L’impasse della Lega Araba

Original Version: مأزق الجامعة العربية 

Le rivoluzioni della Primavera Araba, ed in particolare la crisi libica e quella siriana, hanno aggravato ulteriormente la paralisi della Lega Araba, un organismo drammaticamente incapace di far fronte alle sfide del mondo arabo – scrive il politologo egiziano Ahmad Youssef Ahmad

da “Medarabnews

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Sin dall’inizio degli avvenimenti tuttora in corso in numerosi paesi arabi, era palese che essi stavano causando grande incertezza in seno alla Lega Araba, che infatti ha rinviato il vertice convocato per lo scorso marzo a Baghdad. Prima è stato posticipato di un mese e mezzo, poi di un anno. Il risultato è che il vertice del 2011 è saltato, ed è la prima volta che viene cancellato un vertice della Lega Araba, da quando, al summit del Cairo del 2000, era stato deciso che si sarebbero tenuti incontri periodici annuali.

La decisione di annullarlo sembra del tutto logica, perché nelle circostanze attuali si sarebbe trasformato in un confronto tra sostenitori e oppositori del cambiamento, evidenziando i contrasti tra gli arabi. Inoltre, mentre in passato i summit della Lega Araba si sono sempre dati il compito di affrontare le sfide esterne al mondo arabo e il tema della sua sicurezza, il vertice del 2011, se si fosse tenuto, avrebbe dovuto misurarsi con una situazione del tutto nuova: l’ondata di cambiamento interna al mondo arabo.

Va poi evidenziato il fatto che la Lega Araba ha preso, al livello dei delegati permanenti, la decisione di sospendere la partecipazione della Libia a tutte le riunioni dei propri organismi. È capitato raramente nella storia della Lega Araba, ed è la terza risoluzione di questo tipo, applicata in precedenza soltanto alla Repubblica dello Yemen del Sud (i cui leader erano stati accusati di essere coinvolti nell’assassinio del presidente dello Yemen del Nord, nel 1978) e all’Egitto nel 1979, dopo la firma dell’accordo di pace con Israele. Entrambe queste risoluzioni furono legate ad un incidente diplomatico e non alla situazione interna di un paese membro, come nel caso della Libia.

Ovviamente, non è la prima volta che la Lega Araba si imbatte in una fase di cambiamento rivoluzionario nel mondo arabo. La Lega è stata investita dall’ondata di cambiamento degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, che però non ha avuto su di essa un effetto particolarmente destabilizzante, soprattutto se confrontata con gli avvenimenti odierni.

Questo forse si deve al fatto che nella rivoluzione egiziana del 1952 e in quella irachena del 1958 l’esercito prese subito il controllo della situazione, tanto più che il cambiamento era sostenuto dal popolo. Perciò, tali rivoluzioni non misero in difficoltà la Lega Araba perché i regimi furono sostituiti nel giro di pochissimo tempo. Adesso, al contrario, si tratta di un processo di lunga durata che alcuni regimi cercano di arrestare attraverso un uso eccessivo della violenza contro il loro stesso popolo. Ciò provoca alla Lega Araba un grande imbarazzo, se non altro perché deve fare qualcosa.

Va anche notato che l’Egitto, che è stato la forza trainante del cambiamento nelle passate rivoluzioni, in questo frangente ha fatto in modo di marginalizzare la presenza della Lega Araba  relegandola ad un ruolo “nazionale” di fronte alle minacce esterne (come Israele) o ai rischi che minacciano l’ordine arabo dall’interno (come la crisi originata dalla rivendicazione irachena del Kuwait del 1961). Forse l’unica eccezione a questa tendenza generale fu la rivoluzione yemenita del 1962, sfociata in una guerra civile: le forze antirivoluzionarie e tradizionaliste che le si opponevano avevano un appoggio esterno indiretto, mentre l’Egitto sosteneva la rivoluzione yemenita direttamente e militarmente contro gli avversari della rivoluzione. La Lega fu costretta ad intervenire a causa della lunga durata del conflitto, ma il peso della leadership che l’Egitto aveva all’epoca ridusse gli sforzi della Lega a una tacita mediazione che non ebbe alcuna conseguenza negativa per quest’ultima.

Tornando all’attualità, la Lega a livello ministeriale ha preso la decisione senza precedenti di intervenire in Libia in difesa del popolo, rimettendo però la decisione al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ha approvato l’intervento militare per imporre una no-fly zone alle forze del colonnello Gheddafi. La cosa si è conclusa col fatto che la NATO ha preso la guida delle operazioni e l’idea della no-fly zone è diventata un tentativo di distruggere l’ala militare del colonnello Gheddafi. Probabilmente sia la pessima – o quantomeno instabile – qualità delle relazioni della Libia con i paesi arabi, sia il desiderio dei ribelli libici di un intervento estero, hanno contribuito a far passare questa decisione a livello arabo, ma poi sono iniziate a crescere gradualmente le critiche, anche da parte degli stessi ribelli, per la condotta della NATO.

Al contrario, nel caso della Siria, non si è avuta una risoluzione simile a causa dell’influenza del paese all’interno dell’ordine arabo, delle sue posizioni di fermezza nei confronti di Israele, e del suo ruolo nel sostenere la resistenza libanese. Tuttavia, l’uso crescente della violenza in Siria, in assenza di un chiaro limite temporale a quanto sta accadendo, ha avuto il proprio impatto sulla Lega Araba. Infatti, un rapporto pubblicato dai principali quotidiani egiziani il quattordici del mese scorso affermava che alcuni membri della Lega, in segno di protesta contro gli atti di repressione continua perpetrati dall’esercito e dalle forze di sicurezza siriane contro i manifestanti che chiedono il cambiamento e le riforme, avevano presentato una proposta di risoluzione per sospendere la partecipazione della Siria alle riunioni del Consiglio della Lega e a tutte le sue istituzioni, sulla scorta della risoluzione del Consiglio della Lega Araba riguardo la questione libica, e al fine di evitare l’internazionalizzazione della questione siriana attraverso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Il rapporto ha spiegato che a questo proposito il Consiglio della Lega Araba ha dovuto confrontarsi con nette divergenze tra i suoi membri. Ad esempio, gli Stati confinanti con la Siria si sono opposti con forza a questa risoluzione per paura che, se approvata, avrebbe portato crisi e instabilità, soprattutto nei paesi che hanno sovrapposizioni demografiche con la Siria. Inoltre, il rapporto ha sottolineato che alcuni paesi arabi, per evitare che il proprio ruolo di mediazione nella crisi fosse pregiudicato, hanno invitato la Lega a fermare ogni interferenza negli avvenimenti in Siria. Da parte sua, Amr Moussa, segretario generale (uscente (N.d.T.) ) della Lega Araba, ha descritto la situazione siriana come grave, sottolineando la profonda preoccupazione di tutti i paesi arabi, soprattutto per il numero crescente di vittime civili. Moussa ha dichiarato ai giornalisti che in Siria ci sono grandi sconvolgimenti, e ha rivelato l’esistenza di consultazioni e intensi contatti arabi su quanto sta accadendo. Le autorità siriane hanno risposto a queste affermazioni sostenendo che Amr Moussa starebbe cercando di approfittare della situazione al fine di dare impulso alla propria campagna per le elezioni presidenziali in Egitto. Ciò nonostante, Moussa ha continuato ad esprimere la sua profonda preoccupazione per quanto accade in Siria.

La crisi della Lega può peggiorare ulteriormente, poiché fino a questo momento non esiste alcun esito chiaro per la situazione in Libia e in Siria. Del resto, anche in Yemen il contesto non è particolarmente dissimile, se non per intensità, e vi sono le premesse di un incremento dei movimenti che chiedono il cambiamento. Anche se la Lega è sfuggita all’impatto dei processi di trasformazione in questa fase, certamente non potrà evitare le conseguenze della presenza dei nuovi sistemi di governo che rappresentano alcuni suoi membri. La presenza di questi nuovi regimi all’interno delle istituzioni della Lega Araba può certamente portare a un miglioramento della sua condotta in alcune questioni – come nel caso del conflitto arabo-israeliano – ma ciò determinerà una polarizzazione politica che potrebbe avere conseguenze molto dannose sulla struttura della Lega e sulle sue interazioni.

Spesso, di fronte alle manifestazioni dell’impotenza della Lega Araba, alcuni chiedono: non è forse il caso di abbatterla completamente e poi ricostruirla daccapo? La risposta razionale di solito è stata: se la distruggessimo potremmo non essere in grado di ricostruirla. Adesso sembra che la domanda presente e futura sia: come possiamo trasformare la Lega Araba in modo che essa possa stare al passo con l’attuale ondata di cambiamento nel mondo arabo, anche se è stata fondata originariamente come una Lega di governi?

Ahmad Youssef Ahmad è professore di scienze politiche presso l’Università del Cairo; è direttore dell’Arab Research and Study Institute dipendente dall’ISESCO

(Traduzione di Isadora D’Aimmo)

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