L’Olanda ripudia i coffee shop

Una sentenza del Consiglio di Stato autorizza il bando nazionale dei locali dello spinello

Marco Zatterin per “La Stampa

L’ultimo degli alfieri della campagna neoproibizionista è l’uomo che non ti aspetti, un nuovo olandese, si chiama Coskun Çörüz, è nato in Turchia nel 1963 ed è parlamentare del Cda, il partito cristiano democratico. Con uno slogan semplice – «la droga ti fa male, crea problema di criminalità e di salute dunque deve essere fermata» -, il deputato originario del distretto di Salipazari punta al risultato massimo, archiviare i coffee shop e la tradizione di libero «fumo» nella terra dei mulini a vento. I suoi colleghi al governo ci stanno pensando e, nel frattempo, lavorando a un’ulteriore e definitiva stretta al turismo dello spinello.

Se ne parla da anni, ma una sentenza del Consiglio di Stato, la massima magistratura dei Paesi Bassi, ha creato nei giorni scorsi la promessa perché l’esecutivo di coalizione appoggiato dalla destra nazionalista faccia quello che ha in mente da sempre. Il pronunciamento ha stabilito che le autorità locali non possono impedire l’accesso degli stranieri ai coffee shop. Tuttavia, smorzando l’entusiasmo degli addetti ai lavori, ha indicato che un simile bando potrebbe essere introdotto senza problemi a livello nazionale. Oltretutto, è stato precisato, una simile decisione non avrebbe nessuna controindicazione a livello Ue.

Per Çörüz e il Cda il ragionamento viene da sé. Se si può vietare la vendita di hashish agli stranieri per motivi di sicurezza e salute, lo si può fare anche per gli olandesi. Questo significherebbe andare oltre la proposta già sul tavolo, quella degli Erbapass, dei tesserini a punti che farebbero diventare i Coffee Shop dei club riservati ai consumatori nazionali. Sarebbe una sorta di annonaria dello sballo, che avrebbe l’effetto di tagliar fuori gli stranieri e ridurre il flusso transfrontaliero che affolla ogni giorno le strade dal Belgio e dalla Germania.

Nell’ultimo decennio il Centrodestra ha cominciato a smontare pezzo dopo pezzo l’immagine dell’Olanda-paese dove è tutto possibile. Amsterdam è stata protagonista di un repulisti nel quartiere a luci rosse, con meno donne in vetrina e più controlli, anche fiscali. In 15 anni il numero dei coffee shop è sceso da 2100 a 700. Sono stati messi al bando anche i funghi allucinogeni che, sino al dicembre 2008, si trovavano sui banconi degli Smart Shop lungo i canali.

I gestori, va da sé, non sono d’accordo. Protesta anche il comune di Maastricht, piazzaforte dove morì il vero D’Artagnan e dove è nato l’Euro, nella quale è stata vietata la vendita di «roba» ai non residenti. Le «koffiehuis» sulla Mosa, in realtà, hanno sempre chiuso un occhio rinunciando a chiedere sistematicamente i documenti a chi voleva i suoi 5 grammi preferiti e poi sono andati al Consiglio di Stato. Qui hanno vinto e hanno perso. Possono riaprire perché la scusa del «disturbo della pubblica quiete» che era all’origine della decisione non è stato giudicato sufficiente. Potranno chiudere con una decisione presa dal parlamento. Che, a sentire il coro proibizionista che si sta levando vigoroso, potrebbe essere rapida.

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Una Risposta to “L’Olanda ripudia i coffee shop”

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