I giovani non copiano Hirst

«Fonte 193» di Cinthia Marcelle

A Palazzo Papadopoli i talenti emergenti del «Future Generation Art Prize». Opere sempre più lontane dagli eccessi di Koons e Murakami

Robert Storr, da “Il Corriere della Sera

Le Muse operano per vie misteriose. Nel 2009 il magnate e collezionista ucraino Viktor Pinchuk ha posto le premesse per essere accolto nell’affollato circuito internazionale dei nuovi ricchi che contano nel mondo dell’arte, creando il «Future Generation Art Prize» e annunciando un concorso aperto ai talenti emergenti di tutto il mondo. Il primo premio consiste nella considerevole somma di 100 mila dollari, che il vincitore deve in parte destinare alla creazione di un’opera.

I diciannove artisti selezionati al primo turno del concorso hanno partecipato a una mostra allestita negli spazi della Fondazione Pinchuk a Kiev, dove il vincitore è stato scelto da una giuria internazionale. A un gruppo di quattro artisti, che riflettevano i gusti di Pinchuk, era stato chiesto di servire da esempi. Si trattava di Damian Hirst, Andreas Gursky, Jeff Koons e Tadaki Murakami, tutte superstar degli eventi più chiassosi del mondo dell’arte prima della recessione globale, e tutti rappresentanti a vario titolo di creazioni di immagini e oggetti elaborati tecnologicamente, se non di un’estetica post Andy Warhol amplificata e massificata.

Paradossalmente, i due beneficiari della prima coppia di premi del «Future Generation», così come quasi tutti gli altri concorrenti, non hanno aderito a quel modello ideale. O forse si tratta semplicemente di un segno del mutare dei tempi e di una diversa sensibilità generazionale. Le opere degli artisti internazionali selezionati per il concorso di Pinchuk, esemplari di quella sensibilità, sono in mostra alla Biennale di Venezia a Palazzo Papadopoli, tra gli Eventi Collaterali.

I lettori noteranno che dopo aver parlato di un solo premio ne ho poi menzionati due. Questa moltiplicazione discende da una decisione salomonica presa dalla giuria, di cui facevo parte assieme ad Ai Weiwei, Daniel Birnbaum, Yuko Hasegawa, Ivo Meskito e ad altri curatori provenienti da tutto il mondo. Abbiamo deciso di assegnare due premi anziché uno solo perché ci siamo resi conto che nella valutazione finale ci veniva chiesto di raffrontare mele e arance, e non potevamo in coscienza propendere per le prime e non apprezzare il merito delle seconde.

Alla fine il maggior riconoscimento è andato alla brasiliana Cinthia Marcelle, per tre video in cui la camera inquadra dall’alto i solchi tracciati sul terreno, in un’area interna del Brasile, da macchine per lavori stradali, mostrando anche, in quello stesso ampio paesaggio, il convergere di quattro bande musicali verso un incrocio isolato. L’opera di Marcelle, interpretazione arguta e visivamente affascinante del Minimalismo, della Earth art e della Performance art degli anni Settanta da parte di un’artista del secondo millennio, ha tutti i requisiti per essere segnalata.

L’opera che mi è più rimasta impressa è però quella del secondo vincitore, il romeno Mircea Nicolae. È costituita da una scultura che riproduce in facsimile quattro chioschi di fiori o di giornali, ridotti alla dimensione di 2/3 degli originali, e dal racconto della durata di un’ora, in parte fittizio, delle sofferenze dell’artista e della sua famiglia durante l’ascesa, la caduta e il superamento della dittatura di Ceausescu. L’ensemble appartiene a un genere artistico, in continua espansione, in cui si racconta l’esperienza e si registra l’ambivalenza di chi vive il passaggio dal socialismo al capitalismo neoliberale.

Nella maggior parte di queste opere – e quella di Nicolae non fa eccezione – nessuno degli ideologi sui due versanti della Guerra Fredda troverà di che compiacersi. Vi si utilizzano nature morte animate, foto d’epoca di amici e parenti, vecchi filmati di telegiornali, e la narrazione cronologica di una voce fuori campo a cui fanno da leitmotiv metamorfico le immagini dei chioschi in evoluzione architettonica, dal moderno del Blocco sovietico con la capsula Sputnik, al post-moderno dell’industria del franchise. Ma l’interpretazione agrodolce di Nicolae di «un’educazione sentimentale» del tardo Ventesimo secolo al confine tra Est e Ovest è tutt’altro che nostalgica, e per nulla una «cosa del passato». Basti pensare alla situazione attuale di uno dei giudici che l’hanno trovata assolutamente convincente, Ai Weiwei.

(traduzione di Maria Sepa)

La mostra

• Fino al 7 agosto, a Palazzo Papadopoli, a Venezia, nell’ambito degli eventi collaterali della 54esima Biennale d’Arte di Venezia saranno in mostra le opere dei 19 artisti, under 35 (provenienti da 17 nazioni) che hanno partecipato a «The Future Generation Art Prize @ Venice» organizzato da The Pinchuk ArtCentre and the Victor Pinchuk Foundation».

• Il primo premio è andato a Cinthia Marcelle (1974), premio speciale a Nicolae Mircea (1980)

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