Archive for giugno 2011

THE CRICKETS, I FOUGHT THE LAW

giugno 30, 2011

Razza e nazismo, ecco il Céline maledetto

giugno 30, 2011

Tradotte per la prima volta le lettere dello scrittore francese pubblicate sui giornali collaborazionisti tra il 1941 e il 1944. Testi in cui rivendica il proprio ideale “ariano”, che poco dopo si rimangerà…

Stenio Solinas per “il Giornale

Da tempo ormai sappiamo, sulla base di documenti, di ricerche d’archivio, di riscontri incrociati, di epistolari rimasti a lungo sepolti, che la qualifica di «collaboratore», per Louis-Ferdinand Céline (1894-1961), era pertinente. Céline «collaborò», non si limitò a scrivere qualche lettera ai giornali: rivendicò l’aver capito prima degli altri il disastro che si preparava per il suo Paese; rivendicò l’aver chiesto un’alleanza franco-tedesca; rivendicò la necessità di uno scontro all’ultimo sangue contro bolscevismo e democrazie liberali; rivendicò una linea di condotta recisa contro gli ebrei; auspicò una Francia razzialmente pura, nordica, separata geograficamente dal suo Sud meticcio e mediterraneo… Scelse con attenzione i giornali dove far apparire le sue provocazioni, ne seguì la pubblicazione, se n’ebbe a male quando qualche frase troppo forte gli venne tagliata, polemizzò aspramente. (more…)

Sergey Pakhomov, Russian Landscape, 2011

giugno 30, 2011

La polizia segreta di Tambroni

giugno 30, 2011

Andrea Romano per “Il Sole 24 Ore

Già al tempo in cui le veline erano solo le informative riservate degli organi di sicurezza, il potere politico repubblicano si produceva in intrecci spericolati all’ombra delle istituzioni dello Stato. Intrecci popolati da esponenti di cordate rivali dello stesso partito di Governo, faccendieri e millantatori, ministri ed eversori, e che appaiono più fitti e confusi nelle fasi di passaggio da un equilibrio politico a un altro. Se state pensando alle cronache di queste ore siete fuori strada. Ma forse non del tutto. Perché il documento che anticipiamo, rinvenuto dagli storici Alessandro Marucci e Stefano Simoncini tra le carte di Amintore Fanfani nel corso del complesso lavoro di edizione dei diari del politico aretino, racconta una pagina inedita della storia italiana di mezzo secolo fa. Quando la lunga e sofferta transizione dal centrismo al centrosinistra, in particolare intorno alla crisi politica e di piazza del luglio 1960, produsse fibrillazioni che Aldo Moro avrebbe poi ricordato nel suo Memoriale come «il fatto più grave e più minaccioso per le istituzioni intervenuto in quel l’epoca». Eppure anche allora come oggi, senza bisogno di magistrati d’assalto o della circolazione via internet di intercettazioni o verbali d’interrogatorio, si racconta di un conflitto interno al partito di Governo combattuto a colpi di informazioni riservate e con l’uso partigiano di apparati dello Stato, sullo sfondo di un sottobosco di personaggi particolarmente abili nel prosperare anche materialmente tra le pieghe informali del potere pubblico. (more…)

CROCE ROTTA

giugno 30, 2011

CRI CRI! DA FIORE ALL’OCCHIELLO IMITATO IN TUTTO IL MONDO A CARROZZONE PARA-SOVIETICO MANGIA SOLDI – COME PASSARE DALL’EROICA RISALITA DELL’ITALIA CON IL GENERALE CLARK DI SUSANNA AGNELLI ALLA CONDANNA (900MILA €) DI MAURIZIO SCELLI PER “DANNO ERARIALE” – BILANCI IN ROSSO, 1600 PRECARI, MILITARI DISTACCATI IN SOVRANNUMERO – FINO ALL’IDEA MERAVIGLIOSA DI TREMONTI: PRIVATIZZIAMO LA CROCE ROSSA…

Fabio Martini per “la Stampa“, da “Dagospia

Era spuntata, eroicamente e per caso, sul campo di battaglia di Solferino nel 1859 e da allora, per un secolo e mezzo, è stata imitata in tutto il mondo. Ma proprio da noi – i pionieri – la Croce rossa è via via diventata uno degli ultimi lembi di Unione Sovietica, un carrozzone pubblico nel quale il costante afflato umanitario dei volontari ha finito per essere soffocato dalla gestione clientelare, statalista e spendacciona dei partiti.

Probabilmente la Croce rossa italiana – guidata per ironia involontaria da un organismo che si chiama Comitato centrale, proprio come quello del Pcus – sarà privatizzata per effetto della manovra economica in gestazione in queste ore: se così fosse, saranno i posteri a decidere, come dice il proverbio, chi abbia sparato sulla Croce rossa. (more…)

Anniversari: Céline e Hemingway

giugno 30, 2011

Mezzo secolo fa, l’1 e il 2 luglio, morivano a distanza di poche ore il maledetto francese ancora lordo della duplice infamia di antisemitismo e collusione coi nazisti e lo scrittore americano circonfuso di gloria e gonfio di rum

da “La Stampa

Céline, la musica infernale del secolo breve
MASSIMO RAFFAELI
Due scrittori che non potrebbero essere più opposti e complementari, Ernest Hemingway e Louis-Ferdinand Céline, muoiono a distanza di poche ore, il 1˚ e il 2 luglio del 1961: l’uno, circonfuso di gloria e gonfio di rhum, si suicida nel suo buen retiro di Ketchum, Idaho, mentre l’altro, ancora lordo della duplice infamia di antisemitismo e collusione coi nazisti, si spegne per un aneurisma nel villino-catapecchia di Meudon, a Ovest di Parigi, dove è ritornato nel ’52 in semiclandestinità, dopo anni di prigione e di esilio in Danimarca. I giornali sparano su nove colonne il suicidio di colui che traduceva l’esistenza in velocità dattilografica incarnando la via americana alla letteratura, come ne fosse il mito temerariamente hard boiled ; al recluso di Meudon, viceversa, riservano scarne notizie di agenzia e qualche imbarazzato necrologio in cui si riferisce la scomparsa di una belva collaborazionista.  (more…)

Antieroi solitari in fuga dal nulla

giugno 30, 2011

Il libro di Gianfranco Calligarich

Paolo Di Stefano per “Il Corriere della Sera”

Non siamo più abituati ai romanzi che si calano negli abissi. Non siamo più abituati a romanzi come Privati abissi di Gianfranco Calligarich (Fazi, pp. 200, € 18). Un romanzo il cui impianto è creato non tanto da azioni e colpi di scena ma dalle atmosfere e le atmosfere sono create dallo stile, come accadeva già ne L’ultima estate in città, il primo romanzo di Calligarich, amato da Cesare Garboli e da Natalia Ginzburg, pubblicato (anche grazie a loro) nel 1973 e opportunamente riproposto l’anno scorso da Aragno.

A differenza dei suoi personaggi, specie del narratore di quest’ultimo libro, afflitto da problemi cardiaci, Calligarich è scrittore dal respiro lungo, tanto che Privati abissi ha richiesto un’elaborazione di oltre un trentennio, ripensamenti e riscritture. Siamo a Roma nel 1968, quando in un caffè gestito dal vecchio Santandrea nei pressi di Piazza Navona, Al Tempo Ritrovato, un trentenne, approdato nella Capitale dalla Liguria (dove la famiglia aveva «un’importante fabbrica del ferro»), incontra la splendida Alessandra. Ci sono tutti gli elementi per un approccio fatale. Lui, taciturno e ombroso, ha dentro le maree di un’esistenza misteriosa, ha lasciato i suoi luoghi per mettersi a suonare il pianoforte nelle sale di registrazione, è diventato socio di Santandrea nel locale romano, abita in un monolocale con terrazzo e vista su una cupola, ha la stazza di un armadio dalle ante chiuse al punto da diventare, nel racconto, lo Sprangato Partner. Lei è figlia di un banchiere svizzero, un corpo compatto e un sorriso «a sfottere su bocca robustamente fatta». Verremo a sapere dopo che si porta dietro un passato traumatico, avendo subito gli oltraggi del padre, ma per il momento si trova al Tempo Ritrovato in compagnia di una donna mascolina, che in seguito a un breve litigio le versa addosso un bicchiere di whisky lasciandola in asso. È a quel punto che Alessandra si alza, attraversa le luci e le ombre del locale e si dirige verso l’Armadio chiedendogli di asciugarle il vestito bianco. (more…)

Farrah Fawcett, Ryan O’Neal e l’enigma del ritratto di Warhol

giugno 30, 2011

Il quadro col volto dell’attrice scomparsa, in eredità all’Università del Texas, ricompare a casa dell’ex marito

Simona Marchetti per “Il Corriere della Sera

La vendetta dell’Angelo di Charlie con due anni di ritardo, grazie ad uno show televisivo e a una biografia un po’ troppo rivelatrice. Il 25 giugno 2009 Farrah Fawcett si arrendeva al cancro all’età di 62 anni e, alla lettura del testamento, grande fu la sorpresa nell’apprendere che a Ryan O’Neal, suo compagno on-off per oltre tre decenni e accanto a lei negli ultimi istanti di vita (tentò anche di sposarla, senza però fare in tempo), non aveva lasciato nemmeno un cent dei 6 milioni di dollari della sua fortuna. Una parte dei suoi averi (4,5 milioni) andarono, infatti, al figlio Redmond Fawcett O’Neal, mentre all’università del Texas l’attrice lasciò la sua vasta collezione d’arte, in ricordo degli studi di storia dell’arte fatti prima di darsi al cinema, compresi i due ritratti che Andy Warhol le aveva fatto nel 1980 e ammirati nel documentario Farrah’s Story, dedicato alla sua battaglia contro il tumore. Peccato però che una delle due serigrafie, raffigurante Farrah con le labbra rosso fuoco, la pelle candida e i sorprendenti occhi verdi, del valore di 30 milioni di dollari, non sia mai stata recapitata al campus di Austin e, malgrado l’università abbia pure assunto un investigatore privato per ritrovarla, nessuno ne ha più saputo nulla fino ad ora. (more…)

Mario Draghi visto dagli altri

giugno 29, 2011

Il nuovo presidente della Banca Centrale Europea è “la persona noiosa più importante del mondo”, scrive Foreign Policy

da “ilpost

La settimana scorsa Mario Draghi è stato nominato presidente della Banca Centrale Europea (BCE).Foreign Policy gli ha dedicato un lungo ritratto, spiegando chi è e cosa lo aspetta da una prospettiva diversa e un po’ più approfondita rispetto a quella “un-italiano-alla-BCE” che invece è circolata molto sui media italiani.

Com’è nel suo stile, Draghi non solo ha mancato la conferenza stampa di presentazione della sua nomina, ma non era neanche a Bruxelles quando è stata annunciata ufficialmente. Anche quando le persone cercano di congratularsi con lui, finiscono per essere scoraggiate dalla sua noia infinita. «Mario non era mai spettinato», racconta uno dei suoi compagni di classe della scuola gesuita dove Draghi è stato educato «è sempre stato molto serio». (more…)

Gosha Ostretsov, Sex in the City (detail) – Kiss, 2008

giugno 29, 2011

All’impresa non piace Benito

giugno 29, 2011

Valerio Castronovo per “Il Sole 24 Ore

Di Gino Olivetti, segretario generale della Confindustria per un quarto di secolo dalla sua fondazione nel 1910, si può ben dire che sia stato il protagonista per eccellenza dell’opera di aggregazione e legittimazione sociale che diede voce e diritto di cittadinanza alla nascente classe imprenditoriale. Poiché contribuì in modo determinante a porre le fondamenta di una sua robusta rappresentanza unitaria (rispetto a un nucleo precedente di sodalizi sparsi localmente e per lo più fragili) e poi a elaborare le linee direttrici di quella che sarebbe presto divenuta la principale organizzazione di categoria del mondo economico italiano.
Del ruolo preminente svolto da Olivetti (che, va precisato, non aveva alcun legame di parentela con Camillo Olivetti, fondatore dell’omonima impresa di Ivrea) al vertice della Confederazione, numerosi sono i riferimenti in diversi saggi (a cominciare da quello comparso quasi cinquant’anni fa di Mario Abrate, riguardante la Lega industriale di Torino) che sono stati dedicati alle vicende della nostra prima industrializzazione. E ciò perché egli non si limitò a fare da spalla ai presidenti man mano avvicendatisi a capo dell’associazione imprenditoriale ma fu sovente l’ispiratore di alcune delle loro principali decisioni e comunque un collaboratore altrettanto sagace che prezioso, ma con una propria indipendenza di giudizio. Del resto, Olivetti fu anche un parlamentare nelle file dei liberali e membro di importanti commissioni parlamentari. Tuttavia, mancava finora una sua biografia che ripercorresse l’itinerario di questo alfiere per tanto tempo della causa industrialista e ricostruisse la trama e l’ordito dei suoi propositi e delle sue iniziative nel quadro della politica economica dall’età giolittiana agli anni centrali del periodo fascista. È quanto ha fatto adesso una giovane studiosa dell’Università di Siena, Eleonora Belloni. (more…)

Afghanistan, torna l’Alleanza del Nord

giugno 29, 2011

I leader delle opposizioni tagica, uzbeca e hazara si sono incontrati a Kabul per sancire la nascita di una nuova alleanza anti-talebana, decisa a bloccare il processo di riconciliazione

Enrico Piovesana per “Peacereporter

In vista del disimpegno militare occidentale in Afghanistan e del ritorno al potere dei talebani, concordato con Karzai e con gli stessi americani, il paese asiatico sembra prepararsi a riportare indietro di quindici anni le lancette dell’orologio afgano.

Esattamente al 1996, quando per contrastare l’avvento al potere dei talebani, le minoranze etniche non-pashtun del nord (tagichi, uzbechi e hazara, che insieme costituiscono però maggioranza) si allearono tra loro formando il Fronte Islamico Unito, noto in Occidente come ‘Alleanza del Nord’. (more…)

La Pacifica Alleanza dell’America Latina

giugno 29, 2011

Colombia, Cile, Messico e Perù hanno siglato un accordo di integrazione economica. Non si tratta di un’alleanza delle destre o di una piccola Alca, ma della sponda latinoamericana dell’Apec, e del riconoscimento implicito dell’importanza dei legami con l’Asia

Maurizio Stefanini per “Limes

Nel settembre del 2009 si iniziò a parlare della possibile integrazione tra le Borse di Lima, Bogotá e Santiago, allo scopo di costruire una realtà di dimensioni comparabili a quelle delle Borse di San Paolo del Brasile e di Città del Messico. Il 9 novembre 2010 è stato firmato a Lima l’accordo per la costruzione del Mercato integrato latinoamericano (Mila), nato ufficialmente il 22 novembre. Juan Pablo Córdoba, presidente della Bolsa de Valores de Colombia (Bvc), ha ricordato come il Mila potesse mettere assieme 46 società con oltre un milione di dollari di transazioni al giorno, e 58 valori con tra 500.000 e un milione di dollari di transazioni. Durante il vertice iberoamericano di Mar del Plata del 3-4 dicembre il presidente messicano Felipe Calderón manifestò il proprio interesse per un accordo con l’asse Colombia-Perù-Cile. (more…)

Modena diventa la capitale della street art

giugno 29, 2011

Mode2, Death Disco?, Homes Bar, Berlin, ottobre 2010, pastelli secchi, acrilici opachi e pittura acrilica

Mode2

Dal 30 giugno al 30 settembre 2011, la Palazzina dei Giardini ospiterà la mostra dal titolo “Kindegarten”. Tele e opere scultoree di sei artisti internazionali (Futura, Mode2, Os Gêmeos, Tom Sachs, Kostas Seremetis, Boris Tellegen) tra i maggiori esponenti di questa forma di espressione artistica. Altre foto qui

Anna e Giacomo uniti dalla patria

giugno 29, 2011

Adriano Dell’Asta per “Avvenire

Molte sono le cose che uniscono Anna Achmatova e Giacomo Leopardi; e proprio queste molte cose che uniscono i due poeti rendono le traduzioni dell’Achmatova qualcosa di più di un semplice esercizio poetico o anche di un commovente omaggio di un poeta all’altro. A unire dunque i due poeti, innanzitutto, c’è «l’ospite dolce col flauto nella mano», che unisce tutti i poeti, toccandoli nell’intimità del cuore e facendoli propri sacerdoti.

Poi c’è il fatto che questo possesso, quanto più scende nelle profondità segrete dell’anima, tanto più si espande a investire tutto l’universo e a restituirlo al poeta «nell’organica unità delle parti che lo compongono», cioè come un tutto dotato di senso. Il poeta, infatti, come diceva Sinjavskij in un indimenticabile studio su Pasternak, «fonde in qualcosa di organico, in un tutt’uno, le parti frammentarie della realtà e con ciò stesso incarna in un certo senso la grande unità dell’universo».
Così, in Leopardi il poeta parla a tutta la natura umana, «frale in tutto e vile» e di tutta la natura, percependo che essa ha dentro di sé una «nova immensità» che va ben al di là del «terreno stato». È esattamente in questo senso che il poeta, nell’Achmatova, riceve in premio «la perspicacia magnanima degli astri».  (more…)

Hemingway, com’era divertente sentirsi dannati

giugno 29, 2011

Con la prima moglie nella Parigi della Lost Generation: dalla versione restaurata di Festa mobile , un inedito dello scrittore che moriva il 2 luglio di 50 anni fa

Festa mobile , il romanzo postumo di Ernest Hemingway, torna da oggi in un’edizione restaurata a cura del figlio Patrick e del nipote Seán (Mondadori, pp. 224, 10). Pubblichiamo un brano da «Piaceri segreti», uno degli otto capitoli inediti che sono stati aggiunti.

ERNEST HEMINGWAY, da “La Stampa

Fino a che lavorai per i giornali e dovetti andare in varie parti d’Europa come inviato mi fu necessario avere un vestito presentabile, andare dal barbiere, e avere un paio di scarpe rispettabili. Queste cose erano un inconveniente quando cercavo di scrivere perché ti rendevano possibile lasciare la tua riva del fiume e passare sulla riva destra a trovare i tuoi amici di là, andare alle corse e fare tutte quelle cose divertenti che non potevi permetterti o che ti avrebbero cacciato nei pasticci.

Scoprii molto presto che il modo migliore per evitare di andare sulla riva destra e di finire coinvolto in tutte le cose piacevoli che non potevo permettermi e che mi procuravano, come minimo, un rimorso gastrico era quello di non tagliarmi i capelli. Non potevi passare sulla riva destra con i capelli tagliati come uno di quei pittori giapponesi di stirpe nobile e meraviglioso aspetto che erano amici di Ezra. Questo sarebbe stato l’ideale e ti avrebbe rigorosamente confinato sul tuo lato del fiume e obbligato a lavorare. Non eri mai al riparo da missioni giornalistiche per un periodo abbastanza lungo da farti crescere una zazzera di quel tipo ma in due mesi arrivavi a somigliare a qualcosa di residuato dalla guerra civile americana e di inaccettabile. Dopo tre mesi eri a buon punto per il tipo di pettinatura che avevano i meravigliosi amici giapponesi di Ezra e i tuoi amici della riva destra avrebbero pensato che eri ormai dannato. Io non ho mai capito a cosa si supponeva che tu fossi dannato ma dopo quattro mesi circa eri considerato dannato a qualcosa di peggio. A me piaceva essere considerato dannato e a mia moglie e a me piaceva essere considerati dannati insieme. (more…)

«Tre volte» Van Dongen

giugno 29, 2011

«Marchande d’herbe et d’amour» (1913)

Quell’intreccio di colore, violenza e mondanità. Al Musée d’Art Moderne una retrospettiva celebra il maestro olandese del «fauvisme»

Sebastiano Grasso per “Il Corriere della Sera

Kees van Dongen? Fauve, anarchico e mondano. Così, vent’anni dopo la retrospettiva dedicata al pittore di Delfshaven (1877-1968), la capitale francese ne ripropone il periodo parigino, con 90 fra dipinti e disegni, oltre a un buon numero di ceramiche fine Ottocento-inizio anni Trenta.

A Parigi, Kees arriva nel 1897. Ha vent’anni e tanta voglia di farsi strada. Nel 1904, la sua prima personale, l’incontro con André Derain e la conversione al fauvismo. Per vivere, il giovane olandese disegna per il giornale satirico Assiette au beurre, vende giornali, fa il fattorino, l’imbianchino e, robusto come Braque, persino il lottatore da fiera. Montmartre e Montparnasse diventano i suoi quartieri e il Bateau-Lavoir la sua casa. (more…)

Paula Wilson, Lady, 2008

giugno 28, 2011

velvet underground – venus in furs

giugno 28, 2011

L’uomo che «fece» il Corriere

giugno 28, 2011

Stefano Folli per “Il Sole 24 Ore

«L’indipendenza di giudizio non è equidistanza» usava dire Eugenio Torelli Viollier, il fondatore del «Corriere della Sera». E forse dire fondatore è persino riduttivo per un uomo che «costruì» dal nulla il foglio destinato in pochi anni – il primo numero uscì nel 1876 – a diventare la voce della borghesia imprenditoriale del Nord, contribuendo a dare una voce e un profilo alla nuova Italia post-unitaria. È curioso che questo personaggio affascinante, ex garibaldino e cosmopolita, sia relativamente poco noto. Alla sua immagine si è sovrapposta quella di Luigi Albertini, sotto la cui guida il «Corriere» raggiunse traguardi straordinari di diffusione e influenza: tuttavia Albertini non sarebbe esistito se prima di lui non ci fosse stato Torelli, il quale non a caso lo aveva assunto individuando in lui le caratteristiche idonee a sviluppare un quotidiano moderno e innovatore. (more…)

Quanto costa la cocaina?

giugno 28, 2011

E chi consuma più cannabis al mondo? Lo spiegano i dati delle Nazioni Unite sul traffico di droga negli ultimi anni

da “ilpost

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine (UNODC) la settimana scorsa ha pubblicato il suo rapporto annuale [pdf] sull’utilizzo delle sostanze stupefacenti nel mondo. La ricerca analizza l’andamento della produzione delle principali materie prime per realizzare droghe, la crescita o la contrazione dei prezzi e dello spaccio a livello globale utilizzando i dati forniti dagli Stati e dalle organizzazioni internazionali.

Nell’ultimo anno, la produzione globale di oppio è diminuita sensibilmente a causa delle difficili condizioni climatiche in Afghanistan, uno dei principali produttori al mondo della sostanza. Le cose non sono andate meglio per la cocaina con un calo sensibile delle coltivazioni e di conseguenza della produzione. La coltivazione della coca è diminuita di un sesto nel 2010 principalmente a causa della minore produzione in Colombia, uno dei principali fornitori al mondo della sostanza. Gli Stati Uniti rimangono i principali consumatori di cocaina, anche se l’Europa sta guadagnando rapidamente terreno. (more…)

I ribelli libici sbarcano a Pechino

giugno 28, 2011

Dietro la visita di Mahmud Jibril, la ricerca cinese di un nuovo stile diplomatico

Gabriele Battaglia per “Peacereporter

“Nel 1979 ci siamo persi trattando solo con lo Scià in Iran, nel 1989 idem nella Romania di Ceausescu, proprio mentre il suo regime crollava, e nel 1999 nella Serbia di Milosevic. Nel 2011, la Cina deve farsi più furba”.
Queste parole, pronunciate da un anonimo accademico cinese, spiegano perfettamentela scelta di Pechino, che ha ricevuto Mahmud Jibril per colloqui formali con il ministro degli Esteri, Yang JiechiJibril è attualmente il capo del governo provvisorio dei ribelli libici, già lobbista degli interessi angloamericani all’interno del regime diGheddafi. (more…)

Giordania: cambiamento reale o illusione?

giugno 28, 2011

Original Version: In Jordan, real change or illusion?

La Giordania rappresenta nel mondo arabo la cartina di tornasole per stabilire se riforme politiche reali possano avvenire in maniera pacifica; per il momento il cambiamento proposto dal re giordano Abdullah è un cambiamento imposto dall’alto, destinato a rivelarsi probabilmente illusorio – scrive il giornalista Rami Khouri

da “Medarabnews

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A sei mesi dall’inizio delle rivolte arabe che hanno travolto metà della regione, ecco una domanda che rivolgo a tutti coloro i quali si chiedono se e cosa è cambiato: il fatto che il re giordano Abdullah II abbia annunciato, due settimane fa, di essere d’accordo con la richiesta dei manifestanti in base alla quale i futuri primi ministri devono essere nominati e sfiduciati secondo il volere della maggioranza parlamentare, e non dal sovrano, è simbolo del successo o dell’illusione delle rivolte arabe?

Due giorni dopo, re Abdullah ha specificato quest’affermazione sostenendo che ci vorranno due o tre anni per implementare questa misura. La Giordania ha bisogno di tempo per dotarsi di tre partiti maturi, che rappresentino la sinistra, il centro e la destra dello spettro politico. In altre parole, il sovrano aprirà il sistema politico del paese solo quando riterrà che vi siano partiti affidabili che non creeranno problemi a lui o al paese. (more…)

La guerra alla droga di Giovanardi

giugno 28, 2011

di Patrizio Gonnella, da “Micromega

Intorno alla droga, alle droghe leggere, ai consumatori e ai tossicodipendenti, agli stili di vita giovanili si è costruita una guerra ideologica. Checché ne dica il Ministro Carlo Giovanardi, autore insieme a Fini nel non lontano 2006 di una legge liberticida approvata con un emendamento al decreto legge sulla sicurezza per le Olimpiadi invernali di Torino, negli ultimi anni la politica governativa non ha prodotto risultati significativi.

I consumatori di droghe sono più o meno numericamente gli stessi, i traffici di droghe pesanti sono aumentati, la repressione ha colpito soprattutto i consumatori di hashish e marijuana. Il sovraffollamento penitenziario è anche un prodotto della Fini-Giovanardi. Il 37% della popolazione detenuta è dentro per aver violato la legge sulle droghe. La media europea è molto, ma molto, più bassa.

La guerra alla droga ha fallito tutti i suoi obiettivi. Non un ettaro di meno è stato coltivato a canapa in giro per il mondo. Non ha prodotto un consumatore di meno. La questione è complessa, richiede approcci non ideologici (un esempio di approccio ideologico è rappresentato dalla seguente frase“drogarsi è immorale” che porta con sé la conseguente conclusione “i drogati vanno puniti”) e soluzioni pragmatiche.  (more…)

Nella battaglia del Nilo l’Etiopia sfrutta la debolezza egiziana

giugno 28, 2011

Addis Abeba e il Cairo sono storicamente in contrasto sulla gestione delle acque del fiume. Gli etiopi vogliono approfitttare dell’instabilità politica in Egitto. Il ruolo del nazionalismo e le conseguenze sull’economia

Letizia Santangelo per “Limes

Nell’aprile 2010, a Sharm el-Sheik, la riunione straordinaria del Consiglio dei ministri dell’Iniziativa del bacino del Nilo si chiudeva in modo fallimentare per l’Egitto. I paesi rivieraschi, a monte del fiume, decidevano infatti di procedere alla firma del Cooperative framework agreement sulla gestione delle acque del Nilo, anche senza il consenso di Egitto e Sudan. Mossa che sottolineava sia la perdita di autorevolezza da parte dell’Egitto nei confronti dei vicini subsahariani, sia il profilarsi di un confronto con l’Etiopia, l’altro antico impero della regione, che del glorioso passato conserva forte impronta nel carattere orgoglioso della propria gente e nelle aspirazioni nazionali.


Lo sfruttamento delle acque del Nilo ha sempre rappresentato un elemento strategico cruciale nella definizione dei rapporti tra Egitto ed Etiopia. Proprio su di esso, il governo di Addis Abeba sta giocando una partita importante, tanto per il futuro sviluppo economico della propria nazione, quanto per le sue mai sopite ambizioni regionali, determinato a non lasciarsi sfuggire il momento propizio data l’attuale debolezza del paese rivale. (more…)

Il vulcano Pierre Cardin

giugno 28, 2011

Modelle con abiti della collezione 1954

'Fashions for the Space Family', 1967

La collezione primavera-estate 1975

A 89 anni va in ufficio tutti i giorni. Disegna e coltiva mille attività. Ora vende. Perché non siano gli altri a decidere. Il ‘grande vecchio’ della moda francese si racconta. Altre foto e intervista qui

“IO VE LO AVEVO DETTO”

giugno 28, 2011

NESSUNO MEGLIO DI MONTANELLI POTEVA COMPRENDERE LA MUTAZIONE GENETICA CHE TRASFORMÒ IL ‘SILVIO DI ARCORE’ IN ‘CAVALIERE’ – L’EPICA BERLUSCONEIDE ATTRAVERSO I SUOI ARTICOLI SUL “GIORNALE”, “LA VOCE” E “CORRIERE” – “SOFFRÌ MOLTISSIMO PER LA MORTE DEL PADRE. LO VIDI PIANGERE COME UNA VITE TAGLIATA. QUALCHE GIORNO DOPO, MI DISSE: “D’ORA IN POI MIO PADRE SEI TU”. MI CHIEDO A QUANTI ALTRI LO AVEVA GIÀ DETTO, O STAVA PER DIRLO”…

1 – INDRO E SILVIO UNA TELENOVELA
Antonio D’orrico per il “Corriere della Sera“, da “Dagospia

Una volta si facevano tanti dibattiti sul tema: «Può un giornalista essere scrittore?» . Lo so che, detto in questo modo, può far venire in mente i dibattiti nelle case del popolo toscane che ogni tanto Roberto Benigni ama ricordare («Compagni e compagne, l’argomento della nostra discussione odierna è: “Pole la donna essere uguale all’omo?”» ), ma le cose andavano così. Adesso abbiamo la risposta a quell’annosa querelle: «Pole un giornalista essere uno scrittore?» . La risposta esatta è: «Sì, se il giornalista è Indro Montanelli» .

E se qualcuno non vuole chiudere la questione qui, possiamo aggiungere un’altra cosa. Molti anni fa lo scrittore colombiano e premio Nobel Gabriel García Márquez si sottopose pazientemente a una raffica di domande postegli dal suo vecchio amico Plinio Mendoza, che voleva scrivere un libro su di lui (Odor di guayaba). Márquez rispose a tutte le domande con generosità. Solo davanti a una ebbe un’esitazione, cominciò a guardare fuori dalla finestra e rimase zitto. (more…)

Lorrain, il paesaggio nasce dalla mente

giugno 28, 2011

Maurizio Cecchetti per “Avvenire

Il nome con cui è più noto gli venne dalla regione dove era nato, la Lorena. Claude Lor­rain, di cognome faceva Gellée e i francesi, orgogliosamente, lo no­minano così, aggiungendo «dit le Lorrain». Ma quelli che in lui ve­dono una sorta di mito, lo chia­mano semplicemente Claude. Quando ti chiamano col tuo no­me, è segno che sei entrato tra i grandi, che sei talmente chiaro e alla luce del sole, che il tuo nome dice un modo di dipingere. L’orgo­glio, giustissimo, che i francesi hanno di Claude Gellée, massimo paesaggista francese (e non solo) dell’epoca barocca, è anche un modo per riportarlo all’ovile, es­sendo il lorenese vissuto in gran parte a Roma, dove, nei primi anni del terzo decennio del Seicento, arrivò lavorando, all’inizio, come pasticcere per sbarcare il lunario. (more…)

1609, a Manhattan approda l’arca di Noè

giugno 28, 2011

Ironica, dissacrante, pseudo-epica: torna la storia di New York scritta nell’800 da Washington Irving. Lo scopritore Henry Hudson come il personaggio biblico

Claudio Gorlier per “La Stampa

Chi era Dietrich Knickerbocker? Uno storico americano di origine olandese, vissuto a New York all’inizio dell’Ottocento, il cui nome figura oggi in tutta la metropoli, dalla birra alle compagnie di trasporti, allo sport. Sarebbe l’autore di una History of New York from the Creation of the World to the End of the Dutch Dynasty (Storia di New York dalla creazione del mondo alla fine della dinastia olandese). Uso il condizionale perché Knickerbocker non è mai esistito: si tratta di una invenzione del primo riconosciuto classico della letteratura americana, Washington Irving, nato nel 1783, morto nel 1859. L’opera, invece, esiste: la pubblicò Irving, che ci aveva lavorato con il fratello, nel 1809, libro quasi di esordio, ma divenuto rapidamente un classico, a somiglianza di altri di Irving (scrittore prolifico: le sue opere coprono dieci volumi in originale) tra i quali ci accontentiamo di rammentare il breve ma memorabile, fantastico Rip can Winkle , o Salmagundi . (more…)

L’autista e l’elettricista: La «coppia diabolica» che ingannò Picasso

giugno 28, 2011

Gli eredi del pittore e la battaglia per i quadri. Secondo i legali non c’è la generosità del maestro all’origine della collezione rinvenuta presso i due, ma un vero raggiro

Stefano Montefiori per  “Il Corriere della Sera

Maurice Bresnu detto Nounours cioè «Orsacchiotto» fu l’autista di Picasso negli ultimi anni di vita, dal 1966 al 1973. Anche la moglie Danielle faceva parte della servitù a Notre-Dame de Vie, una delle ville in Costa Azzurra di Picasso. Le due coppie diventarono amiche, Nounours divenne il confidente del maestro. Andavano assieme a cena fuori e a vedere la corrida, e Picasso – come sue abitudine – gli regalava spesso disegni e dipinti, con o senza dedica…

Fu tutto spontaneo? Una bella amicizia senza interesse, o una frequentazione meno pura di quanto Picasso amasse credere? La Picasso Administration, la società che gestisce gli interessi dei suoi eredi, comincia a pensare che verso la fine della sua vita il grande pittore fu vittima di una diabolica macchinazione, orchestrata dai suoi amici più umili e per questo più fidati: Maurice Bresnu, l’autista, e Pierre Le Guennec, l’elettricista. Ladro il primo, ricettatore il secondo. (more…)

Argomenti per lo sterminio lunghi un secolo

giugno 27, 2011

Gaetano Vallini per “l’Osservatore Romano

«Che il Novecento abbia avuto una pessima opinione di sé è fin troppo noto; e tuttavia, almeno per quanto concerne l’antisemitismo, l’impressione è che il secolo dei totalitarismi abbia contratto un debito molto elevato nei confronti del secolo del liberalismo. Ai teorici dell’antisemitismo che operarono nella seconda metà dell’Ottocento è da riconoscere l’orribile merito di avere detto tutto sull’ebreo». È la principale tesi sostenuta da Francesco Germinario nell’interessante libro Argomenti per lo sterminio(Torino, Einaudi, 2011, pagine XXIV+396, euro 32) che, come si legge nel sottotitolo, analizza «l’antisemitismo e i suoi stereotipi nella cultura europea» tra il 1850 e il 1920, ovvero fino alla vigilia dell’avvento dei totalitarismi. (more…)

POLI DELLE LIBERTÀ

giugno 27, 2011

POLI DELLE LIBERTÀ – “IL GAY PRIDE MI METTE UNA TRISTEZZA INFINITA; COME IL CARNEVALE DI VIAREGGIO. IL MATRIMONIO TRA GAY NON MI INTERESSA, COME NON MI INTERESSA QUELLO TRA UOMO E DONNA. NON CREDO NEPPURE ALLE ADOZIONI GAY. IO VOGLIO SEGUIRE L’ISTINTO E LA PERVERSIONE” – “VISCONTI MI DICEVA RIDENDO “PRIMA O POI TI BECCO…”, MA NON C’È MAI STATO NULLA. PASOLINI NON MI CONSIDERAVA. PER L’AMORE VOLEVA EMILIO, IL FIGLIO DELLA NATURA: GLI IGNORANTI, I RAGAZZI DI BORGATA; BRUFOLI E ACCENTO ROMANESCO. DALLE SCORRERIE IN CABRIOLET TORNAVA PESTO, SEGNATO, GRAFFIATO”….

Aldo Cazzullo per il “Corriere della Sera“, da “Dagospia

La capitale del mondo introduce le nozze omosessuali, ma il primo – per coraggio e autoironia- tra i tanti omosessuali italiani di talento non si scompone. «Io sono dell’epoca di Pasolini- racconta Paolo Poli -. Siamo saliti sul patibolo da soli, come Giovanna d’Arco. Uomini singolari: non volevamo la forza del numero. Il matrimonio tra gay non mi interessa, come non mi interessa quello tra uomo e donna: la vera moglie è la donna che ami; Claretta era la vera moglie di Mussolini, Anita di Garibaldi. Io voglio seguire l’istinto e la perversione, non tornare a casa e trovare qualcuno che mi chiede cosa voglio per cena. ” Caro, ti faccio la besciamella?”. Fuggirei subito, con Visconti o con un tranviere».

A proposito, Visconti? «Era di quelli che non avevano bisogno di andare all’università per essere colti. Il mattino veniva la maestra di piano, lui suonava con la madre, anche se maluccio. Mi diceva ridendo “prima o poi ti becco…”; ma non c’è mai stato nulla. Con un tranviere, invece… mi portava ai Castelli Romani in tram, un ricordo bello. Sapevo fin dall’inizio di essere gay. Entrai in una panetteria, e vidi che mi garbava il fornaio. Andai al cinema, davano King Kong, avevo cinque anni, e vidi che mi garbava pure il gorilla. Il dado era tratto» . (more…)

Janis Joplin – Ball and chain

giugno 27, 2011

Helen Verhoeven, Event One, 2008

giugno 27, 2011

Vita di Alonso, saggio cabbalista

giugno 27, 2011

Giulio Busi per “Il Sole 24 Ore

Da Venezia a Pisa e poi, per mare, da Livorno a Cadice. Non si poteva dire che Alonso si annoiasse. Gli affari andavano a gonfie vele: ormai aveva trent’anni, e abbastanza esperienza per rappresentare la sua famiglia anche su piazze importanti. Era lui che si occupava delle spedizioni dal Nord Africa e delle importazioni dal l’Italia, delle stoffe e dei marmi che andavano ad arricchire la corte del re del Marocco. Gli Herrera erano mercanti d’alto bordo, e un giorno lui avrebbe avuto le redini della ditta. Ma aveva fatto i conti senza gli inglesi. Quando, nel giugno 1596, la flottiglia del conte di Essex attaccò e saccheggiò Cadice, Alonso fu fatto prigioniero, con una quarantina di altri notabili, e portato in Inghilterra. Per lui, discendente degli ebrei che un secolo prima erano stati cacciati dalla Penisola Iberica, finire ostaggio assieme agli spagnoli era una sorte beffarda. Prigioniero, alla fine dovette sborsare la sua parte dei 120.000 ducati di riscatto. Tra suppliche, preghiere e minacce, la trattativa era durata ben quattro anni. (more…)

La Palestina non è stata rubata, è stato acquistato Israele

giugno 27, 2011

di Daniel Pipes

“I sionisti hanno rubato la terra dei palestinesi”. È questo il mantra che l’Autorità palestinese e Hamas insegnano ai loro bambini e diffondono nei media. Quest’asserzione riveste un’enorme importanza, come spiega Palestinian Media Watch: “Presentare la creazione dello Stato [israeliano] come un atto di ladrocinio e la sua esistenza come un’ingiustizia storica funge da base per il non-riconoscimento da parte dell’Ap del diritto d’Israele ad esistere”. L’accusa di furto mina altresì la posizione dello Stato ebraico a livello internazionale. Un’immagine palestinese: uno squalo-Stella di David divora la Palestina. Ma quest’accusa è fondata? (more…)

«La non banalità del male

giugno 27, 2011

Gabriele Nissim per “Il Corriere della Sera”

Moshe Landau credeva profondamente nell’autonomia e nell’imparzialità della magistratura. Quando lo incontrai a casa sua una decina di anni fa si lamentò per il comportamento di certi magistrati in Israele che amavano rilasciare dichiarazioni pubbliche. «Un giudice esercita il suo lavoro soltanto in tribunale, altrimenti rischia di non essere credibile. Egli deve ricercare la verità nel corso dei processi e non cercare facili consensi nell’opinione pubblica» . Fu questo lo spirito che lo guidò nel corso del processo Eichmann. Si impegnò fin dal primo giorno affinché non assumesse una natura propagandistica, ma giudicasse esclusivamente le responsabilità dell’imputato. Per questo motivo chiese al procuratore Hausner di limitare gli interventi dei testimoni che si dilungavano sul racconto delle loro sofferenze: «Io sono consapevole che è difficile interrompere certe testimonianze, ma penso che sia suo dovere spiegare ai testimoni che devono concentrarsi soltanto sugli argomenti attinenti al processo» . (more…)

Gengis Khan, un Napoleone per i Mongoli

giugno 27, 2011

Rosita Copioli per “Avvenire

Alla fine del XII secolo i Mongoli, figli del lupo grigioblu e della cerva fulva, vivevano nei luoghi più splendenti e inabitabili tra i monti Altai, Khangaï e Kenteï, e le steppe della pre-Siberia, a nord di Gobi. Erano stati un popolo di montagna. I loro antenati ancestrali erano partiti dalle rive del lago Baikal e si erano stabiliti presso le sorgenti dell’Onon, vicino alla montagna sacra del Kenteï: domina i suoi picchi di granito e gneiss il loro dio supremo, l’azzurro Tengri, il Cielo.  (more…)

Il peccato ideologico di Terzani in Cambogia

giugno 27, 2011

Nel Meridiano dedicato al grande giornalista spiccano, in contrasto con la sua figura di santone, i pezzi assolutori nei confronti del regime di Pol Pot. Una “colpa” che ammise solo molti anni dopo

Stenio Solinas per “Il Giornale

Negli anni Sessanta del ’900 la Cambogia di Norodom Sihanouk era una sorta di Paese dei campanelli del Sud-est asiatico, fragile eppure resistente, corrotto ma vitale, povero senza essere miserabile. Un tempo protettorato della Francia e poi, per suo tramite, regno indipendente, si ritrovava ora nella scomoda posizione di non scontentare gli americani che ne avevano preso il posto, di non poter scontentare i vietcong che con gli americani erano entrati in guerra… La tattica di Sihanouk, il principe-monarca che la guidava, consisteva nel permettere ai primi di bombardare i secondi, nel concedere a quest’ultimi una sorta di diritto di transito nella parte più remota del Paese, il «sentiero di Ho Chi Minh». Era una tattica pericolosa ma aveva una sua logica: garantiva una neutralità, preservava un’identità nazionale e permetteva un’attività diplomatica… Nella logica degli Stati Uniti era una tattica incomprensibile. Per loro funzionava «la teoria del domino», dove se toglievi un pezzo cadevano tutti gli altri. Così, nel 1970, un colpo di Stato ispirato da Washington depose Sihanouk e schierò militarmente la Cambogia al fianco degli americani. (more…)

Henry Taylor, Walking with Vito, 2008

giugno 26, 2011

L’immigrato tra talento e reati

giugno 26, 2011

Moisés Naím, da “Il Sole 24 Ore

Ecco un articolo che vi sorprenderà. La prima sorpresa è che il New York Times ha appena pubblicato un importante articolo che è stato originariamente raccolto, rivisto e preparato dal rivale Washington Post. La seconda sorpresa è che questo è stato possibile proprio grazie al consenso del Post. La terza è che un giovane giornalista di punta, ex dipendente del Post, utilizza l’articolo per confessare un reato per il quale potrebbe finire in carcere o essere espulso dagli Stati Uniti, Paese nel quale vive da quando aveva 12 anni. La quarta sorpresa è che tutto ciò accende i riflettori sui pregiudizi collettivi, sulle tragedie personali e sugli spinosi dilemmi che i Governi affrontano nel momento in cui devono occuparsi degli immigrati. Infine, proprio per questo, si tratta di una vicenda personale sorprendente con enormi ripercussioni a livello globale: sono pochi i Paesi in grado di gestire la questione immigrazione, nonostante diventi ogni anno sempre più problematica. (more…)

Musica balorda e maledetta. Ecco la guida Rockriminal

giugno 26, 2011

Un’enciclopedia di Sergio Gilles Lacavalla racconta per 500 pagine le vite estreme dei grandi del rock: Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, David Bowie ma anche gruppi sconosciuti come i metallari norvegesi Gorgoroth

Domenico Naso per “Il Fatto

Alzi la mano chi conosce i Gorgoroth o leRockbitch. Forse nessuno, ma poco male. Musicalmente, a parte per i patiti del genere gothic c’è poco da dire. Ma assistere a uno dei loro concerti, quella sì che era una esperienza indimenticabile. Teschi (forse umani, forse no) appoggiati su villosi pubi femminili, donne nude crocifisse, sesso orale saffico degno di un film porno di quart’ordine. E poi droga, autolesionismo, problemi psichici e qualche morte misteriosa. È il rock, bellezza. E in questo caso è anche rock mischiato all’estremismo politico di destra nell’Europa settentrionale e orientale. Roba che riesce a influenzare periodicamente qualche teenager schizzato che, armi in pugno, fa irruzione in un liceo e massacra qualche coetaneo.

Ma è rock di basso livello, almeno per il grande pubblico. E il connubio tra musica dura (e non) e devianza di qualsiasi genere arriva ai massimi livelli delle chart internazionali di tutti i tempi. Di vite distrutte tra palchi, droghe, psicofarmaci ne possiamo elencare a iosa. Jim MorrisonJimi HendrixJanis JoplinDavid Bowie, e potremmo continuare all’infinito. (more…)

PETROS MARKARIS

giugno 26, 2011

Petros Markaris, da “Il Giornale

Bertolt Brecht pubblicò nel 1939 un articolo dal titolo «Cinque difficoltà per chi scrive la verità». La prima difficoltà, sostiene Brecht, è «il coraggio di scrivere la verità». La seconda difficoltà è «l’accortezza di riconoscere la verità». La terza è «l’arte di maneggiare la verità come un’arma». La quarta è «il sapere scegliere coloro nelle cui mani la verità diventa efficace». E, infine, la quinta difficoltà è «l’astuzia di divulgare la verità ai molti». L’articolo fu pubblicato su un giornale in lingua tedesca che usciva a Parigi quando le armate di Hitler avevano già aggredito la Polonia e la Seconda guerra mondiale era appena iniziata. Di conseguenza Brecht scrisse il suo articolo in un momento in cui la bugia aveva il monopolio nella comunicazione pubblica, alla radio e sui giornali di molti stati, mentre venivano innalzate altissime mura che la verità avrebbe dovuto scavalcare per giungere nelle mani di coloro in grado di utilizzarla efficacemente. \
Di sicuro, ai nostri giorni, non ci vuole più un coraggio particolare per scrivere la verità, come lamentava Brecht nella prima difficoltà. E allo stesso modo non vale più la quinta difficoltà \. Oggi la diffusione della verità è talmente semplice che, in ogni modo, si diffonde ai molti, almeno all’interno dell’Europa. (more…)

Diritti dell’uomo, la Cina è lontana

giugno 26, 2011

Parla di Nobel, domani a Torino:C’è la libertà economica non quella
politica. E’ la nostra eccezione, e potrebbe durare»

Alberto Mattioli per “La Stampa

Non lo sapeva. Gao Xingjian, premio Nobel per la Letteratura nel 2000, simbolo della dissidenza cinese, in esilio a Parigi dall’87, non sapeva ancora che mercoledì Ai Weiwei, l’architetto dello Stadio nazionale di Pechino, è stato liberato dalle autorità. «È una bella notizia. E anche una grande sorpresa».

Privilegi da Nobel, poter ignorare la cronaca spicciola. Settantun anni portati con qualche problema di salute, dopo aver ricevuto il premio più importante del mondo Gao (che è il cognome, ma i cinesi lo scrivono prima del nome) ha smesso di pubblicare romanzi, non di occuparsi d’arte: è drammaturgo, regista, pittore, cineasta. È in partenza per l’Italia per la parte torinese della Milanesiana: domani alle 21, nel cortile di Palazzo Carignano, sarà suo il «Prologo letterario» di una notte africana di letture, musica e immagini; martedì alle 12, al Circolo dei Lettori, inaugurerà una mostra di sue opere: «Me l’ha proposto Elisabetta Sgarbi, con la Milanesiana ho una lunga consuetudine. A Torino è un’occasione speciale, non ci saranno i miei quadri ma una loro replica elettronica, credo sia molto interessante». (more…)

Com’è difficile, per i polacchi, raccontare (con onestà) Chopin

giugno 26, 2011

Un cofanetto della Filmoteka Narodowa ha raccolto in tre dvd i film e i documentari dedicati all’illustre compositore

Paolo Mereghetti per “Il Corriere della Sera

Che la sua musica potesse infiammare rivoluzioni e rivoluzionari l’aveva messo in conto, e anche auspicato. Ma diventare il «paladino» del nazionalismo territoriale polacco o addirittura il «difensore» del realismo socialista made in Varsavia, questo non l’aveva certo immaginato, nemmeno nei suoi più accesi deliri febbrili. Eppure a Fryderyk Franciszek Chopin è successo e proprio in patria, nella natia Polonia, dove volle che fosse seppellito almeno il suo cuore (il corpo, come si sa, è sepolto al Père Lachèse di Parigi, dove morì a 39 anni, nel 1849). (more…)