Archive for aprile 2011

CIAO CIAO, CIA!

aprile 18, 2011

FUGA DI AGENTI SEGRETI E ANALISTI PER LE AGENZIE PRIVATE DI SICUREZZA, LIEVITATE DOPO L’ATTACCO ALLE TORRI GEMELLE – SOCIETÀ (FIGLIE DEL BUSHISMO CON LA PISTOLA) CHE PRIMA ARRUOLANO, A PESO D’ORO, I MIGLIORI CERVELLI DELLA CIA E POI ACCHIAPPANO APPALTI MILIONARI DAL PENTAGONO PER GESTIRE LE QUESTIONI PIÙ ROGNOSE – QUASI IL 30% DEGLI OPERATIVI DELL’INTELLIGENCE USA È COMPOSTO DA “CONTRACTORS” (LEGGI MERCENARI)…

Francesco Semprini per “la Stampa“, da “Dagospia

È una vera e propria fuga di cervelli, quella con cui è alle prese la Cia da dieci anni. Dagli attentati dell’11 settembre 2001 le società di intelligence e sicurezza private hanno «rubato» decine di agenti segreti in forze a Langley, con l’obiettivo di conquistare un posto tra i contractor di riferimento della emergente industria di difesa privata.

Le defezioni dalla Central Intelligence Agency non hanno riguardato funzionari qualsiasi, ma veterani con incarichi negli alti ranghi dei servizi segreti. Almeno 91 «cervelloni» sono passati dal pubblico al privato negli ultimi dieci anni, secondo un’inchiesta del «Washington Post», e alcuni di questi erano vertici dell’agenzia.

Oltre a tre direttori, la Cia ha perso quattro dei suoi vice, responsabili delle attività operative, tre capi del centro anti-terrorismo, e tutti i cinque capi divisione che erano in servizio al momento degli attacchi dell’11 settembre 2001. Non è una novità a Washington che dagli apparati pubblici vengano reclutati esperti dai privati. (more…)

Nella Berlino del ’46 l’orrore non è finito. Deve ancora cominciare

aprile 18, 2011

Stenio Solinas per “il Giornale

L’inverno del 1946 fu per Berlino il primo di pace, ma si rivelò più gelido degli inverni di guerra che l’avevano preceduto. Bombardata, distrutta, divisa e occupata, la città era popolata di eserciti invasori e di eserciti infantili: migliaia di bambini e di ragazzi, orfani, sbandati, smobilitati, accampati fra le macerie dei palazzi. Man mano che la rete ferroviaria riprendeva a funzionare, le stazioni della città scaricavano sulle pensiline una moltitudine di profughi straccioni, i rimasugli militari del Reich millenario mischiati all’esodo di una nazione: contadini, operai, borghesi in fuga e in cerca d’aiuto, Berlino come una gigantesca calamita… Allo scopo di denazificare un popolo, era stato approntato un questionario in cui quello stesso popolo doveva spiegare dove, come, quando, quanto e perché fosse stato nazista o fosse rimasto soltanto tedesco. Era un confine sottile, e non così facile da stabilire. (more…)

La città del futuro non cancelli le radici

aprile 18, 2011

L’architetto olandese Rem Koolhaas parla a Biennale Democrazia

Paolo Mastrolilli per “la Stampa

Dio è morto, la democrazia non gode di ottima salute, e anche Rem Koolhaas non si sente troppo bene, a lavorare stretto fra le lusinghe dell’economia di mercato e le minacce delle dittature. Bisogna prendere in prestito l’ironia di Woody Allen, per spiegare con leggerezza il disagio dell’archistar olandese, che in poche parole ha spiegato alla Biennale di Torino come l’architettura democratica sia diventata quasi impossibile.  (more…)

Ecco i campioni della ricerca in Italia e a sorpresa il Cnr arriva solo terzo

aprile 18, 2011

Al top per efficienza gli Istituti di Fisica nucleare e di Astrofisica. Il nostro Paese si difende: è al sesto posto nel mondo per numero di pubblicazioni. Non decolla il promettente Iit

Elena Dusi per “la Repubblica

Eppur ci siamo. Nonostante uno dei finanziamenti per la ricerca più bassi al mondo (1,14% del Pil), l’Italia è al sesto posto per produzione scientifica. L’ultima classifica della Royal Society britannica ci attribuisce il 3,7% delle pubblicazioni che vengono citate in altri studi al mondo (uno degli indici usati per misurare la qualità della scienza), con gli Usa in testa al 30%.

Ma il panorama del paese è tutt’altro che omogeneo, e a scavare tra eccellenze e inefficienze sono andati Francesco Sylos Labini, astrofisico del Centro Fermi e del Cnr e Angelo Leopardi, docente di idraulica all’università di Cassino. Il loro articolo “Enti di ricerca e Iit: dov’è l’eccellenza” è stato pubblicato da “Scienza in rete” la rivista online del “Gruppo 2003 per la ricerca scientifica” che comprende alcuni fra gli studiosi italiani col maggior numero di citazioni. Incrociando i dati fra personale, finanziamenti e pubblicazioni sulle riviste scientifiche, la loro analisi offre un quadro ragionato di quali sono gli enti che muovono la ricerca scientifica in Italia.  (more…)

Gli ottant’anni di Giovanni Reale

aprile 18, 2011

Da Platone alle indagini sul sacro

Armando Torno per “Il Corriere della Sera

Ottant’anni sono pochi per Giovanni Reale. Li compie oggi, 15 aprile. Ha ancora energia da vendere e migliaia di progetti in testa. Dopo aver scritto la più vasta Storia della filosofia greca e romana in circolazione ai nostri giorni (10 volumi, Bompiani, 2004) e aver dato vita, con Dario Antiseri, ai 14 tomi della Storia della filosofia dalle origini a oggi (Bompiani, 2010), uno studioso si sentirebbe realizzato. Potrebbe atteggiarsi a barone e dedicarsi alla sua gloria. Reale no, si comporta come un giovanotto. E questo anche se è stato, oltre che storico infaticabile, il traduttore principe della Metafisica di Aristotele – uno dei pilastri del pensiero occidentale – uscita in due volumi nel 1968 da Loffredo e continuamente riproposta, prima da Vita e Pensiero e poi da Bompiani. Ma ha anche creato la collana «Temi metafisici e problemi del pensiero antico», ora diretta da Roberto Radice, suo erede alla cattedra della Cattolica, che è la più imponente raccolta di studi sulla filosofia greca mai apparsa in Italia (oltre 123 volumi, esce da Vita e Pensiero). Non si creda che si sia fermato qui. (more…)

Geometria come cultura

aprile 17, 2011

Federigo Enriques

Umberto Bottazzini per “Il Sole 24 Ore

Il 6 aprile del 1911 si apriva a Bologna il IV Congresso Internazionale di Filosofia sotto la presidenza di Federigo Enriques. Enriques? Un «professore di matematica che si diletta di filosofia», lo definisce un astioso Benedetto Croce in una celebre intervista rilasciata a un quotidiano dopo la conclusione del Congresso. Quel «professore di matematica» è in realtà un geniale matematico, che ha dato contributi di eccezionale valore nel campo della geometria e, all’epoca, è ormai considerato uno dei maestri della scuola italiana di geometria algebrica, una scuola che si è affermata su posizioni di riconosciuta avanguardia sulla scena internazionale. Insomma, uno dei grandi della matematica della prima metà del Novecento. (more…)

Solo la letteratura ci può salvare

aprile 17, 2011

Mario Bernardi Guardi per “Libero”

L’uomo moderno è assediato dai barbari. Si chiamano violenza ideologica, fanatismo integralista, egualitarismo livellatore, divinizzazione della tecnologia, banalizzazione della morte, irrisione dei valori tradizionali, relativismo, pensiero debole e pensiero unico. Chi ci salverà? Dio? Il filosofo francese Alain Finkielkraut pensa che ci guardi, ma che se ne stia lontano, in silenzio. E che ci possa salvare la Storia, quella con la esse maiuscola, c’è da dubitarne, dopo i fasti e i nefasti del secolo scorso, quando, spietata, ha dominato. E allora? Allora la salvezza verrà dalla letteratura. Perché è la letteratura che può donarci «un cuore intelligente ». Così si intitola l’ultima fatica dello scrittore (Un cuore intelligente, Adelphi, pp. 224, euro 20, traduzione di Francesco Bergamasco), che ha tratto l’intuizione da Hannah Arendt, a sua volta ispirata dalla Bibbia. Un «cuore saggio e intelligente» è quello che Dio dona a Salomone, davanti alla sua preghiera. Ed è quello che tutti noi dobbiamo cercare di ridestare, reagendo all’as – salto del conformismo, dell’intolleranza e della volgarità.  (more…)

Settanni, la poesia del nudo

aprile 17, 2011

Giuliana De Sio 50 per 70, stampa kodak professional, 1985

L'accidia 50 per 70 carta kodak professional 1993

Seno nudo (Sardegna) 50 per 70 stampa lambda, 1993

I  ritratti di Pino Settanni sono esposti al Lattuadastudio di Milano, fino al 7 maggio, nella mostra “Pino Settanni – Nudi e allegorie 1985-1995”. omaggio che la moglie Monique Settanni ha voluto dedicare alla quarantennale carriera del maestro scomparso l’anno scorso. Altre foto qui

Le nuove guerre stellari

aprile 17, 2011

Lo spazio è la nuova frontiera del confronto geopolitico tra le grandi potenze. Il visionario aforisma dei colonnelli cinesi Liang e Xiangsui è corretto: «Ci sono reti sopra le nostre teste e trappole sotto i nostri piedi. Non abbiamo dunque possibilità di fuga»

Salvatore Santangelo per “Limes

L’anniversario del primo volo umano nello spazio è l’occasione per tracciare un bilancio dell’attuale sviluppo geopolitico di questo particolare “teatro d’operazione”. Lo spazio è stato un terrain vague unico al mondo. Non solo non appartiene a nessuno, ma dovrebbe essere patrimonio di tutti: the province of all mankind.

Il regime internazionale che tenta di regolarne l’uso, limitandolo a fini pacifici, è fra i lasciti più significativi della guerra fredda. Il binomio guerra-spazio ha però una lunga storia, fatta di audaci proiezioni letterarie e di controverse estensioni della geopolitica terrestre. Lo spazio e molti degli strumenti che vi transitano hanno infatti un ruolo militare importante, che il mutare della natura dei conflitti rende sempre più cruciale. (more…)

Gazdanov, tanta guerra e poca pace per un classico russo sui taxi di Parigi

aprile 17, 2011

Daniele Abbiati per “il Giornale

Lontano dalla sua madre Russia, il russo è orfano. Ma quando si trova tra figli di nessuno, la «diafana tristezza» che porta in valigia diventa un fardello più leggero. Di «diafana tristezza», come la chiamerà lui più volte nei suoi libri, traboccava il cuore di Georgi Ivanovich Gazdanov (1903-1971) dopo la vittoria dei «Rossi» sui «Bianchi» nella guerra civile in cui aveva combattuto dalla parte “sbagliata”, immolando i suoi anni più verdi di speranza. Insieme a lui, la madre Russia perse migliaia di figli, caduti sui campi di battaglia o emigrati. Il giovane «Gajto» riparò prima in Turchia, dove il dorato splendore di Costantinopoli non gli fu di conforto, poi in Bulgaria, nella povera cittadina di Šumen, dove, se non altro, portò a termine gli studi ginnasiali. Infine a Parigi, nel ’23, diventata capitale dei figli di nessuno dopo gli effetti devastanti di un’altra guerra, la Grande Guerra. (more…)

Psicoanalisi dell’Europa tante parole, poco coraggio

aprile 17, 2011

Alla Biennale Democrazia, lo j’accuse di Joseph Weiler: dalla guerra fredda alla crisi libica, senza l’America non è in grado di fare niente

Francesca Sforza per “La Stampa

Le quotazioni dell’Europa non sono mai state così basse». Non usa mezzi termini Joseph Weiler, presidente della Jean Monnet European Institution all’Università di New York, ospite ieri a Torino della Biennale Democrazia. E ci tiene a dire che lui non è il tipo che dà risposte concrete, né che offre strategie politiche per uscire dallo stallo. «Preferisco le spiegazioni alle soluzioni, le letture alla prima linea».

Professor Weiler, durante il suo intervento ha parlato spesso di «noi europei». Posso chiederle dove è nato?
«Sono nato in Sud Africa, ma in definitiva mi considero un ebreo errante: quando sono in Europa sono europeo, quando sono in America sono americano, e a Tokyo sono giapponese. Al fondo mi ritengo un figlio dell’Europa, le mie radici sono europee, parlo e penso come un europeo, e vivo negli Stati Uniti da 20 anni».  (more…)

Capossela: la mia opera «ciclopedica»

aprile 17, 2011

Dal 26 aprile il nuovo doppio album del cantautore dopo le sue escursioni in campo letterario. «Un viaggio marino spaziando tra Moby Dick, Conrad e la Bibbia»

Matteo Speroni per “Il Corriere della Sera

La terra è in vista. Dopo un lungo viaggio nei mari della letteratura, della mitologia e dell’immaginazione, Vinicio Capossela sta per sbarcare con il suo nuovo tesoro. Un album, anzi due (ovvero un doppio cd), in uscita il 26 aprile, intitolato «Marinai, profeti e balene». (more…)

Perché l’Europa ha paura della Turchia

aprile 15, 2011

Sergio Romano per “Il Corriere della Sera”

La Turchia, scrive Carlo Marsili. è una «democrazia secolarizzata con una maggioranza islamica» . La logica vorrebbe che i laici fossero favorevoli all’ingresso del loro Paese nell’Unione Europea e i musulmani diffidenti, se non addirittura ostili. Ma le cose nella realtà sono alquanto diverse. I laici sanno che la Turchia deve alla cultura europea la grande rivoluzione kemalista del 1923, ma hanno reagito con orgoglio nazionale ai molti sgarbi ricevuti da alcuni membri dell’Ue (soprattutto Francia, Germania e Austria) in questi ultimi anni. I musulmani di più stretta osservanza, invece, hanno generalmente votato per un partito (l’Akp del primo ministro Recep Tayyip Erdogan) che non ha mai smesso di collocare l’ingresso nell’Unione al vertice delle sue priorità. (more…)

L’altro 1861: gli Usa e la guerra civile

aprile 15, 2011

Centocinquanta anni fa iniziava il conflitto più sanguinario della storia americana. Potremmo definirla anche “guerra di secessione” o “guerra tra Stati”. Ogni espressione consegna alla storia un evento dal significato diverso

Enrico Beltramini per “Limes

Il 17 marzo 1861 a Torino veniva dichiarata l’Unità d’Italia. Nemmeno un mese dopo, il 12 aprile, iniziava la guerra civile americana. Uno Stato si riunificava, l’altro iniziava la guerra della divisione, quella che creerà più vittime di tutte le altre guerre messe assieme. La guerra civile, o la guerra di secessione, o la guerra tra Stati. Tre diverse interpretazioni per un evento che ha squarciato l’America per sempre, consegnando il Sud al declino per almeno un secolo e lasciando il paese ancora oggi diviso.

La guerra civile presuppone uno Stato unificato. Questo non era il caso degli Stati Uniti d’America che – come dice il nome – si costituiva come federazione. Ognuno dei membri dell’Unione era abbastanza indipendente dal governo federale, al quale erano delegate soltanto le incombenze classiche: politica estera e difesa. Di fatto l’unica guerra di difesa era stata quella contro l’impero britannico, nel 1812. (more…)

De Gaulle: il primo presidente televisivo

aprile 15, 2011

Roberto l. Zanini per “Avvenire

«Charles siete orribile, siete bianco come un formaggio». Dire che siano state le parole che hanno cambiato il corso dei rapporti fra potere e mass media, almeno in Europa, sarebbe troppo, ma non si colpirebbe lontano dal segno. A pronunciarle fu Yvonne Charlotte Anne Marie Vendroux, moglie del generale De Gaulle. È la sera del 13 giugno 1958. La coppia stava davanti alla televisione; da 12 giorni il generale era presidente del Consiglio e parlava alla nazione in un intervento televisivo registrato.

Ma quel primo passaggio del grande leader sul piccolo schermo è un disastro, aggravato dal fatto che De Gaulle aveva cacciato il truccatore, perché «io sono il presidente, non un attore!». La conferma gli viene da Marcel Bleistein-Blanchet, il più grande pubblicitario francese dell’epoca, che convoca il giorno dopo per farsi dare un parere: «Signor De Gaulle, l’hanno massacrata. È stato ripreso di profilo con gli occhiali sul naso mentre leggeva un foglio di appunti. Forse credeva di parlare a tre milioni di francesi. Si sbagliava. Lei stava parlando a tre francesi moltiplicati per un milione di volte. Con la tv si entra nella casa delle persone e quando ci si chiama De Gaulle non si entra in questo modo».

Una lezione di cui il generale fa tesoro: in poco tempo sarà capace di utilizzare la tv per consolidare il potere, per risolvere a suo favore la crisi d’Algeria, per imporre l’elezione diretta del capo dello Stato e diventare il primo presidente scelto dal popolo. Una parabola mediatica dai risvolti di grande attualità, raccontata con efficacia in L’uomo dello schermo. De Gaulle e i media, da oggi in libreria per Il Mulino. L’autore è Riccardo Brizzi, ricercatore del Dipartimento di Politica, istituzioni e storia dell’Università di Bologna.

Brizzi, il positivo rapporto di De Gaulle con i mass media comincia però con l’occupazione tedesca della Francia.
«De Gaulle entra nella storia il 18 giugno 1940, col famoso appello radiofonico lanciato dalla Gran Bretagna, che viene identificato come l’inizio della Resistenza francese. Era un semplice sottosegretario alla Difesa rifugiato a Londra quando Winston Churchill gli concede di parlare dai microfoni di Radio Londra. Da quel momento si accredita come leader delle forze armate della “Francia Libera” e i suoi interventi radiofonici sono una spina nel fianco dei tedeschi, che per lui coniano il soprannome di “generale microfono”. La sua credibilità presso i francesi diventa così grande che tutti i governi che si susseguono a Parigi dopo il ’46 (quando De Gaulle abbandona la politica, da presidente del Consiglio, in aperta critica alla nuova costituzione perché non presidenzialista), fino al suo ritorno al vertice nel ’58, gli impediscono di utilizzare la radio». (more…)

A Livorno riapre la casa di Dedo

aprile 15, 2011

Visitabile l’appartamento dove nacque Modigliani

Marco Gasperetti per “Il Corriere della Sera

Dopo litigi, polemiche velenose, promesse, ritardi e speranze e un’inspiegabile chiusura, riapre la casa natale di Amedeo Modigliani, scrigno di ricordi e suggestioni, in via Roma 38, ai tempi di «Modì» via Maremmana, nel centro di Livorno. E’ un’anteprima e un evento, questa riapertura d’aprile, dopo anni di chiusura quasi totale ma anche un segnale importante di una riapertura definitiva come promesso e annunciato al Corriere.it dai fratelli Guastalla. Le visite (5 euro di biglietto, tutti i giorni dalle 16 alle 20 e il sabato sino alle 22) sono gestite dalla Cooperativa Amaranta e dureranno in una prima fase sino a domenica, giorno di chiusura del Trofeo Accademia navale, una delle gare di vela più importanti d’Europa, poi si stabiliranno i criteri della gestione e dell’apertura definitiva. (more…)

Com’è dura la vita in mezzo ai libri

aprile 15, 2011

Da Confucio a Roland Barthes: vizi, vezzi e manie degli intellettuali in un saggio di William Marx

Mario Baudino oer “La Stampa

Che Emmanuel Kant fosse talmente metodico da consentire agli abitanti di Konigsberg di regolare l’orologio sulle sue passeggiate è ormai luogo comune. Meno risapute sono le sue abitudini a tavola, tramandate dall’amico devoto Ludwig Ernst Borowski. Mangiava una sola volta al giorno, all’una precisa; un quarto d’ora prima si faceva portare dalla cuoca un bicchiere di vino caldo. Poi sedeva, sempre con invitati: mai meno di due o più di cinque, perché non dovevano essere meno della Grazie e più delle Muse. Divorava tre pietanze, burro e formaggio in quantità, e in estate frutta del giardino. Il suo piatto preferito era il merluzzo fresco; un giorno assicurò a Borowski che «anche se del tutto sazio, avrebbe potuto mangiare con il più bell’appetito un gran piatto di merluzzo». Alla salute. (more…)

I libri dei dittatori

aprile 13, 2011

I romanzi di Saddam, i saggi di Gheddafi, le poesie di Khomeini, la critica cinematografica di Kim Jong-Il

da “ilpost

Scrivere libri è un’attività che piace molto ai dittatori. L’esempio più noto è probabilmente il Mein Kampf di Adolf Hitler, ma anche senza andare troppo indietro nel tempo basta guardarsi meglio intorno per trovare esempi notevoli. Foreign Policy questa settimana ha fatto un elenco dei libri dei dittatori più odiosi del nostro tempo, a cominciare da Muammar Gheddafi.

Muammar Gheddafi
Il Libro Verde è il primo che viene in mente, pensando a Gheddafi: è quello con cui si fa spesso fotografare e che spesso sventola durante i suoi deliranti comizi. Lo scrisse nel 1975 e costituisce la base della jamahiriya, il sistema di governo della Libia. Non tutti sanno però che Gheddafi ha poi scritto un altro libro, “Fuga dall’inferno”, una raccolta di racconti brevi descritta da alcuni commentatori come un «cumulo di bolo letterario parzialmente digerito». Il racconto intitolato “Il suicidio dell’astronauta” narra la storia di un uomo che torna sulla Terra dopo avere trascorso un lungo periodo in una navicella spaziale e si uccide perché non riesce più a riadattarsi a una vita normale. Un altro è invece semplicemente una lunga invettiva contro la decadenza urbana:

Questa è la città: un mulino che schiaccia i suoi abitanti, un incubo per i suoi costruttori. Ti costringe a cambiare chi sei e i tuoi valori; ti costringe ad assumere una personalità urbana, che non ha gusto né colore… La città ti costringe ad ascoltare i suoni di quelli che non vorresti sentire. Sei costretto a inalare i loro stessi respiri… Ai bambini va peggio che agli adulti. Passano da oscurità a oscurità… le case non sono case, sono buchi e cave…

Ieri un ragazzino è stato investito per la strada in cui giocava. L’anno scorso un veicolo ha travolto una bambina, tagliando in due il suo corpo. Hanno raccolto i suoi pezzi nel vestito di sua madre. Un’altra bambina è stato sequestrato da criminali. Dopo qualche giorno, l’hanno lasciata davanti alla porta di casa, dopo che le avevano rubato un rene! Un altro bambino è stato messo dentro una scatola di cartone per gioco da un suo amico, ma poi è stato travolto da una macchina che passava di lì. (more…)

Se il critico si confonde tra rigore e spettacolo

aprile 13, 2011

Stefano Salis per “Il Sole 24 Ore

Quando il supplemento libri di cui era responsabile chiuse, nel 2008, Ron Charles non si perse d’animo. Il giornale per il quale lavorava non era certo piccolo: il «Washington Post». Charles ora è sul web, dove le sue recensioni, sul sito del giornale e su YouTube, spopolano. Sono video-recensioni. Charles ha inventato un genere nuovo: due-tre minuti nei quali recensisce il libro, ma non si limita a parlarne.

No: recita la sua recensione. Charles è un esperto di letteratura, eppure si veste da buffone, fa dei veri e propri sketch: una volta è apparso con del bacon in testa. Adesso è noto, esce per strada e viene riconosciuto. Ha passato la soglia: dalla critica al mondo dello spettacolo. Era necessario arrivare a questo pur di interessare qualcuno ai romanzi? (more…)

Che noia, lo stilista che se la tira

aprile 13, 2011

«Dicono di essere artisti e fanno cose carissime. Invece per me la moda è vestire le persone divertendosi e stando in mezzo alla gente. Chi si chiude in una torre d’avorio, come creativo è morto». La provocazione di Karl Lagerfeld

Valeria Palermi per “l’Espresso”

Il rischio, con Karl Lagerfeld, è di prenderlo molto più sul serio di quanto non faccia lui stesso, che è uomo intelligente e di un sense of humour raro nel mondo della moda. Sarà la kappa che intimidisce, tanto più doppia nel nomignolo “Kaiser Karl”. Poi lo incontri, e ti trovi faccia a faccia con un signore che ti ripete che l’importante, nella vita, è divertirsi. Non lo capisci in francese? Te lo rispiega in inglese, volendo in tedesco.

“E’ stato divertente anche collaborare con Hogan, abbiamo già deciso che faremo insieme un’altra collezione. E’ interessante, oggi, lavorare sul co-branding. E’ divertente studiare come comunicarlo, inventare la presentazione, una mostra, uno spot… Per le foto ho voluto facce che rappresentassero tutti i tipi di persone che possono indossare Hogan. Non volevo l’effetto “celebrities””.

L’annoia?
“Sì. Nel mondo stanno succedendo tante cose, dal Giappone alla Libia, il “bling bling” mi appare vecchio e stupido. Quello che succede, indirettamente trasforma anche il mondo della moda. Che non può essere solo vip e tappeti rossi, ma deve sforzarsi di far parte del mondo in cui la gente vive. Per questo in passato ho fatto collaborazioni con H&M, ora con Hogan: bisogna pensare cose che la gente possa indossare nella vita reale. Grazie a nuovi materiali e tecniche di lavorazione oggi uno stilista può fare cose bellissime a prezzi ragionevoli. E’ assurdo atteggiarsi ad artisti che, in quanto tali, fanno cose necessariamente carissime: essere designer significa vestire la gente, diceva Chanel. Non c’è da rimpiangere il passato. L’eleganza non è morta: ha cambiato immagine. Eleganza è cambiamento”.

E che altro?
“Per me è “divertissement”. Io odio star fermo, la cosa che mi preme è andare avanti, fare libri, mostre, pubblicità, foto, esprimermi, sperimentare. Stare a contatto con altra gente. Nel mio vocabolario non esiste l’espressione “andare al lavoro”, per me è vivere, è divertimento, piacere. Non mi sono mai sentito un creatore isolato dal resto del mondo. Io voglio stare in mezzo alla folla”. //

Si vede: fa il designer, ma è anche fotografo, collezionista d’arte, editore…
“Mi viene naturale. Le mie scelte coincidono con quello che so fare al meglio, non ci sono tanti ragionamenti dietro. Mi fanno migliaia di proposte, ma io scelgo solo quello che so di poter fare al meglio, con le persone che mi piacciono, come Diego Della Valle, e in condizioni di lavoro piacevoli. Mi piace essere ovunque succedano delle cose. Chiudersi in una torre d’avorio ti uccide, come persona e come creativo. Io sono fortunato: incontro gente che fa cose interessanti, faccio fotografia e pubblicità, ne ho persino realizzata una per il lancio di una marca di gelati in America, sono protagonista dello spot Volkswagen… sono opportunità e divertimento”.

Che cosa le è rimasto, di tedesco?
“La Germania che mi piace non esiste più: è uno spirito, una cultura, quella di uomini come Harry Ulrich Kessler, conte, scrittore, diplomatico e patrono delle arti. Avevo una bella casa ad Amburgo e un appartamento a Berlino, ma li ho venduti. Ormai sono straniero in Germania, anche se sono uno dei tedeschi più famosi del mondo”.

Ma per tutti resta Kaiser Karl.

“Fosse per me, no. Odio i titoli, odio i re solitari. Grazie a Dio non sono un uomo solo e non sono re di niente. Del resto, non ci sono più regni”.

La sindrome Fukushima a Wall Street

aprile 13, 2011

Cosa hanno in comune la grande crisi economica scoppiata nel 2008 e il disastro nucleare di Fukushima? Entrambi costituiscono importanti ammonimenti sul fattore “rischio” e su quanto malamente i mercati e le nostre società siano in grado di comprenderlo e gestirlo.

di Joseph Stiglitz, da Affari & Finanza di Repubblica, 11 aprile 2011, da “Micromega

Le conseguenze del terremoto in Giappone, e in modo particolare la grave situazione tuttora in corso nella centrale nucleare di Fukushima, appaiono lugubri agli osservatori della crisi finanziaria americana che ha dato il via alla Grande Recessione. I due avvenimenti costituiscono altrettanti ammonimenti sui rischi e su come malamente i mercati e le società li gestiscano. Naturalmente, da un certo punto di vista, non è possibile instaurare alcun paragone tra la tragedia del terremoto – che ha provocato la morte o la scomparsa di oltre 25.000 persone e la crisi finanziaria, alla quale non si può di sicuro attribuire una sofferenza fisica così devastante.

Quando però parliamo della fusione nucleare di Fukushima, subentra un aspetto comune a entrambi gli avvenimenti. Gli esperti in campo nucleare e finanziario ci avevano assicurato che le nuove tecnologie avevano pressoché eliminato il rischio di una catastrofe. Ma gli eventi li hanno smentiti categoricamente: non soltanto i rischi sussistevano, ma oltretutto le loro conseguenze sono state di tale immane portata da annientare d’un sol colpo e assai facilmente i presunti vantaggi dei sistemi che i massimi esponenti di questi settori promuovevano. Prima della Grande Recessione, i guru dell’economia in America – dal capo della Federal Reserve ai magnati della finanza – si vantavano di aver imparato a tenere sotto controllo il rischio. Strumenti finanziari “innovativi”, quali i derivati e i “credit default swap”, permettevano di spalmare il rischio in tutti i settori economici. Adesso sappiamo che quei guru non hanno disatteso soltanto le aspettative della società, ma addirittura le loro. (more…)

Trieste o cara, vivere fra libertà e liberty

aprile 13, 2011

Due mostre dedicate agli ideali nazionali e all’alba del ’900 architettonico nella capitale italiana del meticciato culturale

Stenio Solinas per “il Giornale

Nella seconda metà dell’Ottocento, i salotti della buona borghesia triestina cominciarono a riempirsi di quadri all’insegna dell’italianità. Era un’italianità a volte deliberatamente dichiarata: i dipinti di Induno, De Albertis, Butti, dedicati all’epopea risorgimentale, a volte più pudicamente accennata, il rifarsi di pittori quali Dell’Acqua, Gatteri, Caffi all’età d’oro della Repubblica di Venezia e della Firenze dei Medici, alle rovine della Roma classica. Insieme contribuivano a delineare una passione, l’irredentismo, che soltanto cinquant’anni dopo avrebbe avuto il suo compimento, quel 4 novembre del 1918 in cui il cacciatorpediniere «Audace» attraccò al molo San Carlo con a bordo reparti di bersaglieri e di carabinieri: le prime truppe italiane a calcare il suolo di Trieste.
Nel centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, la città dedica a quella che fu una vocazione prima, una realtà poi e, all’indomani della Seconda guerra mondiale, una colpa e una tragedia, due mostre ambiziose e intelligenti: «Arte e Nazione» e «Il liberty a Trieste».
Ospitata al Museo Revoltella (sino al 5 giugno), la prima, curata da Maria Masau Dan, mescola le suggestioni di una sontuosa residenza ancién regime, con la rappresentazione del sentimento popolare, degli ideali e dei sacrifici che si collegavano allo sforzo degli italiani alla conquista dell’unità e permette un continuo confronto visivo tra il soggetto della lotta, i combattenti italiani appunto, e l’oggetto della sua avversione, quell’«invasore straniero» impersonato dall’omonimo proprietario di ciò che allora era una semplice dimora patrizia, il veneziano Pasquale Revoltella, fedele suddito dell’imperatore d’Austria. (more…)

Jasper Johns: «Una notte ebbi una visione. Così dipinsi su un lenzuolo la bandiera americana»

aprile 13, 2011

Negli anni Cinquanta realizzò «Three Flags», icona del mondo contemporaneo. Vive da tempo nel Connecticut in un isolamento inviolabile. Come lo scrittore J. D. Salinger

Vincenzo Trione per “Il Corriere della Sera”, immagini

Come J. D. Salinger. Jasper Johns ha qualcosa dell’autore del Giovane Holden. Oramai è un mito, che si è rinchiuso in un isolamento inviolabile. Spesso, si parla di lui come se appartenesse solo alla storia. Intorno al suo carattere sprezzante fioriscono leggende. Misantropo, tende a non farsi vedere in pubblico. Si sottrae ai confronti: preferisce non partecipare neanche alle inaugurazioni delle sue stesse mostre. «Lathe biosas» (in greco, «vivi nascosto»): in questo motto caro ai filosofi epicurei si cela la sua identità. Distante dai circuiti ufficiali di galleristi e mercanti, è insofferente ai riti del jet set, alle mode e alle tendenze. Corteggiato da direttori di musei e da critici, trascorre interi mesi senza lavorare. Sembra indifferente a ciò che lo circonda. Quali ragioni si celano dietro questa scelta del silenzio? Orgoglio o modestia? Arroganza o disincanto? Snobismo o disperazione? Infantilismo o maturità? Disprezzo di un ambiente cui appartiene o bisogno di difendersi da quello stesso ambiente? Necessità di essere diverso dagli altri o necessità di essere come gli altri?

Incontrare Johns è difficile: si trincera dietro mille barriere protettive. Come avvicinarsi a lui? Bisogna superare ritrosie, esitazioni. Impossibile parlargli al telefono. Si può solo provare a inviargli una email, sottoponendogli – non senza timori – alcune domande. Nella maggior parte dei casi, queste email restano come messaggi lanciati nel vuoto. Invece, dopo settimane di silenzio, Johns ci ha risposto dalla sua tenuta nel Connecticut, dove, dal 1995, si è ritirato. Lì dipinge senza fretta, con lunghe pause, rimodulando continuamente il suo impero dei segni, che è stato celebrato nel 1997 in una vasta retrospettiva al MoMA di New York. (more…)

Il realismo magico giorno per giorno

aprile 12, 2011

La vita e il fascino: la più completa biografia di García Márquez

Matteo Collura per “Il Corriere della Sera

Vita di Gabriel García Márquez, vale a dire di uno degli scrittori più celebri al mondo, un narratore che, nato in un insignificante villaggio di uno dei Paesi più poveri dell’America latina, ha incarnato il simbolo del riscatto, non soltanto culturale, di un continente. Vita di un gigante della letteratura, di uno scrittore già «classico», considerato tale anche se ancora tra noi, anche se le sue vicende personali e politiche fanno parte della cronaca dei nostri giorni. La dobbiamo, questa «vita straordinaria», allo studioso britannico Gerald Martin, che per 17 anni è stato alle calcagna dello scrittore colombiano, annotando ogni movimento, ogni scelta, ascoltando testimoni e consultando documenti. (more…)

La sporca dozzina

aprile 12, 2011

Newsweek fa l’elenco dei comandanti talebani più pericolosi e attivi tra Afghanistan e Pakistan

da “ilpost

Newsweek questa settimana ha fatto un elenco dei comandanti talebani più pericolosi, molto attivi ma meno conosciuti rispetto ai leader di cui si sente sempre parlare. La strategia generale è sempre nelle mani dei soliti noti: Abdul Qayyum Zakir, l’ex detenuto di Guantanamo che dirige le operazioni militari dei talebani; Sirajuddin Haqqani, che gestisce la sua personale milizia militare nell’est dell’Afghanistan; e il mujahedin Gulbuddin Hekmatyar, che nelle montagne tra Pakistan e Afghanistan è a capo di una milizia meno numerosa delle altre ma meglio organizzata. A condurre davvero le operazioni sul campo però c’è un gruppo di dodici luogotenenti potenti e agguerriti, che hanno orchestrato alcuni degli attacchi più sanguinosi e violenti degli ultimi anni.

Maulvi Hassan Rahmani
Nessun altro leader talebano è così vicino al mullah Omar quanto lui. Ha fama di essere moto bravo nella gestione delle questioni amministrative e finanziarie, nonché a trovare nuove reclute. Di lui si dice che sia in grado di risolvere qualsiasi cosa, una specie di Mr. Wolf. (more…)

A Punta Dogana la gestione Pinault cambia spirito

aprile 12, 2011

Angela Vettese per “Il Sole 24 Ore

L’amore è forse un abito da sposa usato, un reperto privato e innalzato verso l’alto come un ricordo e un fantasma; oppure è un cuore ingigantito e rivolto a tutti, con un rosso ciliegia che staglia sulla laguna come nell’iconografia più commerciale. Cosa accomuna l’interpretazione di David Hammos e la seconda, quella di Jeff Koons? Il dubbio, appunto. L’incessante domanda sulla natura delle cose che viviamo e sul modo soggettivo in cui le prendiamo. prendiamo. Questa doppia visuale è il segno del nuovo corso di Palazzo Grassi.

A cinque anni dall’inizio della sua avventura e dopo avere cambiato tre direttori, la gestione Pinault cambia dunque anche un poco il suo spirito: niente più spese folli o mostre storiche, come nei primi tre anni, e soprattutto una maggiore attenzione alle opere come portatrici di un problema anche del collezionista-magnate, proprietario di Gucci Balenciaga, Bottega Veneta, Christie’s e molto altro ancora. Cosa vince chi vince? A cosa serve e che cos’è il potere? (more…)

Il MoMA celebra il cinema di Bernardo Bertolucci

aprile 12, 2011

The dreamers - 2003

Altre foto qui

Sarkozy attacca la Libia per rilanciare la Grandeur

aprile 12, 2011

Marta Dassù per “La Stampa”

Ex direttore dell’Ifri, il prestigioso istituto francese per le relazioni internazionali, e tuttora docente al di qua e al di là dell’Atlantico (insegna ad Harvard e al Collège d’Europe), Dominique Moïsi è convinto da sempre che nel lavoro come nei rapporti attraverso il mondo contino le emozioni. Ne è talmente convinto da averne fatto una teoria: il suo libro sulla «Geopolitica delle emozioni» dimostra quanto paura e speranza condizionino anche i rapporti tra Stati. In una pausa della riunione della Commissione Trilaterale, a Washington, parla di Francia, di Libia e di Europa: l’Europa a cui Sarkozy sta rinunciando, racconta mentre tira fuori dalla borsa le bozze della sua nuova autobiografia, «Un juif improbable», un ebreo improbabile, in uscita con Flammarion.

Professor Moïsi, il modo in cui Sarkozy ha gestito la prima fase della crisi libica è stato criticato aspramente in Italia: perché la Libia era un po’ una cosa nostra e il sospetto è che Sarkozy la voglia far diventare un po’ cosa sua, petrolio incluso.

«Il petrolio non c’entra. Abbiamo il nucleare, non scordarlo: la tragedia di Fukushima è un monito a modernizzare, non ad abbandonare la tecnologia nucleare. Hanno contato tre fattori, per Sarkozy. Il primo è la cultura specifica della Francia, unico altro Paese, assieme agli Stati Uniti, a ritenere di avere una missione universale. L’identità internazionale è parte essenziale della nostra identità nazionale. I francesi sono contenti quando vedono piantare la loro bandiera da qualche parte, quando i soldati partono, quando gli elicotteri intervengono. Quando c’è una crisi ma è la Francia a fare la differenza. In modo che definirei cartesiano, il francese pensa: Intervengo, quindi esisto. E’ l’opposto dell’atteggiamento passivo, rinunciatario, assunto dalla Germania dopo la Seconda guerra mondiale. E a cui Angela Merkel sembra oggi tornare. Fino a Suez, la missione che la Francia si attribuiva era quella di civilizzare. Oggi, parliamo della responsabilità di proteggere. Con tutte le ambiguità che ti puoi immaginare. Ma è comunque il senso di missione a prevalere. Unito a un secondo dato: il carattere personale di Sarkozy». (more…)

Messico, c’è un popolo sott’acqua

aprile 12, 2011

In Messico, un’artista cresciuto nelle acque della Malesia crea incredibili sculture sottomarine. Al largo di Cancun ha appena terminato ‘Evolución Silenciosa’. Un gruppo di 400 personaggi che diventeranno uno spettacolare reef artificiale per i coralli e le creature marine

da “l’Espresso

Un paesaggio sottomarino unico al mondo. Un esercito di personaggi scolpiti – uomini, donne, bambini, che nelle profondità degli abissi racconta il rapporto tra l’uomo e la natura, accessibile soltanto a chi decide di immergersi. E’ un’opera maestosa quella che l’artista Jason deCaires Taylor, direttore artistico del Museo d’arte subacquea di Cancun, ha creato nelle acque della località messicana. Si chiama ‘Evolución Silenciosa’ ed è un insieme di 400 sculture a grandezza naturale che, nel tempo, si trasformeranno in un reef artificiale popolato di coralli e altre creature marine, finendo per essere inglobate dall’ecosistema marino.

Figlio di padre inglese e madre della Guayana, Jason deCaires Taylor ha trascorso parte della sua infanzia in Malesia, dove ha sviluppato un profondo amore per il mare. Ex istruttore di immersioni subacque ed ex graffitaro, ha frequentato il London Institute of Arts e ha studiato scultura a Canterbury. Ora per le sue sculture usa il cemento al posto della pietra. La sua prima installazione di statue marine, completata nel 2006 si trova al largo dell’isola di Grenada ed un insieme di ‘nature morte’ e figure umane di straniante bellezza: corpi adagiati sul fondale come se fossero addormentati, un tavolo con un cesto di frutta come a evocare una quotidianità perduta, un ciclista in bicicletta e persino ‘The Lost Correspondent’, un giornalista alla macchina da scrivere, che sembra scrivere un dispaccio da un’altra dimensione. Ognuna delle sculture è già parzialmente coperta di coralli e incrostazioni.

Da allora, Jason non ha smesso di progettare. A Punta Nizuc, in Messico, a quattro metri di profondità è stesa la sua Jardinera de La Esperanza, una ragazzina circondata da vasi da fiori in cui ora crescono i coralli. E ora, proprio davanti a quella Cancun che rappresenta il Messico più turistico e chiassoso, con i suoi megalberghi e i suoi turisti ‘janqui’, l’artista invita al silenzio con le sue opere sottomarine.

La libertà delle volpi e delle galline

aprile 12, 2011

Dopo il secolo dei totalitarismi, un nuovo mostro tirannico l’individualismo senza freni che distrugge la società

TZVETAN TODOROV per “la Stampa

Perché un potere sia legittimo, non basta sapere com’è stato conquistato (ad esempio con libere elezioni o un colpo di Stato), occorre ancora vedere in che modo viene esercitato. Fra poco saranno tre secoli dacché Montesquieu ha formulato una regola per guidare il nostro giudizio: «Ogni potere senza limiti non può essere legittimo». Le esperienze totalitarie del XX secolo ci hanno resi particolarmente sensibili ai misfatti di un potere statale illimitato, in grado di controllore ogni atto di ogni cittadino. (more…)

Cerri, il successo è questione d’orecchio

aprile 12, 2011

«A una festa Kramer mi disse: hai orecchio. Iniziai così. Ma il successo popolare arrivò con l’uomo in ammollo»

Paolo Di Stefano per “Il Corriere della Sera”, video

«È bello vedere crescere i ragazzi». La voce di Franco Cerri è la voce gentile di un signore in giacca e cravatta, dal sorriso dolce e dal fisico asciutto. I ragazzi sono quelli della Civica Scuola di Jazz, fondata a Milano da Cerri nel 1987: è un edificio luminoso nei pressi di Porta Romana. In corridoio i ragazzi si muovono rispettosi, si vedono sui loro visi gli sguardi dell’ammirazione. «Cosa farei se non ci fosse la scuola… ». Sulle pareti bianche dell’aula N, che lasciano passare il suono vicino di un sax, c’è un ritaglio di una decina d’anni fa con papà Franco, il chitarrista jazz più famoso d’Italia, e suo figlio Stefano. Stefano suonava ormai il basso elettrico, ma era partito dalla chitarra pop e dalla passione per i Beatles: «È cresciuto pian piano. Una sera, un amico dell’altro mio figlio, Nicola, mi chiese se conoscevo i brani dei Beatles, Stefano si alzò, tornò con una chitarra e cominciò a suonare e a canticchiare. Io non sapevo che suonasse. Rimasi a bocca aperta: quello era mio figlio!». La conversione di Stefano al jazz fu molto lenta: «A un certo punto Memo Remigi lo ingaggiò per una tournée. Una sera Stefano mi telefona dalla Sicilia e mi dice: “Papà, papà, ho sentito Charlie Parker, avevi ragione!” Da allora siamo stati molto insieme a suonare, suonare con un figlio è una grande emozione…». Stefano è morto a cinquant’anni il 24 novembre 2000, per una malattia fulminante: «Io ho avuto un tumore, poi si ammalò lui. Un giorno mi telefonò e mi disse: “Sai papà, adesso, oltre alla musica, abbiamo un’altra cosa in comune…”. “Non scherzare”, gli dissi. “Me l’hanno diagnosticato mezz’ora fa”, mi rispose». (more…)

‘Tarot’, carte d’artista

aprile 11, 2011

Francesco D'Isa - Il Mondo (stampa digitale su tela)

Nike Brass Alghisio - Gli Amanti (olio su tela)

In mostra alla galleria Mondo Bizzarro di Roma dal 30 aprile al 18 maggio, le rielaborazioni di 22 giovani artisti sul tema dei tarocchi. Altre foto qui

Il coraggio civile uno se lo può dare

aprile 11, 2011

Galante Garrone e Calvino contro Sciascia e Montale: un libro riscopre la polemica del 1977 ai tempi del processo alle Br

Alberto Papuzzi per “La Stampa”

Il coraggio, uno non se lo può dare. Il celebre aforisma con cui don Abbondio replica al cardinale Borromeo, che lo rimprovera di aver ceduto ai bravi, è stato al centro di una discussione che vide contrapporsi e polemizzare, nella primavera del 1977, da una parte Alessandro Galante Garrone e Italo Calvino, dall’altra Eugenio Montale e Leonardo Sciascia. Vale a dire: l’interprete più coerente dell’azionismo – e amata firma della Stampa -, il più grande poeta italiano e due tra i nostri maggiori scrittori. Questo episodio della vita culturale è rievocato in un libro fresco di stampa: Storico per passione civile, a cura di Aldo Agosti (Edizioni dell’Orso), atti di un convegno torinese di tre giorni (novembre 2009) dedicato alla straordinaria personalità di Alessandro Galante Garrone. La vicenda del 1977 è raccontata nel saggio di Pier Giorgio Zunino, storico dell’Università di Torino, sul radicalismo etico che contrassegnava il «vecchio azionista impenitente». (more…)

Reporter per la classe dirigente

aprile 11, 2011

Salvatore Carrubba per “Il Sole 24 Ore

Il giornalismo può diventare anche storia, quando i suoi protagonisti interpretano il proprio mestiere con intransigenza professionale e passione civile: lo dimostra la vicenda di una delle dinastie più illustri, quella dei Barzini, affermatasi sul campo non per pigra trasmissione ereditaria ma per indiscussi e riconosciuti meriti professionali.

Ne ripercorre la storia l’ultima esponente della dinastia, Ludina, nipote e figlia dei predecessori, entrambi mitici esponenti della tradizione giornalistica italiana. A loro sono legate almeno due esperienze che hanno proiettato nel mondo la forza della tradizione giornalistica italiana: al nonno, Luigi senior, la celeberrima partecipazione (con conseguente reportage) al raid automobilistico Pechino-Parigi; al secondo, Luigi junior, un titolo che ha contribuito in modo sostanziale a forgiare presso l’opinione pubblica internazionale l’immagine della nostra nazione e della nostra cultura, ossia il libro Gli italiani. (more…)

Agostino amato da Bob Dylan

aprile 10, 2011

Gianfranco Ravasi per “Il Sole 24 Ore

Settant’anni fa, il 24 maggio 1941, a Duluth, porto fluviale che s’affaccia sul lago Superiore, il secondo al mondo dopo il Caspio, nel Minnesota, nasceva Bob Dylan (all’anagrafe Robert Zimmermann). Questo cantautore divenuto uno dei miti dell’epopea beat degli anni Sessanta, vagabondo e inquieto fino a ripiegare, nell’ultima fase, all’interno del panorama segreto della sua interiorità attraverso esplorazioni dai contorni ora psichedelici ora mistici, trasformatosi persino in scrittore col non memorabile romanzo Tarantula del 1971, noi ora lo dirottiamo nelle nostre righe per una ragione che sorprenderà molti. Sì, lo coinvolgiamo nientemeno che in una recensione riguardante uno dei massimi Padri della Chiesa, quel sant’Agostino a cui Dylan nell’album John Wesley Harding dedicò nel 1968 una canzone. (more…)

Kasparov: il poker fa scacco matto

aprile 10, 2011

Garry Kasparov, da “Avvenire

Nel 1985, ad Amburgo, in quella che viene definita una “simultanea”, ho giocato contro trentadue diversi software di scacchi allo stesso tempo. Ho giocato per più di cinque ore. I quattro principali produttori di questi software avevano schierato i loro modelli più sofisticati, inclusi gli otto della Saitek che portavano il mio nome. Indicativo dello stadio evolutivo di quelle macchine è il fatto che la mia vittoria di 32 a 0 non stupì nessuno, nonostante non fosse mancato un momento critico: a un certo punto, infatti, mi resi conto di essere in difficoltà contro uno dei modelli “Kasparov”.  (more…)

Magris, soffia la bora sul mare di Barcellona

aprile 10, 2011

«La mia Trieste, crogiolo ma anche muro fra mondi diversi». La Spagna dedica una mostra all’autore di Danubio e alla sua città

Bruno Quaranta per “la Stampa

Nell’infinito viaggiare, Claudio Magris ha fatto vela verso l’altro mare di Barcellona; lì, all’ombra di Gaudí, restaurando l’inseparabile culla, Trieste. In terra di Spagna, il timoniere di Danubio, dopo il premio Principe di Asturias, una sorta di pre-Nobel, riceve l’omaggio (una mostra dal titolo La Trieste di Magris nel Centro di cultura contemporanea fino al 17 luglio) toccato finora a Borges, Joyce, Kafka, Pessoa, per la regia di Giorgio Pressburger, fra i custodi del mito absburgico, originario com’è di Budapest. «La realtà è un teatro di posa continuamente smontato e noi ci muoviamo in esso come Don Chisciotte nella Mancha», è solito rammentare Magris. Una verità che il trasloco nella capitale catalana ulteriormente lucida. Un baule stipatissimo, una fuga di stanze che accolgono la bora (un’alchimia di motori la interpreta), i manoscritti, il Caffè San Marco, la libreria antiquaria di Saba, il Carso, la rivoluzione di Franco Basaglia…

Magris e la Spagna. In qualche modo affini?
«Il mio passaporto è Danubio, la metafora del trasloco che è, spirituale, culturale, politico. Un Paese che ha vissuto così intensamente il trasloco della Storia come la Spagna lo ha sentito profondamente suo». (more…)

La prima intervista di Madoff: “Continuo a chiedermi perché”

aprile 10, 2011

L’uomo della maxifrode da 65 miliardi di dollari parla dal carcere al FT. “Mi prendo tutta la responsabilità, sapevo ciò che facevo”. Il racconto dell’ascesa e del tramonto: “Feci rapidamente un miliardo, poi le cose cominciarono a cambiare…”

Enrico Franceschini per “la Repubblica

L’autore della più grande truffa finanziaria della storia passa il suo tempo in carcere a leggere romanzi d’amore e a chiedere a uno psicologo: “Perché l’ho fatto?”. Bernard Madoff, l’americano che organizzò una maxi-frode da 65 miliardi di dollari, promettendo lauti interessi su investimenti che in realtà non faceva e utilizzando i nuovi investimenti per ripagare quelli vecchi, ha concesso a due inviati del Financial Times la sua prima intervista da dietro le sbarre del penitenziario in cui è rinchiuso dal marzo 2009 per scontare una condanna a 150 anni di detenzione, ovvero all’ergastolo a vita. (more…)

“Ora il mondo ha capito, si rischia la catastrofe”

aprile 10, 2011

Günter Grass: una svolta dopo Fukushima

di ARMGARD SEEGERS, KAI-HINRICH, KLAUS STRUNZ, da “la Repubblica

BERLINO – Günter Grass, crede che Fukushima abbia cambiato il modo di pensare della gente?
«Fukushima ha cambiato il mondo, perché è successo qualcosa di diverso da quanto finora avevamo vissuto, saputo e presunto. Molti sono diventati solo ora consapevoli dei pericoli dell’energia atomica. E’ tema di conversazioni in ogni famiglia. Per i più anziani come me un’occasione di riflettere».

Ripensando alla sua vita, sul tema atomo cosa ricorda?
«Io divenni adulto dopo la fine della guerra. Il Reich aveva appena capitolato, ero ancora prigioniero degli americani, e caddero le prime bombe atomiche, e così finì la guerra col Giappone. Fu il mio primo “incontro” con la bomba atomica. Ero contro la bomba, ma a favore dell’uso pacifico dell’energia nucleare. Mi ci vollero anni per capire che uso militare e uso pacifico hanno qualcosa che li collega, e capire quale strappo della civiltà sia l’energia atomica». (more…)

VIVA EDMONDO!

aprile 10, 2011

LA MONDADORI FA COSA BUONA E GIUSTA E RACCOGLIE IN UN BEL TOMO TUTTE LE OPERE DI BERSELLI, DAL 1995 AL 2010 – PAGINE SALTELLANTI DI ECLETTISMO SPERTICATO E DI ALLERGIA AL CONFORMISMO PENSOSO, SENZA IMPANTANARSI MAI NELLE RISACCHE DELLA DOZZINALE NARRAZIONE OMBELICALE – COSÌ SCRISSE DI NOI: “UNA VOLTA C’ERA IL PENSIERO FORTE. ADESSO C’È DAGOSPIA. PERCHÉ È STATO PROPRIO DAGOSPIA A INVENTARE, ANZI A CREARE, UNA SOVRAREALTÀ”…

Edmondo Berselli è morto lo scorso 11 aprile, a 59 anni. Per ricordarlo, al Teatro Duse di Bologna va in scena fino a domani il suo spettacolo Beatnix , interpretato da Shel Shapiro. Il 15 e 16, sempre al Duse, esordirà Quel gran pezzo dell’Italia , la sua ultima pièce, con Ennio Fantastichini. Lunedì, allo Storchi di Modena, le due opere saranno parzialmente proposte in una serata gratuita

1 – “VENERATO” BERSELLI MAESTRO SUO MALGRADO
Andrea Scanzi per “la Stampa“, da “Dagospia

I libri di Edmondo Berselli, scomparso l’11 aprile 2010, sono racchiusi in quindici anni. Un arco temporale minimo per una saturazione culturale massima. Che Mondadori raccoglie in un tomo elegante, intitolato Quel gran pezzo dell’Emilia. Tutte le opere 1995-2010 . Non è un Meridiano vero e proprio, e il titolo (che parodia il suo già citazionista Quel gran pezzo dell’Italia ) è sufficientemente autoironico da scongiurare il rischio inaccettabile della celebrazione.

Uno come Berselli può accettare l’etichetta fastidiosamente inefficace di «intellettuale pop», ma non tollererebbe mai la santificazione postuma. Una delle molte cose che odiava, per meglio dire sbertucciava, al punto da scriverci sopra uno dei suoi titoli più fortunati, Venerati maestri ). Il dogma di partenza era quello di Alberto Arbasino, secondo cui in Italia c’è un momento inesorabile in cui si slitta da «giovane promessa» a «solito stronzo». In rari casi accade di assurgere al rango illuminato di «venerati maestri». (more…)

In compagnia della moneta

aprile 8, 2011

Banconota da 1 lira della Banca Nazionale nel Regno d'Italia (1869, Museo della Moneta)

Gianni Toniolo per “Il Sole 24 Ore

«La moneta fa girare il mondo» cantava nel 1972 il magico musical Cabaret. Per Paolo di Tarso essa è, invece, «la radice di tutti i mali» (1 Tim 6,10). A Paolo fecero eco i teologi medievali proclamandola «sterco del diavolo». Carlyle vedeva nei pagamenti in moneta «il solo nesso tra uomo e uomo», idea ripresa radicalmente nel Manifesto da Marx ed Engels: «La borghesia (…) non ha lasciato tra uomo e uomo altro nesso se non quello privo di cuore della transazione monetaria». Nel Faust di Goethe, la moneta cartacea è invenzione mefistofelica quando pretende di rimpiazzare quella coniata nell’oro e nell’argento.

Le contrastanti citazioni potrebbero moltiplicarsi: comunque la si veda, oggetto di desiderio o di disprezzo, la moneta non lascia mai indifferenti. Ma siamo sicuri di conoscerla, di comprenderla? Diceva un famoso studioso di numismatica: «Tutti, tranne gli economisti, sanno che cosa è la moneta». È così? (more…)

Si svuota l’Inps, utenti solo virtuali

aprile 8, 2011

Rocco Di Michele per “il Manifesto

Cominciamo con la buona notizia. A Milano, da lunedì 4 aprile, «l’Inps elimina le code agli sportelli». Gioia degli utenti e via con le domande: «ma come hanno fatto?». Semplice: li hanno chiusi per sempre. Si potrebbe usare lo stesso metodo per eliminare le code in autostrada, cementando i caselli.
Il linguaggio berlusconiano è contagioso e chiunque si sente in diritto ormai di presentare un danno come un vantaggio. Ma andiamo con ordine. Dalla fine di quest’anno la riorganizzazione dell’istituto di previdenza prevede che tutti gli sportelli d’Italia vengano chiusi. Di lì in poi, come i milanesi già ora, tutti i contatti (per domande, adempimenti, ecc) dovranno obbligatoriamente avvenire via Internet. Per gli sprovvisti di connessione adsl (untrasettantenni, badanti dell’est, invalidi al 100%, migranti di vario ordine e grado, analfabeti informatici, ecc) potranno rivolgersi a un contact center per «valutare l’esigenza di fissare un appuntamento presso gli uffici». Due sportelli rimarranno aperti – provvisoriamente – per dire a voce come bisogna «accedere» all’istituto. Gli impiegati addetti a questo incarico si sono già rivolti al prefetto perché «temono per la propria integrità fisica», di fronte alle torme di utenti inferociti ancorché pensionati. (more…)

Il fotoreporter Attar: «Il mio Iran senza luce»

aprile 8, 2011

Fabrizio Mastrofini per “Avvenire”

«La mia fotografia è un modo di riflettere, che proviene dalla vita e si dirige verso la meditazione». Così spiega la sua opera il fotografo di origine iraniana Abbas Attar, classe 1944, che a Roma in questi giorni ha parlato per la prima volta della professione che svolge, presentando una selezione delle foto scattate in giro per il mondo, dal Medio Oriente all’Iran, all’India, alla Mongolia, dove negli ultimi anni è stato impegnato in un lavoro di ricerca sulle religioni. È di base a Parigi e lavora per l’agenzia Magnum.

Come imposta il suo lavoro?
«Lo dividerei in tre fasi distinte. La prima, quella delle fotografie, è segnata dalla spontaneità, dal contatto con la realtà e dalla ricerca del modo migliore per rappresentarla. La seconda fase è quella della scelta delle fotografie e della riflessione: dalle migliaia di istantanee scattate occorre scegliere una sequenza di alcune decine che dia un’idea della o delle situazioni. La terza fase per me ha un carattere meditativo, in quanto si tratta di comporre la sequenza scelta in maniera che corrisponda a quello che voglio davvero esprimere. Se dovessi sintetizzare, direi che nel mio caso l’espressione migliore è: scrivere con la luce». (more…)

Richard Meier, la città di domani sarà come una piazza italiana

aprile 8, 2011

La chiesa "Dives in Mi sericordia" progettata a Roma da Richard Meier

Parla l’architetto, che visita a Bergamo il cantiere del suo edificio ecosostenibile per la Italcementi

Egle Santolini per “La Stampa

BERGAMO
«Non l’hanno ancora tolto quel parcheggio dalla Misericordia? No? Non c’è speranza?». Il principe dell’architettura Richard Meier è a pranzo in un ristorante di Bergamo e sta per visitare il cantiere del suo ultimo edificio che sarà pronto a ottobre, «i.lab», il nuovo centro di ricerca e innovazione di Italcementi alle porte della città. Ma il pensiero va anche alle opere che hanno già qualche anno; e proprio non gli va giù che la chiesa romana Dives in Misericordia, «le bianche vele verso il mondo nuovo», come lui stesso la definì, costruita per il Giubileo del 2000 nel quartiere di Tor Tre Teste, non ce la faccia a liberarsi di quella scomoda compagnia. «Lo chiesi al sindaco Rutelli all’epoca della costruzione, mi disse che il problema purtroppo non era di sua competenza. Quello che non capisco è a chi serva il parcheggio, visto che i caseggiati tutt’intorno ne hanno di propri». (more…)

La leggenda di Gagarin, alla conquista dello spazio

aprile 7, 2011

Roberto Coaloa per “Il Fatto

Mercoledì 12 aprile 1961, il ventisettenne cosmonauta russo Jurij Alekseevič Gagarin(1934-1968) compiva il primo volo intorno alla Terra sulla navicella spaziale Vostok, rientrando, come titolarono i giornali dell’epoca, «incolume dallo spazio dopo aver fatto il giro della Terra in 90 minuti» (più precisamente furono 108).

Gagarin fu il primo uomo a volare nello spazio. Tutto il mondo fu sorpreso da quell’inauditaavventura extraterrestre: entusiasmo di folla a Mosca, profonda eco nel mondo. I contemporanei non avevano dubbi: «La data del 12 aprile 1961 passerà alla storia come l’inizio di un’era».

L’evento fu effettivamente epocale. Ma nel bel mezzo della guerra fredda, i russi non sembravano dare importanza a quella storica impresa. Un dispaccio dell’epoca dell’agenziaTASS potrebbe apparirci oggi stranamente sobrio: «Il 12 aprile 1961 l’Unione Sovietica ha messo in orbita attorno alla Terra la prima navicella spaziale al mondo Vostok con un uomo a bordo. Il pilota-cosmonauta della navicella spaziale è il cittadino dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, maggiore Gagarin Jurij Alekseevič… Il lancio della navicella spaziale si è svolto con successo. Una comunicazione radio è stabilita con il cosmonauta camerata Gagarin, che sta bene». (more…)