Hemingway, com’era divertente sentirsi dannati

Con la prima moglie nella Parigi della Lost Generation: dalla versione restaurata di Festa mobile , un inedito dello scrittore che moriva il 2 luglio di 50 anni fa

Festa mobile , il romanzo postumo di Ernest Hemingway, torna da oggi in un’edizione restaurata a cura del figlio Patrick e del nipote Seán (Mondadori, pp. 224, 10). Pubblichiamo un brano da «Piaceri segreti», uno degli otto capitoli inediti che sono stati aggiunti.

ERNEST HEMINGWAY, da “La Stampa

Fino a che lavorai per i giornali e dovetti andare in varie parti d’Europa come inviato mi fu necessario avere un vestito presentabile, andare dal barbiere, e avere un paio di scarpe rispettabili. Queste cose erano un inconveniente quando cercavo di scrivere perché ti rendevano possibile lasciare la tua riva del fiume e passare sulla riva destra a trovare i tuoi amici di là, andare alle corse e fare tutte quelle cose divertenti che non potevi permetterti o che ti avrebbero cacciato nei pasticci.

Scoprii molto presto che il modo migliore per evitare di andare sulla riva destra e di finire coinvolto in tutte le cose piacevoli che non potevo permettermi e che mi procuravano, come minimo, un rimorso gastrico era quello di non tagliarmi i capelli. Non potevi passare sulla riva destra con i capelli tagliati come uno di quei pittori giapponesi di stirpe nobile e meraviglioso aspetto che erano amici di Ezra. Questo sarebbe stato l’ideale e ti avrebbe rigorosamente confinato sul tuo lato del fiume e obbligato a lavorare. Non eri mai al riparo da missioni giornalistiche per un periodo abbastanza lungo da farti crescere una zazzera di quel tipo ma in due mesi arrivavi a somigliare a qualcosa di residuato dalla guerra civile americana e di inaccettabile. Dopo tre mesi eri a buon punto per il tipo di pettinatura che avevano i meravigliosi amici giapponesi di Ezra e i tuoi amici della riva destra avrebbero pensato che eri ormai dannato. Io non ho mai capito a cosa si supponeva che tu fossi dannato ma dopo quattro mesi circa eri considerato dannato a qualcosa di peggio. A me piaceva essere considerato dannato e a mia moglie e a me piaceva essere considerati dannati insieme.

A volte mi imbattevo in certi corrispondenti stranieri che conoscevo quando venivano a sporcarsi gli occhi in quello che mentalmente definivano il Quartiere e uno di loro mi prendeva da parte e mi parlava seriamente per il mio bene.

«Non devi lasciarti andare, Hem. Non è affar mio naturalmente. Ma non puoi andare in giro allo stato brado in questo modo. Per l’amor di Dio datti una regolata e almeno tagliati i capelli come si deve».

Poi se venivo inviato a qualche conferenza o in Germania o nel Vicino Oriente dovevo tagliarmi i capelli e indossare il mio unico vestito passabile e le mie belle scarpe inglesi e presto o tardi incontravo l’uomo che mi aveva dato la regolata e che diceva: «Così sì che stai bene vecchio mio. Messa da parte quella scemenza del bohémien a quanto vedo. Che cos’hai in programma stasera? C’è un bellissimo posto, assolutamente speciale, su oltre Taxim».

Quelli che interferivano con la tua vita lo facevano sempre per il tuo bene e alla fine io capii che quello che volevano era che tu ti conformassi completamente e non ti discostassi mai da un certo modello esteriore comunemente accettato e che poi scialacquassi i tuoi soldi come un commesso viaggiatore a una convention in un qualsiasi modo stupido e noioso. Quelli non sapevano niente dei nostri piaceri né di quanto fosse divertente sentirsi dannati e mai avrebbero voluto o potuto saperlo. I nostri piaceri, che erano quelli dell’essere innamorati, erano tanto semplici e al contempo misteriosi e complicati quanto una semplice formula matematica che può significare ogni felicità o può significare la fine del mondo.

Questo è il genere di felicità a cui non dovresti mai mettere mano ma quasi tutti quelli che conoscevi cercavano di dargli un’aggiustatina. Quando eravamo tornati dal Canada dove avevo deciso che non avrei più lavorato per i giornali neanche a costo di morire di fame e vivevamo come selvaggi e mantenevamo vive le nostre regole tribali e avevamo le nostre personali abitudini e i nostri personali principi, segreti, tabù e piaceri.

Adesso eravamo persone libere a Parigi e io non dovevo più fare l’inviato.

«E non ho più intenzione di tagliarmi i capelli» dissi mentre stavamo chiacchierando alla Closerie des Lilas a un tavolino dentro dove si stava al caldo. «No se non vuoi, Tatie». «Ho cominciato prima di partire da Toronto».

«Splendido. È un mese comunque». «Sei settimane». «Dovremmo prendere uno Chambéry Cassis per festeggiare». Li ordinai e dissi: «Ti piaceranno ancora?».

«Sì. Fa parte dell’essere liberi da tutti quegli orrori. Dimmi come saranno».

«Ti ricordi quei tre pittori giapponesi da Ezra?».

«Oh sì, Tatie, erano molto belli ma per quello ci vuole un sacco di tempo». «È così che li ho sempre voluti». «Possiamo provarci. Crescono tremendamente in fretta».

«Vorrei poterli avere in quel modo già da domani».

«Non c’è modo, Tatie, se non aspettare che crescano. Lo sai anche tu. Ci vuole proprio tanto tempo. Mi dispiace che sia così».

«Accidenti». «Fammi sentire». «Qui?». «Stanno crescendo benissimo. Devi solo aver pazienza». «Va bene. Non ci penso più». «Se non ci pensi magari crescono più in fretta. Sono così contenta che tu ti sia ricordato di cominciare subito».

Ci guardammo in faccia e ridemmo e poi lei disse una delle nostre cose segrete. «Così va bene». «Tatie, ho pensato a una cosa eccitante». «Dimmela». «Non so se dirla». «Dilla. Avanti. Per piacere dilla». «Ho pensato che forse potresti averli come i miei».

«Ma anche i tuoi continuano a crescere».

«No. Domani me li faccio solo pareggiare e poi ti aspetto. Non sarebbe una bella cosa per noi?». «Sì». «Io ti aspetto così poi li avremo tutti e due uguali». «Quanto tempo ci vorrà?». «Forse quattro mesi per essere proprio uguali». «Davvero?». «Davvero». «Altri quattro mesi?». «Credo». Ci sedemmo e lei disse una cosa segreta e io risposi con una cosa segreta.

«Gli altri penseranno che siamo matti».

«Poveri disgraziati gli altri» disse lei. «Ci divertiremo da matti, Tatie».

Restored edition copyright © 2009 by Hemingway Foreing Rights Trust
All rights reserved © Arnoldo Mondadori Editore S.p.A, Milano
Traduzione di Luigi Lunari
Pubblicato per gentile concessione dell’editore

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