1811, nella grande griglia la New York del futuro

Manhattan nel 1873

Duecento anni fa tre influenti cittadini presentarono la visionaria mappa che ridisegnò Manhattan, ponendo le basi per uno sviluppo spettacolare

Vittorio Sabadin per “La Stampa

Duecento anni fa, il 22 marzo 1811, tre influenti cittadini di New York presentarono al parlamento della città il frutto di un meticoloso lavoro: un foglio lungo quasi tre metri sul quale era stata disegnata la mappa più semplice e nello stesso tempo più visionaria che fosse mai stata concepita. Gouverneur Morris, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, l’avvocato John Rutherfurd e il perito Simeon De Witt erano stati incaricati, per un salario di quattro dollari al giorno, di ipotizzare un piano di sviluppo della città che allora contava 80 mila abitanti ed era poco più di un agglomerato di case, campi coltivati e fattorie. Quando Morris srotolò la mappa che aveva portato sotto il braccio, al City Council si levarono grida di stupore: davanti agli occhi dei consiglieri si stendeva una città immensa e immaginaria, accuratamente divisa in griglie regolari formate da strade che si incrociavano ad angolo retto lungo l’isola di Manhattan. 

L’incarico che i tre uomini avevano ricevuto dalla città di New York era quello di progettare una serie di strade che «unissero la regolarità e l’ordine all’interesse e alla convenienza dei cittadini, in modo da promuovere il benessere della comunità», ma nessuno si aspettava che l’indicazione venisse presa così alla lettera. Morris, Rutherfurd e De Witt non avevano toccato la parte più vecchia della città, con le stradine irregolari del Greenwich Village, ma a partire dalla 13ª strada, la prima che andasse senza interruzioni dall’East River all’Hudson, avevano disegnato verso Nord un reticolo composto da 12 grandi avenue e da decine di strade più piccole che le attraversavano con regolarità, numerate fino ad arrivare alla 155ª. Oltre questo confine, solo la Decima Avenue proseguiva verso Nord fino al ponte di Kingsbridge, sul fiume Harlem.

Fu l’avvocato John Rutherfurd a pronunciare di fronte al Council le parole decisive: «I cerchi, gli ovali, le stelle sicuramente abbelliscono molte città, anche se ce ne sfugge l’utilità. Ma un centro urbano è fatto essenzialmente di abitazioni che ospitano esseri umani, e le case che hanno lati dritti e angoli a 90 gradi sono le meno costose da costruire e le più adatte per viverci. Inoltre, le strade prive di interruzioni favoriscono la circolazione dell’aria, e renderanno l’ambiente più salubre». Ogni lotto della nuova città era stato studiato con cura. Lo spazio tra un’avenue e l’altra non era uguale, ma variava dai 280 metri al centro dell’isola ai 198 metri ai suoi lati perché il commercio si svolgeva essenzialmente lungo i due fiumi e i lotti vicini ai moli avrebbero avuto maggior valore. Proprio per favorire il commercio, c’erano molte più strade a collegare l’East River con l’Hudson: per ogni miglio erano previsti 20 isolati. Le avenue erano larghe 30 metri, le street che le attraversavano 18, ma i progettisti avevano previsto 12 strade più grandi, collocate con regolarità tra la 13ª e la 155ª, che rendessero più agevoli i collegamenti tra Est e Ovest. L’unica eccezione, in questa città degli angoli, sarebbe stata Broadway, il vecchio sentiero indiano che attraversava diagonalmente l’isola.

Il piano fu approvato con entusiasmo, e cominciò la parte difficile. Manhattan, nella lingua dei nativi che l’abitavano, significa l’isola delle colline e all’epoca era piena di foreste e di declivi ondulati e rocciosi. Molti agricoltori avevano costruito fattorie e c’erano centinaia di abitazioni dove Morris, Rutherfurd e De Witt volevano spianare le loro avenue. Consapevole dell’immenso giro d’affari che la lottizzazione del territorio avrebbe creato, il City Council diede ai tre pieni poteri per abbattere e sequestrare tutto quello che si fosse frapposto al progetto. John Randel, un collaboratore di De Witt incaricato di fare i sopralluoghi, venne preso a fucilate, arrestato per violazione di domicilio e ripetutamente assalito dai cani dei proprietari delle abitazioni da abbattere e dei terreni da livellare, ignari di quanto sarebbero diventati ricchi i loro discendenti. Di Morris si disse che se fosse vissuto nell’antica Roma non avrebbe avuto esitazioni a spianare i sette colli, e molti pensano ancora che New York sarebbe più bella se avesse conservato collinette, laghetti e strade senza uscita, come una Boston qualunque.

I tre uomini che hanno disegnato la grande griglia di Manhattan pensavano che tra la 13ª e la 155ª strada avrebbero potuto vivere 400 mila persone, cinque volte gli abitanti del 1811. Ma non potevano immaginare il futuro dei grattacieli, della metropolitana, dei taxi gialli che percorrono le loro larghe e previdenti avenue. Ora nella stessa area abitano quasi due milioni di persone e il New York Times ieri le ha invitate tutte a ricordare con affetto e riconoscenza Morris, Rutherfurd e De Witt. Senza di loro, non vivrebbero nella città più bella del mondo.

 

Tag:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: