di suscitare reazioni e di dare vita a un dibattito di notevole interesse. Chi volesse farsene un’idea approfondita può ora contare sul volume curato da Richard Menary, che raccoglie (oltre a una ristampa dell’originario articolo di Clark e Chalmers) contributi dello stesso Clark e di molti importanti filosofi – come Susan Hurley (prematuramente scomparsa nel 2007), Robert Wilson, tra gli “amici” di ME, e Fred Adams, Ken Aizawa e Robert Rupert, fra i suoi critici. (more…)

Andrea Zanzotto

marzo 29, 2011

Ho sentito la poesia crescere come il corpo, diventava qualcosa di intimamente attivo. Cominciai a 7 anni

Paolo Di Stefano per “Il Corriere della Sera”, video

Sorprende trovare Andrea Zanzotto seduto al tavolo della cucina con un pennello in mano e un foglio colorato ad acquerello. Ha un sorriso degli occhi, dolce e stanco. Per raggiungere il divano, a piccoli passi, deve farsi aiutare da suo figlio Fabio, che abita qui con lui, nella vecchia casa di Pieve di Soligo, a Nord di Treviso, il paese in cui il maggior poeta italiano della generazione post-Montale è nato nel 1921 e da cui si è allontanato solo per brevi periodi. Ci sono ricordi che allontanano la tristezza e altri che la rendono più aspra. «Dipende anche dal tempo atmosferico. Per esempio, oggi c’è un bel sole… e ricordare è più piacere che dolore. Ci sono stati periodi terribili, ma la memoria volentieri ti porta a momenti non dirò belli ma almeno sopportabili».
Non è sopportabile il ricordo di papà Giovanni, decoratore e pittore il cui nome è diventato una via di Pieve, socialista e cattolico, costretto ad allontanarsi per le continue minacce squadriste dopo aver lodato pubblicamente Matteotti: «I miei genitori hanno patito a lungo, perché mio padre era perseguitato politico, qui gli negavano l’impiego e dovette trascorrere lunghi periodi in Francia. (more…)

Tutti i Pulitzer dei fotografi Associated Press

marzo 29, 2011

Pulitzer 2005 – Associated Press (Staff). Un soldato statunitense espone un fantoccio per trarre in inganno un cecchino a Najaf, Iraq. (AP Photo / Jim MacMillan)

Pulitzer 1983 – Bill Foley (AP). Un civile passa veloce in bicicletta attraverso il campo di Sabra a Beirut Ovest. È il 18 settembre del 1982 e a terra ci sono alcune delle centinaia di vittime del massacro perpetrato dalle milizie cristiane libanesi nell’area controllata dall’esercito israeliano.

Il prossimo 18 aprile, la commissione del Premio Pulitzer annuncerà i finalisti del 2011 al famoso riconoscimento per il giornalismo. Oltre a premiare giornalisti e articoli, l’organizzazione premia anche i migliori servizi fotografici attraverso due categorie: Feature Photography (Migliore fotografia) e Breaking News Photography (Fotografia di Ultim’ora). Il Pulitzer per la fotografia può essere quindi consegnato a un solo fotografo, oppure a un gruppo di fotoreporter che solitamente lavorano per la stessa agenzia fotografia.

Alla vigilia della scelta l’agenzia Associated Press ha raccolto alcuni dei servizi dei suoi fotografi che nel corso degli anni hanno ottenuto il premio: dall’iconica conquista di Iwo Jima da parte dei marine statunitensi al genocidio del Ruanda passando per il colpo di stato in Russia, le fotografie delle devastazioni nel Vietnam e la campagna elettorale Clinton – Al Gore del 1992. Altre foto qui, da “ilpost”

Sergio Fasciani, disegnare la luce

marzo 29, 2011

Sergio Fasciani, Piero Pizzicannella, fotografia analogica 1996

Sergio Fasciani, Redshift

 

‘Dei piccoli film che danno come risultato un’immagine fissa’. Così Sergio fasciani definisce i suoi ‘Fotograffiti’, in mostra dal 7 aprile al 5 giugno alla Galleria Doozo di via Palermo a Roma. Ogni singola immagine che può racchiudere anche tre ore di lavoro: l’artista ritratto (alcuni dei nomi più noti del panorama italiano contemporaneo) è invitato a disegnare al buio, perdendo così ogni riferimento spaziale, munito solamente di una lampadina tascabile. Solo dopo, in un momento e in un luogo deciso prima dell’azione con il fotografo, viene illuminato per diventare parte dell’opera fotografica. Il progetto di Fasciani nasce nel 1995 con l’intenzione di applicare alla fotografia le teorie della luce, della relatività e della fisica quantistica, argomenti particolarmente cari al fotografo romano. Altre foto qui

Parmalat e le svendite del nostro passato recente

marzo 29, 2011

di Massimo Mucchetti, Corriere della Sera, 25 marzo 2011, da “Micromega

Sarà banale dirlo, ma l’Italia ora piange sul latte versato e misura quanto sia difficile imbottigliarlo di nuovo. Scopre che Parmalat è strategica per la filiera agro-alimentare solo quando il 29% della società viene acquistato senza chiedere permesso dalla francese Lactalis. E si accorge che la famiglia Besnier, avendo investito un miliardo, potrebbe perfino imporre a Parmalat una fusione con proprie attività aggiudicandosi così il controllo assoluto sull’azienda di Collecchio e sulla sua cassa, pari a 1,3 miliardi, senz’altro colpo ferire. Di qui l’affannosa ricerca di un soggetto italiano, che possa lanciare un’Opa totalitaria ovvero minacciarla credibilmente per poi trattare con i francesi: due mosse diversamente onerose, ma entrambe quasi disperate. Per scongiurare altre Parmalat in futuro, inoltre, il governo vara una norma che riserva al ministero dell’Economia un sostanziale diritto di veto in quattro settori: alimentare, energia, telecomunicazioni e difesa. (more…)

Atei di statura, televisivi e liquidi

marzo 28, 2011

Gianfranco Ravasi per “Il Sole 24 Ore

In viaggio nell’Irlanda del Nord, Giulio Giorello, giunto a sera in una cittadina di campagna, chiese ospitalità per la notte a una famiglia. Subito scattò la domanda: «Cattolico o protestante?». «Per trarmi d’impiccio, risposi: Ateo!». Un attimo di silenzio perplesso, poi, un’altra domanda: «Sì, ma ateo cattolico o ateo protestante?». Questo divertente ma significativo apologo che il filosofo milanese racconta in apertura al suo Senza Dio, pubblicato qualche mese fa da Longanesi e già recensito su queste pagine da Remo Bodei, mi fa venire in mente una coppia di dichiarazioni di due filosofi dai percorsi differenti. (more…)

L’anarchia di coloro che amano la legge

marzo 28, 2011

Remo Bodei per “Il Sole 24 Ore

Luigi Einaudi ha dato una folgorante definizione della democrazia: «Anarchia degli spiriti sotto la sovranità della legge». Ha così individuato la tensione paradossale tra questi due elementi costitutivi, che sono insieme complementari e conflittuali, in grado di innescare un processo virtuoso e di degenerare. La democrazia impedisce la rinuncia sia alla libertà degli individui, sia alle regole che mantengono e promuovono la coesione e la cooperazione tra i cittadini.
L’individualismo può, quindi, trasformarsi in egoismo, in miope difesa dei propri interessi, o in narcisistica ricerca di privata felicità. A sua volta, la sovranità della legge può degradarsi in tirannide, conculcando la libertà e riducendo, come diceva già Aristotele, «il coro all’unisono». (more…)

Steiner, il fascino di un’altra Svizzera

marzo 28, 2011

Hans Steiner, Partita di calcio, stadio di Wankdorf, Berna, circa 1935

Hans Steiner, Fotografia di moda, 1960 circa

Losanna celebra con una grande mostra antologica il fotoreporter svizzero. Che seppe immortalare, tra gli anni Trenta e i Sessanta, i mutamenti del costume e della moda, ma anche l’ansia della guerra, in una Svizzera lontana dai cliché. Altre foto  qui

Morin: “Salvarsi dalla catastrofe è improbabile, perciò ci spero”

marzo 28, 2011

Parla il grande sociologo, che ha incendiato il dibattito in Francia con il suo nuovo libro in cui indica La Via “per l’avvenire dell’umanità”

Alberto Mattioli per “La Stampa

CORRISPONDENTE DA PARIGI
Il primo problema da risolvere per intervistare Edgar Morin è trovarlo. Alle soglie dei 90 anni (li compie l’8 giugno), dopo aver scritto i sei volumi della Méthode, molti altri libri e un’infinità di articoli, il celebre sociologo e filosofo francese (ma di famiglia italiana e d’ascendenza ebraico-spagnola, il vero nome è Nahoum), non ha nessuna intenzione di andare in pensione. Torna dal Marocco e subito riparte per il Brasile. Bisogna prenderlo al volo mentre, nella sua casa parigina, si prepara a ripartire per Torino dove da domani sarà festeggiato come merita.

Continua a pensare e a scrivere come ha sempre fatto: interdisciplinare e indisciplinato. Il suo ultimo libro, La Voie («La Via», la maiuscola è più che voluta), sottotitolo «Per l’avvenire dell’umanità», ha incendiato il dibattito intellettuale francese. È un catalogo dei molti mali del mondo (sociali, politici, economici, ambientali, educativi e così via) e delle possibili riforme, prima che la catastrofe sia definitiva.

La constatazione è pessimista, il programma ottimista.
«Non ragiono per certezze, ma per probabilità. È probabile che il mondo corra verso una catastrofe. Ma la storia è piena di avvenimenti improbabili che si verificano con effetti benefici. Pensi ad Atene: nessuno avrebbe potuto pensare che una piccola città potesse sopravvivere a due attacchi dell’enorme impero persiano e regalare al mondo la democrazia». (more…)

Il Grande Maestro e il computer

marzo 26, 2011

La storia di Magnus Carlsen, numero due del mondo degli scacchi rivoluzionato

Giovanni Zagni per “ilpost

Magnus Carlsen è un ragazzo norvegese di vent’anni, con il mento prominente e l’aria da bambino. Compare sui cartelloni pubblicitari con espressione piuttosto minacciosa, testimonial della marca di abbigliamento olandese G-Star RAW.

Anche se divide il ruolo con l’attrice Liv Tyler, Magnus non è un calciatore, né un modello, né una stella del cinema. Magnus Carlsen gioca a scacchi, ed è un “Grande Maestro” (il massimo riconoscimento possibile per uno scacchista) da quando aveva tredici anni.  Per il New Yorker, D. T. Max ne ha scritto un lungo ritratto. (more…)

Quel visionario di Bob Dylan che canta la giustizia

marzo 26, 2011

di Armando Spataro*, da “Il Fatto

Anche chi ama perdutamente Bob Dylan e la sua musica può incontrare serie difficoltà nel tentativo di dare senso compiuto ai suoi testi visionari. E del resto è pure difficile riconoscere subito, quando Bob le canta dal vivo, anche le sue ballate più famose. Penso che tante difficoltà abbiano una sola spiegazione: vogliamo usare ragione, grammatica e vocabolario per tentare di capire Dylan, mentre invece dovremmo farlo solo attraverso le emozioni che la sua musica e i suoi testi generano in noi. Dobbiamo essere visionari come lui, insomma. (more…)

All’asta la lettera di Joyce che denuncia la censura del mondo letterario contro di lui

marzo 26, 2011

Leonardo Maisano per “Il Sole 24 Ore

«La prima lettera di James Joyce scritta in italiano a Carlo Linati, destinato a diventare suo traduttore, risale al 31 ottobre 1919. Poche righe che annunciano l’invio di un testo, probabilmente il dramma teatrale Esuli. Quella che metto all’asta è un’altra. È la seconda lettera scritta da Joyce a Linati, datata 19 dicembre. E’ di grande interesse perché denuncia le sofferenze letterarie patite dall’autore irlandese». Roy Davids collezionista di manoscritti antichi, o solo vecchi se portano la firma di protagonisti del mondo della cultura, mette all’incanto da Bonhams il 29 marzo (base 12-18mila sterline) una lettera che lui stesso acquistò da un commerciante. Gente che fa trading di documenti con qualche valore. (more…)

ARBASINO, AMORE MIO!

marzo 26, 2011

“LA CASALINGA DI VOGHERA SI È TRASFORMATA. OGGI È ALL’AVANGUARDIA. SE SI APRE UNA NUOVA BOUTIQUE, LA NEO CASALINGA È IN PRIMA FILA A COMPRARE LE COSE PIÙ STRONZE” – “VISCONTI E FELLINI MI AVEVANO CHIESTO DI FORNIRGLI IDEE. SI TRATTAVA DI PERDERE GIORNATE INTERE PER ANTIQUARI O ESPOSTI AI VENTI INVERNALI DI FREGENE. VASSALLAGGIO PURO, SUBORDINAZIONE. RIFIUTAI, CI FU QUALCHE DISSAPORE”…

colloquio con Alberto Arbasino di Malcom Pagani per l’Espresso, da “Dagospia

Certe seratine, le chiama Alberto Arbasino. E ricorda. Nomi e musiche, volti e voci. Pretesti per rimpiangere. “Con i Bellonci, Kiki Brandolini, Parise e Gadda ascoltavamo i 45 giri che riportavo dagli Stati Uniti. Frankie Lymon cantava “I’m not a juvenile delinquent” e l’ingegner Carlo Emilio poi mi telefonava angosciato dallo “strazio di quella vocina che si discolpa”. È passato mezzo secolo, forse più”.

Ora che gli amici sono diventati “delle edizioni complete o degli indirizzi utili ai tassisti” e la nostalgia una distanza non sanabile dall’ottimismo: “Certo che mi mancano i miei compagni di conversazione. Là dove è seduto lei, un giorno ospitai Edmund Wilson”.

Arbasino vive i suoi 81 anni con “quel poco che mi è sempre bastato”. Sorride, copre la bocca con un pudore antico, si preoccupa che il sole non disturbi l’ospite alzandosi tre o quattro volte con vigorìa indifferente all’anagrafe: “Diete, cammino e nessun tabagismo. Le uniche sigarette della mia vita le ho fumate per darmi un tono”. Ambiente monastico, una macchina da scrivere, un disordine domato dalla memoria: “Quel foglietto dovrebbe essere proprio qui”.

In questi giorni, con Adelphi, Arbasino è in libreria con “America amore”. Novecento pagine sul suo ‘900 americano. Incontri, interviste, riflessioni, scrittori ubriachi. Pagine da aggiungere ai volumi che assecondando il flusso dell’abitazione-biblioteca riempiono anche il pianerottolo del suo appartamento romano. “In casa non entrano più, presto li regalerò al Vieusseux”.

Dice davvero?
“Mi riconosco raramente delle doti ma non ho mai mentito, detesto la vanità e sono assolutamente sincero”. (more…)

Torna Banksy, una docu-fiction per indagare su se stesso

marzo 26, 2011

Luca Beatrice per “Il Giornale

Con «Exit Through the Gift Shop» anche la nuova generazione di street artists ha il suo monumento. Un particolarissimo documentario, ma meglio sarebbe definirlo docu-fiction per la continua mescolanza tra vero e falso, realtà e invenzione, a firma Banksy, il più famoso artista di questo movimento, che continua a celarsi dietro un’identità nascosta.
Presentato nel 2010 al Festival di Berlino e al Sundance, candidato all’Oscar nella sezione documentari, uscirà tra poco nelle sale italiane, quindi in home video per Feltrinelli Real Cinema. Usa il pretesto di indagare attorno alla misteriosa figura di Banksy per restituirci il ritratto dell’unica avanguardia artistica di inizio terzo millennio. (more…)

Virginia Woolf autodidatta? No, una secchiona in storia

marzo 26, 2011

Erudita, allusiva, complessa: ecco l’inedito ritratto che emerge dalle ultime ricerche degli esperti. In barba ai biografi “ufficiali”

Stefania Vitulli per “Il Giornale

La fine è nota: il 28 marzo 1941 Virginia lasciò dietro di sé quanto riteneva indispensabile: due brevi note, il marito Leonard e Monk’s House. E camminò verso il fiume Ouse. In tasca, pietre. Nel cuore, quello che sarebbe divenuto uno dei più famosi suicidi della storia della letteratura. Entrò nel fiume e si annegò. «Amava i prati umidi/ le colline erbose, i suoi amici, i suoi libri, i suoi ricordi/ La stanza che era per sé sola… Ora è andata nel più superbo mondo dell’immortalità», scrisse sull’Observer di quei giorni Vita Sackville-West nella poesia In memoriam, il primo ricordo della scrittrice inglese che cambiò per sempre il modo di narrare del Novecento, facendo del «flusso di coscienza» di Mrs. Dalloway, Gita al faro, Orlando, uno degli stili più amati e copiati di quel secolo e del nostro. (more…)

Così la sua fine è un nuovo inizio

marzo 26, 2011

Una mostra, un film, la ripubblicazione delle opere riaccendono le luci sullo scrittore scomparso nel 2004

Fulvia Caprara per “La Stampa

La morte era l’ultima scommessa, la frontiera estrema, l’unica cosa su cui ammetteva di non sapere nulla. Nonostante il dolore fisico dovuto alle aggressioni del male, nonostante il deperimento del corpo e la rabbia impotente di certi attimi, Tiziano Terzani l’ha affrontata di petto, senza tentare di allontanarla, con un pizzico di allegria. Una sfida sfrontata, vissuta nei faccia a faccia con il figlio Folco, in una casa dove era proibito piangere, con lo sguardo sempre aperto verso l’orizzonte, come se, fino all’ultimo, ci potesse ancora essere qualcosa da scoprire: «Eravamo insieme – ricorda Folco – davanti all’ignoto, la morte rende tutti muti, mio padre continuava a dire che quando sarebbe arrivata lui ne avrebbe riso. Standogli accanto siamo tornati all’essenza delle cose, ci siamo purificati. Lo vedevo morire, ma devo dire che io mi sentivo terribilmente vivo». Una mostra, un film, l’interesse rinnovato per le ultime pubblicazioni del giornalista e scrittore scomparso nel luglio 2004, dicono che l’esempio della sua vita conserva, nel tempo, un fascino intatto e incancellabile: «Era un uomo complesso – riflette Elio Germano che recita nei panni di suo figlio – quello che mi ha impressionato più di tutto è la sua capacità di capire il mondo, non attraverso la ragione, ma piuttosto attraverso i sentimenti». (more…)

Bowie, angelo divorato dall’ansia di essere star

marzo 26, 2011

Con la moglie Iman

Esce “Starman”, la biografia sul Duca Bianco “Mai soddisfatto, unica sua regola è l’eccesso”

Andrea Makaguti per “La Stampa

Com’era David Bowie in quel complicato ventennio, più o meno tra il ’70 e il ’90, in cui decise di attraversare il cielo della musica, dal folk acustico al Krautrock, con il volo azzardato di un angelo ambiguo? Com’era davvero, dietro quella maschera da uomo-donna, quell’espressione indecifrabile da Gioconda di fine millennio?

Un artista in preda a continui desideri privi di oggetto, divorato dall’ansia di diventare una star, dominato da una fame sessuale potente e inesauribile. Un cacciatore di uomini, di donne e di transessuali, schiavo della cocaina, rapito dal lato oscuro della forza e terrorizzato dall’idea di dare alla luce il figlio del Diavolo. Un Jim Morrison senza calore, artificiale, ma ancora più trasgressivo. Certamente più vorace e determinato. E per questo capace di scavalcare l’abisso senza farsi ingoiare. «Mentre ti tiravano fuori dalla tenda ad ossigeno hai chiesto dov’era l’ultimo party». (David Bowie, Diamond dogs ). (more…)

Simonidis bifronte falsario e patriota

marzo 26, 2011

Una biografia dell’avventuriero greco

Luciano Bossina per “Il Corriere della Sera

Difficile fidarsi di un uomo morto due volte, due volte nato e in tre posti diversi. Eppure per scrivere una biografia del più grande falsario dell’Ottocento, il greco Costantino Simonidis, bisogna partire da documenti o Memoir formalmente pubblicati da autori terzi, ma di fatto riconducibili a lui. Autobiografie di un falsario, sotto falso nome. Altrimenti non restano che i gridi di allarme di chi lo vide all’opera, o le tarde accuse di chi gli fu complice. È tra queste ambigue testimonianze che si è dovuto districare Rüdiger Schaper, direttore delle pagine culturali del berlinese «Tagesspiegel», in un libro appena uscito in Germania dal titolo accattivante: L’odissea del falsario. Storia avventurosa di Costantino Simonidis, che si prese gioco dell’Europa e s’inventò il mondo antico (Siedler, pp. 206, € 16,99). (more…)

Se il sì al referendum diventa un obbligo religioso

marzo 24, 2011

Poco dopo l’annuncio dell’esito positivo della consultazione elettorale il sermone, tradotto, che è stato tenuto in una delle moschee di un quartiere popolare cairota. Da leggere e commentare

Marco Hamam per “Limes

Il 19 marzo scorso in Egitto si è svolto il referendum per le modifiche costituzionali. Con la vittoria dei voti favorevoli con il 77%, hanno vinto anche i Fratelli Musulmani e i gruppi salafiti che avevano invitato a votare “sì” (quindi ad accettare le modifiche costituzionali) in quanto obbligo religioso (wāgib šar‘ī).

L’obbligo non era votare, ma votare “sì”. La vittoria di tale opzione  ha infatti accorciato l’attuale periodo di transizione a guida dei militari e ha spianato la via per le elezioni parlamentari nelle quali, nelle attuali condizioni, i gruppi islamici si aspettano di avere la maggioranza.

Per assicurarsi il trionfo del “sì”, molti appartenenti alle organizzazioni islamiche si sono piazzati fuori dai seggi per spiegare ai cittadini, in fila per votare, che votando “no” sarebbero andati all’inferno.

Il commento più eloquente sulla vittoria elettorale dei gruppi islamici in Egitto è quello dello šayḫ salafita Muḥammad Ḥusayn Ya‘qūb, pubblicato sul suo sito personale,al-Rabbaniyya, che ha un grande seguito negli ambienti islamici salafiti egiziani.

Il video ritrae la ḫuṭba (il sermone) tenuta nella moschea al-Hudā nel quartiere popolare cairota di Imbāba, poco dopo l’annuncio dei risultati.

Limes vi offre la traduzione esclusiva del video della ḫuṭba postelettorale lasciando il commento ai lettori.

Il video:

Cari in Dio, mi sono giunte buone notizie. Ha vinto il sì! [dal pubblico: Dio è grande!] Dio è grande! Questa è stata una ġazwa [termine che indica le battaglie e le razzìe guidate dal profeta dell’islam oppure battaglie di conquista associate con l’espansione dei territori islamici].  (more…)

ACCADDE DOMANI

marzo 24, 2011

A.D. 1925, GRAMSCI E MUSSOLINI SI SCONTRANO IN PARLAMENTO SULLLA LEGGE CONTRO LE SOCIETÀ SEGRETE: “IL PARTITO COMUNISTA È STATO DICHIARATO ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, I CARABINIERI ARRESTANO I NOSTRI COMPAGNI”; IL DUCE RISPONDE RIDENDO: “FACCIAMO QUELLO CHE FATE IN RUSSIA. VOI FATE DELLE RETATE FORMIDABILI. FATE BENISSIMO!” – BENITO BERLUSCONIANO: “I LETTORI DEI GIORNALI NON CONTANO, NON HANNO MAI FATTO LA RIVOLUZIONE” – LO SAPEVATE CHE IL FONDATORE DELL’“UNITÀ” RITENEVA LA MASSONERIA “L’UNICO PARTITO REALE ED EFFICIENTE CHE LA CLASSE BORGHESE HA AVUTO”?…

Da Blitzquotidiano.it, da “Dagospia

Correva l’anno 1925 e Antonio Gramsci e Benito Mussolini si affrontarono alla Camera su fascismo, borghesia, le debolezze del sistema italiano e le difficoltà dei cittadini.

Il Fatto quotidiano pubblica uno stralcio di quel discorso scontro in cui, quando Gramsci dice “Voi fascisti siete stati i maggiori artefici del fallimento di questo piano politico, poiché avete livellato nella stessa miseria l’aristocrazia operaia e i contadini poveri di tutta Italia. Abbiamo avuto il programma che possiamo dire dal Corriere della Sera, giornale che rappresenta una forza non indifferente nella politica nazionale: 800.000 lettori sono anch’essi un partito”, Mussolini replica:”I lettori dei giornali non contano, non hanno mai fatto la rivoluzione”. (more…)

Leibniz e il computer della creazione

marzo 24, 2011

Andrea Vaccaro per “Avvenire

Dalla vicenda potrebbe scaturire, con un po’ d’inventiva, un romanzo storico carico di suspense, dall’accattivante titolo Il codice segreto del medaglione di Leibniz. Gli ingredienti narrativi non mancherebbero: il personaggio la cui mente geniale oltrepassa le epoche (Leibniz, appunto); l’ambientazione severa e un po’ spettrale della Biblioteca Augusta; una missiva mai onorata di una risposta e, forse, mai ricevuta e, soprattutto, il disegno per il conio di una medaglia onorifica, piena di segni, simboli e frasi in latino. Il frontespizio del libro di Rudolf August Nolte dedicato al tema (Lipsia, 1734) offre una raffigurazione del medaglione: il corpo è costituito da colonne di numeri, con prevalenza di 1 e 0, incasellati verticalmente nella metà destra, mentre, a sinistra, in forma quasi piramidale.  (more…)

SPIRITI OTTOCENTESCHI

marzo 24, 2011

Théophile Gautier

Stenio Solinas per “Il Giornale

Nel febbraio del 1830, a nemmeno vent’anni, Théophile Gautier irruppe sulla scena letteraria in veste di claqueur. C’era la prima dell’Ernani di Victor Hugo alla Comédie Française e, capelli lunghi e gilet color ciliegia, dalla platea Gautier guida la claque degli ammiratori. È il trionfo del romanticismo in letteratura e in politica, perché le barricate di Parigi congedano di lì a poco, con la «rivoluzione di luglio», la monarchia dei Borboni.
Ironia della sorte, il giovane Théophile fa vincere qualcosa che gli si rivolterà contro. Monarchico convinto, suo padre ha puntato tutta la sua fortuna su quel re all’improvviso senza corona, e ciò vuol dire la rovina economica per lui e per il figlio. Quanto al nuovo sentimento letterario degli Hugo, dei Vigny, dei Lamartine, il poeta come vate, come educatore e guida, il ragazzo Gautier non sa che farsene: lui sogna un’arte libera e inutile, libertina e irresponsabile. Cinque anni dopo, con Mademoiselle de Maupin, ne traccia il compendio e insieme il manifesto: l’estetica su tutto, l’aristocrazia del gusto, l’amore libero e la provocazione permanente. Anche stavolta non ha misurato bene le conseguenze. Il successo, meglio, lo scandalo del romanzo, gli apre le porte del giornalismo e dell’industria editoriale e lo incatena al primo come alla seconda. (more…)

1811, nella grande griglia la New York del futuro

marzo 24, 2011

Manhattan nel 1873

Duecento anni fa tre influenti cittadini presentarono la visionaria mappa che ridisegnò Manhattan, ponendo le basi per uno sviluppo spettacolare

Vittorio Sabadin per “La Stampa

Duecento anni fa, il 22 marzo 1811, tre influenti cittadini di New York presentarono al parlamento della città il frutto di un meticoloso lavoro: un foglio lungo quasi tre metri sul quale era stata disegnata la mappa più semplice e nello stesso tempo più visionaria che fosse mai stata concepita. Gouverneur Morris, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, l’avvocato John Rutherfurd e il perito Simeon De Witt erano stati incaricati, per un salario di quattro dollari al giorno, di ipotizzare un piano di sviluppo della città che allora contava 80 mila abitanti ed era poco più di un agglomerato di case, campi coltivati e fattorie. Quando Morris srotolò la mappa che aveva portato sotto il braccio, al City Council si levarono grida di stupore: davanti agli occhi dei consiglieri si stendeva una città immensa e immaginaria, accuratamente divisa in griglie regolari formate da strade che si incrociavano ad angolo retto lungo l’isola di Manhattan.  (more…)

La storia di Elsa

marzo 24, 2011

Livio Garzanti ricorda la Morante e i suoi ultimi giorni. Al funerale si presentarono solo venti persone. Lontana dalla maternità, creò la vita nei romanzi. Al suo addio Moravia venne con un’altra donna

Livio Garzanti, da “Il Corriere della Sera

Elsa Morante, la maggiore scrittrice del nostro Novecento, viveva nell’incanto della realtà che portava in sé, e dava una luce di magia alla sua scrittura. Creava nei personaggi la ricchezza di una profonda, dolcissima comprensione femminile.

Lei, lontana da ogni maternità, creò Useppe nella Storia, forse perché la mancanza di ciò che non si è avuto fa comprendere il vero di quanto l’esperienza non ci ha dato nell’incontro con la realtà. (more…)

Si può creare arte con l’arte altrui?

marzo 23, 2011

Uno dei pezzi in cui Richard Prince ha usato le foto di Cariou

Richard Prince usa fotografie altrui per creare le sue opere. Ora è stato condannato. L’artista dovrà distruggere alcuni pezzi in cui ha usato le foto di Patrick Cariou

da “ilpost

«Rifotografando la pagina di una rivista e sviluppando poi la pellicola in una camera oscura improvvisata il risultato era molto strano. Potevano essere foto mie, ma non lo erano.»

Richard Prince è un pittore e fotografo statunitense, diventato famoso per i pezzi in cui usa una tecnica definita “rifotografia” (rephotograph): lavora, con pennelli o altri materiali, su foto scattate da altri e che infine rifotografa, proponendo quest’ultima immagine risultante come opera. Famosissimo nell’ambiente artistico internazionale, le sue opere sono state esposte in molti musei prestigiosi, tra cui il Guggenheim Museum di New York, e vendute per cifre milionarie.

Man mano che la sua fama cresceva, la tecnica della rifotografia ha cominciato a infastidire i fotografi degli scatti originali, spesso “depredati” del lavoro di anni senza alcun accordo o richiesta preventiva. Finché Patrick Cariou, autore delle fotografie raccolte nel libro Yes Rasta, non gli ha fatto causa.

Il 18 marzo la corte ha giudicato Prince colpevole di violazione del copyright nei confronti di Cariou, condannandolo, tra le altre cose, a distruggere le opere in cui ha sfruttato il lavoro del fotografo: opere che erano già state vendute per oltre 10 milioni di dollari. Questo ha aperto un ulteriore dibattito nel già traboccato campo dell’”opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”: i precedenti di opere “citate” e usate in altre opere sono molti.  Il Copyright Litigation Blog, che commenta la notizia, sottolinea che probabilmente la decisione della giuria è stata influenzata negativamente dalle continue dichiarazioni di Prince sull’assenza di un significato nei suoi pezzi: se però il significato è assente, probabilmente il valore delle opere aumenterà in modo rilevante in seguito alla condanna.

Il trip di Donnini per i corpi

marzo 23, 2011

I ritratti fotografici in bianco e nero di grande formato realizzati dall’artista romano tra il 2007 e il 2010 diventano una mostra viaggiante. Un furgone guidato dall’autore toccherà diverse città italiane ed europee ‘contaminando’ con manifesti e azioni gli spazi urbani. Altre foto e articolo qui

1861: la rivoluzione della fisica di Maxwell

marzo 23, 2011

Pietro Greco per “l’Unità

Nel 1861 il Philosophical Magazine pubblica On Physical Lines of Force, la prima di una serie di note con cui un giovane scozzese, James Clerk Maxwell, 30 anni appena, riscrive i fondamenti stessi della fisica: sia perché unifica due forze della natura elettricità e magnetismo, ma anche e soprattutto perché conferisce dignità ontologica al concetto di campo.
Oggi celebriamo il centocinquantesimo anniversario di questa straordinaria svolta scientifica e culturale su cui, fra l’altro, si basa la gran parte delle moderne tecnologie.
James Clerk era nato a Edimburgo il 13 giugno 1831. E nel 1847 aveva iniziato a frequentare la nota università della sua città, studiando fisica. Si era trasferito poi a Cambridge nel 1850, conseguendo il diploma in matematica nel 1854 e, soprattutto, entrando in contatto con William Thomson, che lo introduce ai temi dell’elettricità e del magnetismo.
In realtà Maxwell si interessa anche di altro. Di luce, per esempio. E, quindi, di ottica. Giungendo a definire sia una teoria fisica dei colori – lungo la strada tracciata da Newton – sia approfondendo i temi, biologici, della percezione dei colori. Non solo sostiene che i colori, in realtà, sono nella nostra testa, ma giunge anche a realizzare alcune pratiche applicazioni che gli consentono di mettere a punto i prototipi delle fotografie a colori e persino, come ha scritto lo storico Giulio Peruzzi, “il cinema prima del cinema”. (more…)

VIVA POLI!

marzo 23, 2011

NON è UN’INTERVISTA MA UNA LEZIONE DI VITA – “Non è Mussolini che ha inventato il fascismo, ma gli italiani che hanno inventato Mussolini – Ci trastulliamo con la cronaca perché è più difficile capire la storia – un po´ di letteratura, melodramma e tanta canzonetta: è il massimo che abbiamo espresso – Trovo insulsa la difesa a oltranza dei propri corpi e patetico questo attaccamento alle chiappe delle escort”…

Antonio Gnoli per “la Repubblica“, da “Dagospia

Che dire di Paolo Poli, 81 anni portati con grande disinvoltura? Se scherzi e gli fai un complimento un po´ da signora non si offende, anzi finge di guardarti con occhi che sbattono civettuoli. La vocetta frivola condensa anni di gesti teatrali all´insegna della più totale libertà di pensiero. E improvvisamente immagini che nella sua testa scorrano le canzonette e le canzonacce, i monologhi e duetti, le mammine e i profumi, i balocchi e le mossette, le parrucche e le scarpine, il militare e il frac, lo chiffon e la marcetta. Teatro di una vita. (more…)

L’avversione di Barney per i lettori

marzo 23, 2011

Nel volumetto Mordecai torna il Diario di un ambulante, in cui Richler descriveva il grottesco rito delle presentazioni in libreria. E il figlio Noah fa rivivere il padre sul set del film con Dustin Hoffman

Daniele Abbiati per “Il Giornale

«Erano i giorni felici in cui noi scrittori potevamo permetterci di guardare i piazzisti, quei disgraziati che giravano da una città all’altra con la loro valigetta di campioni, dall’alto in basso: adesso – anzi, da un pezzo – li consideriamo per quel che sono, colleghi». Quel «noi scrittori» suona un po’ stonato, uscendo dalla penna di Mordecai Richler, uno scrittore, appunto, che non ama la prima persona plurale, preferendo di gran lunga la prima e la seconda singolari, più acconce all’autobiografismo. Però la battuta (che poi battuta non è, bensì semplice constatazione) tratta da Diario di un ambulante rende bene l’idea. L’idea, cioè, della… «travetizzazione» dell’autore. Di tutti gli autori, grandi e piccoli, celebri e sconosciuti. Preso nel tritacarne del «firmacopie» e delle presentazioni, anche Mordecai-Barney porta dunque il suo obolo di noia, disinteresse, estraneità e, ovviamente, ironia prettamente ebraica a quella che potremmo chiamare, parafrasando un’espressione oggi largamente usata, «fabbrica del miele». (more…)

Kara Walker, le mie silhouette contro il vostro razzismo

marzo 23, 2011

L’artista nera inserita da Time Magazine fra i 100 big della cultura internazionale: «In Italia sul tema dei diritti civili siete indietro di 40 anni rispetto agli Stati Uniti»

Francesco Bonami per “La Stampa

TORINO
Il progetto A negress of noteworthy talent, dedicato dalla Fondazione Merz di Torino a Kara Walker e curato da Olga Gambari, prevede quattro momenti. Oggi un workshop con la partecipazione di studenti dell’Accademia Albertina e della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Giovedì sera si inaugura una mostra (aperta fino al 3 luglio) con lavori recenti, alcuni site specific, dell’artista americana. Venerdì e sabato si svolgerà un convegno internazionale sulla dimensione politica e psicologica degli stereotipi razziali. Al Museo Nazionale del cinema di Torino domenica 27 marzo una rassegna di film legati al lavoro di Kara Walker.Volendo rischiare il colmo della banalità potremmo chiamarla «l’Obama dell’arte contemporanea». Un rischio che mi sento di prendere, perché Kara Walker, artista afro-americana di quarantadue anni, ha avuto sul mondo dell’arte un po’ lo stesso impatto del suo presidente Barack sulla politica americana. Nel 1997, a soli 28 anni, diventava una delle persone più giovani ad aver ricevuto la «MacArthur fellowship», la prestigiosissima borsa di studio (mezzo milione di dollari) destinata ai «geni» nel campo delle arti. Dieci anni dopo Time Magazine la inseriva fra le 100 persone al mondo più influenti nel campo della cultura. (more…)

Scrittori sotto scorta

marzo 23, 2011

Pubblichiamo la prima parte del terzo capitolo di “Chi ha perso la Turchia” (Einaudi). E’ incentrato sulle minacce dei Lupi grigi e degli ultranazionalisti al premio Nobel Orhan Pamuk.

Marco Ansaldo da “la Repubblica

Milano è calda in un pomeriggio di giugno, e Orhan Pamuk, scrittore appartato benché costretto a girare in patria con i poliziotti intorno, è finalmente solo. Seduto nel retro di un teatro, il premio Nobel per la letteratura ha appena terminato le lunghe prove in sala  –  testo, leggìo, luci, voce  –  in attesa di partecipare a una serata a lui dedicata in un grande festival di scrittura. E’ felice di trovarsi in Italia, progetta di ritagliarsi all’indomani un pomeriggio per andare a visitare un paio di musei, ma ora è stanco di stare al chiuso e vuole uscire. “Abbiamo due ore di tempo  –  propone all’improvviso  –  perché non andiamo a fare una passeggiata in centro, ci fermiamo a bere qualcosa e poi torniamo indietro?”. (more…)

Pietro Ingrao «In famiglia, le relazioni più intense con mia madre »

marzo 23, 2011

«Con brutti versi ai littoriali incontrai l’antifascismo»

Paolo di Stefano per “Il Corriere della Sera, video

La luna. È curioso che in questa serata romana piovosa e fredda si parta dalla luna e si arrivi alla luna. Era quella che il bambino testardo Pietro pretese in regalo dai suoi genitori il giorno in cui gli chiesero di fare la pipì nel vasino: «In cambio voglio la luna!». Qui nel salone di casa Ingrao, le finestre sono abbassate e si sente l’acqua scrosciare. E la luna chissà dove si nasconde. Ma dalle parole scolpite di Pietro Ingrao, del poeta prima che del politico comunista che ha attraversato decenni di storia nazionale, la sfera lontana sembra avvicinarsi e accendersi luminosa, quando ricordano il suo paese, Lenola, situato tra i Monti Aurunci e la piana di Fondi: «Provo una sensazione fisica molto precisa, pensando a certe serate dell’infanzia. Il mio era un paese contadino, con ceppi patronali e gruppi di artigianato. Fu mio nonno Francesco, siciliano di Girgenti e garibaldino, a costruire quella casa a metà strada tra il paese e il colle. Lenola era allora sul confine tra il Regno dei Borbone e lo Stato pontificio. Dalla casa che saliva verso il colle del santuario c’erano balconi che si affacciavano sull’orizzonte e io provavo un’emozione molto forte quando riuscivo a cogliere, stavo per dire acciuffare, il sorgere della luna dietro le spalle montuose. Specie nelle notti d’estate, guardavo la corona di montagne, con cieli gremitissimi di stelle: quello spettacolo che inondava il cielo del suo chiarore è diventato per me il simbolo di un oltre che alludeva ad altri mondi». Recita «L’infinito», Ingrao: «Nella poesia italiana Leopardi mi sembra l’evento più alto. Ho studiato Giurisprudenza per un ordine prestabilito della famiglia, poi Lettere, amavo soprattutto la letteratura, e in modo caldo, appassionato, la poesia. Le due pagine di invenzione artistica che apprezzo di più sono di Leopardi: “L’infinito” e “Le ricordanze”. La cima sono quei versi di grande splendore e scuotimento». (more…)