Archive for maggio 2011

Come un cane da caccia impazzito dietro a un mucchio di selvaggina

maggio 31, 2011

Pubblicate le lettere di Marie-Dominique Chenu a Vittorio Peri

Paolo Vian da “L’Osservatore Romano

“Sono molto vecchio: i miei occhi sono malati. La mia scrittura non è buona, e provo difficoltà a leggere, a lavorare. Talvolta cedo alla tristezza”. Così scriveva da Parigi l’8 aprile 1987 il più che novantenne (era nato il 7 gennaio 1895) teologo domenicano Marie-Dominique Chenu a una famiglia di amici, romani di adozione, Franca e Vittorio Peri, con le loro cinque figlie. Quasi per consolarlo nelle prove e nelle tentazioni dell’abbattimento, Vittorio gli risponde, il 25 aprile, con una delle lettere più belle del carteggio che qui si presenta. Non si limita a esprimere a Chenu la convinzione che egli sia, rispondendo ai requisiti classici della doctrina orthodoxa, della sanctitas vitae, dell’approbatio Ecclesiae (per l’antiquitas ecclesiastica si tratta solo di attendere), un Padre della Chiesa, ma gli confida, con una straordinaria metafora venatoria, ciò che lui, Chenu, aveva rappresentato nella sua vita di cristiano e di studioso, a partire dall’incontro, nel 1953, dello “studentello” italiano con il volumetto di Chenu, Une école de théologie: Le Saulchoir (1937): “Non ho nessun particolare ricordo psicologico di me nel passato, ma ugualmente mi resta di quei mesi parigini una sensazione: come di essere guidato, tra incontri di persone e di idee e di situazioni, dall’istinto di un cane da caccia impazzito dietro a un mucchio di selvaggina, che correva e volava in tutte le direzioni. Almeno… così io immaginavo che provi psicologicamente un cane da caccia! Studiavo Origene: che spiegava come i cacciatori e i pescatori inseguivano misticamente, sui colli e nel mare, la sfuggente selvaggina delle parole e degli uomini di Dio, vedendone solo il dorso e le orme, sulla sabbia o nelle fessure della roccia. I profeti, insieme, costituiscono le maglie della rete di Dio. Ognuno di noi è preso nelle maglie della sua misura, del suo profeta, dove Dio lo spinge. A me è toccata la ventura bellissima di incappare in padre Chenu, per il quale, con lui, ringrazio il Signore”. (more…)

Andrej Dragan, le opere in mostra a Milano

maggio 31, 2011

Il fisico polacco, diventato fotografo di culto, è in mostra a Milano con ‘To be or not to be’, dal 31 maggio al 5 giugno presso la fondazione museo Minguzzi di Milano. Altre foto qui

di Joaquín Sorolla y Bastida

maggio 31, 2011

La sfida delle macchine intelligenti

maggio 31, 2011

Gilberto Corbellini e Roberto Cordeschi per “Il Sole 24 Ore

Nelle storie della filosofia italiana del Novecento, del pensiero di Somenzi, non vengono quasi mai presentate in modo articolato le specifiche posizioni. Ciò è probabilmente dovuto al fatto, rilevato da Dario Antiseri e Silvano Tagliagambe in un ritratto intellettuale che invece cattura i principali percorsi teoretici esplorati da Somenzi, che questi è stato «una figura atipica nell’ambito della filosofia italiana e del panorama delle riflessioni in campo epistemologico, soprattutto per il tipo di formazione e le vicende che lo condussero all’insegnamento e all’attività di ricerca, ai quali arrivò da fisico sperimentale e da ufficiale del Genio aereonautico». Viene subito in mente che di Benedetto Croce si diceva amasse fare dell’ironia sulla filosofia di Herbert Spencer, sottolineando che era un ingegnere ferroviario.
Il percorso di ricerca intrapreso da Somenzi si è collocato al livello delle implicazioni filosofiche dei risultati scientifici, a cominciare dalla possibilità di utilizzare le conquiste delle scienze empiriche per mettere ordine e dare un senso concreto alle grandi tradizioni filosofiche occidentali. Somenzi proponeva ai filosofi di raccogliere una sfida che, attraverso la collaborazione con gli scienziati, e partendo dai risultati dell’indagine sperimentale e teorica sui principi che regolano il funzionamento dei sistemi materiali organizzati, avrebbe dovuto portare a «una spiegazione esclusivamente scientifica sia dei fenomeni vitali sia delle nostre attività mentali». In un articolo del 1969 sulle tendenze della ricerca epistemologica in Italia, Somenzi caratterizzava il suo approccio come fondato sulla «possibilità che gli studi di filosofia della scienza, estendendosi dal campo delle scienze da tempo costituite al campo interdisciplinare delle scienze in corso di sviluppo, come la cibernetica stessa, la biologia molecolare, la psicolinguistica e l’etologia, conducessero alla formazione di una filosofia scientifica ben più agguerrita di quella propugnata vent’anni fa da Hans Reichenbach sulla base di un’esplicita rinuncia ad affrontare con strumenti e metodi scientifici la problematica filosofica dei valori, in particolare dei valori etici ed estetici». (more…)

La guerra segreta fra Iran ed Egitto

maggio 31, 2011

Guido Olimpio per “Il Corriere della Sera”

Guerra di 007 tra Egitto e Iran. La sicurezza egiziana ha fermato sabato sera Qassem Al Husseini, un diplomatico iraniano al Cairo accusato di spionaggio. Per il funzionario, rilasciato ieri, scatterà l’espulsione. Da Teheran hanno cercato di ridimensionare l’incidente, ma hanno acceso le loro «antenne» . Perché l’arresto di Qassem Al Husseini può far saltare qualcosa di più serio. La spia non era, infatti, da sola. Gli iraniani – secondo quanto rivelato da fonti diplomatiche al Corriere – si sono mossi fin dai primi giorni di aprile dopo l’annuncio che Egitto e Iran sono pronti a ristabilire i rapporti diplomatici interrotti nel 1980. Una svolta storica che i mullah hanno accompagnato con una seconda iniziativa. Riservata. Teheran vuole allargare la presenza della sua intelligence in Nord Africa e ha mobilitato l’Armata Qods, il braccio clandestino dei pasdaran. Il suo comandante, Ghassem Soleimani, ha attivato diversi operativi destinati ad agire in Egitto e passato direttive precise al rappresentante iraniano al Cairo Mojtaba Imani, convocato di gran fretta a Teheran. A un ufficiale della Qods, inviato con la classica copertura diplomatica, è stato affidato il compito di gestire il network. Era Al Husseini? O lui aveva solo un ruolo esplorativo? Gli 007 iraniani – secondo gli ordini di Soleimani -devono sfruttare l’apertura egiziana per ampliare il traffico d’armi in favore dei palestinesi di Hamas a Gaza. Un team di agenti ha studiato come favorire il transito del materiale che arriva in Sudan dall’Iran e poi prosegue verso la striscia palestinese grazie alla filiera del contrabbando. Tre elementi sudanesi – uno di loro è conosciuto come «l’esperto» – si sono trasferiti di recente nella penisola del Sinai per coordinare l’invio delle armi insieme. Altrettanto importante il ruolo di alcuni pasdaran fino a poche settimane fa basati a Khartum e ora arrivati in Egitto. L’altra missione degli agenti è l’infiltrazione nel tessuto politico egiziano e la diffusione dell’ideologia khomeinista. La rivolta contro il regime ha creato opportunità che Teheran non vuole farsi sfuggire. Ci sono tanti giovani delusi da quanto è accaduto e gli iraniani hanno molto da offrire. Consigli, aiuti e, se necessario, fondi. Per il «piano Egitto» l’Armata Qods – sostengono le medesime fonti diplomatiche -avrebbe un budget di diversi milioni di dollari. Un piccolo tesoro per una grande operazione.

Informazione Corretta

La causa copta in Egitto

maggio 31, 2011

Original Version: Copts’ cause is a cross

La Chiesa copta nell’Egitto post-Mubarak è divisa tra i timori nei confronti degli estremisti salafiti e il dibattito sul ruolo che essa deve avere per i cittadini copti egiziani – scrive  Gamal Nkrumah,  giornalista egiziano di origini ghanesi, esperto di questioni africane. da “Medarabnews

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La principale minaccia alla stabilità politica dell’Egitto all’indomani della rivoluzione del 25 gennaio sembra essere la deteriorata relazione fra cristiani copti e musulmani laici da un lato, e  i salafiti dall’altro. I cristiani copti dell’Egitto sono estremamente preoccupati. La ragione del loro sconforto risiede nell’improvvisa comparsa dei salafiti sulla scena politica.

La Chiesa copta ortodossa ha goduto di notevoli privilegi e di un’ampia tolleranza non ufficiale, risultato di un accordo di scambio tra la Chiesa copta e il regime dell’ex-presidente Hosni Mubarak, sin da quando quest’ultimo fece rilasciare il papa copto Shenouda III, incarcerato nel 1982. La comunità degli esperti, i cristiani copti, e i musulmani, ritengono che papa Shenouda III sia stato, da allora, infinitamente grato a Mubarak.

Papa Shenouda ha esortato i copti ad interrompere immediatamente le proteste in corso di fronte alla sede della televisione di stato. Precedentemente, aveva loro raccomandato di astenersi dal radunarsi in piazza Tahrir durante i giorni elettrizzanti della rivoluzione del 25 gennaio; e li aveva supplicati di non cimentarsi con la politica. (more…)

‘Farò di Treviso l’Italian Valley’

maggio 31, 2011

Un incubatore di imprese hi tech con clienti in tutto il mondo. Dai software per il web alle applicazioni iPad. Nel mezzo della campagna veneta, in un borgo di 500 abitanti. L’ultima sfida di Renzo Rosso, il fondatore di Diesel

Cristina Cucciniello per “l’Espresso

Frazione di Ca’ Tron, comune di Roncade, provincia di Treviso, un borgo di 448 anime nel verde della pianura veneta. Può sembrare strano stabilirci un’azienda: figuriamoci crearvi addirittura un incubatore di start up, ovvero una sorta di asilo nido per progetti imprenditoriali innovativi.

Non per Renzo Rosso, però. Il fondatore e proprietario dell’azienda di abbigliamento Diesel ha fatto di ‘Be stupid’- slogan di una provocatoria campagna pubblicitaria nonché titolo della sua autobiografia appena edita da Rizzoli – una filosofia di vita. E c’è appunto questa ispirazione dietro alla recente decisione di Rosso di investire in H-Farm, un venture incubator con sede a Ca’Tron ma operativo a livello globale in ambito web, digital e new media, il cui obiettivo è lo sviluppo di nuovi progetti imprenditoriali.

«Il furbo vede le cose come sono, lo stupido come potrebbero essere», si legge nell’autobiografia di Rosso: che ha visto la piana del trevigiano come potrebbe essere in futuro, ovvero il nucleo di una sorta di Silicon Valley italiana.  (more…)

Darwin, il capitano FitzRoy e l’imprevedibilità dell’evoluzione

maggio 31, 2011

Pubblichiamo il prologo che apre il nuovo saggio di Telmo Pievani, “La vita inaspettata. Il fascino di un’evoluzione che non ci aveva previsto” (Raffaello Cortina Editore), in questi giorni in libreria.

di Telmo Pievani, da “Micromega

Darwin fu un grande uomo, Signora, fu un genio, venuto al mondo per uno scopo speciale. Ma ha oltrepassato il segno. Sì, è andato oltre il segno per il quale era destinato – Laura Fitzroy, 1934

Entrare nella storia è ambizione diffusa. Entrarci non per meriti acquisiti, ma per aver portato sulla propria nave un passeggero famoso, è destino beffardo. Il capitano della marina britannica Robert FitzRoy, discendente diretto del primo duca di Grafton, il figlio illegittimo di Carlo II e della duchessa di Cleveland, avrà per sempre nelle cronache l’inconsistenza di un’ombra furtiva alle spalle del gigante. Un’ombra per di più colpevole, perché ostinatamente non volle capire la grandezza della rivoluzione scientifica e culturale scatenata dal suo illustre compagno di viaggio. Il capitano del Beagle, la cui biografia comincia e finisce con una tragedia, e il cui nome sarà inevi­tabilmente legato a quello di Charles Robert Darwin, è un perfetto cattivo della storia. È il perdente che nessuna mano­vra d’archivio riabiliterà, l’eroe di battaglie ottocentesche che nessuno capì, l’uomo di mare che odiò la solitudine e che la solitudine lentamente uccise.

Il rammarico di non poter controllare i modi imprevedibili con cui i posteri plasmeranno il ricordo delle nostre vite deve averlo perseguitato fino all’ultimo, fino al taglio di quella lama. Tu, superbo marinaio e topografo perfezionista, contribuisci alle glorie della marina di Sua Maestà nell’emisfero australe. deputato conservatore per due anni, nel 1843 vieni nominato governatore della Nuova Zelanda, inimicandoti in pochi mesi sia i coloni inglesi sia i referenti in madrepatria, a causa dei tuoi tentativi di patrocinare i diritti dei nativi maori e della tua cocciutaggine nel rispettare i trattati firmati con loro. Fai tutto questo, ma sarai per sempre colui che litigava con Darwin nei mari del sud a causa degli austeri silenzi, degli accessi d’ira e della scontata simpatia per lo schiavismo.  (more…)

CLINT LE FATALISTE

maggio 31, 2011

ALLA VIGILIA DEI SUOI 81ANNI L’ATTORE CHE AVEVE DUE SOLE ESPRESSIONI (CON CAPPELLO E SENZA) SI CONCEDE UNA BIOGRAFIA DA VERA STAR: “EASTWOOD ON EASTWOOD” – LA POLITICA? “SONO TROPPO INDIVIDUALISTA PER STARE A SINISTRA O A DESTRA” – “IO NON HO MAI SAPUTO IN QUALE DIREZIONE MI SAREI DIRETTO. MI CI SONO SEMPLICEMENTE TROVATO” – “NELLA VITA HO CORSO SEMPRE A RITMO DI JAZZ” – “POSSO DIRLO: NON HO AVUTO ALTRO MENTORE AL DI FUORI DEL DESTINO”…

Brano del libro “Eastwood on Eastwood” tradotto da Anna Bissanti e pubblicato da “la Repubblica“, da “Dagospia

Né di destra né di sinistra, individualista
La qualità essenziale per fare il politico è il buonsenso. Non occorrono cultura o intelligenza eccezionali. Anzi, troppa intelligenza può rivelarsi controproducente, mentre un minimo di buonsenso può portare molto lontano. Ma ovviamente, come tutti sanno, non c´è nulla di meno comune del comune buonsenso! Quello della politica è un interesse che nella mia vita è sbocciato con la maturità.

Certamente il cinema vi ha contribuito, ma forse non tanto quanto può credere la gente. Non è nelle sceneggiature che trovo le mie idee, ma viaggiando fuori dagli Stati Uniti. È in Europa che ho iniziato a guardare al mondo in maniera globale, lì ho scoperto che il resto del pianeta non si identificava con l´America. Crescere in America procura sicuramente enormi vantaggi, ma comporta anche qualche svantaggio.

Uno di questi è che credi di non aver bisogno di parlare altre lingue o capire altre culture. Ma il mondo è molto più grande e complesso di quanto in genere non immagini la maggior parte degli americani. Le persone sono diverse. C´è chi frettolosamente balza alla conclusione che questa diversità non possa che provocare conflitti. In realtà, è questa la vera ricchezza del pianeta. La domanda da porsi, pertanto, è: «Pur nella nostra grande diversità, come possiamo convivere su questo pianeta?». (more…)

Torna Zorba il greco, sanguigno e immortale

maggio 30, 2011

Una nuova traduzione fa rivivere la bellezza del romanzo di Nikos Kazantzakis, titano della letteratura neoellenica. E l’eroe guascone, innocente e ballerino che ha fatto innamorare Hollywood, rivela così anche tutto il suo peso letterario

Ezio Savino per “Il Giornale

Zorba il greco è forgiato nello stesso metallo degli Achab, dei Gulliver, dei Cyrano, dei Jean Valjan. Una tempra indistruttibile. Il suo simulacro esteriore è fatto di parole stampate nel romanzo. La sua sostanza è quella delle inconsolabili ombre assetate che sempre si affollano intorno a noi, oscurando l’aria. Il nostro cuore è una fossa chiusa colma di sangue, e quelle parvenze vi accorrono, per berne: sanno che non esiste per loro altra fontana di vita, di resurrezione. Assomigliano agli ectoplasmi che nell’Odissea Ulisse attira a sé dal mondo dei morti, con la ciotola del sangue sacrificale, di cui sono golosi.
Solo dopo la sorsata parlano, ridono, singhiozzano. Davanti a tutti, si precipita Zorba, con quelle sue grandi falcate, e spintona gli altri fantasmi, perché sente che oggi è il suo giorno. Noi, lettori delle sue gesta, siamo gli Ulisse di turno. Quindi offriamogli la linfa rossa e calda, che possa rivivere, questo straordinario crapulone, beone, lavoratore instancabile, donnaiolo, cacciatore di vedove, guerriero e nomade macèdone, l’anima più grande, il corpo più saldo, il grido più libero, il canto più assordante mai deflagrati sulle pagine di un libro. (more…)

Usa-Cina la fatica del potere

maggio 30, 2011

Bill Emmott per “La Stampa

Desideriamo tutti la semplicità, o almeno spiegazioni facili. Mentre Barack Obama compiva il suo tour trionfale, da celebrità politica numero uno in Europa, in tanti hanno voluto credere che l’America resta la potenza mondiale dominante, egemonica, nonostante tutte le profezie di un suo declino. Pochi giorni dopo, alla notizia che la Cina si sarebbe presto dotata di una base navale in Pakistan, in tanti l’hanno interpretata come una defezione di Islamabad nel campo cinese, a conferma che il potere andava a Oriente. Quale delle due affermazioni è corretta? Nessuna.

La realtà è molto più complessa. La natura e la distribuzione del potere nel mondo sono cambiate. E’ una mutazione avvenuta gradualmente nel corso degli ultimi decenni, ma ogni tanto un improvviso spiraglio di luce svela il grado di cambiamento. (more…)

Il decennale di Vito Laterza, Scalfari: “Ha segnato il Novecento”

maggio 30, 2011

Il fondatore di “Repubblica” racconta il sodalizio con il grande editore barese morto nel maggio 2001. Seppe affrancarsi dall’eredità crociana aprendo il dibattito culturale e politico al presente, rileggendo in chiave moderna il pensiero liberaldemocratico

Antonio Di Giacomo per “la Repubblica

Dieci anni dopo la sua scomparsa, la memoria di Vito Laterza non è un esercizio retorico. Lo conosceva bene Eugenio Scalfari, il fondatore di Repubblica, che, non per caso, si ritroverà oggi, lunedì,, a Roma, nella sede di casa Laterza, insieme con Tullio De Mauro, e alla presenza del presidente Giorgio Napolitano, a testimoniare l’avventura intellettuale di un editore che ha lasciato il segno. “È passato ben più di mezzo secolo e – confida Scalfari – il mio primo incontro con Vito Laterza non lo rammento davvero. Mi ricordo, invece, quando già ci si conosceva indirettamente e ancora non s’era cominciato a collaborare insieme. Vito era un editore di prestigio che, insieme col cugino, aveva ereditato una casa editrice che, fino ad allora, tuttavia, s’era limitata al ruolo di tipografia di Benedetto Croce”.

Un’eredità ingombrante, che pure aveva segnato l’affermazione delle edizioni Laterza definendone l’identità.
“C’era stato in origine un incontro di idee, una condivisione della concezione della vita e della cultura liberale che aveva fatto sì che Giovanni Laterza diventasse lo stampatore del pensiero di don Benedetto e dei suoi amici”. (more…)

Il fotografo «partigiano» Mario Dondero

maggio 30, 2011

«Io sono un narratore. Frequentare Piero Manzoni e Buzzati è stata la mia università»

Paolo Di Stefano per “Il Corriere della Sera”, video

Se volete incontrare Mario Dondero, vi conviene stare ad aspettarlo. Dovunque siate, prima o poi, potete scommetterci, passerà. Un nomade, un viaggiatore, un camminatore instancabile. Da sempre. Ancora oggi che è arrivato, come dice, alla quarta età. Con la faccia da gabbiano sonnacchioso e candido, come fosse disegnata da Altan, di quelle che piacerebbero a un grande fotografo come lui, Dondero parla della sua vita consapevole dell’eccezionalità: il libro che ha appena pubblicato, a cura di Simona Guerra (Bruno Mondadori), mette insieme una fila incredibile di incontri con i protagonisti del secolo, ma anche di nomi minimi che incrociandolo hanno fatto la ricchezza della sua umanità decisamente fuori dal comune. Lo dice Massimo Raffaeli nella prefazione: con la «nonchalance del un ritardatario cronico» è arrivato comunque puntuale agli appuntamenti della storia: in montagna durante la guerra di Liberazione, nella Milano bohémienne del Bar Giamaica, nella Parigi di Beckett, di Sartre e di Theodorakis (suo vicino di casa in rue Notre-Dame-des-Champs), nella Roma di Pasolini, di Moravia, di Flaiano, poi di nuovo a Parigi durante l’occupazione della Sorbona, ad Atene per il processo a Panagulis, nella Spagna di Franco e nel Portogallo di Salazar, nella Praga della Primavera, nell’Africa della povertà e degli eterni conflitti, nella Cambogia dei khmer rossi, a Cuba più volte, a Berlino nei giorni della caduta del Muro. E a Fermo, dove si stabilisce nel ’99 («Vi spira un vento gioioso»), non si ferma di certo. (more…)

Croce e il diritto positivo

maggio 29, 2011

di Gianluca Miligi, da “Micromega

Leggendo libro di Perazzoli su Croce (Benedetto Croce e il diritto positivo. Sulla “realtà” del diritto, Il Mulino, Bologna, 2011) si comprende perché questo filosofo – di cui si parla di solito a sproposito – sia stato molto amato da liberali come Piero Gobetti, Mario Pannunzio, Piero Calamandrei… La congiunzione di liberalismo e diritto positivo che si trova in Croce lascia vedere infatti una teoria politica liberale di grande interesse. Il problema centrale del libro riguarda però un tema che si trova all’intersezione tra filosofia teoretica e filosofia politico-giuridica, ovvero la battaglia concettuale sulla “realtà” del diritto positivo.

Il nichilismo, inteso come riconoscimento dell’infondatezza, è il fantasma da esorcizzare per tutte le teorizzazioni della positività del diritto, da Georg Jellinek a Carl Schmitt, da Hans Kelsen, a Herbert L. A. Hart. Fantasma che si profila a partire dalla domanda: che cos’è il diritto positivo, tale in quanto ‘posto’ da un atto deliberativo? Qual è la sua realtà, se è vero che la radice del suo essere si trova solo nella volontà? Per rispondere, e mettersi al riparo dal pericolo di doversi riconoscere “infondato”, il diritto positivo ricorre surrettiziamente a una non postulata e contraddittoria premessa metafisica. Il libro di Perazzoli fa emergere e analizza proprio questo sfondo problematico e aporetico, lo statuto logico-costituitivo del diritto positivo, intorno a cui si decide la coerenza con sé medesimo. Sia chiaro che il libro in questione non propone una critica del diritto positivo a favore del diritto naturale; al contrario: è un’indagine sulla fisionomia, non “risolta” in senso antimetafisico, del diritto ‘positivo’. (more…)

Vittoriano, massone o pop?

maggio 29, 2011

E la religione civile ebbe il suo simbolo di Massimo Introvigne, da “Avvenire

Nel 1967 il sociologo americano Robert Bellah pubblicò un celebre saggio sulla «religione civile» come elemento unificante degli Stati Uniti. Il melting pot degli americani venuti da tante terre diverse funziona, secondo il sociologo, perché tutti – pur mantenendo nella maggior parte dei casi la loro religione d’origine – adottano una «religione civile» che ha i suoi simboli e i suoi riti: la bandiera, l’inno, le feste, le parate, il culto non tanto di questo o quel presidente ma della presidenza. Il genio della «religione civile» americana, secondo Bellah, sta nel suo saper evitare i conflitti con le religioni «religiose». I simboli del cristianesimo – talora anche dell’ebraismo – sono assunti nei grandi riti civili, senza che l’americano medio percepisca un conflitto.  (more…)

Gli odori che fanno la storia: la “scia” del N°5 Il profumo del mito che non evapora da 90 anni

maggio 29, 2011

Nel 1921 Coco Chanel creò una fragranza “diversa”. Complice Marilyn Monroe, è ancora fra le più amate. Il desiderio dello stlista: “Voglio un paradosso. Nessun olezzo di rose”. E Marylin creò il mito: “Cosa indosso per nadare a letto? Solo due gocce di N°5”

Eleonora Barbieri per “Il Giornale

L’ha scelto col suo naso, Coco in persona, ed era destino che finisse così. Un mito. Chanel n°5 compie novant’anni, il profumo che tutti conoscono e che tutte, almeno una volta, vorrebbero spargere sul proprio corpo. Perché l’odore di numéro cinq è quello della pelle di Marilyn, l’altro segno del destino, il sigillo al successo di una boccetta semplice semplice, vetro liscio, tappo squadrato, scritta in bianco e nero: un flacone da laboratorio, solo che lì si sperimentava la leggenda. Da spruzzare, sul collo, dietro alle orecchie, sui polsi, nell’incavo delle braccia, sulla pancia, sulle caviglie. Due gocce, diceva Marilyn: quelle che indossava prima di andare a letto, e niente altro. Le comuni mortali magari ricorrono a tre, e prima di uscire di casa, al mattino, ma non importa: il sogno del N°5 è a disposizione di ogni donna, sviti il tappo, annusi, ricordi, immagini. (more…)

Cattelan: ero stato un’opera d’arte ma non potevo essere artista

maggio 29, 2011

Ironico, paradossale, provocatorio: l’italiano vivente più quotato si racconta in una “autobiografia non autorizzata”scritta da Bonami

Francesco Bonami per “La Stampa

È l’artista italiano vivente con le quotazioni di mercato più elevate, autore di opere discusse e scioccanti come papa Wojtyla colpito da un meteorite, o Hitler che prega in ginocchio, o i tre bambini impiccati, o il ditone medio alzato installato in piazza Affari a Milano. Nato a Padova (il 21 settembre 1960) in una «famiglia sottoproletaria zen», Maurizio Cattelan è ora protagonista di una Autobiografia non autorizzata in uscita martedì da Mondadori (pp. 216, e17,50), di cui qui anticipiamo uno stralcio. In realtà il libro l’ha scritto il critico Francesco Bonami (nella foto piccola), che per l’occasione si è calato nei panni e nella testa dell’io narrante, rievocandone la vita e la carriera con lo stesso stile ironico e paradossale dell’artista. 

Entrai nella nebbia fitta della Pianura padana, umida ma finalmente profumata. Passai il confine dell’Emilia Romagna. Mi fermai a mangiare un panino con la mortadella. Quando ripartii, la nebbia si era diradata e cominciava a vedersi il paesaggio piatto attorno. La strada era vuota, ma appena passato il cartello di Vernasca il motore del mio 125 emise un gemito terribile e si spense. La moto tartagliò. Io misi in folle, corsi per qualche altra decina di metri. Poi mi fermai. Tentai di rimettere in moto, ma non ci fu nulla da fare. Il mio cavallo era stramazzato. Mi lasciai cadere anch’io sul bordo della strada, senza avere in mente nessuna idea alternativa che potesse risolvere quella situazione. (more…)

Piacere mister Red Bull. La storia di Dietrich Mateschitz, l’uomo che con l’adrenalina-marketing ha creato un impero miliardario

maggio 29, 2011

Guido De Franceschi per “Il Sole 24 Ore

Una sede in un luogo assai appartato rispetto ai centri del global business (Fuschl am See, paese di 1400 abitanti dalle parti di Salisburgo); una lampadina imprenditoriale che si accende in un altro luogo piuttosto imprevedibile (Bangkok) per poi precisarsi in un bar di un hotel (il Mandarin di Hong Kong); una carriera universitaria percorsa non proprio à la bersagliera (una laurea in Economia ottenuta a 28 anni alla Hochschule für Welthandal di Vienna); un curriculum lavorativo fino ad allora caratterizzato da un’attività commerciale non proprio rivoluzionaria (la direzione marketing internazionale dell’azienda tedesca Blendax, nel settore dei dentifrici, delle creme per il corpo e degli shampoo); e, soprattutto, un prodotto alimentare su cui puntare che è afflitto da un sapore dolciastro e vagamente nauseante, sul quale hanno forti riserve anche i suoi consumatori più entusiasti, e che ha un prezzo di vendita piuttosto alto. Quella che sembrerebbe la ricetta per una catastrofe imprenditoriale è invece la lista degli elementi di partenza con cui è stato costruito l’impero di Dietrich Mateschitz, l’inventore della madre di tutti i cosiddetti energy drinks: la Red Bull. (more…)

Il liberale che fiancheggiò il fascismo

maggio 27, 2011

Escono le memorie inedite del diplomatico monarchico Giuseppe Salvago Raggi: le critiche feroci ai politici dell’Italia giolittiana, le simpatie per l’ascesa di Mussolini e poi la delusione per le speranze tradite

Francesco Perfetti per “Il Giornale”

Quando lo incontrò di persona, all’indomani della marcia su Roma, il marchese Giuseppe Salvago Raggi, nome mitico della diplomazia italiana postunitaria, si trovò davanti un Mussolini diverso dal personaggio trasandato e bohèmien che aveva intravisto alla conferenza di Cannes. Adesso era un signore in redingote, immerso nel ruolo di governante, aveva l’aspetto di uomo serio e severo, lo sguardo duro. La diversità tra i due spiccava.

Anche Salvago Raggi era austero e impeccabile, ma il portamento rivelava la dignità e l’autorevolezza del notabile dell’età liberale, aristocratico nel tratto e nelle convinzioni, estraneo a suggestioni rivoluzionarie, incrollabile servitore dello Stato. I due rappresentavano mondi, al fondo inconciliabili, che, allora, ebbero modo di scrutarsi e misurarsi: mondi che non avrebbero potuto convivere tranquillamente.
La descrizione dell’incontro conclude il volume di memorie di Giuseppe Salvago Raggi (1866-1946) Ambasciatore del Re. Memorie di un diplomatico dell’Italia liberale (in uscita per Le Lettere: un volume che ripercorre la vita straordinaria, per certi avventurosa, divisa tra l’Oriente e l’Africa, di uomo che fu spettatore e protagonista di eventi come la rivolta dei Boxer in Cina e di una fase significativa della colonizzazione italiana come governatore dell’Eritrea. Le pagine sull’incontro sono poche ma importanti perché rivelano in controluce il dramma dei «fiancheggiatori» liberali che avrebbero finito per contribuire al successo del fascismo e al suo radicarsi nel tessuto paese. Indicative, in proposito, sono le battute che il diplomatico, rispondendo a Mussolini, riservò alla classe politica. Battute impietose contro Francesco Saverio Nitti, che «sapeva di condurre il suo paese alla rovina e su quella rovina voleva innalzare se stesso» e battute, solo in apparenza, più tenere per un Vittorio Emanuele Orlando e un Giovanni Giolitti, incapaci di ben governare perché «accecati dalla retorica parlamentare l’uno, dalla mentalità gretta l’altro» anche se onesti nel credere di «conciliare il minor male del paese con la loro permanenza al potere». (more…)

Così Storaro onora un debito con Caravaggio

maggio 27, 2011

Esce un interessante dvd dedicato alla vita e alle opere del Merisi. Tra gli autori Maurizio Calvesi e il direttore della fotografia tre volte premio Oscar che ricorda: “Quella volta sul set di Apocalypse now che per illuminare Brando pensai subito alla Vocazione di San Matteo

Pier Francesco Borgia per “Il Giornale

Scorrendo la lunga lista dei credits a fine pellicola il suo nome non compare. Eppure l’apporto di Michelangelo Merisi da Caravaggio alla realizzazione e – soprattutto – alla riuscita di un capolavoro della storia del cinema come «Apocalypse now» è stato determinante. A confessarlo, a più di trent’anni di distanza, è Vittorio Storaro, che proprio con quella pellicola conquistò la statuetta dell’Oscar per la migliore fotografia.
Il film di Francis Ford Coppola è, come si sa, liberamente ispirato a «Cuore di tenebra», uno dei capolavori letterari usciti dalla penna di Joseph Conrad. La figura del colonnello Kurtz, impersonato magistralmente da Marlon Brando, aleggia lungo tutto il racconto ma, in verità, compare poco sullo schermo. Brando, Coppola e Storaro lavorarono a lungo per capire quale era il modo migliore per introdurre l’immagine del colonnello americano. E alla fine a Storaro venne in soccorso un’immagine ben precisa. Un’immagine che aveva cambiato per sempre la sua vita quando, poco più che ventenne, entrò nella chiesa di San Luigi dei Francesi e scoprì i tesori della cappella Contarelli. Tra cui la «Vocazione di San Matteo».  (more…)

Vargas Llosa “Attenti agli spacciatori di cultura”

maggio 27, 2011

“Trionfano l’immagine e l’intrattenimento” Lo j’accuse del Nobel peruviano che presenta in Italia “Il sogno del celta”

Renato Rizzo per “La Stampa

Gli anni sono stati leggeri con lui: ha il volto senza una stropicciatura, proprio come il suo abito grigio di ottimo taglio, e il sorriso del cosmopolita che ha vissuto il mondo senza dissiparsi e lo sa guardare con cauto ottimismo pur avvertendone gli scricchiolii. Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la Letteratura nel 2010, è un intellettuale che alterna il microscopio al telescopio: nelle sue opere indaga gli aspetti più reconditi dell’animo umano e, nello stesso tempo, sa leggere l’ordine del pianeta facendo della realtà della storia il punto di partenza del proprio lavoro. Come accade nel suo ultimo libro, Il sogno del celta, nel quale racconta la vita leggendaria d’un irlandese, Roger Casement, che, seguendo la scia di sangue lasciata in Africa e nell’America del Sud dal colonialismo tra Otto e Novecento, dedica l’esistenza alla lotta senza quartiere contro questa piaga sino a salire, martire di un’idea, sul patibolo.

Se si sforza di leggere, oggi, l’ordine del pianeta, che cosa vede attraverso le sue lenti di intellettuale che, come dice lei, «non ha paura di sporcarsi le mani con la vita»?
«Scorgo, soprattutto, una preoccupante deriva culturale. Il nostro tempo sembra correre cantando verso la frivolezza e la banalizzazione. La cultura ha perso la sua nobiltà, sta diventando intrattenimento. E curiosamente, ma neppure troppo, ciò avviene non nel Terzo Mondo, ma nel Primo. È un’analisi alla quale mi sto dedicando e che sarà il focus d’un mio prossimo saggio». (more…)

Troppe tragedie senza una ragione

maggio 27, 2011

La denuncia di Manconi e Calderone

Corrado Stajano per “Il Corriere della Sera

Se almeno l’amaro destino di tanti, innocenti o colpevoli, impigliati nelle reti della giustizia, che hanno perso la vita nelle celle delle prigioni, nei riformatori, nelle questure, nelle caserme poliziesche, negli ospedali psichiatrici giudiziari, per responsabilità di coloro che avrebbero dovuto averne cura, fosse servito a impedire altre morti, violenza, sangue e dolore! Non è accaduto. Sarebbero 1.736 le persone morte in carcere in Italia nell’ultimo decennio, di cui più di un terzo suicide.

Luigi Manconi e Valentina Calderone hanno scritto un libro importante, grave, che fa rabbrividire per quel che racconta, Quando hanno aperto la cella. Stefano Cucchi e gli altri (Il Saggiatore, pp. 243, € 19), con una prefazione di Gustavo Zagrebelsky. Chissà che venga letto da chi ha responsabilità nell’amministrazione della giustizia e ha conservato sentimenti di umanità e che serva a inquietare un’opinione pubblica distratta e dimentica. (more…)

La Sottile Linea Rossa

maggio 26, 2011

L’eredità di Huguette Clark

maggio 26, 2011

La misteriosa storia di una delle donne più ricche del mondo, morta a 104 anni

da “ilpost

Huguette Marcelle Clark, misteriosa e multimiliardaria ereditiera dell’industria americana del rame, è morta martedì mattina a 104 anni dopo un lunghissimo isolamento in un ospedale di New York che l’aveva registrata sotto falso nome. L’anno scorso i giornali americani si erano occupati a lungo della sua storia, e dei presunti raggiri che avrebbe subito da parte dei suoi legali. L’ultima sua foto risale al 1930.

Erede di una delle più grosse fortune legate all’industria mineraria del diciannovesimo secolo, Huguette M. Clark ha passato oltre vent’anni reclusa nella stanza di un ospedale nonostante godesse di ottima salute. Profondamente timida, negli ultimi anni della sua vita era diventata oggetto di enormi attenzioni pubbliche e uno dei nomi più cercati su Google e Yahoo!, con fan page su Facebook e copertine di tabloid dedicate. (more…)

TESTA DI ZUCKERBERG: VIVI E CONDIVIDI!

maggio 26, 2011

“IL SEGRETO DI FACEBOOK? IL PRIMO È IL GRANDE PREGIO DI INTERNET, QUELLO DI DARE VOCE A TUTTI. IL SECONDO È LA VOGLIA, CHE ABBIAMO TUTTI, DI CONDIVIDERE LA NOSTRA VITA CON I NOSTRI AMICI E I NOSTRI FAMIGLIARI” – “PRIVACY? È LA GENTE CHE DECIDE QUANTO VUOLE RIVELARE DI SÉ” – “BORSA? PER IL MOMENTO NO” – “NEI PROSSIMI 5 ANNI CI SARÀ MOLTA PIÙ GENTE CHE ANDRÀ SU FACEBOOK CON IL TELEFONINO PIUTTOSTO CHE CON IL COMPUTER”…

Estratto del colloquio tra il Ceo di «Publicis» Maurice Levy e il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg pubblicato da “la Stampa“, da “Dagospia

Jeans, maglietta, scarpe da ginnastica e un Gatorade: all’eG8 di Parigi Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook e idolo degli internauti, si concede per un’ora alle domande dell’organizzatore del forum, Maurice Lévy, e del pubblico.

Facebook ha più di 500 milioni di utilizzatori nel mondo. Qual è il segreto del successo?
«In realtà sono due. Il primo è il grande pregio di Internet, quello di dare voce a tutti. Il secondo è la voglia, che abbiamo tutti, di condividere la nostra vita con i nostri amici e i nostri famigliari. È questa miscela che continua ad attirare la gente su Facebook: potersi esprimere, e poterlo fare con chi ci interessa. Del resto, è per tenermi in contatto con gli amici che ho creato Facebook all’università. Anche se poi, certo, l’impresa ha un po’ superato il quadro dell’università». (more…)

Il testimone della «pulizia»

maggio 26, 2011

Vittorio Strada per “Avvenire

Pochi tra gli intellettuali russi costretti a lasciare il loro Paese nel lungo periodo della dittatura comunista a causa della loro libertà mentale che li rendeva intollerabili e invisi al potere totalitario, hanno trovato in Italia, a differenza che in Francia o in America, qualcosa di più di un’ospitalità temporanea, sia pure generosa, senza però la possibilità di inserirsi stabilmente, secondo le loro capacità, nella nostra vita culturale. E, in generale, non molti di questi intellettuali, costretti all’esilio in Occidente, hanno saputo evitare di chiudersi in un isolamento spirituale rispetto alla cultura ospitante e hanno attecchito invece nel nuovo terreno d’adozione, senza perdere le peculiarità della loro tradizione e formazione, ma insieme ampliando il loro orizzonte con una partecipazione organica alla cultura internazionale.  (more…)

Africa Unite, il reggae più longevo d’Italia

maggio 26, 2011

La storica band compie trent’anni di successi. Ora l’Europa li ama. L’avventura in un libro

Marinella Venegpni per “La Stampa

Dopo i 150, (più modestamente) i 30 degli Africa Unite. Sono la reggaeband più importante e longeva d’Italia, dopo tanto tempo ancora saltellanti come i grilli. Una nicchia torrida per un sound che conosce crisi ma non tramonto, una formazione che è stata una fabbrica di talenti spesso pendolari: ha fatto da culla a Max Casacci che poi fondò i Subsonica, ha strappato al jazz il batterista Davide Graziano, poi dall’anno scorso nuovamente rapito da Luciana Littizzetto, sua storica compagna, che lo vuole sempre con sé. Ma i genitori degli Africa sono pinerolesi, Bunna e il gigante rasta Madaski: così come gli altri membri passati e presenti, hanno raccontato i colori della loro storia a Episch Porzioni, autore di Trent’anni in levare, libro di celebrazioni e aneddoti. «Il nostro è un albero genealogico imponente – racconta Madaski -. In trent’anni sono passati in tanti, da qui. Io ho cominciato a 16, Bunna a 18. Frequentavo insieme il liceo e il conservatorio, mi piaceva suonare: è stato subito un amore per il rock e il reggae, tutto diverso da quello che si ascoltava allora». Il matrimonio con Bunna resiste: «Dopo 30 anni spesso non c’è più niente: io e lui resistiamo perché siamo diversi, non ci invadiamo il campo. Stiamo suonando tanto e fuori dall’Italia, un tour nei club a Berlino, l’Aia, Parigi, Dublino, Londra, è andato molto al di là delle nostre più rosee idee».  (more…)

Blur – Jets

maggio 25, 2011

FRANCIA COLONIALISTA

maggio 25, 2011

DALL’ALITALIA DI COLANINNO ALLE FERROVIE DI MORETTI, PARIGI METTE SOTTO ASSEDIO L’INDUSTRIA DEI TRASPORTI ITALIANA – MENTRE SULLA COMPAGNIA AEREA, AIR FRANCE GIÀ SPADRONEGGIA SENZA AVER BISOGNO DI PRENDERLA TUTTA, PER L’ALTA VELOCITÀ LA BATTAGLIA SARÀ DURA TRA FS E LA SMONTEZEMOLATA NTV, SOSTENUTA DAI COLOSSI FRANCESI SNCF E ALSTOM: OGNI MESE DI RITARDO MANGIA CAPITALE. E GLI AZIONISTI DI NTV CHE INTENZIONI HANNO?….

Massimo Mucchetti per il “Corriere Economia”, da “Dagospia

Alleate o rivali? Nella cruciale industria dei trasporti, nei cieli e sui binari, Italia e Francia stanno giocando una partita a scacchi dagli esiti forse meno prevedibili di quanto appaia. Air France è il partner strategico della nuova Alitalia, con il 25%del capitale. La Sociètè nationale des chemins de fer (Sncf) ricopre lo stesso ruolo, con il 20%, nella Ntv-Nuovo trasporto viaggiatori che sfida Trenitalia, gruppo Fs, nell’alta velocità ferroviaria. I francesi sembrano destinati a prendere in mano, presto o tardi, le redini delle due imprese.

Stazza, competenza e potere di mercato di Air France e Sncf già oggi condizionano pesantemente Alitalia e l’esordiente Ntv, entrambe con una strada in salita davanti a sé. E non è una questione di management: Rocco Sabelli nella compagnia aerea e Giuseppe Sciarrone nell’azienda ferroviaria la sanno lunga.

È questione di mercato e di tendenze dell’economia, cui l’industria dei trasporti è per definizione tributaria. I conti della compagnia Alitalia ha chiuso il bilancio 2010 con una perdita operativa di 106 milioni cui si aggiungono 60 milioni tra oneri finanziari ed Irap. (more…)

La curva a U della diseguaglianza

maggio 25, 2011

Luigino Bruni per “Il Sole 24 Ore

Per lungo tempo, l’idea dominante riguardo la diseguaglianza è stata quella di un andamento ad U rovesciata: cresce nelle prime fasi dello sviluppo per poi decrescere nelle fasi più avanzate. Questa teoria portava a considerare legittima una certa crescente diseguaglianza quando decolla lo sviluppo. Il grande economista Albert Hirschman esemplificava la cosa con la metafora dell’ingorgo: se siamo bloccati in autostrada e a un certo punto vedo che le auto della corsia accanto iniziano a muoversi, anch’io sono felice, perché penso che in breve anche la mia corsia si muoverà.

Si è anche a lungo pensato che esistesse un compromesso necessario tra equità (eguaglianza) e crescita (efficienza): essendo i talenti distribuiti in modo ineguale nella popolazione, occorre lasciare ai pochi molto efficienti crescere più della media. Gli effetti di questa maggiore crescita di pochi ricadranno anche sui più poveri, sotto forma di trasferimenti, tasse, e beni pubblici e meritori (scuola, sanità, welfare ecc.). (more…)

Barbara Kruger, il collage è sovversivo

maggio 25, 2011

Untitled (you are a very special person), collage (colour)

Untitled (now you see us now you don't), collage

Untitled (memory is your image of perfection), collage (colour)

Nei collage realizzati dalla fotografa statunitense una faccia pubblicitaria può diventare il pretesto per spiegare al mondo che forse non ci stiamo più divertendo. Oppure uno spazzolino che lava i denti è l’occasione per dire chiaramente che molto presto non saremo più né visti né sentiti. Altre foto e articolo qui

Giudici, la vita presa per il verso giusto

maggio 25, 2011

Il poeta è morto a 87 anni. E’ stata una delle grandi voci del nostro Novecento. Aveva lavorato all’Olivetti

Maurizio Cucchi per “La Stampa

Da anni Giovanni Giudici era assente dalla scena letteraria, da anni non uscivano suoi nuovi libri. Ma la sua presenza, l’importanza cruciale della sua opera nella nostra poesia del Novecento era un dato ormai acquisito, una certezza molto importante. Fin dal 1965, quando era uscita una delle sue opere maggiori (se non la maggiore in assoluto) e cioè La vita in versi, Giudici si era affermato per la sua straordinaria capacità di coniugare un’attenzione costante per la realtà concreta, personale e sociale, con la viva attività del sentimento, muovendosi su percorsi narrativi articolati e scioltissimi e dimostrando una capacità davvero magistrale di gestione dei materiali, della lingua, dello stile. In questo, Giudici è stato un poeta dotato di un estro espressivo strepitoso, il che gli consentiva di passare da toni bassi e prosastici e a vere e proprie impennate liriche con naturalezza estrema. (more…)

BANCA ROTTA LA TRIONFERÀ!

maggio 24, 2011

TROPPI DEBITORI METTONO IN SOFFERENZA GLI ISTITUTI ITALIANI – L’ABI DI MUSSARI LO METTE NERO SU BIANCO: “NEL 2010 LE SOFFERENZE AMMONTANO A 44 MLD € A FRONTE DEI 33,7 DEL 2009” – CI SONO 11 MLD CHE NON SI RIESCONO A RECUPERARE E CHE PARALIZZANO LE BANCHE – UN PANORAMA CHE GIUSTIFICA IL RICHIAMO DI DRAGHI AD APRIRE I PORTAFOGLI E RIMPOLPARE IL CAPITALE…

Giuseppe Milano per “il Riformista”, da “Dagospia

Il rapporto sul settore bancario italiano nel 2010 ha tratteggiato un panorama a tinte fosche per gli istituti di credito italiani, un panorama che giustifica a posteriori l’invito lanciato alcuni mesi fa dal governatore Mario Draghi a rimpolpare il capitale.

Volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, però, va detto che, in una fase storica come quella attuale in cui gli elementi di crisi si succedono giorno dopo giorno, i dati possono in qualche modo essere considerati vecchi e sopravanzati dalle ultime trimestrali, relativa ai dati dei primi tre mesi del 2011, che hanno in molti casi evidenziato un recupero sopra le attese in termini di margini. (more…)

Kant in piazza Tiananmen

maggio 24, 2011

Aperto a Beijing il grandioso Museo Nazionale della Cina, uno dei più vasti del mondo. La Germania riempie le sale che si affacciano sulla piazza del regime con le opere che raccontano l’Illuminismo europeo.

di Mariasole Garacci, da “Micromega

Dopo quattro anni di lavori, lo scorso marzo è stato completamente riaperto al pubblico il Museo Nazionale della Cina, oggi uno dei più estesi del mondo con 192,000 mq (contro i 34,500 del Tate Modern) che triplicano la superficie del vecchio edificio. Dal 1959, decimo anniversario della Repubblica Popolare, il complesso che fiancheggia piazza Tiananmen al lato opposto alla Grande Sala del Popolo, ospitava il Museo della Rivoluzione Cinese e il Museo Nazionale di Storia Cinese; le due istituzioni furono riunite in un unico organo nel 2003. Un concorso del 2004 raccolse i progetti di Rem Koolhaas, Norman Foster, Herzog & de Meuron (autori del progetto per il Bird’s Nest realizzato nel 2008 per i Giochi della XXIX Olimpiade) e altri architetti, ma la commissione fu assegnata allo studio amburghese von Gerkan, Marg and Partners Achitects, che da dieci anni opera in Cina con 120 dipendenti tra Beijing, Shangai e Shenzhen). Nel 2004, lo studio vinse anche la commissione per il più grande edificio di culto della Chiesa Patriottica, costruito nella capitale tra il 2005 e il 2006. (more…)

VA’ A LAURÀ, NEGHER

maggio 24, 2011

NON DITE ALLA LEGA CHE GLI EXTRACOMUNITARI FANNO GIRARE (E TANTO) L’ECONOMIA – A MILANO LE IMPRESE GESTITE DA STRANIERI CRESCONO A RITMO DOPPIO RISPETTO A QUELLE TIRATE SU DAGLI ITALIANI E, SECONDO BANKITALIA, IL LORO LAVORO, IN TUTTO IL PAESE, VALE 35 MLD € L’ANNO (IL 3,2% DEL PIL) – GRAZIE AI FRUTTIVENDOLI EGIZIANI, MACELLAI CINESI E BARISTI MAROCCHINI SI RIMPINGUANO ANCHE LE CASSE DELL’INPS, PER GARANTIRE LA PENSIONE AGLI ITALIANI…

Fabio Poletti per “la Stampa“, da “Dagospia

Silvio Berlusconi ha ragione ma sbaglia mira. Non è Giuliano Pisapia a volere una moschea in ogni quartiere di Milano. E’ il cardinale Dionigi Tettamanzi: lo ha detto il 6 dicembre del 2008 in occasione del discorso alla città per Sant’Ambrogio: «C’è bisogno di luoghi di preghiera in tutti i quartieri della città, specie per le persone che appartengono a religioni diverse da quella cristiana, in modo particolare all’Islam».

Lo ha detto nel 2008 e lo ripete da allora, una convinzione che si è fatta ancora più forte dopo quella estemporanea preghiera in faccia al Duomo di un centinaio di musulmani, il 4 gennaio di due anni fa. Perché a Milano dove Umberto Bossi teme possa venire costruita la «più grande moschea di Europa», per ora di moschee non ce n’è nemmeno una.

I tre centri islamici più attivi – via Porpora, viale Jenner, via Quaranta – non sono luoghi di preghiera. I musulmani dopo essersi inginocchiati all’Arena, al Palasharp, in qualche sottoscala, nella vicina moschea di Segrate sul confine tra Milano e la Milano 2 di Silvio Berlusconi, aspettano ancora di sapere dove possano riunirsi in santa pace per celebrare le loro funzioni. (more…)

Altiero Spinelli, Ulisse nel mare dell’Europa

maggio 24, 2011

A 25 anni dalla morte del grande europeista: tra passi avanti e battute d’arresto, le sue idee restano punti di riferimento

Umberto Gentiloni per “La Stampa

Il tempo che ci separa dalla scomparsa di Altiero Spinelli non ha sbiadito l’eredità del pensiero, la vitalità di un lungo viaggio nel Novecento. La sua figura rimane legata a un’idea di Europa proposta e perseguita con tenacia, ma spesso ridimensionata dalle repliche di una politica impietosa. Non convince una semplificazione – a tratti egemone – che fa di Spinelli il protagonista coraggioso di un sogno spezzato, di un’utopia che tende a sfumare confondendosi con le belle speranze o le buone intenzioni. Il segno del suo cammino è più profondo e vitale di quanto appaia dagli sguardi di superficie. Cosa rimane del suo ragionare sui destini e i compiti del Vecchio Continente? E soprattutto quale il nesso tra il percorso biografico e la cultura europea che si manifesta in momenti diversi senza smarrire un disegno di riferimento?  (more…)

Quando Frassati creava le notizie

maggio 24, 2011

Un libro a 50 anni dalla scomparsa

Sergio Romano per “Il Corriere della Sera”

Durante i festeggiamenti per il 150° anniversario non abbiamo sufficientemente ricordato che il giornalismo italiano è figlio dell’Unità. Non vi sarebbero giornali nazionali se lo Stato unitario non avesse creato un mercato unico dalle Alpi alla Sicilia, insegnato ai suoi cittadini una lingua che nel 1861 era parlata dal 2,5 per cento della popolazione della penisola, allevato nuovi ceti sociali bisognosi d’informazione, creato uno spazio politico comune in cui ogni problema sarebbe stato discusso e trattato in una prospettiva unitaria.

Alfredo Frassati, di cui ricordiamo oggi il cinquantesimo anniversario della morte, fu tra i primi ad accorgersene. Nel libro Frassati, l’inventore della «Stampa» (Aragno editore, pagine 266, € 9,90) scritto dalla figlia Luciana Frassati, il curatore Alberto Sinigaglia ricorda che tutto cominciò nel 1894, quando Frassati, all’età di 26 anni, comprò un vecchio giornale, la «Gazzetta Piemontese», fondato nel 1867 da Vittorio Bersezio, e lo sprovincializzò, un anno dopo, chiamandolo «La Stampa». Dimostrò subito di essere un editore-direttore nello stile di Joseph Pulitzer a New York, lord Northcliffe e lord Beaverbrook a Londra, William Randolph Hearst in California e, beninteso, Luigi Albertini, che avrebbe assunto la guida del «Corriere» pochi anni dopo. (more…)

Paolo Conte – L’orchestrina

maggio 23, 2011

IL MONDO È UNO SPRING-ROLL (CINA IMPERIALE)

maggio 23, 2011

ORMAI ANCHE L’ITALIA PAGA DAZIO ALLO STRAPOTERE ECONOMICO DI PECHINO (IL 13% DEL NOSTRO DEBITO NELLE LORO MANI) – GLI USA ASSORBIREBBERO TRA IL 65 E IL 70% DEL TESORETTO, L’EUROPA IL 20% IL GIAPPONE CIRCA IL 10% – LE CIFRE ESATTE NON LE SA NESSUNO PERCHÉ IL DRAGONE DI HU JINTAO SI PUÒ PERMETTERE DI NON RIVELARE L’AMMONTARE DELLE OPERAZIONI – QUANDO COMPRA, LO FA TRAMITE PAESI TERZI (GRAN BRETAGNA, CANADA E PARADISI FISCALI COME LE VIRGIN ISLANDS O LE CAYMAN) PER GARANTIRSI L’ANONIMATO ED EVITARE RIMOSTRANZE…

Federica Bianchi e Maurizio Maggi per “l’Espresso“, da “Dagospia

All’inizio dell’anno i cinesi hanno comprato dal Portogallo, tramite un collocamento privato, un miliardo di euro di titoli di Stato. È circa lo 0,6 per cento del debito di Lisbona ma soltanto lo 0,2 per cento dei 200 miliardi di dollari che la Cina ha investito nell’ultimo trimestre del 2010. Basta l’esempio – citato da François Godement dell’European Council of Foreign Relations – per dare un’idea delle proporzioni.

Cosa vuol dire? Che alla potenza asiatica basta una manciata dei suoi spiccioli per condizionare i mercati europei. Grande Timoniere a Grande Creditore. Dopo anni di acquisti massicci di Treasury bond, la Cina ha preso di mira l’euro. E negli ultimi mesi ha iniziato ad ammiccare ai paesi periferici in difficoltà, e a conquistare con discrezione i mercati obbligazionari delle nazioni più solide come la Germania.

Secondo gli analisti, il recente interesse per il debito europeo da parte del Potere Silente è destinato a crescere. Al momento ne deterrebbe un dieci per cento, ma nessuno ne è sicuro. Quello che è certo è che il corteggiamento cinese potrebbe non essere privo di conseguenze per le politiche economiche nazionali. Visti da Pechino i mercati obbligazionari europei sono davvero poca cosa e offrono limitate opportunità di investimento all’immenso tesoro valutario dell’Impero d’Oriente: oltre 3 mila miliardi di dollari alla fine di marzo. (more…)

Il regista senza volto. Conversazione con Terrence Malick

maggio 23, 2011

Niente domande dal pubblico, niente tv, e soprattutto niente fotografie: sono le condizioni che Terrence Malick ha posto per lo storico incontro svoltosi lo scorso 25 ottobre 2007 all’Auditorium di Roma, nel corso del quale uno dei più schivi, enigmatici e geniali registi americani contemporanei ha accettato di parlare del cinema italiano che più ha amato. Ma anche, caso più unico che raro, del proprio esordio e dei propri film. Ecco la cronaca di quell’evento straordinario.

Conversazione con Terrence Malick, a cura di Mario Sesti, da MicroMega 6/2010

Appena salgo sul palco della Sala Petrassi dell’Auditorium di Roma, il 25 ottobre del 2007 alle ore 18 e 09, dico: «Introduciamo sempre i nostri incontri come il frutto di un’occasione speciale, ma forse così speciale non lo è mai stata. Stasera c’è odore di leggenda nell’aria. È con noi un regista straordinario, che Michael Cimino ha definito “il più grande poeta della mia generazione”. Un lungo corteggiamento ci ha portati a convincerlo a venire qui nonostante la sua grandissima timidezza. Vi ricordo che le condizioni che Terrence Malick ci ha richiesto sono semplici e chiare. La prima è che non si facciano fotografie. La seconda è che voi facciate finta di non esserci. Proprio perché è una persona molto timida, l’incontro dovrà svolgersi come una tranquilla chiacchierata informale a casa di qualcuno». La sala è gremita, l’atmosfera morbida ma piena di attese. Appena seduti, Antonio Monda, che conduce l’incontro con me, dice: «Siamo onorati di avere fra noi un grande regista e un grande poeta. Siamo i primi a essere rimasti sorpresi quando Malick ha accettato la nostra offerta». Prima che ciò accadesse io avevo ammonito chiunque sul fatto che in sala c’era una nutrita presenza di personale specializzato per impedire che chiunque potesse usare qualsiasi dispositivo tecnologico per riprendere immagini fotografiche o in movimento. Il tono poliziesco che mi era uscito fuori aveva dato straordinariamente sui nervi prima di tutti a me. Terry Malick esce poco dopo. (more…)

Se l’hedge fund finisce alla sbarra

maggio 23, 2011

Luigi Zingales per “Il Sole 24 Ore

Se pensate che la reputazione del settore finanziario americano abbia toccato il fondo, vi sbagliate. È appena iniziato il processo per insider trading contro Raj Rajaratnam, il fondatore miliardario di un hedge fund. Si tratta di una denuncia particolarmente scioccante perché svela il lato corrotto del mondo finanziario.

Il processo di Rajaratnam è eccezionale per diversi aspetti. Innanzitutto, è uno dei pochi casi di insider trading mai intentato contro un gestore professionista di hedge fund. Storicamente, i procuratori statali e federali hanno sempre preferito perseguire trader “occasionali”, che facilmente individuabili.

Un classico esempio può essere il seguente: una piccola banca italiana ricevette da qualcuno, che non aveva mai condotto contrattazioni, un ampio ordine di azioni Us Shoe poco prima che l’azienda venisse acquisita dal marchio Luxottica; in questo caso, non fu difficile sentir puzza di bruciato. In altre parole, dal momento che i trader occasionali sono rari, è palese trovare il nesso di causalità tra le operazioni di trading e una soffiata illegale, mentre è difficile identificare un problema quando qualcuno fa centinaia di contrattazioni al giorno. (more…)

Linda McCartney, la mostra a New York

maggio 23, 2011

Paul, Stella and James, Scotland, 1982 © 1982 Paul McCartney. Courtesy, Bonni Benrubi Gallery, NYC

Self-portrait, Sussex, 1985 © 1985 Paul McCartney. Courtesy Bonni Benrubi Gallery, NYC

Conobbe Paul e si innamorò di lui al lancio di ‘Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band’, nel 1968. Nello stesso anno era stata la prima fotografa donna a ‘firmare’ una copertina di Rolling Stones con unìimmagine di Eric Clapton. Nel 1969 sposò McCartney, e continuò a scattare: immagini dei miti del rock ma soprattutto, sempre più spesso, foto più intime, che ritraevano l’ex Beatles e i loro figli Stella e James. Il lavoro fotografico di Linda McCartney, scomparsa nel 1998, è stato da poco raccolto in un grande volume dalla casa editrice Taschen. Ora molte delle sue foto ‘rock’ ma anche alcuni scatti familiari sono in mostra a New York, presso la Bonni Benruby Gallery, dal 2 giugno al 29 luglio. Altre foto qui

FANCULO STANDARD & POOR’S

maggio 23, 2011

L´ECONOMISTA JEAN-PAUL FITOUSSI: “PERCHÉ DOBBIAMO FIDARCI DI QUESTI SIGNORI? CHI SONO GLI ECONOMISTI CHE LAVORANO CON LORO, QUALI METODI USANO, QUALI PARAMETRI CONSIDERANO? NON BISOGNA PIÙ STARLE A SENTIRE” – “S&P´S HA FATTO UN BUCO NELL´ACQUA CON L´AMERICA PERCHÉ SE L´È TROVATA DI FRONTE COMPATTA E FORTE” – MA L’EUROPA È IN BALIA DELLE BARUFFE TRA PARIGI E BERLINO…

Eugenio Occorsio per “la Repubblica

«Le agenzie di rating continuano a gettare scompiglio sui mercati, ma è tempo che qualcuno ricordi loro che non sono comparabili a veri esperti delle economie nazionali. E non tocca a loro indicare quali sono le riforme da fare. Ci mancherebbe». L´economista Jean-Paul Fitoussi non si unisce al coro dei “l´avevo detto io” dopo l´allarme di Standard & Poor´s sulla sostenibilità del debito italiano. Anzi, ribalta le accuse con veemenza.

Quindi S&P´s e le altre agenzie non sarebbero credibili?
«Senta, ma perché dobbiamo fidarci di questi signori? Non ho mai visto analisi rigorose: chi sono gli economisti che lavorano con loro, quali metodi usano, quali parametri considerano? Nulla ci viene fatto sapere: la mancanza di trasparenza nelle loro analisi sarebbe già una colpa: se l´aggiungiamo alle responsabilità che hanno avuto nella crisi, per le quali non hanno pagato un soldo di danno né hanno subìto riforme o regolazioni, ne esce un quadro deprimente. La conclusione è che non bisogna più starle a sentire». (more…)

Una fede di padre in figlio

maggio 23, 2011

Gianfranco Ravasi per “Avvenire

L’emblema per eccellenza della fede cristiana è affidato proprio a una «generazione», quella che corre tra il Padre e il Figlio, un filo paterno-filiale animato dall’amore che è lo Spirito Santo. Potremmo, perciò, dichiarare che «in principio» c’è la generazione, cioè nell’eternità stessa della trascendenza divina si compie incessantemente quell’evento che si riprodurrà – sia pure con le debite differenze – anche nell’umanità. Il generare è, quindi, la grande analogia per parlare del Dio trinitario.

E questa generazione è professata nel Credo per il Cristo che «è generato e non creato, della stessa sostanza del Padre». Se questa è la suprema radice della fede cristiana, si ha però uno sviluppo successivo nell’Incarnazione, quando la solenne genealogia che apre il Vangelo di Matteo si avvia verso quella meta fondamentale: «Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo» (1,16). Come si ha la generazione ab aeterno nel mistero dell’intimità divina, così si ha una maternità divina e una generazione nella storia.  (more…)

Storia ebraica

maggio 23, 2011

Giorgio Israel per “Il Giornale

Vi sono molte ragioni per leggere questa bella biografia di Theodor Herzl, il fondatore del sionismo, di cui è autore Luigi Compagna (Theodor Herzl, Il Mazzini d’Israele, con una prefazione di Francesco Cossiga, Rubettino, 2010). La prima ragione è beninteso quella suggerita dal sottotitolo: l’indovinato parallelismo tra la figura di Herzl e quella di Giuseppe Mazzini, sotto la comune definizione di «politici dell’irrealtà». Trattasi di una definizione ripresa da un articolo di Guido Dorso del 1945, in cui questi, correggendo la sua visione della storia come un cimitero di utopie, vedeva nell’irrealismo mazziniano una «carta vincente e in qualche misura invincibile, quasi una ragione inattaccabile di superiorità politica», per la capacità di «conseguire una sua realtà che supera la contingenza e anticipa l’avvenire». E quale altro esempio può darsi del successo che può conseguire la «politica dell’irrealtà» dell’incredibile sogno di Theodor Herzl di costruire uno stato ebraico? Oltretutto, si è trattato di un sogno che, come quello mazziniano, si è trasformato in una realizzazione profondamente positiva e coerente con l’ideale, a differenza di altri sogni basati su visioni deterministico-scientifiche come quella marxiana. (more…)