“IO VE LO AVEVO DETTO”

NESSUNO MEGLIO DI MONTANELLI POTEVA COMPRENDERE LA MUTAZIONE GENETICA CHE TRASFORMÒ IL ‘SILVIO DI ARCORE’ IN ‘CAVALIERE’ – L’EPICA BERLUSCONEIDE ATTRAVERSO I SUOI ARTICOLI SUL “GIORNALE”, “LA VOCE” E “CORRIERE” – “SOFFRÌ MOLTISSIMO PER LA MORTE DEL PADRE. LO VIDI PIANGERE COME UNA VITE TAGLIATA. QUALCHE GIORNO DOPO, MI DISSE: “D’ORA IN POI MIO PADRE SEI TU”. MI CHIEDO A QUANTI ALTRI LO AVEVA GIÀ DETTO, O STAVA PER DIRLO”…

1 – INDRO E SILVIO UNA TELENOVELA
Antonio D’orrico per il “Corriere della Sera“, da “Dagospia

Una volta si facevano tanti dibattiti sul tema: «Può un giornalista essere scrittore?» . Lo so che, detto in questo modo, può far venire in mente i dibattiti nelle case del popolo toscane che ogni tanto Roberto Benigni ama ricordare («Compagni e compagne, l’argomento della nostra discussione odierna è: “Pole la donna essere uguale all’omo?”» ), ma le cose andavano così. Adesso abbiamo la risposta a quell’annosa querelle: «Pole un giornalista essere uno scrittore?» . La risposta esatta è: «Sì, se il giornalista è Indro Montanelli» .

E se qualcuno non vuole chiudere la questione qui, possiamo aggiungere un’altra cosa. Molti anni fa lo scrittore colombiano e premio Nobel Gabriel García Márquez si sottopose pazientemente a una raffica di domande postegli dal suo vecchio amico Plinio Mendoza, che voleva scrivere un libro su di lui (Odor di guayaba). Márquez rispose a tutte le domande con generosità. Solo davanti a una ebbe un’esitazione, cominciò a guardare fuori dalla finestra e rimase zitto.

La domanda di Mendoza era: «Gabo, c’è una storia altrui che avresti voluto scrivere tu?» . Quando, visto il silenzio dell’amico, Plinio stava per passare a un’altra domanda (temendo di avere infranto involontariamente un comandamento letterario: «Non desiderare la storia d’altri»), Márquez si riscosse dal mutismo e rispose: «Sì, c’è una storia non mia che avrei voluto scrivere io, Il generale Della Rovere» . Il generale Della Rovere è un racconto di Indro Montanelli (e un film di Roberto Rossellini), la storia di un imbroglione di mezza tacca che si spaccia per un altissimo ufficiale italiano per fare la spia, per conto dei tedeschi, nel carcere di San Vittore.

Alla fine, in un soprassalto di dignità personale e di orgoglio patriottico, si riscatta con un atto di eroismo. Un racconto bellissimo in cui l’abito fa il monaco, la divisa il generale. Se c’era bisogno di ulteriori conferme della classe di Montanelli scrittore, la malleveria di García Márquez basta e avanza. Ma non c’è solo Il generale Della Rovere. C’è un’altra storia montanelliana che piacerebbe molto allo scrittore colombiano. È raccontata in Ve lo avevo detto, il libro in uscita da Rizzoli, che raccoglie gli articoli pubblicati sul «Giornale» , sulla «Voce» e sul «Corriere» dal 1993 al 2001 e dedicati a Silvio Berlusconi e alla sua avventura politica.

Sono pezzi che nel gergo giornalistico vengono chiamati corsivi o editoriali, ma sicuramente l’occhio esercitato di García Márquez noterebbe subito che si tratta, in realtà, di un romanzo, addirittura di un poema cavalleresco o, se volete essere più moderni, una telenovela, La Berlusconeide. La trama è presto detta: un giovane e rampante imprenditore milanese, specializzato in edilizia e televisione, soccorre un celebre giornalista, salvandone il quotidiano che sta per fallire, e ne diventa l’editore.

Per quasi vent’anni i due vanno d’amore e d’accordo, poi il tycoon fonda un partito e chiede al giornalista di mettersi al suo servizio. Il giornalista rifiuta e lascia il quotidiano. I due da amici diventano «fratelli separati» (secondo Montanelli), «nemici» (secondo Berlusconi) e da quel momento la lotta fra di loro è senza esclusione di colpi. Ci sono molte scene da romanzo nella Berlusconeide.

Eccone una: «Silvio soffrì moltissimo per la morte del padre. Lo vidi piangere come una vite tagliata, e quella volta erano lacrime vere. Qualche giorno dopo, parlando di lui, mi disse: “D’ora in poi mio padre sei tu”. Mi chiedo a quanti altri lo aveva già detto, o stava per dirlo. Ma sono arciconvinto che a tutti lo diceva con la stessa assoluta sincerità. Ecco perché mi fa tanto male vederlo sul video con quel sorriso fasullo, quasi un ghigno, che non ricorda neanche di lontano la bella risata fresca e squillante del Silvio di Arcore, non ancora Cavaliere. Quante bugie mi diceva anche allora.

Ma come volergliene? Erano le sue chansons de geste, qualcosa di mezzo fra I tre moschettieri e Il barone di Münchausen, senza nessuna pretesa di credibilità. Ora le presenta come un programma di governo…» . Ma la cosa più romanzesca del libro è un’altra. Montanelli e Berlusconi si vedono a pranzo mentre sta maturando la rottura. Montanelli rivela a Berlusconi: «Ho già nel cassetto il tuo coccodrillo» . Berlusconi: «Come mi piacerebbe leggerlo».

Montanelli gli dice di no. Il coccodrillo (nel senso delle lacrime del coccodrillo che piange la morte dei piccoli dopo esserseli divorati) è il necrologio scritto prima della morte di un personaggio famoso e tenuto in ghiacciaia per averlo già pronto quando il personaggio scompare. Succede a volte, come in questo caso, che l’estensore del coccodrillo muoia prima della persona a cui è dedicato. Così non leggeremo mai il necrologio che Montanelli fece al «caimano» Berlusconi, ma dagli articoli di Ve lo avevo detto si capisce che in quel coccodrillo perduto le lacrime che il grande giornalista versava erano anche lacrime per se stesso.

2 – COMMENTI AL VETRIOLO
Dal “Corriere della Sera” 
- Esce in libreria dopodomani, mercoledì 29 giugno, Ve lo avevo detto. Berlusconi visto da chi lo conosceva bene (Rizzoli, pp. 179, € 12): un volume che raccoglie, con una prefazione di Massimo Fini, gli scritti dedicati da Indro Montanelli all’attività politica del Cavaliere dopo la fondazione di Forza Italia. Si tratta di articoli e risposte ai lettori, apparsi sul «Giornale» , sulla «Voce» e sul «Corriere della Sera» nell’arco di tempo che va dal dicembre 1993 al marzo 2001, poco prima della morte di Montanelli.

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