«Quel Gheddafi è un mascalzone e bisognava pur fermarlo…»

Bruno Gravagnuolo per “l’Unità

Compleanno di Ingrao. Con tutto il rispetto per una vita ben altrimenti straordinaria, è un po’ come se fosse anche il nostro. E infatti, per questo suo novantaseiesimo anno, siamo di nuovo da lui a festeggiare, e a «ragionare». Assieme. La marionetta di Charlot è sempre là, con gli Omiccioli, i Vespignani, i disegni di Guttuso, le foto, i piccoli cimeli. E quella morbida luce meridiana, fattasi vespertina, che di solito accompagna i nostri incontri. Preliminari. Pietro compare inatteso, lieve. Mentre il nipote, Giovanni Lombardo Radice, ci racconta che a tennis Ingrao perdeva spesso con suo padre Lucio Lombardo Radice…. E noi scherzando glielo ripetiamo… «Mica vero – dice Pietro, materializzatosi d’incanto in soggiorno – Vincevo io! E poi che fai? Arrivi e mi prendi subito in giro? ». «No, Pietro – replichiamo – lo so che eri bravo e che invece con Aldo Natoli vincevi tu…». «No, Natoli era forte, con lui perdevo…».

E allora cominciamola anche noi questa partita-intervista. A tratti ostica. Con Ingrao che gioca di rimessa e non di rado contrattacca disarmante, mettendoti in imbarazzo: «Ma perché mi fai questa domanda? Mi sembra un po’ ovvia…». E noi a cercare un’altra strada, forzando il ritmo dei suoi dubbi. Chiacchierata fatta di tre «games: la guerra, l’idea di patria e la sinistra. Quanto al primo punto, Ingrao ci «spiazza» subito: non è affatto un pacifista radicale e assoluto. Come tanti lo descrivono. E dice: «certo la guerra è sempre un male, e tutto il miosecolo è statoun secolo di guerra. Amela pace non è stata consentita, benché la agognassi. Ora esplode l’Africa, e io sono contro le soluzioni belliche, però…». Però… Pietro? «Se sei costretto danemici feroci e infami, allora combatti. Ci sono guerre e guerre, e io ho combattuto contro il nazifascismo…». Scusami Pietro, se insisto: si può consentire interventi umanitari a difesa degli inermi, fuori di casa tua? «Guarda, non sono mai stato a guardare, ma voglio capire, ogni volta, di che si tratta. Personalmente ho sempre agito da resistente e da cospiratore. Mi chiedi della Libia, no? E ti rispondo: era giusto intervenire, nonsipuòrestare indifferenti. E questo è stato sempre il mio atteggiamento, fin dal 1936 anno della mia presa di coscienza antifranchista e antifascista. Perciò non dico “no alla guerra sempre”. Anche se si tratta di vedere, di volta in volta, se sia giusto intervenire, oppure no». Tuttavia caro Pietro, questa guerra, e di bel nuovo, divide la sinistra, e pure la destra al governo. Sicché, non ci vuole almeno un criterio generale, per dirimere il dilemma «intervento/ non intervento»? E poi, all’estrema sinistra, c’è chicomeGino Strada dissente comunque dall’intervento autorizzato dall’Onu in Libia… Insomma tu che dici? «Dico che tu sai bene quello che è stata la mia vita, e che sta lì il mio criterio di scelta. Ora è difficile parlare della guerra in astratto, “guerra giusta o non giusta”… ma se mi chiedi di Gheddafi, posso dirti: èunmascalzone.E perciòun modo per far fronte a uno come lui lo si doveva pur trovare. Con tutti i dubbi sui rischi imperiali euroccidentali che un intervento del genere può implicare in quell’area». Cambiamo argomento: la patria. Ingrao, la destra suole dire oggi alla sinistra: “siamo noi che vi abbiamo convertito alla patria e al tricolore”! Ma fa rabbia, non credi? «È totalmente falso! In Italia la guerra al nazifascismo è stata anche una guerra patriottica, vissuta, anche dal Pci, con un legame profondo con la nostra patria. Scusa, e metti nomee cognome:machi dice il contrario? ». Elenco lungo, caro Pietro: Vespa, La Russa, Ostellino, Della Loggia…«Non mi irrita più di tanto, sentire certe cose, sono posizioni diverse dalle nostre, ristrette. E i nomi che fai non mi impressionano granché…Permecerte cose sono assodate. In Europa e in Asia si sono condotte nel 900grandi lotte nazionali, gigantesche lotte di emancipazione sociali e nazionali. Se poi mi chiedi del Pci e della sua funzione nazionale, certe accuse ce le facevano i fascisti, e sono state confutate dal ruolo del Pci nella Resistenza. Nonché da ciò che i comunisti hanno fatto nel dopoguerra in Italia. Io poi lamia risposta a riguardo, materialmente, l’ho data nei fatti…».

L’OPPOSIZIONE
… E infine terzo «game»: la sinistra, l’opposizione. Prima di tutto, Ingrao, comepercepisci quest’opposizione e il Pd? Confusa, divisa, ancora imbambolata, o che altro? «Troppo frantumata, nel suo insieme. Laddove invece si dovrebbe operare per compattarla. E te lo dico così: si dovrebbe lavorare per costruire un soggetto collettivo. Un’azione collettiva fatta di diversi attori in campo. Uniti, per dare forma e carattere a una linea condivisa. Cosicché, se scoppia un conflitto in Africa, ci sia un soggetto italiano e magari europeo, che sappia intervenire in modo coerente, sullo scenario africano e internazionale. Èproprio quello che manca in un momento così drammatico…». Scusa Pietro, ma in molti si chiedono: comemai, malgrado la crisi di credibilità civile di questa destra, Berlusconi ancora tiene? E tiene, nonostante le divisioni del suo blocco… « Ti rispondo sempre allo stesso modo: siamo ancora divisi, persino nella lotta contro Berlusconi, e continuiamo a spaccarci anche nella quotidianità. Dobbiamo mettere insiemetutti i pezzi: sinistra, centrosinistra, antiberlusconiani e via di seguito ». Però scusa, un conto è la sinistra – e non tutto ilPd si definirebbe tale – altro è l’opposizione nel suo insieme, che include anche il centro. Che tipo di alleanza vedi tu? «Prima di tutto, io dico, uniamo la sinistra, il soggetto potenziale. E insieme, anche quelle forze centriste che possono essere coinvolte in un processo di resistenza al berlusconismo. Bersani, Vendola e gli altri più a sinistra, da soli non possono farcela…».

UNA SINISTRA DI MASSA
Restiamo alla sinistra in quanto tale: di che è fatta la «tua» sinistra? È ancora possibileunasinistra di massa, coesa, con una sua identità sociale riconoscibile? «Torno a dirtelo: si può costruire in Italia un unico soggetto collettivo, di massa, fatto di posizioni più moderate o più radicali. O almeno lo spero, e per quanto posso ci lavoro anche, con quello che faccio e che scrivo». Molti però, a cominciare da settori del Pd,nonpensano che sia più possibile questa «sinistra di massa», espressione del riscatto degli sfruttati e dei senza potere. Una sinistra del lavoro e della sua liberazione. Tu cosa replichi? «E lo chiedi proprio a me? Io dico: ricominciamo! Ma da un soggetto collettivo che torni a spingere avanti tutto il quadro politico. Non basta lamentarsi e non basta indignarsi, come ho titolato il mio ultimo libro…». Èil controtitolo di unlibro di successo francese, Indignatevi! Ma tu che intendi? Ce l’hai col moralismo antipolitico? «Voglio dire che costruire un attore politico è ben diverso dal puro indignarsi. E che per combattere l’avversario, quell’attore ci vuole!Nonsolo per combatterlo, ma per dividerlo. Per dividere il suo blocco sociale, e costruirne uno proprio, vincente».

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